Domande relative al parere del Consiglio federale in risposta all'interpellanza 21.3933 riguardante la differenziazione tra politica delle colonie di popolamento e procedimenti giudiziari del 24 novembre 2021
21.4477 · Interpellanza · 2021-12-16
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Wortlaut
Dal momento che nell'interpellanza 21.3933 il Consiglio federale non ha praticamente risposto alle domande 1-6, ci permettiamo di porle nuovamente.
1. Perché la proprietà ebraica, risalente al 1875, costituisce un problema per il Consiglio federale?
2. Perché si ignorano, per esempio, i titoli di proprietà e i registri fondiari in vigore?
3. Il Consiglio federale è a conoscenza del fatto che dal 1948 al 1967 la Giordania ha tenuto a titolo fiduciario quella proprietà in qualità di "proprietà ebraica nemica" e che quindi essa è rimasta ebraica?
4. Gli inquilini in questione riconoscono i tribunali israeliani. Cosa disturba il Consiglio federale riguardo alla recente proposta della Corte suprema di far vivere i residenti nella proprietà per almeno 15 anni (ultima versione), a fronte di un canone di affitto annuale di circa 400 franchi per abitazione? (La risposta interessa anche se i Palestinesi hanno rifiutato la proposta).
5. Se il Consiglio federale vuole rispettare la situazione precedente all'occupazione, qual è la sua opinione riguardo alla situazione giuridica prima dell'occupazione illegale giordana nel 1948?
6. Il Consiglio federale si pronuncerà in futuro su tutte le controversie in materia di affitto e su altri affari di diritto privato a Gerusalemme Est?
Begründung
Il Consiglio federale ha affermato di non prendere posizione su singoli casi di competenza dei tribunali. Ma come mai per questo caso fa un'eccezione, sebbene con argomenti non pertinenti? La Svizzera protesterebbe se gli Ebrei fossero costretti a cedere le loro abitazioni ai legittimi proprietari arabi? La legge del 1970 si applica infatti anche agli Arabi israeliani. A novembre è stato risolto un caso simile a quello di Sheikh Jarrah: i Palestinesi pagano ora l'affitto e riconoscono i proprietari ebrei.
Si osserva la seguente situazione: queste case sono sotto l'occupazione illegale giordana dal 1875, ossia durante il periodo ottomano e il mandato britannico, e dal 1967 registrate come proprietà ebraica, confermata da tutte le autorità precedenti. C'è un dettaglio curioso: la risoluzione ONU A/c.4/76/L.14 del 1° novembre 2021 (approvata dalla Svizzera) chiede al segretario generale dell'ONU di assicurare che i diritti di proprietà degli Arabi in Israele vengano protetti. Allora perché non proteggere anche la proprietà ebraica a Gerusalemme Est?
Stellungnahme des Bundesrates
1.-6. Come indicato nelle risposte alle interpellanze 21.3933 e 21.4241, il Consiglio federale non prende posizione su singoli casi di proprietà in un determinato quartiere. Ricorda il primato del diritto internazionale, nel quadro del quale devono essere risolti i casi concreti, e non commenta le decisioni giudiziarie.
Il Consiglio federale osserva che, secondo l'ONU, quasi 3000 persone sono state sfollate da Gerusalemme Est dal 2009. I quartieri di Sheikh Jarrah e Siloam, dove quasi 200 famiglie palestinesi rischiano di essere espulse, sono particolarmente colpiti da questo fenomeno. L'Esecutivo constata anche che queste misure rischiano di far esplodere le tensioni e costituiscono un ostacolo a una soluzione negoziata a due Stati.
Come anche indicato nelle risposte precedenti, lo Statuto delle Nazioni Unite vieta le annessioni. Pertanto, gli effetti dell'annessione di Gerusalemme Est sono nulli ed essa non conferisce a Israele la sovranità su Gerusalemme Est che, secondo il diritto internazionale umanitario, è occupata. Lo status finale di Gerusalemme, in particolare come capitale dei due Stati, dovrà essere negoziato tra le parti. Il Consiglio federale esorta regolarmente tutte le parti a rispettare i propri obblighi conformemente al diritto internazionale, in particolare al diritto internazionale umanitario, e a non adottare misure unilaterali che potrebbero minare gli sforzi tesi a raggiungere la pace.
Risposta del Consiglio federale.