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97.3519 · Interpellanza · 1997-10-10

Dipartimento delle Finanze

Liquidato

Wortlaut

La Regione Lombardia - basandosi su una legge statale del 1995 sulla possibile differenziazione del prezzo del carburante nelle regioni di confine - ha inserito nel proprio piano programmatico 1998-2000 la proposta di ridurre del 15 percento il prezzo della benzina nella fascia limitrofa di confine di 20 a 25 chilometri. Come per il passato sono in giuoco enormi interessi fiscali nazionali oltre che conseguenze economiche ed ecologiche regionali spesso contraddittorie e destabilizzanti.

Chiediamo al Consiglio federale:

1. Come valuta questa possibilità alla luce della regolamentazione internazionale (OMC)?

2. Come intende eventualmente reagire a una politica di correzione che in un recente passato (risposta scritta alla mozione Ratti, 96.3111, Vendita di carburanti e commercio transfrontaliero. Politica attiva di stabilizzazione) esso stesso aveva rifiutato perché "atto sgradevole di fronte all'Italia"?

3. Sarà in grado di operare una politica preventiva per evitare contraccolpi economici e/o una "guerra della benzina"?

4. Non crede sia il caso di studiare - coerentemente con la politica di cooperazione transfrontaliera - forme di negoziazione e di accordo su basi del diritto pubblico o privato per una politica più matura dello sviluppo delle regioni di confine?

Begründung

Nel corso degli ultimi quarant'anni, la differenza tra il prezzo della benzina in Italia e quello in Svizzera ha costituito per l'economia ticinese una fonte di guadagno assai redditizia, che a seconda delle oscillazioni del cambio tra il franco svizzero e la lira ha permesso di realizzare profitti più o meno considerevoli. Mentre alcuni anni fa un litro di benzina, in Svizzera, è arrivato a costare fino a 80 centesimi in meno, nel mese di marzo 1995, per esempio, il rapporto si è invertito, dato che un litro di benzina costava 5 centesimi di meno in Italia. In generale, comunque, gli automobilisti in Svizzera hanno beneficiato di un prezzo inferiore, nella misura del 20 al 50 percento, rispetto a quello pagato in Italia. Attualmente la differenza di prezzo per un litro di benzina, in favore della Svizzera, ammonta a circa 30 centesimi. Un deputato indipendente di Como ha proposto al Parlamento lombardo di ridurre il prezzo della benzina del 15 percento, vale a dire di 200 a 250 lire (circa 20 centesimi) in una fascia distante 20 a 25 chilometri dal confine con i Cantoni del Ticino e dei Grigioni. Secondo detto parlamentare il turismo della benzina, nel 1996, avrebbe causato all'economia lombarda una perdita di 100 miliardi di lire (85 milioni di franchi): tale emorragia potrebbe in gran parte essere arrestata introducendo la riduzione di prezzo proposta.

Il piano finanziario programmatico, elaborato dal governo regionale lombardo per il periodo 1998-2000, prevede già tale riduzione. Considerati i rapporti esistenti attualmente tra le varie forze politiche, è praticamente sicuro che il Consiglio regionale approverà questa proposta entro la fine dell'anno.

Nel 1995, ai tempi del franco forte, i benzinai ticinesi della zona di confine avevano già chiesto una riduzione del prezzo del carburante di 10 a 12 centesimi allo scopo di garantirsi la sopravvivenza economica. Un intervento parlamentare del consigliere nazionale Maspoli (Lega) è tuttavia rimasto lettera morta. Il Consiglio federale ha inoltre risposto a un'interrogazione ordinaria Ratti (PDC), affermando che una riduzione del prezzo della benzina intesa ad attirare i clienti italiani avrebbe potuto essere interpretata come una misura ostile nei confronti del nostro vicino e non avrebbe contribuito a diffondere un'immagine liberale e aperta della Svizzera.

Alcuni deputati al Gran Consiglio ticinese, d'intesa con i benzinai, hanno presentato un'interpellanza in cui invitano il governo cantonale a esaminare la questione con il governo lombardo. Essi sperano che Milano si lascerà convincere a ridurre il prezzo della benzina in misura inferiore a quanto previsto, al fine di lasciare ai benzinai ticinesi un vantaggio che consenta loro di continuare l'attività svolta finora. Tuttavia, il Ticino non si troverà certamente in una posizione di forza nell'ambito di eventuali negoziati con la Lombardia se Berna non gli concederà lo strumento di pressione costituito da una possibile diminuzione del prezzo dei carburanti in Svizzera. Del resto, i benzinai e le società petrolifere potrebbero parimenti contribuire a ridurre i prezzi, in quanto a Chiasso la benzina viene venduta a un prezzo superiore di alcuni centesimi rispetto al resto del cantone.

Stellungnahme des Bundesrates

Dall'interpellanza emerge che la Lombardia ha inserito nel suo piano programmatico per gli anni 1998-2000 una riduzione dei prezzi della benzina del 15 percento in una fascia di confine con la Svizzera larga 25 chilometri. Le informazioni fornite dall'autore dell'interpellanza non sono sufficienti per rispondere in modo definitivo alle domande da lui poste. Il Consiglio federale cercherà quindi di ottenere le necessarie informazioni presso le autorità italiane. Basandosi su tale materiale, esso esaminerà la conformità dei provvedimenti previsti con gli obblighi in materia di diritto internazionale pubblico contratti dall'Italia, tra cui quelli derivanti dalla sua qualità di membro dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC). Se il Consiglio federale constata che tali obblighi vengono violati in seguito alle misure fiscali previste, esso intraprenderà i passi necessari presso le autorità italiane in previsione di una regolamentazione conforme al diritto internazionale. È agendo in questo modo che il Consiglio federale intende prevenire una "guerra della benzina" tra l'Italia e la Svizzera.

La Dichiarazione di intenti tra il Cantone del Ticino e la Regione Lombardia del 15 giugno 1990, aggiornata il 24 febbraio 1997, serve da base per uno scambio di opinioni nell'ambito della cooperazione regionale transfrontaliera. Essa prevede la costituzione di gruppi di lavoro al fine di sviluppare la concertazione dei rispettivi programmi anche nel campo delle attività economiche. La Regio Insubrica, per contro, non sembra essere un foro adatto, poiché essa riunisce, per quanto concerne l'Italia, le province confinanti con il Canton Ticino, mentre la Regione Lombardia è presente soltanto con lo statuto di osservatore.

Risposta del Consiglio federale.

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