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23.086 · Oggetto del Consiglio federale · 2023-12-15

Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca

Liquidato

Zusammenfassung

Messaggio del 15 dicembre 2023 concernente la legge sulla verifica degli investimenti

Ausgangslage

Comunicato stampa del Consiglio federale del 15.12.2023

Legge sulla verifica degli investimenti: il Consiglio federale adotta il messaggio

Il 15 dicembre 2023 il Consiglio federale ha adottato il messaggio per una legge sulla verifica degli investimenti, adempiendo così un mandato del Parlamento. Questa procedura si concentra sugli investitori controllati da uno Stato e sulle imprese svizzere operanti in settori particolarmente critici.

Con l'introduzione di una verifica degli investimenti si mira a impedire le acquisizioni di imprese svizzere da parte di investitori esteri se tali acquisizioni rischiano di compromettere o minacciare l'ordine pubblico e la sicurezza. A tal fine, il progetto di legge prevede che le acquisizioni di imprese svizzere siano soggette ad approvazione. Questo vale per tutte le imprese che operano in settori particolarmente critici e che vengono acquisite da investitori esteri controllati da uno Stato.

L'attenzione agli investitori controllati da uno Stato è giustificata dal fatto che da tali investitori possono derivare rischi o minacce potenziali. Il criterio del controllo statale include anche gli investitori privati controllati direttamente o indirettamente da uno Stato. Tra i settori particolarmente critici rientrano i beni d'armamento, i beni utilizzabili a fini civili e militari, le reti elettriche, la produzione di energia elettrica, l'approvvigionamento idrico e le infrastrutture sanitarie, di telecomunicazione e di trasporto.

Con il messaggio relativo alla legge sulla verifica degli investimenti (LVI), il Consiglio federale adempie il mandato della mozione 18.3021 Rieder. Rimane comunque tuttora contrario all'introduzione di una verifica degli investimenti, poiché a suo giudizio il rapporto costi-benefici è svantaggioso e la normativa vigente è già sufficiente. Non sono inoltre note acquisizioni che in passato abbiano compromesso o minacciato l'ordine pubblico e la sicurezza in Svizzera.

Verhandlungen

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio nazionale, 17.09.2024

Più controlli su investimenti esteri in settori sensibili
Gli investimenti da parte di società estere, specie se controllate da uno Stato, in imprese svizzere attive in settori sensibili dovrebbero in futuro essere autorizzati.

È quanto pensa il Consiglio nazionale che, per 142 voti a 48 (PLR e parte dell'UDC), ha approvato oggi la legge per la verifica degli investimenti elaborata - controvoglia - dal Consiglio federale dopo che il Parlamento aveva adottato una mozione del "senatore" Beat Rieder (Centro/VS).

"Lex China"

L'atto parlamentare era stato presentato dopo la vendita del gigante dell'agrochimico Syngenta per 43 miliardi di dollari a un'azienda cinese detenuta dallo Stato, ossia Chem China (per questo si è anche parlato di "Lex China" in aula).

Il progetto del Governo, ritoccato in più punti dal Consiglio nazionale, include settori particolarmente critici per la sicurezza nazionale: materiale bellico, beni utilizzabili a fini civili e militari, reti elettriche, produzione di energia elettrica, approvvigionamento idrico, infrastrutture sanitarie, di telecomunicazione e di trasporto.

Parmelin e PLR contrari, UDC divisa

Prima dell'inizio del dibattito particolareggiato, una minoranza, soprattutto esponenti del PLR, che ha potuto contare in aula sul sostegno del consigliere federale Guy Parmelin, ha chiesto di non entrare nel merito del progetto, giudicando inutile questa legge e, soprattutto, nefasta per l'attrattiva della piazza economica elvetica.

Secondo il "ministro" dell'economia, vi sono già strumenti legali per evitare che settori sensibili finiscano in mano estere. Parmelin ha inoltre criticato il desiderio della commissione preparatoria, poi adottato dal plenum, di estendere l'applicazione della legge ai privati, un vero novum nel diritto elvetico che potrebbe scoraggiare gli investimenti esteri nel nostro Paese, generatori di molti posti di lavoro.

Argomenti ripresi da altri deputati, come Hans-Peter Portmann (PLR/ZH), che ha parlato di "smantellamento dei diritti di proprietà", mentre Marcel Dobler (PLR/SG) ha tacciato la legge di protezionismo. Vi sono studi, ha dichiarato a nome del suo gruppo, secondo cui gli investimenti diminuirebbero fino al 16% a causa del controllo degli investimenti. Inoltre, ha aggiunto il consigliere nazionale sangallese, al momento non sono note acquisizioni straniere che abbiano messo a rischio l'ordine pubblico e la sicurezza in Svizzera. Il settore pubblico, inoltre, ha già il controllo delle infrastrutture critiche.

Nonostante questi appelli, la maggioranza non si è fatta sviare, approvando la versione della legge uscita dalle deliberazioni della commissione preparatoria. Divisi al riguardo gli esponenti dell'UDC, come dichiarato in aula da Paolo Pamini (TI), secondo cui ha prevalso l'anima conservatrice del partito, ossia attenta all'indipendenza del Paese e alla sua autonomia, su quella liberale in economia.

Più controlli

In futuro, gli investitori stranieri dovranno affrontare maggiori ostacoli in Svizzera se vorranno investire. Gli investitori esteri continueranno ad esser i benvenuti, ma dovrebbero essere soggetti ad autorizzazione qualora determinate operazioni sollevassero problemi di sicurezza.

In particolare si tratta di proteggere interessi strategici, ha affermato a nome della commissione, Jacqueline Badran (PS/ZH), secondo cui l'80-90% dei Paesi OCSE applica da tempo controlli sugli investimenti. La Svizzera, con i più alti investimenti diretti pro capite, non può insomma rimanere a guardare.

Secondo Balthasar Glättli (Verdi/ZH), gli investimenti esteri possono anche destabilizzare la situazione interna di un Paese, specie se interessano settori sensibili come la finanza - vedi acquisizione di banche sistemiche - o l'energia, Ciò rende la Svizzera vulnerabile e ricattabile, ha aggiunto a nome del PS, Cédric Wermuth (AG). Per Philipp Matthias Bregy (Centro/VS) si tratta né più né meno di proteggere la popolazione e l'economia del Paese. Dello stesso parere la verde liberale bernese, Kathrin Bertschy.

Oltre una semplice "Lex China"

A differenza di quanto previsto inizialmente, la legge sul controllo degli investimenti dovrebbe andare ben oltre una "Lex Cina". Mentre il Consiglio federale aveva proposto un controllo degli investimenti secondo gli standard internazionali, il Consiglio nazionale ha integrato il disegno di legge su diversi punti, esprimendosi per un campo di applicazione più esteso.

In particolare, ha deciso a netta maggioranza che il controllo degli investimenti dovrebbe applicarsi anche agli investitori privati, poiché non di rado controllati indirettamente da attori statali, specie se con sede nell'Europa dell'est o in Asia. Oltre all'ordine pubblico e alla sicurezza, la fornitura di beni e servizi essenziali è esplicitamente menzionata come degna di protezione.

La Camera del popolo ha voluto anche estendere il margine di manovra del Consiglio federale per sottoporre, se necessario, altre aziende all'obbligo di autorizzazione.

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio degli Stati, 17.03.2025

Investimenti esteri, servono più controlli
Bisogna introdurre maggiori verifiche sugli investimenti esteri in aziende elvetiche attive in settori sensibili. Lo pensa il Consiglio degli Stati che oggi. per 29 voti a 16, è entrato in materia su un progetto di legge in questo senso, contro il parere della sua commissione preparatoria. Il dossier torna ora nelle mani di quest'ultima per l'esame di dettaglio.

La legge, già approvata lo scorso mese di settembre anche dal Consiglio nazionale che l'aveva persino inasprita ed estesa, era stata elaborata - controvoglia - dal Consiglio federale dopo che il Parlamento aveva adottato una mozione del "senatore" Beat Rieder (Centro/VS). L'atto era stato presentato dopo la vendita del gigante agrochimico Syngenta per 43 miliardi di dollari a un'azienda cinese detenuta dallo Stato, ossia Chem China.

Il progetto prevede che in futuro gli investitori stranieri affrontino maggiori ostacoli in Svizzera, ad esempio tramite l'obbligo di un'autorizzazione qualora determinate operazioni sollevassero problemi di sicurezza. Nella lista dei settori particolarmente critici a cui andrebbe applicata la normativa sono inclusi il materiale bellico, i beni utilizzabili a fini civili e militari, le reti elettriche, la produzione di energia elettrica, l'approvvigionamento idrico, le infrastrutture sanitarie, di telecomunicazione e di trasporto.

Malgrado l'opinione contraria della commissione, preoccupata dai possibili grossi svantaggi per il Paese, i "senatori" si sono allineati alla Camera del popolo, entrando in materia sul progetto. Con questa legge, si assisterebbe a un crollo dell'attrattiva della piazza economica e a una maggior incertezza giuridica, di cui la Svizzera risentirebbe in modo massiccio, ha evidenziato invano il relatore Thierry Burkart (PLR7AG).

La Confederazione "dovrebbe fare i conti con misure di ritorsione da parte di altri Paesi", ha motivato l'argoviese, secondo cui vi sarebbe inoltre un "inutile aumento di costi e burocrazia", senza dimenticare "un'ingerenza nelle competenze cantonali". Infine, poiché le infrastrutture critiche sono in larga misura nelle mani del settore pubblico, il rischio di rilevamenti strategicamente indesiderati è trascurabile.

A perorare la causa del progetto ci hanno pensato esponenti del Centro e della sinistra, decisi a condurre una discussione sulla questione visto il contesto geopolitico attuale. "Alla Svizzera serve uno strumento legale" per tutelarsi da investimenti problematici sotto il profilo strategico, ha affermato Carlo Sommaruga (PS/GE). Tanto più, ha fatto notare il ginevrino, che le operazioni di questo genere "orientate politicamente" continuano a moltiplicarsi.

"Disponiamo già di un buon dispositivo per proteggerci", gli ha replicato il consigliere federale Guy Parmelin, contrario alla nuova legge. Stando al ministro dell'economia, infatti, "il rapporto costi-utilità è pessimo". "Finora nessuna acquisizione straniera ha messo in pericolo l'ordine pubblico e la sicurezza della Svizzera", ha poi messo in rilievo il vodese, che però non ha persuaso il plenum.

Parmelin ha perlomeno invitato gli Stati a ridimensionare i ritocchi operati dal Nazionale, colpevole, a suo dire, di aver creato "un mostro burocratico". La Camera del popolo fra le altre cose ha stabilito che il controllo degli investimenti dovrebbe applicarsi non solo alle società controllate da Stati esteri, bensì anche agli investitori privati.

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio degli Stati, 24.09.2025

Più controlli su investimenti esteri in settori sensibili

Gli investimenti da parte di società estere in imprese svizzere attive in settori sensibili dovrebbero in futuro essere soggetti ad autorizzazione. Dopo il Nazionale nel giugno 2024, oggi anche il Consiglio degli Stati ha approvato per 27 voti a 11 (3 astensioni) la Legge sulla verifica degli investimenti. L'oggetto ritorna alla Camera del popolo per le divergenze.

Il risultato odierno contraddice l'indicazione (anche se con un voto risicato) della commissione dell'economia e dei tributi, che domandava invece di respingere il disegno di legge al voto finale, dopo aver però raccomandato l'entrata nel merito.

A parere del relatore della commissione, Thierry Burkart (PLR/AG), il progetto rischia di provocare più danni che altro all'economia, aumentando per esempio la burocrazia, non rafforza l'ordine e la sicurezza pubblici, ed espone il nostro paese a misure di ritorsione.

Secondo Burkart, sostenuto da Hannes Germann (UDC/SH), i meccanismi di protezione esistenti sono sufficienti per impedire acquisizioni problematiche. Le infrastrutture critiche sono spesso di proprietà dello Stato per cui non c'è alcun problema di ordine pubblico o di sicurezza, ha sottolineato il "senatore" argoviese.

I sostenitori della legge hanno invece fatto riferimento alle normative vigenti all'estero. In molti Paesi esistono già da tempo controlli simili sugli investimenti, ha affermato Carlo Sommaruga (PS/GE). "Non si tratta di un divieto, ma solo di un controllo sulle acquisizioni straniere", ha chiarito.

Beat Rieder (Centro/VS), all'origine con una sua mozione alla legge in esame, ha ribadito la necessità di un controllo delle acquisizioni da parte di attori statali che non garantiscono alla Svizzera il libero accesso al mercato. "Il Consiglio federale - a suo parere - deve avere la possibilità di intervenire nei casi più gravi".

Per Beat Rieder (Centro/VS) e Carlo Sommaruga (PS/GE), inoltre, un voto finale negativo come propugnato dalla commissione - ciò equivarrebbe a una non entrata nel merito, n.d.r. - non avrebbe alcun senso, tanto più che il plenum si è allontanato dalla versione del Nazionale, con quest'ultimo che si è spinto ben oltre rispetto al disegno elaborato dal Consiglio federale.

Attori privati esclusi

Stando al progetto di legge, gli investimenti stranieri devono rimanere in linea di principio consentiti, ma in alcuni casi sono soggetti a un obbligo di autorizzazione, ossia quando lo Stato intravvede un pericolo a livello di sicurezza.

Come accennato, la Camera dei cantoni ha seguito in quasi tutti i punti delicati la versione dell'esecutivo scostandosi quindi dalle posizioni considerate esagerate dell'altra camera. Ciò significa, per esempio, che solo le acquisizioni di imprese svizzere da parte di investitori statali stranieri saranno sottoposte a un esame più approfondito. Contrariamente al Nazionale, gli investitori non statali sono esclusi dal campo di applicazione della norma.

I "senatori", diversamente dai colleghi della camera del popolo, hanno escluso dalla legge le acquisizioni che metterebbero a rischio o minacciano l'approvvigionamento di beni e servizi essenziali.

In futuro, dovrebbero essere controllate le transazioni riguardanti imprese nazionali nel settore della sicurezza che dispongono di almeno 50 posti di lavoro a tempo pieno in tutto il mondo e realizzano un fatturato annuo globale di almeno 10 milioni di franchi. L'aumento di queste soglie, come proposto dalla commissione, è stato respinto dal plenum.

Sono inoltre soggette ad autorizzazione le acquisizioni di ospedali, aziende farmaceutiche, centri di distribuzione alimentare, aeroporti nazionali, società di telecomunicazioni e banche, quando quest'ultime hanno realizzato un fatturato annuo medio mondiale o un reddito lordo di almeno 100 milioni di franchi.

Le origini del progetto

Uno dei fattori scatenanti dei lavori sul progetto di legge è stata l'acquisizione del gigante svizzero dell'agrochimica Syngenta da parte dell'azienda statale Chem China per 43 miliardi di dollari (il progetto è per questo anche noto come "Lex China").

Il Consiglio federale ha sempre sostenuto che non fosse necessario un controllo degli investimenti. La politica di apertura nei confronti degli investimenti esteri è di fondamentale importanza per la piazza economica svizzera e quindi anche per il benessere della popolazione, ha affermato più volte il "ministro" dell'economia Guy Parmelin in parlamento.

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio nazionale, 02.12.2025

CN: investimenti esteri, controllo limitato a quelli statali

La Svizzera deve dotarsi di un sistema di controllo degli investimenti esteri in società elvetiche. Tuttavia, solo le aziende statali saranno interessate, e non quelle private, ha stabilito stamane in Consiglio nazionale adeguandosi agli Stati. Il dossier è pronto per le votazioni finali.

In futuro, dovrebbero essere controllate le transazioni riguardanti imprese nazionali nel settore della sicurezza che dispongono di almeno 50 posti di lavoro a tempo pieno in tutto il mondo e realizzano un fatturato annuo globale di almeno 10 milioni di franchi.

Sarebbero inoltre soggette ad autorizzazione le acquisizioni di ospedali, aziende farmaceutiche, centri di distribuzione alimentare, aeroporti nazionali, società di telecomunicazioni e banche, quando quest'ultime hanno realizzato un fatturato annuo medio mondiale o un reddito lordo di almeno 100 milioni di franchi.

Benché per nulla favorevole all'inizio, il Consiglio federale ha dovuto elaborare un progetto di legge - denominato anche "Lex China" - su insistenza del parlamento. In un primo momento, il Consiglio nazionale voleva andare oltre, imponendo questo controllo non solo alle imprese statali, ma anche a quelle private. Ma il Consiglio degli Stati aveva preferito nel settembre scorso la versione del governo.

La camera del popolo ha quindi deciso oggi di eliminare questa divergenza con quella dei Cantoni. Nell'attuale clima di incertezza per le imprese elvetiche, è necessario garantire gli investimenti e i posti di lavoro, hanno sostenuto diversi oratori di destra e il Consiglio federale che, al voto, hanno avuto la meglio sulla sinistra (128 voti a 63).

Il campo rosso-verde ha denunciato invano i rischi per le imprese svizzere. Il governo ha proposto una legge che non serve praticamente a nulla, ha affermato Emmanuel Amoos (PS/VS). E ha aggiunto che Stati Uniti, Cina e Russia ricorrono a strumenti ben più incisivi per consolidare la loro espansione e la loro influenza.

Le origini del progetto

Uno dei fattori scatenanti dei lavori sul progetto di legge è stata l'acquisizione del gigante svizzero dell'agrochimica Syngenta da parte dell'azienda statale Chem China per 43 miliardi di dollari (il progetto è per questo anche noto come "Lex China").

Il Consiglio federale ha sempre sostenuto che non fosse necessario un controllo degli investimenti. La politica di apertura nei confronti degli investimenti esteri è di fondamentale importanza per la piazza economica svizzera e quindi anche per il benessere della popolazione, ha affermato più volte il "ministro" dell'economia Guy Parmelin in parlamento.

Dibattito al Consiglio degli Stati, 04.12.2025

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