00.3645 · Interpellanza · 2000-12-07
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Stellungnahme des Bundesrates
Alla domanda 1:
Il Trattato di Amsterdam dell'UE, entrato in vigore il primo maggio 1999, prevede la creazione di
uno spazio di libertà, di sicurezza e di giustizia in cui le persone, le merci, i servizi e il capitale
possano circolare liberamente e in cui i cittadini dell'Unione europea possano vivere in sicurezza.
In virtù di tale testo, vari ambiti connessi alla sicurezza interna non sono più prerogativa della
cooperazione intergovernativa, ossia soggiacente al diritto internazionale (terzo pilastro del diritto
comunitario), bensì del diritto comunitario soprannazionale (primo pilastro). Oltre al rafforzamento
dei controlli alle frontiere esterne dell'Unione europea, si è proceduto a intensificare la politica
comune dei visti e dell'asilo, a migliorare la cooperazione di polizia transfrontaliera nonché a
organizzare lo scambio di informazioni su persone ricercate o indesiderate. Tale cooperazione
era stata avviata al di fuori del contesto comunitario, in base ai due accordi di Schengen del 1985
e del 1990.
Il sistema di informazione Schengen (SIS) è stato istituito nell'ambito degli accordi di Schengen
per rafforzare la protezione della sicurezza interna in seguito alla soppressione dei controlli alle
frontiere interne. Si tratta di una banca dati elettronica che contiene diverse informazioni su
persone o oggetti ricercati all'interno dell'UE. Visti i dati criminologici e di polizia registrati negli
Stati membri dell'UE, l'accesso e l'impiego del SIS agevolerebbe la Svizzera nelle inchieste di
polizia in tutti gli ambiti della criminalità nonché in quello della frode doganale. La cooperazione in
materia giudiziaria e di polizia nell'ambito degli Accordi di Schengen è stata attuata per affrontare
in maniera più efficace eventuali problemi di sicurezza connessi alla soppressione del controllo
delle persone alle frontiere interne dell'Unione. Tale soppressione è a sua volta destinata a
promuovere la libera circolazione delle persone.
Alle domande 2 e 3:
Il 14 dicembre 2000, il Consiglio dell'Unione europea ha adottato un mandato di negoziazione
con la Svizzera in materia di lotta contro la frode. Con lettera datata 13 dicembre 2000 indirizzata
al consigliere federale Deiss, i commissari Schreyer e Patten hanno invitato la Svizzera a
intraprendere senza indugio negoziati volti all'inasprimento della lotta contro la frode. Nella sua
risposta datata 22 dicembre 2000, il consigliere federale Deiss ha presentato la posizione
assunta dalla Svizzera. Essa ritiene che il miglioramento della lotta contro la frode nel traffico
delle merci, auspicato dall'UE, e il consolidamento della cooperazione in materia giudiziaria e di
polizia siano strettamente correlate. La Svizzera è disposta a ricercare con l'UE soluzioni in vista
di una più stretta cooperazione nella lotta contro la frode nel traffico delle merci. Per la Svizzera la
ricerca di tali soluzioni va intesa come una cooperazione rafforzata in materia di sicurezza
interna. Pertanto tali questioni, alla pari di altri temi ("left-overs", del precedente processo
negoziale), andrebbero per principio negoziate parallelamente. In questo senso, in occasione del
suo incontro a Bruxelles con il Commissario europeo Chris Patten in seguito alla votazione sugli
Accordi settoriali, il consigliere federale Joseph Deiss, capo del DFAE, ha convenuto che prima
dell'apertura di qualsiasi negoziato bisognerebbe effettuare una sorta di 'prospetto panoramico'
sui dossier. Deiss e Patten hanno parimenti convenuto che i negoziati andrebbero condotti
simultaneamente e che bisognerebbe ambire ad un risultato globale equilibrato. Con questa
valutazione d'insieme si vorrebbe giungere ad un'intesa sulla lista delle questioni da negoziare e
sulle modalità di negoziato. Il 19 gennaio 2001 vi è stato un primo incontro: oltre alla domanda
dell'UE relativa alla lotta contro la frode nel traffico delle merci è stata affrontata anche la
questione dell'interesse della Svizzera a partecipare ai dispositivi di sicurezza interna, quali gli
Accordi di Schengen e Dublino. È previsto un prossimo incontro per chiarire le singole posizioni. Il
Consiglio federale ambisce quindi ad un processo negoziale coordinato, in base al quale ogni
dossier sarà negoziato separatamente, con una compensazione interna degli interessi, ma il cui
risultato finale dovrà essere equilibrato.
Risposta del Consiglio federale.