Controllo dei confini di Stato. Quali risposte dalla Confederazione agli allarmi da Ticino, Romandia e Svizzera orientale?
10.4143 · Interpellanza · 2010-12-17
Dipartimento delle Finanze
Liquidato
Wortlaut
Un tempo era solo il cantone Ticino a richiedere maggiore supporto per il controllo del confine di Stato con l'Italia; oggi la necessità si è espansa alla Romandia e alla Svizzera orientale. I motivi sono diversi: la pressione sui nostri confini è aumentata, sul fronte della criminalità di frontiera (turismo del crimine) e dall'immigrazione clandestina. Infatti, è noto che l'Italia non rispetta i trattati di Dublino, dato che le richieste di asilo presso il centro di Chiasso sono in costante ascesa; è difficile arrivare a Chiasso, senza passare dall'Italia. Se ciò non bastasse, il numero di crimini transfrontalieri sono in aumento in Ticino e Romandia e questo è dovuto alla mancanza dei controlli alle frontiere.
Vista questa grave situazione chiedo:
1. Intende il Consiglio federale, nonostante il voto negativo del Consiglio nazionale in fase di budget 2011, aumentare l'importo per il personale del corpo guardie di frontiera, in modo da rispondere a questa ondata di immigrazione di criminalità transfrontaliera?
2. Intende il Consiglio federale potenziare i centri di collaborazione transfrontaliera di polizia?
3. Intende il Consiglio federale attivarsi affinché l'Italia applichi il trattato di Dublino in forma completa, in particolare nel trattenere sul proprio territorio i richiedenti l'asilo?
Stellungnahme des Bundesrates
Il Consiglio federale non constata aumenti di rilievo nella migrazione illegale. Dalle statistiche della Confederazione emerge, ad esempio, che negli ultimi anni (prima e dopo l'introduzione di Schengen) il numero di fermi e sequestri importanti è rimasto pressoché invariato. Occorre inoltre constatare che il "turismo del crimine" non è un fenomeno nuovo ed era già ricorrente prima di Schengen, quando le persone venivano controllate indipendentemente dalla presenza di sospetti.
A prescindere dal fatto che una sorveglianza ermetica delle frontiere non sarebbe auspicabile né attuabile e che neppure un massiccio potenziamento degli organi di controllo servirebbe a impedire del tutto i passaggi illegali del confine, il Consiglio federale ritiene che, con gli accordi di Schengen/Dublino, le autorità competenti dispongono di strumenti moderni ed efficienti per garantire una protezione dei confini adeguata alle esigenze attuali.
Grazie a Schengen, la Svizzera beneficia di un'ampia cooperazione a livello internazionale nell'ambito della lotta contro la criminalità transfrontaliera. Basti pensare al maggior scambio di informazioni con la polizia (all'interno e all'esterno del sistema d'informazione Schengen) oppure alla possibilità di eseguire inseguimenti transfrontalieri. Per quanto riguarda il perseguimento di furti con scasso, la Svizzera può, in base alla situazione, non solo incrementare i controlli mobili all'interno del Paese (misure sostitutive nazionali), bensì sfruttare anche le sinergie nei controlli doganali tuttora effettuati ai confini con i Paesi limitrofi. Nell'ambito di un dispositivo di ricerca integrato o in caso di sospetti iniziali della polizia, è ancora possibile ricorrere ai controlli doganali per ricerche mirate, ad esempio intensificando le visite delle merci all'uscita. La combinazione dei vantaggi offerti da Schengen e dei controlli doganali esistenti ha permesso, in generale, di garantire un livello di sicurezza più elevato rispetto a quello che esisteva prima dell'adesione della Svizzera a Schengen. Malgrado queste constatazioni generali, il Consiglio federale non può negare che in alcune regioni del Paese la situazione della criminalità transfrontaliera costituisca un problema serio. Tale fenomeno esisteva tuttavia anche prima di Schengen. Inoltre, a causa di circostanze esterne, la situazione può mutare in qualsiasi momento, in particolare nell'ambito della migrazione illegale.
1. Il Consiglio federale continua a ravvisare la necessità di un'azione forte ed efficace per lottare contro la criminalità transfrontaliera, in particolare grazie agli strumenti della cooperazione di Schengen e ritiene quest'ultima un elemento importante della sicurezza della Svizzera. Così come l'intera amministrazione federale, anche il corpo delle guardie di confine (Cgcf) è interessato dalle misure di risparmio del Parlamento e deve impiegare i mezzi disponibili in modo mirato. L'anno scorso al Cgcf sono stati tuttavia attribuiti undici posti per lo svolgimento delle sue attività nel quadro dell'associazione a Schengen. Nelle risposte a diversi interventi parlamentari, il Consiglio federale ha riconosciuto il maggiore fabbisogno di posti del Cgcf. Tuttavia, esso può soddisfare queste esigenze solo conformemente alle risorse a sua disposizione.
2. La Confederazione, insieme ai cantoni competenti in primo luogo nell'ambito della polizia nonché all'Italia e alla Francia, gestisce e finanzia il Centro di cooperazione di polizia e doganale (CCPD) di Chiasso e il Centre de coopération policière et douanière (CCPD) di Ginevra. Grazie a questi partner, negli ultimi anni le prestazioni di servizio di entrambi i CCPD sono state costantemente ampliate e ottimizzate. L'anno scorso, ad esempio, è stato introdotto un servizio attivo 24 ore su 24 e di conseguenza gli effettivi sono stati aumentati di tre collaboratori. Tali centri soddisfano appieno le esigenze delle autorità di confine e, secondo i partner interessati, la collaborazione è ottima. Tuttavia, la situazione e le esigenze vengono costantemente rivalutate. Qualora fosse opportuno rafforzare ulteriormente le risorse dei CCPD, occorrerebbe trattare e risolvere la questione dei mezzi finanziari necessari d'intesa con i cantoni nonché con l'Italia e la Francia.
3. Il Consiglio federale non ha alcun motivo di supporre che l'Italia non rispetti gli obblighi derivanti dal regolamento di Dublino. Quest'ultimo non contiene alcuna disposizione che preveda il trattenimento o l'arresto dei richiedenti l'asilo sul proprio territorio. Inoltre una simile misura, in quanto sproporzionata, sarebbe incompatibile con i diritti fondamentali. Tale regolamento conferisce invece alle autorità la possibilità di trasferire i richiedenti l'asilo nel competente Stato Dublino, se la fattispecie non è di loro pertinenza. In questo contesto, la collaborazione con l'Italia è soddisfacente. Al momento il Consiglio federale non ritiene pertanto necessario intervenire nei confronti dell'Italia.
Risposta del Consiglio federale.