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26.408 · Iniziativa parlamentare · 2026-03-16

Parlamento

Assegnato alla commissione competente

Wortlaut

Per porre fine alla riscossione abusiva dell'IVA sulle imposte e le tasse che gravano i carburanti, l'articolo 24 capoverso 6 LIVA dovrebbe essere completato della lettera seguente:

Art. 24

...

Cpv. 6

Non sono inclusi nella base di calcolo:

...

e. l'aliquota d'imposta sugli oli minerali, il supplemento fiscale sugli oli minerali e la tassa d'importazione sui carburanti.

Begründung

L’imposta sul valore aggiunto (IVA) è attualmente riscossa sull’intero prezzo dei carburanti e quindi anche sulle diverse tasse e supplementi che lo compongono. In altre parole, lo Stato preleva un’imposta anche su altri tributi. Questa prassi entra in tensione con la logica stessa dell’IVA. Come indica il termine, essa dovrebbe colpire il valore aggiunto generato da un bene o da un servizio. Le imposte e le tasse versate allo Stato non rappresentano però alcun valore aggiunto: sono semplicemente tributi. Il fatto che su questi tributi venga applicata anche l’IVA comporta quindi una forma di doppia imposizione che grava direttamente sui consumatori.

La legge federale concernente l’imposta sul valore aggiunto (LIVA) consente oggi questa prassi. Per questo motivo è necessario intervenire. L’articolo 24 capoverso 6 della LIVA disciplina infatti gli elementi che non sono inclusi nella base di calcolo dell’imposta. È quindi coerente e opportuno completare tale disposizione escludendo esplicitamente l’imposta sugli oli minerali, il supplemento fiscale sugli oli minerali e la tassa d’importazione sui carburanti.

Negli ultimi anni questa problematica è diventata ancora più evidente. Le tensioni geopolitiche internazionali, in particolare il conflitto in Medio Oriente, hanno contribuito a forti oscillazioni dei prezzi dell’energia e dei carburanti. Quando il prezzo della benzina aumenta, cresce automaticamente anche l’ammontare dell’IVA riscossa su di essa. In questo modo lo Stato incassa di più proprio nel momento in cui cittadini e imprese sono costretti a pagare prezzi più elevati. Si crea così una dinamica paradossale: mentre famiglie, lavoratori e imprese vedono aumentare i propri costi di mobilità e di produzione, il gettito fiscale cresce automaticamente, senza alcuna decisione politica esplicita.

Non sorprende quindi che questa situazione sia sempre più percepita come ingiusta. Quando il prezzo dei carburanti sale a causa di tensioni internazionali o di fattori fuori dal controllo dei cittadini, lo Stato beneficia automaticamente di entrate supplementari grazie all’IVA riscossa anche sulle imposte. Questo meccanismo rischia di essere percepito come una forma di speculazione fiscale indiretta sulle difficoltà economiche della popolazione.

Sostenere che l’IVA debba essere riscossa sull’intero prezzo del bene, indipendentemente dalla sua composizione, trascura il fatto che le imposte sugli oli minerali non rappresentano una componente economica del prodotto, bensì una decisione fiscale dello Stato. Applicarvi ulteriormente l’IVA significa quindi far pagare ai cittadini un’imposta su un’altra imposta, una pratica difficilmente giustificabile dal punto di vista dei principi fiscali.

È stato inoltre sostenuto che una modifica della base di calcolo dell’IVA comporterebbe complicazioni tecniche e amministrative. Anche questo argomento appare poco convincente. L’aliquota dell’imposta sugli oli minerali, il supplemento fiscale e la tassa d’importazione sono elementi chiaramente definiti e contabilizzati separatamente. La loro esclusione dalla base di calcolo dell’IVA non rappresenta quindi un ostacolo tecnico insormontabile, ma piuttosto una scelta politica.

Infine, è stato evocato il rischio di una diminuzione delle entrate federali, stimata in alcune centinaia di milioni di franchi all’anno. Questa cifra deve tuttavia essere valutata nel contesto complessivo delle finanze federali e confrontata con il beneficio diretto per cittadini e imprese. Ogni litro di carburante costa oggi diversi centesimi in più proprio a causa di questo meccanismo fiscale. Eliminare questa anomalia permetterebbe di alleggerire concretamente il peso che grava sulla mobilità quotidiana, sui costi di trasporto dell’economia e, in ultima analisi, sui prezzi pagati dai consumatori.

In definitiva, questa iniziativa parlamentare mira a ristabilire un principio di equità e di coerenza nel sistema fiscale svizzero: lo Stato non dovrebbe applicare un’imposta su altre imposte. In un momento in cui il potere d’acquisto della popolazione è messo sotto pressione dall’aumento dei prezzi dell’energia e delle materie prime, correggere questa distorsione appare non solo giustificato, ma anche necessario. Eliminare l’IVA sulle imposte che gravano i carburanti significa restituire ai cittadini una parte di quanto oggi viene prelevato senza un reale fondamento economico.