Migrazione massiccia dall'Ucraina anche dopo la guerra e potenziale pericolo rappresentato da ex militari ucraini traumatizzati
25.3249 · Interpellanza · 2025-03-21
Dipartimento di giustizia e polizia
La dichiarazione sull’intervento è disponibile
Wortlaut
Dalla Polonia, nazione confinante con l’Ucraina, possono giungere informazioni utili anche per la Svizzera.
In particolare, di recente i media polacchi hanno pubblicato le seguenti notizie:
secondo un’indagine, un uomo ucraino su quattro ed una donna ucraina su cinque starebbero pensando di lasciare il paese dopo la guerra.
Uno psichiatra militare polacco, sulla stampa locale, ha sollevato il tema degli ex soldati ucraini di ritorno dal fronte, che potrebbero costituire un pericolo per la popolazione civile, non solo in patria, ma anche all’estero; e quindi anche in Svizzera, specie in considerazione di quanto indicato al punto 1. Ciò a causa di problemi mentali non curati provocati dalla vita al fronte. Questi ex soldati, visto l’enorme quantitativo di armi inviato in Ucraina da paesi stranieri, potrebbero facilmente essere armati. C’è già chi ipotizza che potrebbero unirsi in bande criminali.
Chiedo al CF:
Come si posiziona il CF al proposito del punto 1)?
Il CF ritiene ancora fondata l’aspettativa, più volte reiterata pubblicamente nel recente passato, che, a guerra finita, l’80% dei profughi ucraini presenti in Svizzera rimpatrierà spontaneamente?
Come si posiziona il CF a proposito del punto 2)? Ha già considerato l’ipotesi in esso formulata? Ritiene che quanto esposto possa rappresentare un pericolo anche per la Svizzera?
Stellungnahme des Bundesrates
1. Il Consiglio federale è a conoscenza del sondaggio condotto da due gruppi d’esperti ucraini (la Fondazione delle iniziative democratiche Ilko Kucheriv e il Centro Razumkov), a cui si riferisce l’autore dell’interpellanza. Secondo questo sondaggio, un Ucraino su quattro e un’Ucraina su cinque stanno valutando la possibilità di emigrare, per motivi socioeconomici, dopo la fine della guerra. I Paesi di gran lunga prediletti da queste persone sono la Polonia, la Germania, gli Stati Uniti e il Canada, che ospitano una diaspora ucraina relativamente importante. La Polonia da tempo accoglie numerosi cittadini ucraini in cerca di lavoro che la scelgono a motivo delle affinità linguistiche e culturali. Alla luce di questi elementi, il Consiglio federale ritiene che i risultati del sondaggio summenzionato siano poco pertinenti per la Svizzera. 2. Il numero di persone che torneranno in Ucraina alla fine del conflitto e il tempo che richiederanno questi ritorni dipendono in ampia misura dalle modalità di un eventuale accordo di pace e dalla durata della guerra. Più si prolungherà, meno persone che soggiornano in Svizzera con statuto di protezione S saranno inclini a ritornare volontariamente in Ucraina. 3. Il Consiglio federale è consapevole delle sfide che il ritorno alla vita civile comporta per i combattenti ucraini traumatizzati dalla guerra. Ne ha peraltro tenuto conto nel suo programma di sostegno alla ricostruzione dell’Ucraina per il 2025–2028. Nella seduta del 12 febbraio 2025 ha infatti inserito tra le sue priorità la concessione di aiuti finanziari a favore dei servizi pubblici di base sicuri, al fine di creare prospettive durature per la popolazione e favorire il reinserimento, in particolare degli ex soldati, nel mercato del lavoro in Ucraina. Tra i settori prioritari figura in particolare quello della salute, compresa la salute mentale, a cui contribuiscono diverse università e alte scuole specializzate svizzere nel quadro di partenariati (Strategia di politica estera 2024-2027, [pag. 14]). Il Consiglio federale ritiene poco probabile che ex soldati possano entrare in Svizzera o in altri Paesi europei con armi per costituire gruppi criminali. Grazie alla cooperazione e allo scambio d’informazioni tra Europol e le autorità nazionali di polizia, questo rischio è ritenuto al momento sotto controllo. Sono stati predisposti controlli mirati per prevenire, con qualsiasi mezzo, un aumento del traffico di armi verso l’Unione europea e la Svizzera, nonché le attività criminali potenzialmente associate.