Lista Rossa dei Mammiferi (esclusi i pipistrelli)
2022 | Pratica ambientale Biodiversità / Liste Rosse
Lista Rossa dei Mammiferi (esclusi i pipistrelli) Specie minacciate in Svizzera
2022 | Pratica ambientale Biodiversità / Liste Rosse
Lista Rossa dei Mammiferi (esclusi i pipistrelli) Specie minacciate in Svizzera
A cura dell’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM) e info fauna (CSCF) Berna, 2022
Nota editoriale Valenza giuridica Indicazione bibliografica La presente pubblicazione, elaborata dall’UFAM in veste di au- Capt S. 2022. Lista Rossa dei Mammiferi (esclusi i pipistrelli). torità di vigilanza, è un testo d’aiuto all’esecuzione destinato in Specie minacciate in Svizzera. Ufficio federale dell’ambiente primo luogo alle autorità esecutive. Nel testo viene data con- (UFAM), Berna; info fauna ‒ Centro svizzero di cartografica cretezza a concetti giuridici indeterminati, inclusi in leggi e ordi- della fauna (CSCF), Neuchâtel. Pratica ambientale 2022: nanze, nell’intento di promuoverne un’esecuzione uniforme. 42 pagg. Essa costituisce un aiuto per le autorità esecutive, in particolare nella designazione dei biotopi degni di protezione (art. 14 Traduzione cpv. 3 lett. d OPN). Servizio linguistico italiano, UFAM
Lista Rossa dell’UFAM ai sensi dell’articolo 14 capoverso 3 Grafica e impaginazione dell’ordinanza del 16 gennaio 1991 sulla protezione della Cavelti AG, Marken. Digital und gedruckt, Gossau natura e del paesaggio (OPN; RS 451.1), www.admin.ch/ch/i/rs/45.html Foto di copertina Moscardino (Muscardinus avellanarius), specie minacciata, Editori abitante delle zone di transizione e del sottobosco strutturato Ufficio federale dell’ambiente (UFAM) © S. Giriens L’UFAM è un ufficio del Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (DATEC); Per scaricare il PDF info fauna ‒ Centro svizzero di cartografia della fauna www.bafu.admin.ch/uv-2022-i (info fauna – CSCF), Neuchâtel La versione cartacea non può essere ordinata.
Autori La presente pubblicazione è disponibile anche in tedesco e Simon Capt (info fauna ‒ CSCF), francese. La lingua originale è il tedesco. in collaborazione con Thierry Bohnenstengel (info fauna ‒ CSCF) e Fridolin Zimmermann (KORA) © UFAM/CSCF 2022
Accompagnamento Danielle Hofmann e Reinhard Schnidrig (UFAM, divisione Biodiversità e paesaggio) Francis Cordillot (UFAM, divisione Specie, ecosistemi, paesaggi, dal 2019 ecolingua)
1 Introduzione
1.1 Principio di base e finalità d’utilizzo
Le Liste Rosse valutano la probabilità di estinzione degli organismi viventi e degli habitat e rappresentano quindi un segnale d’allarme per la conservazione della biodiversità. Dal 2000, le specie in Svizzera sono valutate secondo i criteri dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN 2012 e 2017). In particolare, sono utilizzate per 1) designare habitat degni di protezione a causa della presenza di specie minacciate, un argomento importante nella ponderazione degli interessi dei progetti di sviluppo e costruzione secondo l'articolo 18 capoverso 1ter della legge federale sulla protezione della natura e del paesaggio (LPN; RS 451) e l'articolo 14 dell'ordinanza corrispondente (OPN; RS 451.1); 2) fissare le priorità per misure mirate di conservazione delle specie in base al loro grado di minaccia e alla responsabilità internazionale della Svizzera (specie prioritarie a livello nazionale; UFAM 2019); 3) informare la popolazione sullo stato della biodiversità.La tutela dei mammiferi si basa, da un lato, sulla legge federale sulla caccia e la protezione dei mammiferi e degli uccelli selvatici (LCP; RS 922.0) 1 e, dall’altro, sulla legge federale sulla protezione della natura e del paesaggio (LPN; RS 451) 2. Secondo la legge sulla caccia (RS 922.0), sono protetti i predatori, gli artiodattili, i leporidi, i castori, le marmotte e gli scoiattoli, ad eccezione delle specie cacciabili riportate all’articolo 5. Sette specie 3 di roditori e insettivori sono protette secondo l’articolo 20 capoverso 1 dell’ordinanza sulla protezione della natura e del paesaggio (RS 451.1). La Svizzera ha una particolare responsabilità nei confronti delle specie che vivono prevalentemente nell’arco alpino o nelle regioni di montagna.
1.2 Evoluzione della Lista Rossa dei Mammiferi
Una Lista Rossa deve essere aggiornata periodicamente per rispecchiare lo stato e l’evoluzione della situazione. Le prime Liste Rosse ufficiali dei mammiferi della Svizzera sono nate nel 1994 (Nievergelt et al. e CCO/KOF in: Duelli 1994). La Lista Rossa dei pipistrelli minacciati è già stata aggiornata (Bohnenstengel et al. 2014), per cui ora la presente edizione si occupa degli altri mammiferi indigeni.
Dal 2000 le Liste Rosse della Svizzera vengono elaborate in base a un sistema riconosciuto a livello internazionale, dopo che l’UICN ne ha definito e introdotto criteri e categorie. Questa Lista Rossa applica tali criteri e illustra come il grado di minaccia sia cambiato rispetto al 1994.
La sua revisione è iniziata nel 2010, con la pianificazione di un intenso campionamento dei piccoli mammiferi a livello nazionale. Tra il 2011 e il 2015 si sono svolte in tutta la Svizzera varie attività sul campo miranti a conoscere meglio la diffusione di queste specie sul territorio. A ciò si aggiunge un campionamento nazionale dei piccoli mustelidi effettuato nel 2010, che ha fornito dati utili a determinare lo status Lista Rossa di queste specie.
Questi rilievi sul campo sono stati integrati con i dati contenuti nella banca dati nazionale, provenienti da varie piattaforme di inserimento online, musei, monitoraggi nazionali e progetti cantonali o universitari, e con quelli
Predatori, artiodattili, lagomorfi, castoro, marmotta e scoiattolo Pipistrelli, insettivori, roditori Il riccio, tutti i toporagni e tutti i gliridi
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raccolti per la stesura dell’Atlante dei mammiferi della Svizzera e del Liechtenstein (Graf e Fischer 2021). Da non dimenticare anche i preziosi contributi volontari forniti da numerosi esperti e appassionati della natura.
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2 Stato dei mammiferi
(esclusi i pipistrelli)
2.1 Grado di minaccia delle specie
In Svizzera sono state osservate 67 specie di mammiferi (esclusi i pipistrelli). Di queste, 12 sono considerate erratiche o alloctone (NA – non applicabile), mentre non vi sono specie che rientrano nella categoria «Dati insufficienti» (DD).
Delle 55 specie valutate, 19 (34,5 %) sono da ritenersi minacciate, per cui rientrano nella Lista Rossa (categorie RE – estinto in Svizzera, CR – in pericolo d’estinzione, EN – fortemente minacciato e VU – vulnerabile), 4 (7,3 %) sono potenzialmente minacciate (NT) e 32 (58,2 %) non sono minacciate (LC) (tab. 1 e fig. 1).
Tabella 1 Numero di specie di mammiferi per categoria di minaccia
Categoria Numero Ripartizione (%) Ripartizione (%) di specie rispetto al totale rispetto al totale di specie della di specie valutate Lista Rossa
RE Estinto in Svizzera 1 5,3 % 1,8 %
CR In pericolo d’estinzione 2 10,5 % 3,6 %
EN Fortemente minacciato 7 36,8 % 12,7 %
VU Vulnerabile 9 47,4 % 16,4 %
Totale specie della Lista Rossa 19 100,0 % 34,5 %
NT Potenzialmente minacciato 4 7,3 %
LC Non minacciato 32 58,2 %
Totale specie valutate 55 100,0 %
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Figura 1 Percentuale delle specie di mammiferi secondo la categoria di minaccia Percentuali arrotondate.
2.2 Minaccia in base alle gilde
Per illustrare la rilevanza dell’impatto che le diverse tipologie di cause di minaccia hanno sulle specie, si è optato per una rappresentazione per gilde. In essa, le specie accomunate da esigenze spaziali ed ecologiche analoghe vengono trattate collettivamente come gilda. A tale scopo le 55 specie valutate sono state suddivise in tre gilde:
Gilda «Grandi mammiferi» Questo primo gruppo comprende otto specie, di grossa taglia, mobili ed esigenti in termini di spazio, ma con un buono spirito di adattamento riguardo alle loro necessità ecologiche. Appartengono a questa gilda tutti gli ungulati e i grandi predatori (tab. 2). Tre di queste specie sono minacciate.
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Tabella 2 Le 8 specie della gilda «Grandi mammiferi» e il loro grado di minaccia
Ordine Nome scientifico Nome italiano Categoria Lista Rossa Svizzera
Carnivora Ursus arctos Linnaeus, 1758 Orso bruno RE
Carnivora Lynx lynx (Linnaeus, 1758) Lince eurasiatica EN
Carnivora Canis lupus Linnaeus, 1758* Lupo griglio VU
Artiodactyla Capra ibex Linnaeus, 1758 (*) Stambecco delle Alpi LC
Artiodactyla Capreolus capreolus Linnaeus, 1758 Capriolo europeo LC
Artiodactyla Cervus elaphus Linnaeus, 1758 Cervo rosso LC
Artiodactyla Rupicapra rupicapra (Linnaeus, 1758) Camoscio LC
Artiodactyla Sus scrofa Linnaeus, 1758 Cinghiale LC
Gilda «Mammiferi di taglia media» In questo gruppo rientrano 13 specie di taglia media che, pur essendo meno mobili e necessitando di meno spazio, hanno esigenze ecologiche più specifiche. Nella tabella 3 sono riportate le specie di questa gilda. Quattro di queste specie sono minacciate e due rientrano nella categoria NT.
Tabella 3 Le 13 specie della gilda «Mammiferi di taglia media» e il loro grado di minaccia
Ordine Nome scientifico Nome italiano Categoria Lista Rossa Svizzera
Carnivora Lutra lutra (Linnaeus, 1758) Lontra eurasiatica CR
Lagomorpha Oryctolagus cuniculus (Linnaeus, 1758) Coniglio selvatico EN
Lagomorpha Lepus europaeus Pallas, 1778 Lepre comune VU
Carnivora Mustela putorius Linnaeus, 1758 Puzzola VU
Carnivora Felis silvestris Schreber, 1778 Gatto selvatico europeo NT
Lagomorpha Lepus timidus Miller, 1901 Lepre variabile NT
Rodentia Castor fiber Linnaeus, 1758 Castoro europeo LC
Rodentia Marmota marmota (Linnaeus, 1758) Marmotta alpina LC
Carnivora Martes foina (Erxleben, 1777) Faina LC
Carnivora Martes martes (Linnaeus, 1758) Martora LC
Carnivora Meles meles (Linnaeus, 1758) Tasso europeo LC
Rodentia Sciurus vulgaris Linnaeus, 1758 Scoiattolo comune LC
Carnivora Vulpes vulpes (Linnaeus, 1758) Volpe comune LC
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Gilda «Piccoli mammiferi» Questo gruppo comprende 34 specie di piccola taglia, che necessitano di poco spazio. La maggior parte di esse, tuttavia, ha esigenze ecologiche elevate. Fanno parte di questa gilda gli insettivori, i roditori (tranne le specie di taglia media) e i due predatori più piccoli in assoluto [ermellino (Mustela erminea) e donnola (Mustela nivalis)] (tab. 4). Di queste specie, 12 sono minacciate e due rientrano nella categoria NT.
Tabella 4 Le 34 specie della gilda «Piccoli mammiferi» e il loro grado di minaccia
Ordine Nome scientifico Nome italiano Categoria Lista Rossa Svizzera
Eulipotyphla Suncus etruscus (Savi, 1822) Mustiolo CR
Rodentia Micromys minutus (Pallas, 1771) Topolino delle risaie EN
Rodentia Microtus multiplex (Fatio, 1905) Arvicola di Fatio EN
Rodentia Microtus savii (de Selys-Longchamps, 1838) Arvicola di Savi EN
Eulipotyphla Neomys anomalus Cabrera, 1907 Toporagno acquatico di Miller EN
Rodentia Rattus rattus (Linnaeus, 1758) Ratto nero EN
Eulipotyphla Crocidura leucodon (Hermann, 1780) Crocidura ventre bianco VU
Eulipotyphla Crocidura suaveolens (Pallas, 1811) Crocidura minore VU
Rodentia Dryomys nitedula (Pallas, 1778) Driomio VU
Rodentia Muscardinus avellanarius (Linnaeus, 1758) Moscardino VU
Carnivora Mustela nivalis Linnaeus, 1766 Donnola VU
Eulipotyphla Neomys fodiens (Pennant, 1771) Toporagno acquatico VU
Eulipotyphla Erinaceus europaeus Linnaeus, 1758 Riccio europeo NT
Eulipotyphla Talpa caeca Savi, 1822 Talpa cieca NT
Rodentia Apodemus alpicola Heinrich, 1952 Topo selvatico alpino LC
Rodentia Apodemus flavicollis (Melchior, 1834) Topo selvatico dal collo giallo LC
Rodentia Apodemus sylvaticus (Linnaeus, 1758) Topo selvatico LC
Rodentia Arvicola terrestris scherman (Shaw, 1801) Arvicola terrestre di montagna LC
Rodentia Chionomys nivalis (Martins, 1842) Arvicola delle nevi LC
Rodentia Clethrionomys glareolus (Schreber, 1780) Arvicola rossastra LC
Eulipotyphla Crocidura russula (Hermann, 1780) Crocidura rossiccia LC
Rodentia Eliomys quercinus (Linnaeus, 1766) Quercino (Topo quercino) LC
Rodentia Glis glis (Linnaeus, 1766) Ghiro LC
Rodentia Microtus agrestis (Linnaeus, 1761) Arvicola agreste LC
Rodentia Microtus arvalis (Pallas, 1778) Arvicola campestre LC
Rodentia Microtus subterraneus Arvicola sotterranea LC (de Selys-Longchamps, 1836)
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Ordine Nome scientifico Nome italiano Categoria Lista Rossa Svizzera
Rodentia Mus domesticus Schwartz & Schwartz, 1943 Topo domestico LC
Carnivora Mustela erminea Linnaeus, 1758 Ermellino LC
Eulipotyphla Sorex alpinus Schinz, 1837 Toporagno alpino LC
Eulipotyphla Sorex antinorii (Bonaparte, 1840) Toporagno del Vallese LC
Eulipotyphla Sorex araneus Linnaeus, 1758 Toporagno comune LC
Eulipotyphla Sorex coronatus Millet, 1828 Toporagno di Millet LC
Eulipotyphla Sorex minutus Linnaeus, 1766 Toporagno nano LC
Eulipotyphla Talpa europaea Linnaeus, 1758 Talpa europea LC
La percentuale delle specie minacciate è pari al 38 % per la gilda dei grandi mammiferi, al 31 % per i mammiferi di taglia media e al 35 % per i piccoli mammiferi (fig. 2).
Figura 2 Ripartizione delle 55 specie valutate di mammiferi nelle diverse categorie di minaccia
2.2.1 Stato dei grandi mammiferi
Delle otto specie incluse nella gilda, tre (38 %) sono minacciate: si tratta in tutti i casi di grandi predatori, ma nessun ungulato (tab. 2, fig. 2). Tutte le specie di questa gilda, ad eccezione del capriolo e in parte del cinghiale, vivono prevalentemente nelle zone collinari e montuose. I tre grandi predatori minacciati, un tempo perseguitati ed eradicati in Svizzera (lupo grigio, lince eurasiatica, orso bruno), sono oggi ritornati, anche se in misura molto diversa. L’orso bruno non si sta riproducendo sul territorio e la sua presenza è limitata a qualche esemplare maschio non stanziale, per cui mantiene il suo status di specie estinta. Per quanto riguarda la lince eurasiatica, le minacce principali sono rappresentate da una popolazione piccola e frammentata e dal pool genetico relativamente limitato. Il lupo grigio, invece, è in crescita numerica e ha ancora del potenziale. La configurazione sempre meno naturale dell’Altopiano impedisce un regolare scambio genetico tra le diverse popolazioni e per
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molte specie rappresenta uno spartiacque tra le popolazioni del Giura e quelle delle Alpi, come si evidenzia dalla loro distribuzione (fig. 3).
Figura 3 Numero di specie «Grandi mammiferi» (N = 8) in Svizzera, in una griglia di 5 × 5 km Pallini bianchi: 1–2 specie; arancioni: 3–4 ; rossi: 5–7
Le specie di questa gilda hanno ampi spazi d’azione, in alcuni casi superiori a 100 chilometri quadrati. Gli spostamenti giornalieri possono estendersi per chilometri, soprattutto durante la stagione degli accoppiamenti, le migrazioni stagionali o nel caso di soggetti che migrano verso altri territori. Strutture paesaggistiche lineari, quali margini boschivi, gruppi di alberi, siepi e boschetti campestri lungo i corsi d’acqua, sono utili per orientarsi e rappresentano un punto di riferimento durante gli spostamenti. Queste specie cercano protezione e riparo perlopiù in habitat boschivi, zone poco disturbate, pendii o in alta quota. Gli erbivori (ungulati) e i grandi predatori vanno a caccia di cibo soprattutto ai margini dell’aperta campagna o nelle zone di transizione tra queste aree e i boschi. Molte di queste specie raggiungono il massimo dell’attività al crepuscolo e durante la notte, anche per sfuggire alle attività dell’uomo. Sono perlopiù attivi durante le ore diurne, invece, camosci e stambecchi, specie d’alta quota che vivono su pendii ripidi e scoscesi. I grandi mammiferi evitano gli habitat popolati e urbanizzati e prediligono invece i paesaggi variegati, con ampie distese aperte e boschive che offrono loro condizioni di vita pressoché ideali, almeno quando il libero accesso e la permeabilità tra queste aree sono garantiti. Dette condizioni favorevoli sono attualmente ancora presenti in misura sufficiente a livello montano e subalpino. A quote inferiori, invece, sono molto più rare.
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Le principali cause di minaccia per questa gilda (cfr. 4.3) sono, in ordine decrescente di importanza: interruzione della rete ecologica, uccisione, disturbo, impoverimento del paesaggio.
2.2.2 Stato dei mammiferi di taglia media
Questa gilda comprende 13 specie, di cui quattro (31 %) sono da considerarsi minacciate (tab. 3, fig. 2). Due di esse (lontra, puzzola) sono legate alla presenza di ambienti umidi o acquatici e due all’aperta campagna (coniglio selvatico e lepre comune). Queste specie vivono per la maggior parte nelle valli e alle medie altitudini della Svizzera. Soltanto due, la marmotta alpina e la lepre variabile, hanno un areale limitato all’arco alpino. Le principali minacce per la lontra eurasiatica e il gatto selvatico europeo, quest’ultimo potenzialmente minacciato anche dall’ibridazione con il gatto domestico, sono costituite dalle cause di morte non naturale (p. es. l’impatto con veicoli stradali o ferroviari). La lepre mal sopporta il crescente impoverimento del paesaggio e un’agricoltura sempre più intensiva, soprattutto per quanto riguarda gli spazi verdi. La minaccia per il coniglio selvatico è rappresentata dall’assenza di ampie aree di aperta campagna riccamente strutturate che fungono da habitat ideale e dall’insularizzazione delle piccole popolazioni ancora presenti in Svizzera.
Gli spazi d’azione di queste specie si estendono per uno o più chilometri quadrati e il fulcro delle attività può variare nel corso delle stagioni. In linea di principio tutte queste specie fruiscono di habitat variegati e, a livello di esigenze ecologiche, mostrano una discreta capacità di adattamento. Più esigenti, invece, sono le specie perlopiù legate ai corsi d’acqua, essendo fortemente dipendenti dalla qualità dell’habitat. Le altre utilizzano prevalentemente boschi con radure, siepi, boschetti campestri e corsi d’acqua. Alcune specie colonizzano anche habitat urbani o vicini ai centri abitati. Quattro specie (tasso europeo, gatto selvatico europeo, scoiattolo comune e martora) prediligono i boschi, due (lepre variabile e marmotta alpina) colonizzano prevalentemente le aree al di sopra del limite del bosco, altre tre (castoro europeo, lontra eurasiatica e puzzola) sono legate esclusivamente o fortemente agli ambienti acquatici e altre due specie (coniglio selvatico e lepre variabile) vivono su terre aperte. La volpe comune e la faina sono le più ubiquitarie e opportunistiche: osano spingersi fino in città, ma le si ritrova anche a quote più alte. Come per i grandi mammiferi, strutture paesaggistiche lineari quali margini boschivi, gruppi di alberi, siepi e boschetti campestri lungo i corsi d’acqua sono utili per orientarsi e rappresentano un punto di riferimento durante gli spostamenti, oltre ad offrire nutrimento e riparo. Nella maggioranza dei casi la varietà di habitat è strumentale alla ricerca di cibo, il che consente loro di avere una certa libertà d’azione nel caso in cui la disponibilità di risorse alimentari dovesse fortemente oscillare.
Analogamente ai grandi mammiferi, anche queste specie di taglia media sono attive prevalentemente al crepuscolo e durante la notte, ad eccezione di due che prediligono le ore diurne e vivono in alta montagna (marmotta alpina e lepre variabile). Sono animali per i quali è fondamentale la conservazione di paesaggi variegati, con superfici boschive e campi coltivati in maniera estensiva. Le zone che generalmente offrono le migliori condizioni naturali alla maggior parte delle specie di taglia media sono localizzate a bassa quota nell’Altopiano svizzero. Tuttavia, sono proprio queste aree che negli ultimi decenni hanno subito le maggiori trasformazioni, con continue ripercussioni sulla loro qualità (UFAM 2017). A quote collinari e montane la situazione è peggiorata in misura minore: lì queste specie sono in grado di sopravvivere, anche se spesso – per motivi naturali (maggiore scarsità e dispersione di risorse alimentari, condizioni climatiche più rigide) – con popolamenti di minore densità.
Le principali minacce per questa gilda (cfr. 4.3) sono, in ordine decrescente di importanza: impoverimento del paesaggio, interruzione della rete ecologica, uccisione.
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2.2.3 Stato dei piccoli mammiferi
Questo gruppo comprende 34 specie, di cui 12 (35 %) minacciate (tab. 5, fig. 2). Per motivi climatici e alimentari (fig. 5), questi esemplari sono perlopiù diffusi alle basse altitudini. Rientrano soprattutto in questa categoria cinque delle 12 specie minacciate, avendo un areale di distribuzione che tocca solo marginalmente la Svizzera ed essendo il loro habitat prediletto in via di estinzione. Si tratta di due rappresentanti degli insettivori, la crocidura minore (Crocidura suaveolens) e il mustiolo (Suncus etruscus), e di tre roditori, il driomio (Dryomys nitedula), l’arvicola di Fatio (Microtus multiplex) e l’arvicola di Savi (Microtus savii). Queste specie vivono nelle regioni meridionali della Svizzera, che segnano il confine naturale del loro areale. Ad eccezione del driomio, sono mammiferi che necessitano della presenza di aperta campagna a bassa quota. Al sud delle Alpi, tuttavia, questi habitat hanno subito un forte calo, soprattutto a causa della massiccia urbanizzazione dei fondovalle. Anche l’inselvatichimento dovuto all’abbandono dei prati e dei pascoli una volta sfruttati alle medie altitudini sta contribuendo alla scomparsa di habitat adatti.
Le specie minacciate, diffuse su tutto il territorio svizzero, risentono del degrado degli habitat strutturati (crocidura ventre bianco [Crocidura leucodon] e donnola [Mustela nivalis]), dell’impoverimento strutturale dei boschi e delle zone di transizione come orli, siepi o margini boschivi (moscardino [Muscardinus avellanarius]) e del minor numero di ambienti umidi o acquatici (topolino delle risaie [Micromys minutus], toporagno acquatico di Miller [Neomys anomalus] e toporagno acquatico [Neomys fodiens]). Il ratto nero (Rattus rattus), anch’esso una specie minacciata, in Svizzera è vincolato alla presenza di insediamenti umani, dove sfrutta preferibilmente i piani alti degli edifici. Nel corso degli ultimi decenni sottotetti e solai sono scomparsi come habitat, essendo stati ristrutturati o trasformati. Nelle aree abitate, inoltre, questa specie viene eliminata con interventi mirati, dal momento che rappresenta un rischio per la salute dell’uomo.
Gli esemplari delle specie che fanno parte di questa gilda occupano perlopiù aree di qualche ettaro, mentre i rappresentanti più grandi, ossia il riccio europeo (Erinaceus europaeus), l’ermellino (Mustela erminea) e la donnola (Mustela nivalis), necessitano di spazi estesi fino a un chilometro quadrato. La maggior parte di queste specie è strettamente vincolata a un habitat specifico, soprattutto per ragioni alimentari. Essendo di piccola taglia, sono particolarmente esposte al rischio di diventare preda di animali più grandi, per cui cercano – per quanto possibile – di spostarsi senza essere viste. Prediligono pertanto gli habitat ricchi di strutture piccole e grandi. Poiché il metabolismo e l’attività di queste piccole specie, soprattutto dei toporagni, sono mediamente molto elevati, è importante riuscire a raggiungere senza mettersi in pericolo le fonti di nutrimento, che devono essere vicine e collegate le une alle altre e necessitare di pochi spostamenti allo scoperto.
Le principali minacce per questa gilda (cfr. 4.3) sono, in ordine decrescente di importanza: impoverimento del paesaggio, uccisione, interruzione della rete ecologica.
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3 Lista delle specie con categorie
di minaccia Legenda della lista delle specie
Nomi Nome scientifico e nome italiano
Cat. Categoria di minaccia (secondo UICN 2012, cfr. allegato A3) RE Estinto in Svizzera CR In pericolo d’estinzione EN Fortemente minacciato VU Vulnerabile NT Potenzialmente minacciato LC Non minacciato DD Dati insufficienti NE Non valutato NA Non applicabile
Criteri UICN per la classificazione (selezione determinata dal metodo applicato, cfr. allegato A2) A Riduzione della dimensione della popolazione nel corso del tempo (passata, presente o futura) B Distribuzione geografica associata a una frammentazione, una riduzione o a fluttuazioni C Popolazione di piccola dimensione associata a riduzione della stessa D Popolazione o areale di dimensioni molto piccole E Analisi quantitative della probabilità di estinzione (non utilizzato per i mammiferi)
Protezione Status di protezione svizzero * Specie protetta secondo la legge sulla caccia (LCP; RS 922.0) o l’ordinanza sulla caccia e la protezione della natura e del paesaggio (allegato 3 OPN; RS 451.1) (*) Specie protetta, ma regolata secondo la legge sulla caccia (LCP) ** Specie da proteggere a livello cantonale secondo l’ordinanza sulla caccia e la protezione della natura e del paesaggio (allegato 4 OPN; RS 451.1) + Specie cacciabile secondo la legge sulla caccia (LCP)
La lista elettronica (file .xls) è disponibile al seguente indirizzo: www.bafu.admin.ch/uv-2022-i
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3.1 Lista Rossa dei Mammiferi (esclusi i pipistrelli)
Tabella 5 Lista delle specie di mammiferi con relativa categoria di minaccia
Nome scientifico Nome italiano Categoria Criteri Protezione Annotazioni
Apodemus alpicola Heinrich, 1952 Topo selvatico alpino LC Specie endemica europea (Alpi)
Apodemus flavicollis (Melchior, 1834) Topo selvatico dal collo LC giallo
Apodemus sylvaticus (Linnaeus, 1758) Topo selvatico LC
Arvicola amphibius (Linnaeus, 1758) Arvicola acquatica LC
Canis lupus Linnaeus, 1758* Lupo grigio VU D * In espansione, riproduzione dal 2012
Capra ibex Linnaeus, 1758 (*) Stambecco delle Alpi LC (*)
Capreolus capreolus Linnaeus, 1758 Capriolo europeo LC +
Castor fiber Linnaeus, 1758 Castoro europeo LC * Popolazione consolidata
Cervus elaphus Linnaeus, 1758 Cervo rosso LC +
Chionomys nivalis (Martins, 1842) Arvicola delle nevi LC
Crocidura leucodon (Hermann, 1780) Crocidura ventre bianco VU B2ab(i,ii,iii) *
Crocidura russula (Hermann, 1780) Crocidura rossiccia LC **
Crocidura suaveolens (Pallas, 1811) Crocidura minore VU B2ab(i,iii) *
Dryomys nitedula (Pallas, 1778) Driomio VU B2ab(iii) * Solo in Engadina e nella Val Monastero, al confine del suo areale
Eliomys quercinus (Linnaeus, 1766) Quercino LC ** Specie endemica europea (Topo quercino)
Erinaceus europaeus Linnaeus, 1758 Riccio europeo NT **
Felis silvestris Schreber, 1778 Gatto selvatico europeo NT *
Glis glis (Linnaeus, 1766) Ghiro LC **
Lepus europaeus Pallas, 1778 Lepre comune VU A2b +
Lepus timidus Miller, 1901 Lepre variabile NT C +
Lutra lutra (Linnaeus, 1758) Lontra eurasiatica CR D * Ricomparsa nel XXI secolo, riproduzione certa dal 2006
Lynx lynx (Linnaeus, 1758) Lince eurasiatica EN D *
Marmota marmota (Linnaeus, 1758) Marmotta alpina LC + Specie endemica europea
Martes foina (Erxleben, 1777) Faina LC +
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Nome scientifico Nome italiano Categoria Criteri Protezione Annotazioni
Martes martes (Linnaeus, 1758) Martora LC + Rara a sud delle Alpi
Meles meles (Linnaeus, 1758) Tasso europeo LC +
Micromys minutus (Pallas, 1771) Topolino delle risaie EN B2ab(i,iii,iv) * In Svizzera popolazione molto piccola e isolata
Microtus agrestis (Linnaeus, 1761) Arvicola agreste LC
Microtus arvalis (Pallas, 1778) Arvicola campestre LC Specie endemica europea
Microtus multiplex (Fatio, 1905) Arvicola di Fatio EN B2ab(i,ii) Al confine settentrionale del suo areale, specie endemica europea
Microtus savii Arvicola di Savi EN B2ab(i,ii) Al confine settentrionale del (de Selys-Longchamps, 1838) suo areale, specie endemica europea
Microtus subterraneus Arvicola sotterranea LC (de Selys-Longchamps, 1836)
Mus domesticus Topo domestico LC Schwartz & Schwartz, 1943
Muscardinus avellanarius Moscardino VU B2ab(iii) * (Linnaeus, 1758)
Mustela erminea Linnaeus, 1758 Ermellino LC *
Mustela nivalis Linnaeus, 1766 Donnola VU B2ab(i,ii,iii) * Rara nell’Altopiano
Mustela putorius Linnaeus, 1758 Puzzola VU B2ab(i,ii,iii) * Molto rara nel Vallese e a sud delle Alpi
Myodes glareolus (Schreber, 1780) Arvicola rossastra LC
Neomys fodiens (Pennant, 1771) Toporagno acquatico VU B2ab(i,ii,iii) *
Neomys anomalus Cabrera, 1907 Toporagno acquatico EN B2ab(i,ii,iii) * di Miller
Oryctolagus cuniculus (Linnaeus, 1758) Coniglio selvatico EN C2a(i,ii) + In Svizzera popolazioni molto piccole e isolate
Rattus rattus (Linnaeus, 1758) Ratto nero EN B2ab(i,ii.iii)
Rupicapra rupicapra (Linnaeus, 1758) Camoscio LC +
Sciurus vulgaris Linnaeus, 1758 Scoiattolo comune LC *
Sorex alpinus Schinz, 1837 Toporagno alpino LC ** Specie endemica europea
Sorex antinorii (Bonaparte, 1840) Toporagno del Vallese LC **
Sorex araneus Linnaeus, 1758 Toporagno comune LC **
Sorex coronatus Millet, 1828 Toporagno di Millet LC ** Specie endemica europea
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Nome scientifico Nome italiano Categoria Criteri Protezione Annotazioni
Sorex minutus Linnaeus, 1766 Toporagno nano LC **
Suncus etruscus (Savi, 1822) Mustiolo CR B2ab(iii) ** Al confine settentrionale del suo areale
Sus scrofa Linnaeus, 1758 Cinghiale LC +
Talpa caeca Savi, 1822 Talpa cieca NT Specie endemica sud-europea
Talpa europaea Linnaeus, 1758 Talpa europea LC
Ursus arctos Linnaeus, 1758 Orso bruno RE D * In Svizzera presenza di singoli individui non stanziali
Vulpes vulpes (Linnaeus, 1758) Volpe comune LC +
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4 Interpretazione e discussione
della Lista Rossa
4.1 Evoluzione delle conoscenze
Una prima sintesi delle conoscenze acquisite sui mammiferi della Svizzera è stata effettuata da Hausser (1995) nell’Atlante dei mammiferi della Svizzera, in cui sono censite 62 specie. La presente pubblicazione ne considera 67, di cui 55 sono state oggetto di valutazione. Rispetto all’atlante vi sono cinque specie in più: lo sciacallo dorato (Canis aureus), il daino (Dama dama), la genetta comune (Genetta genetta), il silvilago orientale (Sylvilagus floridanus) e il toporagno del Vallese (Sorex antinorii). Il livello delle conoscenze relative ai mammiferi della Svizzera è da ritenersi buono o ottimo per quanto riguarda gli ungulati, i predatori, i leporidi e i grandi roditori, ma lacunoso per quanto riguarda gli insettivori e i piccoli roditori.
4.2 Confronto con la Lista Rossa del 1994
La prima Lista Rossa dei Mammiferi della Svizzera è stata redatta sulla base di criteri di esperti, diversi da quelli utilizzati in questa sua nuova versione. Da allora, il livello di informazioni relative alla diffusione e alle dimensioni delle popolazioni è migliorato, soprattutto per quanto riguarda i grandi predatori e gli ungulati. Questo bagaglio di conoscenze deriva anche da un migliore campione rappresentativo dei piccoli mammiferi, dal momento che in merito sono stati raccolti dati specifici in sede di rielaborazione della Lista Rossa. L’interpretazione dei cambiamenti di categoria per quanto riguarda il grado di minaccia richiede quindi grande cautela. Questo confronto con la Lista Rossa del 1994 comprende 54 specie, figuranti in entrambe le liste (tab. 6).
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Tabella 6 Numero di specie di mammiferi (esclusi i pipistrelli) per ciascuna categoria di minaccia nella Lista Rossa precedente (1994) e in quella attuale
Categoria 1994 Numero di specie Categoria 2017 Numero di specie
Estinto (0) 2 Estinto in Svizzera (RE) 1
In pericolo d’estinzione (1) 3 In pericolo d’estinzione (CR) 2
Fortemente minacciato (2) 2 Fortemente minacciato (EN) 7
Minacciato (3) 10 Vulnerabile (VU) 9
Totale delle specie nella Lista Rossa 17 Totale delle specie nella Lista Rossa 19
Potenzialmente minacciato (4) 4 Potenzialmente minacciato (NT) 4
Non minacciato (n) 36 Non minacciato (LC) 32
Totale delle specie valutate 57 Totale delle specie valutate 55
Proporzione di specie con status 0–3 30 % Proporzione di specie con status RE–VU 35 %
Proporzione di specie con status 0–4 37 % Proporzione di specie con status RE–NT 42 %
Di seguito vengono sintetizzati i principali elementi emersi dal confronto fra le due liste. Anche lo status 4 (1994) e lo status NT (2017) rientrano nella statistica.
4.2.1 Specie con categoria di minaccia superiore
A otto specie, pari al 15 % delle specie comuni alle due liste, è stata attribuita una categoria di minaccia più severa rispetto al 1994. Questa variazione non è imputabile solo all’utilizzo di criteri diversi per l’elaborazione delle due liste, ma anche a una reale accentuazione dei fattori di minaccia e/o a un effettivo regresso delle loro popolazioni o dell’areale di distribuzione. Due specie sono passate da non minacciate a potenzialmente minacciate (NT).
L’arvicola di Savi (Microtus savii) si ritrova soltanto in Ticino, dove la sua presenza è diventata rara: è scomparsa da diversi luoghi conosciuti e il suo habitat prediletto è in forte calo. La crescente urbanizzazione, l’inselvatichimento e la frammentazione degli habitat al sud delle Alpi rappresentano una minaccia per questa specie. Nella nuova Lista Rossa è classificata come EN (LR 1994 = 4).
L’arvicola di Fatio (Microtus multiplex) è soggetta alla medesima pressione dell’arvicola di Savi. Anche il suo areale è in calo. Nella nuova Lista Rossa questa specie è classificata come EN (LR 1994 = 3).
In Svizzera il topolino delle risaie (Micromys minutus) vive solo ancora in alcune piccole popolazioni isolate e in una colonia più grande sulla sponda meridionale del lago di Neuchâtel. Il suo areale in Svizzera ha registrato nuovamente un calo: in Ticino e nella Valle del Reno sangallese non si è più riusciti a riscontrarne la presenza. Nella nuova Lista Rossa questa specie è classificata come EN (LR 1994 = 3).
Il toporagno acquatico di Miller (Neomys anomalus) è praticamente scomparso dall’Altopiano svizzero. La qualità delle aree umide in cui vive è in continuo calo, principalmente a causa del prosciugamento, della bonifica e della naturale successione ecologica. Questa specie figura ora nella categoria di minaccia EN (LR 1994 = 3).
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In Svizzera il driomio (Dryomys nitedula) vive in popolazioni frammentate e isolate, la cui presenza è limitata alla Bassa Engadina e alla Val Monastero. È una specie che predilige le aree boschive strutturate, come i margini dei boschi ricchi di arbusti e le foreste con un fitto sottobosco. Anche queste zone di transizione stanno scomparendo a causa di una selvicoltura e di un’agricoltura sempre più intensive. Il nuovo status della specie è
Il coniglio selvatico (Oryctolagus cuniculus), a inizio degli anni Ottanta del secolo scorso ancora piuttosto diffuso in Ticino, è scomparso da questa regione alla fine del XX secolo a causa di un’epidemia di mixomatosi. Si riscontrano tuttavia ancora alcune popolazioni in Italia, vicino al confine con il Mendrisiotto. Anche le piccole colonie dell’isola di San Pietro e delle Grangettes non esistono più. La popolazione più numerosa della Svizzera vive in Vallese, completamente isolata da tutte le altre. Il rischio di estinzione è elevato, ad esempio qualora dovesse diffondersi una malattia contagiosa. La piccola popolazione residua nei pressi di Basilea sopravvive soltanto per la presenza di popolazioni più numerose al di là del confine. La specie è ora classificata come EN
Per quanto riguarda la lepre variabile (Lepus timidus), statisticamente è probabile che vi sia un calo della popolazione. Uno studio, inoltre, prevede per i decenni a venire una perdita di habitat a causa del cambiamento climatico. In mancanza di neve, la lepre variabile non solo è maggiormente esposta agli attacchi dei predatori, ma è anche meno protetta dalle intemperie, venendo a mancare il buon isolamento termico offerto dal manto nevoso. Questa specie è molto sensibile al crescente disturbo causato dalle attività di svago in montagna. Nella nuova Lista Rossa è classificata come NT (LR 1994 = n).
Nonostante in linea di principio il riccio europeo (Erinaceus europeus) sia ancora ampiamente diffuso alle basse e medie altitudini della Svizzera, la sua presenza tende a farsi più rara. Le cause principali di questo trend negativo sono il crescente impoverimento del paesaggio, le strade sempre più trafficate e il peggioramento della qualità degli insediamenti utilizzati come habitat sostitutivo. Se una specie molto diffusa sino a un dato momento diventa più rara, significa che l’ecosistema sta cambiando in maniera significativa, per cui è necessario un monitoraggio più sistematico della specie. Il riccio europeo viene classificato come NT (LR 1994 = n).
4.2.2 Specie con categoria di minaccia invariata
Le 43 specie comuni alle due liste (pari al 78%), hanno mantenuto invariata la propria categoria di minaccia. Dieci di esse sono tuttora classificate come specie minacciate, mentre un’altra mantiene il proprio status di potenzialmente minacciata: la talpa cieca (Talpa caeca). Tra le specie minacciate si annoverano quelle elencate qui di seguito.
Cinque mammiferi di piccola taglia: la crocidura ventre bianco (Crocidura leucodon), la crocidura minore (Crocidura suaveolens), il moscardino (Muscardinus avellanarius), la donnola (Mustela nivalis) e il toporagno acquatico (Neomys fodiens). Tutte mantengono il loro status di specie vulnerabili (VU) e tutte necessitano di zone di transizione e paesaggi strutturati – nel caso del toporagno acquatico anche di corsi d’acqua naturali. Il rischio d’estinzione permane, trattandosi di habitat in costante deterioramento.
La lepre comune (Lepus europaeus) rimane nella categoria VU, essendo il numero di esemplari in costante calo. Le minacce per questa specie sono rappresentate principalmente dall’agricoltura intensiva e dall’impoverimento dei paesaggi.
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La lontra eurasiatica (Lutra lutra) ha fatto ritorno in Svizzera. La sua situazione rimane tuttavia estremamente incerta, avendo una popolazione di poco superiore ai dieci esemplari ed essendo una specie che si riproduce molto di rado in Svizzera. Il suo status è CR.
Anche l’orso bruno (Ursus arctos) è ritornato in Svizzera, dove viene tenuto sotto costante osservazione dal
2005 Le prove note della sua presenza sono tutte riferite a giovani esemplari maschi in fase di migrazione. Di
femmine, invece, non vi è traccia e non è stata accertata nemmeno una riproduzione. Di conseguenza, la specie continua a essere classificata come estinta (RE).
Le osservazioni del ratto nero (Rattus rattus) rimangono rare, e la diffusione della specie in Svizzera è in fondo ben poco conosciuta. Nel nostro territorio, dove il ratto nero è legato soprattutto alle aree antropizzate, questa specie sta progressivamente scomparendo, essendovi sempre meno pollai e allevamenti di conigli in seguito alla ristrutturazione degli edifici di campagna e considerato che viene combattuta perché ritenuta parassita. Il ratto nero rientra nella categoria EN.
La puzzola (Mustela putorius), una specie tendenzialmente rara in Svizzera, si ritrova ancora regolarmente al di sotto dei 1200 metri di quota, soprattutto intorno ai 700 metri. La frequenza delle tracce e i rilevamenti effettuati mediante trappole a passaggio evidenziano densità di popolazione piuttosto basse. Nutrendosi prevalentemente di anfibi, la puzzola risente del calo di queste specie e del deterioramento delle aree umide. Il suo status è VU.
4.2.3 Specie con categoria di minaccia inferiore
A quattro specie, vale a dire il 7 % delle specie comuni alle due liste, è stata attribuita una categoria di minaccia meno severa rispetto al 1994, come dimostrano i casi seguenti:
Il castoro europeo (Castor fiber) è ora molto diffuso in Svizzera, tanto che nel 2020 la sua popolazione raggiungeva all’incirca i 4000 esemplari. Il suo mantenimento nella categoria delle specie minacciate non è dunque più giustificato. Oggi il castoro europeo è considerato non minacciato (LC) (LR 1994 = 1).
Il lupo grigio (Canis lupus), che nella precedente lista rientrava ancora tra le specie estinte, nel frattempo ha fatto ritorno in Svizzera. La sua situazione è notevolmente migliorata: la popolazione sta crescendo e conta nel 2022 all’incirca 150 esemplari; in più sono stati individuati numerosi branchi e vari casi di riproduzione. Mantiene tuttavia il suo status di specie minacciata a causa dei criteri applicati rispetto alle dimensioni della popolazione. Il lupo grigio è classificato come EN (LR 1994 = 0).
Negli ultimi anni, la lince eurasiatica (Lynx lynx) ha evidenziato in Svizzera, a livello di consistenza numerica, una tendenza in lieve aumento. Per il 2018 si stima una popolazione di 250 esemplari. Alcuni grandi habitat naturali rimangono tuttavia ancora inutilizzati, soprattutto nel sud-est delle Prealpi e delle Alpi e sul versante meridionale dell’arco alpino. Permane altresì il rischio del bracconaggio e delle perdite dovute all’impatto con veicoli stradali. Un altro rischio da non sottovalutare per la specie è la variabilità genetica piuttosto ridotta della popolazione. La mancanza di permeabilità tra i diversi habitat idonei ne ostacola la diffusione, in particolare tra la catena montuosa del Giura e le Alpi. La specie è classificata come EN (LR 1994 = 1).
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Il gatto selvatico europeo (Felis silvestris), presente soprattutto nella catena montuosa del Giura, conta all’incirca 2500 esemplari. La sua popolazione è in aumento e la specie si sta diffondendo. Permane tuttavia il rischio di ibridazione, soprattutto alla luce del crescente numero di gatti domestici. Anche i gatti selvatici continuano a essere regolarmente vittima di impatti con veicoli stradali. La specie viene classificata come potenzialmente minacciata (NT), essendo la popolazione tuttora prossima ai valori limite per una minaccia (LR 1994 = 2).
4.3 Possibili motivi di una diversa classificazione delle specie
I mammiferi (pipistrelli esclusi) costituiscono un gruppo molto eterogeneo a livello di dimensioni, comportamento ed esigenze ecologiche e spaziali. I pericoli a cui sono esposti possono dunque essere estremamente diversi tra loro o ripercuotersi in maniera differente a seconda della specie. A titolo illustrativo si riepilogano le principali cause di minaccia (tab. 7) e si descrivono gli impatti che esse hanno sulle diverse specie a livello di gilda (cfr. 2.2).
Tabella 7 Principali minacce per i mammiferi GM = grandi mammiferi, MM = mammiferi di taglia media, PM = piccoli mammiferi, + basso impatto, ++ impatto medio, +++ forte impatto
Minaccia Impatto sulle specie Attività correlate GM MM PM
Interruzione della Deterioramento della rete ecologica Densificazione della rete stradale +++ ++ + rete ecologica naturale, interruzione delle rotte e ferroviaria, raggruppamenti di terreni migratorie; minor numero di scambi tra Correzioni di corsi d’acqua le popolazioni
Impoverimento Deterioramento degli habitat, Pratiche di sfruttamento agricolo + +++ +++ dei paesaggi interruzione dei corridoi di collegamento, e forestale, urbanizzazione (edificazione presenza di ostacoli, perdita di luoghi o densificazione di aree residenziali, zone in cui nidificare, fonti alimentari, luoghi industriali o superfici per il tempo libero) in cui riposare e trascorrere il letargo
Disturbo Dissuasione, allontanamento, Turismo, attività di svago +++ debilitazione
Uccisione Assottigliamento delle popolazioni, Traffico, abbattimenti illegali, +++ + ++ avvelenamento trattamenti antiparassitari
La situazione dei mammiferi terrestri in Svizzera potrebbe sembrare paradossale. Negli ultimi decenni, infatti, abbiamo assistito a una crescita a livello di dimensioni delle popolazioni o di areale di distribuzione delle specie di grossa taglia, come ungulati, grandi predatori o castori. Il motivo principale di questa evoluzione favorevole è il comportamento opportunistico e generalista di queste specie, che consente loro di adattarsi a un’ampia gamma di condizioni ecologiche differenti. La maggior parte dei grandi mammiferi, inoltre, era scomparsa dalla Svizzera nel corso del XIX secolo, in seguito all’eccessivo sfruttamento o allo sterminio deliberato delle loro popolazioni. Alcune di queste specie sono diventate protette, e la caccia è stata regolamentata e assoggettata ai principi della sostenibilità, il che ha contribuito al loro ripopolamento. Ciò nonostante, molte specie di mammiferi legate a risorse e strutture paesaggistiche più specifiche si trovano in una situazione difficile. Il motivo principale è il degrado degli habitat presenti nell’Altopiano, che sono soggetti a un uso intensivo del suolo, soprattutto da parte dell’agricoltura, e a una forte urbanizzazione.
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Il paradosso sopraccitato deriva quindi dal fatto che l’evoluzione positiva delle specie più note e di grossa taglia tende a far dimenticare a un vasto pubblico che molte altre specie, meno appariscenti e meno conosciute, stanno progressivamente scomparendo; anche specie più comuni in passato, come la lepre comune o il riccio europeo, hanno in alcuni casi subito un forte calo.
Da un’osservazione più attenta emerge che vi sono vari fattori umani che si ripercuotono negativamente sulla qualità dell’habitat e quindi sulla presenza e sulla varietà di specie di mammiferi. Uno di essi è la mancanza di strutture di piccole dimensioni, particolarmente evidente nelle aree ad uso agricolo intensivo, dalla pianura alle zone di montagna. È quindi importante che si crei più spazio per piccole strutture, biotopi marginali e orli, soprattutto nelle aree ad uso agricolo. La frammentazione degli habitat è un altro fattore in continua crescita a causa dello sviluppo e della densificazione degli insediamenti urbani e del costante ampliamento delle vie di comunicazione. Tutto ciò può portare a un isolamento delle popolazioni.
Un altro fattore è il disturbo causato dalle attività di svago nella natura, che in alcune zone è destinato ad aumentare ulteriormente e che può rappresentare un problema per alcuni animali selvatici. Si pensi, ad esempio, ai voli in parapendio, all’uso dei droni, allo sci d’alpinismo, alle escursioni con le ciaspole e agli itinerari per mountain bike.
Un aspetto sottovalutato nel caso dei mammiferi è l’uso massiccio di pesticidi non solo in agricoltura, ma anche nei giardini privati e nei boschi. Questa prassi ha un impatto indiretto anche sui mammiferi: se la moria di insetti degli ultimi decenni continuerà anche in futuro, a farne le spese, alla fine, saranno anche le popolazioni di insettivori, come ad esempio i toporagni.
Altri pericoli derivano dalla concorrenza, dalla predazione e dalla trasmissione di malattie da parte di animali domestici e da allevamento. I circa 1,7 milioni di gatti domestici presenti in Svizzera vanno a caccia di piccoli mammiferi, il che può avere un impatto negativo sulla distribuzione e sulla frequenza delle specie a rischio e a lenta riproduzione. Nel caso del gatto selvatico europeo, si aggiunge il problema dell’ibridazione, che può avere un effetto dannoso sul patrimonio genetico della specie che vive allo stato brado. È noto anche che alcune malattie si trasmettono da specie a specie, come la cecità dei camosci che, dalle pecore, si trasmette ai camosci e agli stambecchi. Le pecore, inoltre, possono allontanare temporaneamente i camosci dalle ricche e fertili aree di pascolo.
In seguito al cambiamento climatico si prevede un’intensificazione dei fenomeni meteorologici estremi (temporali, siccità, inondazioni) e un innalzamento delle temperature medie. Per alcune specie di mammiferi che vivono nelle Alpi o che vanno in letargo c’è il rischio che subiscano conseguenze negative. Il surriscaldamento e le forti escursioni termiche invernali, infatti, influenzano non solo la durata e il decorso del letargo o dell’ibernazione, ma anche la funzione della neve come protezione dai predatori e dal freddo. La durata del letargo è legata, tra i vari fattori, anche alla temperatura esterna: può ridursi se la temperatura media dell’aria aumenta. Un risveglio anticipato può essere poco propizio se in quel momento la disponibilità di cibo non è ancora sufficiente. Se poi la vegetazione è ancora brulla, vi è anche un maggiore rischio di predazione per le piccole specie che vivono sugli alberi, primi fra tutti i ghiri delle regioni di montagna (quercini, driomi e moscardini). In assenza di neve, la lepre variabile, che assume un mantello bianco d’inverno, è più visibile ai predatori e maggiormente esposta alle intemperie, venendo a mancare l’isolamento termico offerto dalla neve. Rehnus (2013) prevede che la lepre variabile perderà un quarto del suo habitat entro il 2070 a causa del cambiamento climatico. Quest’ultimo, d’altro canto, favorisce la presenza della lepre comune (Lepus europaeus) ad altitudini più elevate. Le lepri comuni sono più competitive, per cui la diffusione della lepre variabile potrebbe ulteriormente diminuire nel lungo periodo. Le
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due specie si ibrideranno a vicenda, il che rappresenta un ulteriore fattore di rischio. Effetti negativi si prevedono anche per l’ermellino, che in inverno si veste anch’esso di un candido mantello bianco. Anche in questo caso l’adattamento è dannoso se non c’è neve in inverno e la predazione aumenta. Per quanto riguarda la lepre comune (Lepus europaeus), i periodi prolungati di pioggia e basse temperature incrementano le perdite tra gli esemplari giovani. Se la frequenza di questi periodi aumenterà a causa del cambiamento climatico, il successo riproduttivo calerà di conseguenza.
4.4 Confronto con l’Europa
L’Europa conta 231 specie di mammiferi autoctone, senza considerare le specie esotiche invasive. Se si escludono i mammiferi marini e i pipistrelli, in totale sono 164 (Temple e Terry 2007). Con 57 specie, la Svizzera ospita quindi il 34 % della fauna indigena europea, il che riflette una buona biodiversità, considerata la superficie ridotta del Paese. La Svizzera ha una responsabilità particolare nei confronti delle specie alpine, come lo stambecco (Capra ibex), la lepre variabile (Lepus timidus), la lince eurasiatica (Lynx lynx), il camoscio (Rupicapra rupicapra) e il toporagno alpino (Sorex alpinus). Le mappe aggiornate di distribuzione delle specie possono essere scaricate dal server cartografico di info fauna – CSCF (https://lepus.unine.ch/carto/).
Lo status Lista Rossa dei mammiferi europei è riportato nella pubblicazione di Temple e Terry (2007). Il grado di minaccia dei mammiferi terrestri per i Paesi confinanti con la Svizzera è riportato nelle seguenti pubblicazioni (tra parentesi è indicata la percentuale di specie minacciate): Italia (28 %) Rondinini et al. (2013), Francia (33 %) UICN France et al. (2017), Germania (31 %) Meinig et al. (2020) e Austria (27 %) Zulka (2005). In ciascuno di questi Paesi, circa un terzo delle specie è classificato come minacciato. Una situazione che si riscontra anche in Svizzera, la cui percentuale è pari al 35 %.
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Allegati A1 Nomenclatura e tassonomia
La nomenclatura adottata in questo documento è quella utilizzata nel lavoro di Graf e Fischer (2021). Microtus agrestis e Microtus lavernedii, quest’ultima di nuova definizione, sono state accorpate in un unico taxon. Nel caso della Arvicola amphibus (in precedenza A. terrestris), le due sottospecie presenti in Svizzera (A. t. scherman e A. t. italicus) venivano trattate come un’unica specie, mentre d’ora in avanti saranno riconosciute come due specie distinte (Arvicola amphibius, A. italicus).
Nella presente Lista Rossa figurano unicamente le specie che erano già diffuse in Svizzera prima del XV secolo e la cui presenza è stata riscontrata anche in seguito. Questo limite temporale viene utilizzato altresì per classificare come specie non indigene (status NA) quelle provenienti da regioni biogeografiche lontane e comparse dopo questo periodo. Esso coincide con l’inizio degli scambi economici e le prime esplorazioni tra i diversi continenti. In tutto le specie classificate come erratiche o alloctone (NA – non applicabile) sono 12 (tab. 8). Analogamente alla prima Lista Rossa, il coniglio selvatico (Oryctolagus cuniculus) è stato considerato una specie da valutare, nonostante la sua presenza attuale sia da ricondurre a esemplari introdotti nel territorio.
Tabella 8 Lista dei mammiferi alloctoni
Nome scientifico Nome italiano Categoria Annotazioni
Canis aureus Linnaeus, 1758 Sciacallo dorato NA Specie erratica, immigrazione naturale
Cervus nippon Temminck, 1836 Cervo sika NA Presente a nord del Reno nei Cantoni SH e ZH
Dama dama (Linnaeus, 1758) Daino NA Nessuna popolazione naturale in Svizzera, qualche esemplare fuggito da recinti faunistici
Genetta genetta (Linnaeus, 1758) Genetta comune NA Specie erratica, immigrazione naturale
Myocastor coypus (Molina, 1782) Nutria NA Presente nell’Ajoie e lungo il Reno tra Basilea e Sciaffusa
Nyctereutes procyonoides (Gray, 1834) Cane procione NA Circa 15 avvistamenti in Svizzera dal 2003
Ondatra zibethicus (Linnaeus, 1766) Topo muschiato NA Presente nell’Ajoie, nella Birs, lungo l’Aare a valle di Olten e lungo il Reno tra Basilea e Coira Muflone Presente nel Basso Vallese (Chiablese Ovis gmelini musimon (Pallas, 1811) NA vallesano)
Procyon lotor (Linnaeus, 1758) Procione NA Presenza regolare nel nord-est della Svizzera
Rattus norvegicus (Berkenhout, 1769) Ratto delle chiaviche NA
Sylvilagus floridanus (J. A. Allen, 1890) Silvilago orientale NA Presente nel Ticino meridionale (Mendrisiotto)
Tamias sibiricus (Laxmann, 1769) Scoiattolo siberiano NA Presente nella città di Ginevra (giardino botanico)
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A2 Procedura di elaborazione della Lista Rossa
Per la revisione della Lista Rossa dei Mammiferi (esclusi i pipistrelli) si è fatto ricorso a due diverse tipologie di informazioni. Nell’approccio che effettua una valutazione sulla base di criteri legati alla popolazione sono stati presi in considerazione i dati delle statistiche federali e cantonali sulla caccia e i programmi nazionali di monitoraggio. Nel caso dei grandi carnivori protetti a livello nazionale, tale monitoraggio viene effettuato e valutato dalla Fondazione KORA, con il supporto dei Cantoni, su mandato della Confederazione. Le specie in questione sono: Canis lupus, Canis aureus, Lynx lynx e Ursus arctos. Si è altresì tenuto conto dei rilevamenti numerici condotti a livello nazionale per le seguenti specie: Felis silvestris (Weber et al. 2011, Nussberger e Roth 2020) e Micromys minutus (Blant et al. 2005, Blant et al. 2012). Per quanto riguarda la lepre comune (Lepus europaeus), erano disponibili i risultati dei censimenti effettuati dalla Stazione ornitologica svizzera su incarico dell’UFAM e i dati raccolti dai Cantoni (Zellweger-Fischer 2015). La dimensione delle popolazioni come criterio per la valutazione delle specie è stata utilizzata per l’ordine degli artiodattili (Artiodactyla), dei carnivori (tranne il genere Mustela), per i leporidi (solo la lepre comune) e, nel caso dei roditori, per il castoro europeo (Castor fiber) e la marmotta alpina (Marmota marmota).
Per la classificazione dell’ordine degli insettivori, dei roditori (ad eccezione delle specie summenzionate) e del genere Mustela si sono utilizzati come riferimento i dati sulla distribuzione presenti nella banca dati di info fauna – CSCF, alimentata peraltro anche con i dati delle seguenti istituzioni e organizzazioni: BDM-CH, Igelstation Kanton Bern (clinica per ricci del Canton Berna), KORA, Naturzentrum Glarnerland, ornitho.ch, Pro Igel, Biberfachstelle (servizio di consulenza sul castoro), Stazione ornitologica svizzera e Stadtwildtiere.ch. Anche diversi Cantoni hanno fornito dati sui mammiferi, in particolare Argovia, Friburgo, San Gallo, Soletta e Vaud. Quasi 10 000 ulteriori dati sono stati raccolti tra il 2011 e il 2015 nel corso dei rilievi sul campo compiuti appositamente per la revisione delle Liste Rosse (cfr. sotto). Sono stati inoltre considerati i dati censiti nell’ambito del progetto per il nuovo Atlante dei mammiferi della Svizzera e del Liechtenstein, nella misura in cui erano disponibili in sede di analisi. A fine 2019 la banca dati contava 1 141 000 dati certi per il periodo a partire dal 2000, a cui vi è stata la possibilità di attingere per la valutazione delle specie.
A2-2 Rilievi specifici sul campo Per integrare le conoscenze mancanti circa la presenza e la distribuzione dei piccoli mammiferi, nel 2010 si è proceduto, su incarico dell’UFAM, a condurre una serie di rilievi sul campo specifici per i piccoli mustelidi (genere Mustela) (Capt e Marchesi 2010, Capt et al. 2014, Nägeli 2014), a cui ne sono seguiti altri tra il 2011 e il 2015 per gli insettivori e i roditori (Capt et al. 2014). L’identificazione delle specie è stata effettuata utilizzando, tra i vari elementi, la chiave di determinazione dei mammiferi della Svizzera di Marchesi et al. (2008).
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A2-2-1 Rilievi sul campo per i piccoli mustelidi Nel caso dei piccoli mustelidi i rilievi vengono effettuati accertando la presenza di tracce in apposite trappole a passaggio posizionate sul campo. Questi dati possono essere utilizzati per raccogliere informazioni circa la presenza o assenza delle specie oggetto di studio e le loro frequenze relative (Marchesi et al. 2004). Un esperimento pilota condotto nell’autunno del 2009 nel Cantone Friburgo da parte del CSCF su incarico dell’UFAM ha dimostrato la praticabilità del metodo anche su vaste aree (Capt e Marchesi, 2010), tanto che per il 2010 si è deciso di programmare e realizzare una sua estensione a tutta la Svizzera (fig. 4). Sono state selezionate otto aree di studio sulla base dei seguenti criteri: (1) distribuzione rappresentativa nelle sei regioni biogeografiche della Svizzera, con un accento particolare sull’Altopiano, (2) considerazione dei bacini imbriferi ai fini della demarcazione dei confini e (3) considerazione dei dati di distribuzione degli ultimi 20 anni tratti dalla banca dati di info fauna – CSCF. Per ciascuna delle otto aree di studio sono state utilizzate 100 trappole a passaggio (Engadina 80) distribuite su dieci unità di studio (quadrati della griglia da 1 km2). Questi dieci quadrati sono stati determinati nel modo seguente: (1) al massimo un quadrato per unità di griglia 5 × 5 km, (2) almeno 1 km di distanza tra i quadrati, (3) 70 % dei quadrati contenenti osservazioni note delle specie in questione e 30 % di quadrati prospettici selezionati casualmente che soddisfano le condizioni ecologiche minime (copertura boschiva tra il 20 % e il 70 %) e siano accessibili. Nei dieci quadrati di studio sono stati selezionati dieci siti ciascuno secondo i seguenti criteri: (1) perizia cartografica preliminare (strutture, topografia, accessibilità), (2) inclusione dei luoghi di precedenti ritrovamenti noti e (3) considerazione delle condizioni riscontrate in situ al fine di ottimizzare l’uso delle trappole a passaggio da parte delle specie oggetto di studio e le ricognizioni di controllo sul campo. I 780 siti delle trappole controllati a cadenza settimanale nei 78 quadrati chilometrici hanno rilevato oltre 600 passaggi, ripartiti su dieci specie identificate (soprattutto piccoli mustelidi e gliridi). Le gallerie a passaggio sono state utilizzate di volta in volta per cinque settimane.
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Figura 4 Aree di studio dei piccoli mustelidi 2009–2010 8 regioni, ciascuna con 10 unità di studio da 1 km2 (pallini neri)
Grafica: CSCF/Swisstopo
A2-2-2 Rilievi sul campo per i piccoli mammiferi Il metodo utilizzato per i campionamenti dei piccoli mammiferi è stato testato nel 2011 nell’ambito di un progetto pilota ed è risultato praticabile. I lavori a tappeto sul campo sono iniziati nel 2012 e si sono protratti fino al 2015. Durante questi campionamenti sono stati visitati e ispezionati in tutto 84 siti nel corso di cinque anni. Ciascun sito corrisponde a un quadrato chilometrico del sistema di coordinate svizzero CH 1903 (fig. 5). I lavori sul campo si sono concentrati principalmente sui piccoli mammiferi, ma sono state registrate tutte le osservazioni relative ai mammiferi. I metodi impiegati sono stati i seguenti: cattura con trappole vive, gallerie a passaggio, fototrappole, osservazioni indirette (tracce di cibo, mucchi di terra ecc.) e osservazioni casuali di mammiferi. Per le specie di difficile determinazione sono state effettuate analisi genetiche specifiche ai fini della loro identificazione (Wirthner-Bitterlin et al. 2016). In questo modo sono stati raccolti complessivamente 9740 dati, il che equivale a una resa media di 119 osservazioni per chilometro quadrato.
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I criteri determinanti per il numero di siti considerati sono stati le risorse finanziarie approntate dall’UFAM, il materiale di cattura esistente e la disponibilità di personale specializzato in grado di effettuare le operazioni sul campo. In un’ulteriore fase si è proceduto a selezionare una prima serie di 52 quadrati di studio (km2) sulla base dei seguenti criteri:
· scelta di un quadrato di partenza in base alla griglia del Monitoraggio della biodiversità della Svizzera (MBD-CH); · partendo da questo primo quadrato, creazione di una griglia di 10 × 10 km su tutto il territorio nazionale; · partendo da questa griglia, considerazione di una rete regolare di unità di 10 × 10 km distanziate tra loro di 40 km sull’asse nord-sud e di 30 km sull’asse est-ovest; e · all’interno delle 54 unità così selezionate, considerazione di tutti i quadrati chilometrici che soddisfano i seguenti criteri di fattibilità: – altitudine media e massima inferiore a 2500 metri, – pendenza media e massima inferiore al 35 %, – percentuale di area boschiva tra il 20 % e l’80 %, – considerazione dei soli quadrati ubicati al di fuori dei laghi e al di fuori dei quadrati con più del 50 % di area popolata, – fattibilità del quadrato, ossia raggiungibile con un veicolo fino alla distanza di un chilometro, – 52 delle 54 unità di 10 × 10 km contengono almeno un quadrato che soddisfa i requisiti, – le 52 unità contengono 2863 quadrati chilometrici che soddisfano i criteri di selezione, – in ciascuna delle 52 unità (10 × 10 km), selezione casuale di un quadrato chilometrico.
In quattro casi è stato necessario trovare quadrati sostitutivi nelle immediate vicinanze di quelli originariamente selezionati perché all’inizio dei lavori sul campo questi erano inaccessibili a causa delle condizioni meteorologiche o della presenza di cantieri (costruzione di strade, mezzi di trasporto chiusi). Oltre a questi 52 quadrati sono stati analizzati altri 12 quadrati «prospettici» in aree scarsamente documentate dal punto di vista dei piccoli mammiferi secondo la banca dati info fauna – CSCF. Altri 20 quadrati sono stati presi in considerazione, di cui 4 della fase pilota per i quali, nel caso dei piccoli mammiferi, erano disponibili soltanto dati più vecchi.
Ognuna di queste 84 unità in tutto (quadrati chilometrici) era già stata elaborata una volta tra il 2011 e il 2015 secondo un metodo prestabilito (CSCF 2012).
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Figura 5 Siti visitati tra il 2011 e il 2015 nell’ambito dei rilievi sul campo dei piccoli mammiferi Gli 84 quadrati chilometrici rilevati (pallini) e le unità 10 × 10 km considerate (quadratini).
Grafica: CSCF/Swisstopo
A2-3 Procedura di attribuzione del grado di minaccia L’UICN (2012) propone cinque gruppi di criteri (A–E) per classificare le specie nelle diverse categorie di minaccia. Tre di essi (A, C e D) fanno riferimento a una stima quantitativa, constatata o prevista, del numero totale (C e D) o della riduzione del numero totale (A) degli individui adulti di ciascuna specie nella regione considerata. Un quarto gruppo (E) si basa su modelli di previsione della dinamica delle popolazioni e della probabilità di estinzione che richiedono conoscenze molto approfondite (p. es. curve di mortalità, tassi di immigrazione ed emigrazione). Il gruppo di criteri B utilizza, ai fini della valutazione del grado di pericolo, l’analisi dell’evoluzione attuale dell’areale di distribuzione delle specie (B), in particolare l’evoluzione dell’areale (B1) o dell’area effettivamente occupata (B2). Se la qualità dei dati lo consentiva, le specie sono state valutate in primo luogo sulla base delle dimensioni e delle stime delle popolazioni. In caso contrario si sono applicati i criteri del gruppo B.
Per le specie di cui erano disponibili dati quantitativi rappresentativi per tutta la Svizzera, le valutazioni sono state effettuate con i criteri dei gruppi C e D. Nello specifico, ciò ha riguardato i rappresentanti degli artiodattili, dei predatori, dei leporidi e tre rappresentanti dei roditori (Castor fiber, Marmota marmota, Sciurus vulgaris), tutti quanti oggetto della legge federale sulla caccia (LCP). Riguardo alle specie cacciabili di questi ordini, esiste una statistica cantonale e federale che viene aggiornata di anno in anno (UFAM, statistica federale della caccia). Da parte dei Cantoni, inoltre, vengono rilevati i dati sull’effettiva consistenza degli ungulati. Nel caso della lepre comune (Lepus europaeus), si possono utilizzare i programmi di monitoraggio (censimenti) condotti da diversi
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Cantoni e coordinati dalla Stazione ornitologica svizzera (Zellweger-Fischer 2015), che forniscono un buon quadro della situazione circa l’evoluzione numerica della specie sul territorio nazionale. Le popolazioni dei grandi carnivori (Canis aureus, Canis lupus, Lynx lynx, Ursus arctos) sono monitorate dalla KORA, quelle del castoro europeo (Castor fiber) dal servizio di consulenza nazionale di competenza, in entrambi i casi su incarico dell’UFAM. Questi programmi, sovvenzionati altresì dai Cantoni, consentono pertanto di fornire indicazioni attendibili sulle dimensioni delle rispettive popolazioni. I campionamenti condotti sul gatto selvatico europeo nelle montagne del Giura sono serviti come base per la valutazione della specie (Felis silvestris) (Weber et al. 2011, Nussberger e Roth 2020). Questo set di dati è stato integrato con ritrovamenti casuali di gatti trovati morti o investiti, dai quali è risultato che si trattava di gatti selvatici. Nel caso della lontra eurasiatica (Lutra lutra), le prove raccolte durante il censimento del castoro europeo e le osservazioni casuali sono servite come riferimento per la classificazione della specie. La valutazione del coniglio selvatico (Oryctolagus cuniculus) è stata effettuata in base al gruppo di criteri C.
Per le specie protette degli ordini summenzionati di cui non esistono campionamenti periodici a livello nazionale, più precisamente le specie di Mustelidi di piccola taglia (Mustela erminea, Mustela nivalis, Mustela putorius), si utilizza come riferimento il gruppo di criteri B al fine di valutare il grado di minaccia. Anche tutti i rappresentanti degli ordini di insettivori e roditori, eccezion fatta per il castoro europeo e la marmotta alpina, vengono valutati secondo questi criteri.
Nel 2003 (con revisione nel 2017) l’UICN ha pubblicato le linee guida per l’applicazione dei criteri UICN a livello nazionale (IUCN 2017), ed è proprio a esse che si ispira in gran parte la procedura applicata, le cui fasi sono descritte nei paragrafi seguenti.
Per determinare la classificazione provvisoria di ogni specie, Fivaz e Gonseth (2014) hanno sviluppato un metodo automatizzato e standardizzato basato sul criterio UICN B2 (area effettivamente occupata). Esso consta di due fasi: nella prima, con un modello statistico si valuta l’areale potenziale (secondo Guisan e Zimmermann 2000) di ciascuna specie. Il risultato è un perimetro «ecologico» all’interno del quale la specie può potenzialmente svilupparsi. Nella seconda fase, l’estensione dell’area così evidenziata viene ristretta in funzione della distribuzione effettivamente osservata.
Il modello statistico si basa su tutti i dati precisi disponibili nella banca dati di info fauna – CSCF e viene applicato a tutto il territorio svizzero tenendo conto di nove variabili: altitudine, pendenza, precipitazioni totali di luglio e all’anno, irraggiamento solare accumulato di luglio e dell’intero anno, temperatura media di gennaio, luglio e dell’intero anno. Il metodo statistico utilizzato è descritto in Leathwick et al. (2005). Poiché i risultati che si ottengono con i modelli statistici sono dei valori di probabilità (tra 0 e 1), per determinare i bacini di diffusione «potenzialmente favorevoli» è stato definito un valore soglia che corrisponde al valore minimo al quale la percentuale di osservazioni effettive della specie valutata nell’area considerata è pari al 95 %. Per alcune specie è stato inoltre applicato un filtro relativo all’altitudine o agli habitat (margini boschivi, insediamenti ecc.).
La distribuzione potenziale è stata circoscritta geograficamente prendendo come riferimento soltanto i bacini di diffusione con punti di osservazione rilevati dopo l’anno 2000. La superficie finale ottenuta (somma della superficie favorevole dei bacini di diffusione) ha permesso di dedurre il grado di minaccia provvisorio secondo il
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Il grado di minaccia provvisorio attribuito alle specie è stato poi sottoposto a ulteriori criteri di analisi allo scopo di:
· verificare lo status di specie minacciata (CR, EN, VU); · giustificare il passaggio della specie considerata a una categoria di minaccia superiore o inferiore; · giustificare l’attribuzione della specie considerata alle specie potenzialmente minacciate (NT).
I criteri adottati per la valutazione delle specie si basano principalmente sui criteri di minaccia B2 dell’UICN (IUCN 2012) che, oltre alle dimensioni dell’areale di distribuzione, tengono conto anche degli ultimi sviluppi della diffusione delle specie, in particolare delle aree effettivamente occupate (criteri B2a–b). Un regresso costante della superficie osservata è accertato, dedotto o previsto nei seguenti casi:
· Riduzione dell’areale rispetto alla massima distribuzione storica (1900–2001) (B2b i) e alla distribuzione degli ultimi 25 anni (1991–2016). · Riduzione dell’area effettivamente occupata (B2b ii). Questo criterio è dato dal rapporto tra l’effettiva area colonizzata di recente (2001–2016) e la superficie massima storicamente occupata. · Grado di minaccia a cui sono esposti i principali habitat, valutato in base alla riduzione della superficie, della distribuzione e/o della qualità (B2b iii). Questo criterio si basa sulle conoscenze degli esperti. · Grado di frammentazione delle popolazioni (B2b iv). Questo criterio viene valutato attraverso un’analisi delle carte di distribuzione. · Grande frammentazione dell’area effettivamente occupata o specie presente in un’unica stazione (EN 5, · Dipendenza da misure di conservazione non garantite nel tempo (B2b iv).
Secondo Ludwig et al. (2006) i criteri UICN B2b iii e B2b iv possono essere affinati tenendo conto, da un lato, degli attuali o potenziali influssi antropici diretti che determinano una compromissione degli habitat (urbanizzazione, agricoltura e selvicoltura, correzione dei corsi d’acqua) e, dall’altro, degli attuali o potenziali influssi antropici indiretti che comportano un danneggiamento degli habitat (peggioramento della qualità degli habitat, inquinamento ambientale), nonché della dipendenza di una specie da misure di conservazione non garantite nel tempo. Questa distinzione, tuttavia, è stata considerata in maniera secondaria nella classificazione delle specie e, per questo motivo, non compare nelle liste delle specie con le categorie di minaccia.
I seguenti criteri possono essere utilizzati in particolare per «declassare» una specie (passaggio a una categoria di minaccia inferiore):
· espansione dell’area occupata; · colonizzazione di altri habitat principali (specie ubiquitarie); · aumento del numero di individui in età di riproduzione; · ingresso nelle popolazioni svizzere di soggetti provenienti da popolazioni vicine al confine; · specie non minacciata nei Paesi limitrofi.
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Con l’applicazione di questi criteri supplementari, 3 specie sono state assegnate a una categoria superiore e 3 a una inferiore, mentre 14 hanno conservato la loro classificazione originaria.
A2-3-1 Esempi di riclassificazione in base ai criteri supplementari Con circa 250 esemplari maturi stimati in Svizzera, il lupo grigio (Canis lupus) rientra nella categoria di minaccia EN in base al gruppo di criteri D. La presenza in Italia e in Francia di popolazioni extraregionali e in fase di espansione, tuttavia, riduce il rischio di una sua immediata estinzione e consente di declassare la specie alla categoria VU.
Se si considera l’area che occupa, il driomio (Dryomys nitedula) potrebbe essere classificato nella categoria EN. La sua presenza, infatti, è limitata alla Bassa Engadina e alla Val Monastero ed è legata alle vicine popolazioni italiane, dove la sua sopravvivenza non è considerata minacciata. La specie sta probabilmente sfruttando il suo potenziale sul versante svizzero e sembra stabile. Questa situazione consente di far retrocedere il driomio alla categoria VU.
Il moscardino (Muscardinus avellanarius) occupa un’area le cui dimensioni sono stimate appena al di sopra di quelle che giustificherebbero una sua classificazione come specie minacciata. I suoi habitat prediletti, principalmente i margini boschivi, il sottobosco ricco di arbusti e le siepi, sono tuttavia sotto forte pressione (impoverimento, perdita) e spesso di scarsa qualità dal punto di vista ecologico. Per tale motivo la specie è da considerarsi minacciata e da attribuirsi alla categoria VU.
Per quanto riguarda la donnola (Mustela nivalis), in Svizzera è la perdita di habitat e di strutture paesaggistiche la principale causa del calo del numero di esemplari. Questo peggioramento della situazione si verifica soprattutto alle basse e medie altitudini, dove la specie è diventata molto rara. Si stima che l’area occupata sia appena al di sotto della soglia necessaria per rientrare tra le specie minacciate. Tuttavia, il grave pericolo a cui sono esposti gli habitat prediletti da questa specie e l’areale frammentato ne giustificano una classificazione come specie minacciata. La donnola rientra pertanto nella categoria VU.
La puzzola (Mustela putorius) predilige habitat semi-aperti, strutturati e con corsi d’acqua, dove si nutre principalmente di anfibi e, in misura minore, anche di piccoli roditori. Questi habitat sono regrediti sensibilmente o hanno perso di qualità e le popolazioni di anfibi sono in continuo calo. Dai calcoli risulta che la specie occupa un’area che la colloca vicino alla soglia critica che ne giustificherebbe lo status di specie minacciata, ma non la raggiunge. Visto il degrado del suo habitat e la diminuzione delle sue prede preferite, la puzzola è considerata minacciata e viene inserita nella categoria VU.
Le dimensioni dell’area occupata dalla talpa cieca (Talpa caeca) ne consentirebbero l’attribuzione alla categoria VU. La scoperta di questa specie sul versante meridionale del Sempione all’inizio degli anni 2000, le regolari osservazioni in Ticino e la presenza di popolazioni extraregionali di confine nel territorio italiano ne riducono tuttavia il rischio di estinzione. La specie è pertanto declassata alla categoria NT.
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A3 Ringraziamenti
Desideriamo ringraziare vivamente tutti i collaboratori e tutte le collaboratrici che hanno preso parte alle attività di campionamento dei piccoli carnivori negli anni 2009 e 2010 o che hanno partecipato ai lavori sul campo dal 2011 al 2015: Adrian Aebischer, Cristina Boschi, Michel Blant, Thierry Bohnenstengel, Denise Camenisch, Sandrine Capt, Daniel Christen, Sophie Cotting, Lucretia Deplazes, Adrian Dietrich, Bettina Erne, Nicolas Fasel, Kerstin Frank, Viviane Froidevaux, Silvia Gandolla, Jean-Claude Gerber, Emilie Gex-Fabry, Karim Ghali, Jacques Gilliéron, Jérôme Gremaud, Christian Gümpel, René Güttinger, Sabrina Joye, Elias Kindle, Kaspar Klopfstein, Manuel Lingg, Tiziano Maddalena, Paul Marchesi (†), Kathi Märki, Marzia Mattei-Roesli, Jon Mayer, Murielle Mermod, Michael Moser, Jürg-Paul Müller, Caroline Nienhuis, Maria Rasmussen, Emilie Rathey, Martina Reifler-Bächtiger, Anya Rossi-Pedruzzi, Andrea Schifferli, Johanna Schoop, Sandro Stoller, Damiano Torriani, Lisa Wirthner, Christian Wittker.
Ringraziamo Marilena Palmisano per il suo contributo prezioso nell’individuazione delle specie criptiche mediante analisi genetica.
Rivolgiamo un sentito ringraziamento anche alla Fondazione KORA e a tutto il suo staff per averci fornito i numerosissimi dati raccolti e trasmessi nell’ambito dei suoi programmi di monitoraggio.
Desideriamo anche ringraziare sentitamente tutti coloro che ci hanno trasmesso le loro osservazioni attraverso le piattaforme http://webfauna.ch, www.ornitho.ch e http://stadtwildtiere.ch.
Grazie anche a Christof Angst, Monika Jakob, Murielle Mermod e Silvia Zumbach per il supporto logistico durante i rilievi sul campo.
Ringraziamo inoltre Fabien Fivaz per l’analisi dei dati ed Emanuela Leonetti e Françoise Hämmerli per il supporto amministrativo al progetto.
Ringraziamo Beatrice Nussberger non solo per la traduzione competente in lingua tedesca, ma anche per la revisione critica del documento.
Infine, un grande ringraziamento va a Francis Cordillot (collaboratore dell’UFAM fino al 2019) per il suo costante e instancabile impegno e supporto nei confronti del progetto durante tutti questi anni, e anche per l’attenta revisione del manoscritto.
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Elenco delle figure Figura 1 Percentuale delle specie di mammiferi secondo la categoria di minaccia 12
Figura 2 Ripartizione delle 55 specie valutate di mammiferi nelle diverse categorie di minaccia 15
Figura 3 Numero di specie «Grandi mammiferi» (N = 8) in Svizzera, in una griglia di 5 × 5 km 16
Figura 4 Aree di studio dei piccoli mustelidi 2009–2010 33
Figura 5 Siti visitati tra il 2011 e il 2015 nell’ambito dei rilievi sul campo dei piccoli mammiferi 35
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Elenco delle tabelle Tabella 1 Numero di specie di mammiferi per categoria di minaccia 11
Tabella 2 Le 8 specie della gilda «Grandi mammiferi» e il loro grado di minaccia 13
Tabella 3 Le 13 specie della gilda «Mammiferi di taglia media» e il loro grado di minaccia
Tabella 4 Le 34 specie della gilda «Piccoli mammiferi» e il loro grado di minaccia 14
Tabella 5 Lista delle specie di mammiferi con relativa categoria di minaccia 20
Tabella 6 Numero di specie di mammiferi (esclusi i pipistrelli) per ciascuna categoria di minaccia nella Lista Rossa precedente (1994) e in quella attuale 24
Tabella 7 Principali minacce per i mammiferi 27
Tabella 8 Lista dei mammiferi alloctoni 30