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14.4033 · Interpellanza · 2014-11-27

Dipartimento di giustizia e polizia

Liquidato

Wortlaut

La recente decisione della Corte europea dei diritti dell'uomo a Strasburgo di vietare il rinvio di una famiglia afghana al primo Paese d'asilo, l'Italia, ha praticamente abrogato l'accordo di Dublino.

Le promesse fatte dal Consiglio federale in vista della votazione su Schengen/Dublino il 5 giugno 2005 sono state comunque da lungo tempo infrante. L'Europa senza frontiere ("Le frontiere interne possono essere attraversate in qualunque luogo senza che venga effettuato il controllo delle persone") è diventata uno spazio di insicurezza. La criminalità transfrontaliera è aumentata massicciamente, la banca dati del sistema d'informazione SIS II non funziona ancora, le frontiere esterne sono quasi incontrollabili, i costi esplodono (invece di 7,4 milioni di franchi, oggi paghiamo ogni anno oltre 100 milioni, ossia 14 volte tanto).

Nell'ambito di Dublino il bilancio è ancora peggiore. Il numero di domande d'asilo è aumentato da 10 000 a 25 000 all'anno. Soprattutto in Italia, i richiedenti l'asilo vengono registrati solo in parte nella banca dati Eurodac, in violazione delle prescrizioni di Dublino, rendendo impossibile il loro rinvio nel primo Paese d'asilo.

In considerazione di questa nuova situazione, invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:

1. Condivide l'opinione secondo cui la decisione di Strasburgo abroga in buona parte l'accordo di Dublino rendendo impossibili i rinvii di famiglie di richiedenti l'asilo in Italia?

2. In tal modo non si inducono i passatori a fare in modo che in futuro i gruppi di richiedenti l'asilo comprendano anche bambini e a cercare di far valere altri "motivi di inesigibilità"?

3. Quali misure urgenti intende adottare il Consiglio federale a difesa della Svizzera?

4. Condivide l'opinione secondo cui dobbiamo agire noi stessi:

a. concentrandoci sull'aiuto in loco;

b. introducendo controlli di frontiera sistematici nei confronti dell'Italia;

c. effettuando maggiormente rinvii diretti ai Paesi di provenienza;

d. riducendo l'attrattiva della Svizzera per l'80 a 90 per cento di rifugiati apparenti, ad esempio mediante centri di accoglienza chiusi, procedure massicciamente accelerate, possibilità di ricorso fortemente limitate; e

e. applicando in maniera sistematica la decisione popolare per cui la renitenza alla leva non costituisce un motivo d'asilo?

5. Condivide l'opinione secondo cui il diritto svizzero debba essere prioritario rispetto al diritto internazionale (eccettuato quello cogente)?

Stellungnahme des Bundesrates

1.-3. Il Consiglio federale ha già risposto alle domande 1 a 3 dell'autore dell'interpellanza in occasione dell'ora delle domande del 1° dicembre 2014 (domande 14.5572 e 14.5573).

4.a. Il Consiglio federale ritiene che l'impegno svizzero in loco e nei Paesi limitrofi alle regioni di crisi costituisca una misura importante per aiutare i profughi. Dall'inizio della crisi siriana, la Svizzera ha ad esempio investito 128 milioni di franchi a titolo di aiuto in loco (Siria, Giordania, Libano, Iraq e Turchia). Programmi di protezione dei profughi nella regione di provenienza sono inoltre realizzati nel Corno d'Africa. Tale impegno assicura ai rifugiati, ai migranti e ai profughi interni la protezione più rapida ed efficace possibile.

4.b. In virtù del Codice frontiere Schengen, in linea di principio non sono autorizzati i controlli sistematici delle persone alle frontiere interne. Una deroga, limitata nel tempo, a questa regola è possibile soltanto in caso di grave minaccia dell'ordine pubblico o della sicurezza interna di uno Stato Schengen. Il solo aumento della migrazione di cittadini di Paesi terzi non costituisce tuttavia un motivo per ripristinare i controlli.

Nemmeno in caso di un'eventuale ripristino dei controlli delle persone alle frontiere interne con l'Italia sarebbero effettuati controlli sistematici. In realtà, neanche prima dell'adesione a Schengen la Svizzera controllava sistematicamente le sue frontiere nazionali nel senso indicato dall'autore dell'interpellanza. Ogni giorno era infatti sottoposto a un controllo approfondito soltanto il 3 per cento circa delle persone che valicavano i nostri confini. L'adesione della Svizzera a Schengen ha pertanto modificato sostanzialmente soltanto l'orientamento dei controlli, ma non la loro densità effettiva. Oggigiorno tali controlli sono effettuati maggiormente da unità mobili operanti nelle zone di frontiera. Questo sistema permette di reagire con maggiore flessibilità all'evolversi delle situazioni di minaccia.

4.c. Come indicato dal Consiglio federale nel parere relativo alla mozione 12.3052, "Rimpatriare direttamente i rifugiati economici; invocare il diritto di esaminare le domande di asilo secondo Dublino II", la SEM applica la clausola di sovranità in casi specifici, esaminando le domande d'asilo di determinate persone ed eseguendo direttamente l'allontanamento nel Paese d'origine. È in particolare il caso quando i necessari documenti di viaggio sono disponibili e l'allontanamento nello Stato di origine o di provenienza può essere eseguito entro breve termine.

4.d. La quota di persone bisognose di protezione che possono ottenere il diritto di restare in Svizzera (concessione dell'asilo o ammissione provvisoria) è aumentata sensibilmente. Nel 2014 è stata pari ai due terzi delle domande presentate. I richiedenti l'asilo in questione provenivano soprattutto dall'Eritrea, dalla Siria, dallo Sri Lanka, dalla Somalia e dall'Afghanistan. Inoltre, come indicato dal Consiglio federale nella risposta al postulato del gruppo dell'Unione democratica di centro 14.3073, sono state adottate numerose misure volte a evitare che vengano presentate domande d'asilo manifestamente infondate, che hanno effettivamente permesso di ridurre il numero di tali domande.

4.e. Il Consiglio federale ha già risposto a questa domanda in occasione dell'ora delle domande del 1° dicembre 2014 (domanda 14.5571).

5. Il Consiglio federale ha già risposto a questa domanda in occasione dell'ora delle domande del 1° dicembre 2014 (domanda 14.5573).

Risposta del Consiglio federale.