L'arma d'ordinanza va riconsegnata all'arsenale
06.3197 · Mozione · 2006-05-09
Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport
Liquidato
Wortlaut
La legge militare è modificata in maniera tale che l'arma d'ordinanza non può essere custodita dai militari presso il domicilio privato, né durante il periodo di servizio, né al termine dell'obbligo di prestare servizio.
Begründung
La recente tragedia familiare nel cantone del Vallese ha confermato la pericolosità della custodia presso il domicilio privato dell'arma di servizio. Questo fatto di sangue - come altri precedenti, nei quali gli autori dei reati non soltanto erano cittadini irreprensibili, ma addirittura iperintegrati - mostra che le precondizioni previste, quali la presentazione del permesso d'acquisto di armi, dell'estratto del casellario giudiziale e di un'autodichiarazione, hanno un'efficacia solo limitata. La triste constatazione che in Svizzera la maggioranza dei reati relazionali con esito letale sono commessi con armi da fuoco, è in relazione - documentata - anche con la consegna in custodia dell'arma d'ordinanza. Un'analisi dei casi di suicidio nel cantone di Vaud, eseguita lo scorso anno, ha confermato la correlazione tra l'elevato tasso di suicidi in Svizzera e la disponibilità di armi dell'esercito (si veda "R. Brossard: Suicide par armes à feu, in: Schweizerische Zeitschrift für Kriminologie, Heft 2, Bern 2005"). L'arma d'ordinanza rientra tra i maggiori fattori di rischio per la sicurezza dei cittadini e soprattutto delle cittadine del nostro Paese. La credibilità della politica di sicurezza così come quella dei politici che se ne occupano è commisurata non da ultimo all'impegno in favore di un "disarmo" delle economie domestiche svizzere. La sempre citata "tradizione degli antichi confederati" di trasformare il guardaroba in un deposito di armi è stata in realtà concepita soltanto negli ultimi venticinque anni del XIX secolo. La munizione da conservare al domicilio è stata addirittura consegnata alle truppe - a prescindere da alcune eccezioni - soltanto in seguito ai drammatici avvenimenti del maggio 1940. Ciò che allora era ancora sensato dal punto di vista militare è oggi completamente superato. A ciò si aggiunge il fatto che la diminuzione generale del controllo sociale e l'aumentata potenza di fuoco del fucile d'assalto acuiscono in maniera drammatica i rischi.
Tuttavia, ad essere più pericolosa - come risulta dal profilo del forsennato di Zugo e come ha confermato la tragedia vallesana - è la correlazione fatale tra il possesso di un'arma da fuoco e il senso di virilità che il detentore ne ricava. Ma proprio tale correlazione fatale costituisce il motivo per cui la lobby delle società di tiro, che rappresenta solo una minoranza dei tiratori e dei cacciatori, si aggrappa a una "tradizione" che in primo luogo è un'invenzione, secondariamente è praticamente superata e, infine, riflette unicamente un orientamento ideologico.
Antrag des Bundesrates
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.
Stellungnahme des Bundesrates
Per il Consiglio federale è particolarmente importante che si possano impedire gli abusi di armi in ambito civile e militare. Conformemente all'attuale regolamentazione (art. 7 dell'ordinanza del 5 dicembre 2003 sull'equipaggiamento personale dei militari, OEPM), l'arma personale può essere ritirata in via cautelativa a un militare, se vi sono segni o indizi concreti che egli possa mettere in pericolo se stesso o terzi con l'arma oppure se vi sono altri segni o indizi di un incombente abuso dell'arma personale.
La banca dati centrale sulla consegna e il ritiro di armi dell'esercito - che dovrà essere costituita in seno all'Ufficio federale di polizia, nell'ambito della revisione attualmente in corso della legge sulle armi - e le ulteriori previste disposizioni volte a facilitare lo scambio di informazioni tra autorità civili e militari in merito agli abusi in materia di armi potrebbero fornire più elementi di giudizio. Nel caso dell'attacco al Parlamento cantonale di Zugo, citato dall'autore della mozione, non è stata utilizzata alcuna arma di servizio, e l'autore della strage non era un ex militare.
La custodia al domicilio dell'equipaggiamento personale costituisce un obbligo fuori dal servizio sancito dalla legge militare (art. 25 e 112). Il Consiglio federale è consapevole del fatto che, considerato l'attuale contesto in materia di politica di sicurezza, è possibile un nuovo dibattito in merito all'utilità della custodia al domicilio dell'arma dell'esercito. Il Consiglio federale ritiene tuttavia che - in seno al nostro esercito di milizia - sussista ancora la necessità militare di custodire l'equipaggiamento personale al domicilio. Non da ultimo, l'assolvimento degli esercizi di tiro obbligatorio fuori dal servizio sarebbe difficilmente ancora realizzabile se le persone obbligate al tiro non potessero più custodire la loro arma al domicilio. Un'istruzione al tiro completa dei militari, della quale fa parte anche il tiro di precisione che viene esercitato nel quadro del tiro obbligatorio fuori dal servizio, resta un pilastro importante della prontezza di base di un esercito credibile.
In occasione del proscioglimento dagli obblighi militari, i militari ricevono in proprietà l'arma personale soltanto se soddisfano precise condizioni. Conformemente agli articoli 11 e 12 OEPM, essi devono, per ricevere un fucile d'assalto, assolvere determinati esercizi di tiro, dimostrando in tal modo il loro interesse per il tiro fuori dal servizio. Inoltre, non devono sussistere motivi di impedimento, come previsto dalla legge sulle armi per quanto concerne l'acquisto di un'arma. Al fine di unificare tra i cantoni la procedura di verifica degli eventuali motivi di impedimento alla consegna in proprietà dell'arma personale ai militari prosciolti dagli obblighi militari, il DDPS sottoporrà al Consiglio federale durante l'autunno 2006 una pertinente modifica dell'OEPM.
Il Consiglio federale ha già preso posizione in tal senso il 2 dicembre 2005, nel quadro della mozione Hollenstein 05.3492, "Consegna di armi dell'esercito" (le questioni sollevate da tale mozione sono state nel frattempo riprese dall'autore della presente mozione); il Consiglio federale giudica per il momento sufficienti le regolamentazioni attualmente in vigore e quelle previste volte a prevenire l'impiego abusivo di armi. La modifica della legge militare richiesta dall'autore della mozione non sarebbe opportuna, tra l'altro, alla luce del nostro sistema di milizia. Ai militari, e quindi alle cittadine e ai cittadini del nostro Paese, può e deve essere ancora accordata fiducia a questo proposito.
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.