19.4484 · Interpellanza · 2019-12-18
Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni
Liquidato
Wortlaut
UBS e Credit Suisse da sole hanno concesso crediti pari a 12,3 miliardi di dollari tra il 2015 e il 2017 per olio di scisto, petrolio artico, petrolio in acque molto profonde, gas naturale liquefatto, miniere carbonifere ed energia da carbone. In questo modo ostacolano attivamente l'obiettivo di 1,5 gradi della legge sul CO2 e dell'Accordo di Parigi sul clima e si rendono quindi complici del finanziamento di un surriscaldamento del clima compreso tra 4 e 6 gradi da parte dei prestatori di servizi finanziari svizzeri. La Banca mondiale o la Banca europea per gli investimenti hanno deciso di rinunciare al finanziamento dell'estrazione di petrolio, gas naturale o carbone. Non è accettabile che la piazza finanziaria svizzera si sottragga a tali decisioni internazionali e favorisca attivamente il surriscaldamento climatico.
Begründung
Nella sua risposta alla mia interpellanza 19.3114, il Consiglio federale ha dichiarato di ritenere che vietare tali crediti sarebbe incompatibile con il principio della libertà economica sancita dalla Costituzione federale (art. 94).
1. Quali sono le opzioni regolatorie per ridurre la concessione di crediti, fino a eliminarli?
2. Quali sforzi sta compiendo il Consiglio federale per far sì che le banche svizzere si avvalgano del test di compatibilità climatica che sarà nuovamente offerto nel 2020?
3. In risposta al rapporto dell'UFAM del 3 maggio 2018 sui flussi finanziari compatibili con il clima ("Klimaverträgliche Finanzflüsse - Handlungsspielraum gemäss geltenden Rechtsgrundlagen", disponibile in tedesco e francese) all'attenzione della CAPTE-N, il Consiglio federale intende introdurre elementi di regolamentazione adeguati e quindi sottoporre al Parlamento l'attuazione dell'articolo 2c dell'Accordo di Parigi sul clima?
Stellungnahme des Bundesrates
1) Il parere legale "Berücksichtigung von Klimarisiken und -wirkungen auf dem Finanzmarkt" (disponibile in tedesco), elaborato all'attenzione dell'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM), mostra che gli operatori svizzeri dei mercati finanziari, che sono tenuti a considerare tutti i rischi essenziali, devono prendere in considerazione anche i rischi climatici, ossia i rischi derivanti dai cambiamenti climatici o le misure per mitigarli (https://www.bafu.admin.ch/bafu/it/home/temi/clima/diritto/parere.html). Ciò si applica per il calcolo dei fondi propri necessari, per i requisiti di sufficiente liquidità e per la gestione del rischio in generale. Inoltre, i fornitori di servizi finanziari sono tenuti a tenere conto dei rischi climatici nel quadro dell'accertamento del rischio e dell'informazione del cliente, sulla base del codice di condotta emanato dall'autorità di vigilanza e degli obblighi generali di lealtà e diligenza. Come ha spiegato il Consiglio federale nel suo parere in merito alla mozione Jans (18.3974), anche per considerazioni di carattere economico, gli istituti finanziari sono interessati a conoscere la loro esposizione ai rischi legati ai cambiamenti climatici e ad attenuare tali rischi. La crescente sensibilizzazione dei clienti fa sì che i modelli aziendali dannosi per il clima aumentino anche il rischio per la reputazione. Secondo il diritto dei mercati finanziari vigente, tuttavia, attualmente gli operatori svizzeri dei mercati finanziari non sono obbligati a includere nel loro processo di investimento e consulenza l'impatto sul clima, ossia gli effetti delle loro decisioni di investimento e finanziamento sul clima.
2) Negli ultimi test di compatibilità climatica del 2017 è stato possibile registrare circa due terzi dei patrimoni gestiti nelle classi di attività testate, grazie anche alle raccomandazioni di partecipazione delle associazioni (Associazione svizzera d'assicurazioni ASA, Associazione svizzera delle istituzioni di previdenza ASIP) ai loro membri. Nel 2020 i test saranno aperti alle casse pensioni e alle assicurazioni e, in aggiunta, alle banche e alle società di gestione patrimoniale. Per sensibilizzare le banche svizzere sulla necessità di partecipare, l'UFAM le aveva invitate nel novembre 2019 ai workshop preparatori nella Svizzera tedesca e francese. Inoltre, è stata contattata l'Associazione svizzera dei banchieri, che ha già raccomandato pubblicamente ai suoi membri la partecipazione al test di compatibilità climatica del 2020. Tuttavia, la partecipazione rimane volontaria.
3) Come ha affermato nel suo parere in merito al postulato CAPTE-S (19.3966) "Orientamento nel rispetto del clima e maggiore trasparenza dei flussi finanziari in attuazione dell'Accordo di Parigi", il Consiglio federale accoglie con favore un rapporto all'attenzione del Parlamento che illustri come si possono riorientare i flussi finanziari per renderli maggiormente compatibili con il clima. Vi confluiranno anche i risultati del rapporto dell'Amministrazione, che esamina le opportunità e la competitività della piazza finanziaria svizzera per quanto riguarda gli aspetti ambientali e avanza proposte di miglioramento. Questo rapporto sarà disponibile presumibilmente nella primavera del 2020. Sulla base, tra l'altro, dei risultati del secondo test volontario di compatibilità climatica destinato agli operatori dei mercati finanziari, che saranno probabilmente disponibili nell'autunno 2020, si valuterà, nel quadro del rapporto in adempimento del postulato di cui sopra, in che misura è stato finora possibile realizzare progressi adottando misure volontarie e quali altri interventi più incisivi possano essere opportuni, nel rispetto della libertà economica di tutti gli attori.
Risposta del Consiglio federale.