Fonte

Lista Rossa delle Api

2024 | Pratica ambientale Biodiversità / Liste Rosse

Lista Rossa delle Api Specie minacciate in Svizzera. Stato 2022

2024 | Pratica ambientale Biodiversità / Liste Rosse

Lista Rossa delle Api Specie minacciate in Svizzera. Stato 2022

A cura dell’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM) e info fauna Berna, 2024

Nota editoriale Valenza giuridica della presente pubblicazione Editori La presente pubblicazione è un aiuto all’esecuzione elaborato Ufficio federale dell’ambiente (UFAM) dall’UFAM in veste di autorità di vigilanza. Destinata in primo L’UFAM è un ufficio del Dipartimento federale dell’ambiente, luogo alle autorità esecutive, essa concretizza le prescrizioni dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (DATEC) del diritto federale in materia ambientale (in merito a concetti e giuridici indeterminati e alla portata e all’esercizio della info fauna discrezionalità) nell’intento di promuovere un’applicazione Centro nazionale di dati e informazioni sulla fauna svizzera, uniforme della legislazione. Le autorità esecutive che vi si Neuchâtel attengono possono legittimamente ritenere che le loro decisioni siano conformi al diritto federale. Sono ammesse Autori soluzioni alternative, purché conformi al diritto vigente. Andreas Müller e Christophe Praz in collaborazione con Mike Herrmann, Rainer Neumeyer, Dimitri Bénon, Markus Bur e Yves Gonseth Lista Rossa dell’UFAM ai sensi dell’articolo 14 capoverso 3 dell’ordinanza del 16 gennaio 1991 sulla protezione della Accompagnamento natura e del paesaggio (OPN; RS 451.1), Danielle Hofmann, Reinhard Schnidrig (UFAM, divisione www.admin.ch/ch/i/sr/45.html Biodiversità e paesaggio) Francis Cordillot (UFAM, dal 2019 ecolingua) Yves Gonseth (fino al 2022 info fauna, Neuchâtel)

Grafica e impaginazione Funke Lettershop AG

Foto di copertina Andrena potentillae (EN) bottina esclusivamente sulle cinquefoglie (Potentilla) ed è presente in Svizzera solo in pochi siti climaticamente favorevoli. © Foto: Sophie Giriens

Link per scaricare la pubblicazione www.bafu.admin.ch/uv-2402-i La versione cartacea non può essere ordinata.

La presente pubblicazione è disponibile anche in tedesco e in francese. La lingua originale è il tedesco.

© UFAM 2024

1 Introduzione

1.1 Basi e uso previsto

Le Liste Rosse valutano la probabilità di estinzione degli organismi viventi e degli habitat e rappresentano quindi un segnale di allarme per la salvaguardia della biodiversità. Dal 2000, le specie in Svizzera sono valutate secondo i criteri dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN 2012 e 2017). Pubblicate o riconosciute, le Liste Rosse sono uno strumento giuridicamente efficace per la protezione della natura e del paesaggio. Sono utilizzate in particolare per: 1) designare habitat degni di protezione a causa della presenza di specie minacciate, un argomento importante nella ponderazione degli interessi dei progetti di sviluppo e costruzione secondo l’articolo 18 della legge federale sulla protezione della natura e del paesaggio (LPN; RS 451) e l’articolo 14 dell’ordinanza corrispondente (OPN; RS 451.1); 2) fissare le priorità per misure mirate di promozione delle specie in base al loro grado di minaccia e alla responsabilità internazionale della Svizzera (Lista delle specie e degli ambienti prioritari a livello nazionale; UFAM 2019); 3) informare la popolazione sullo stato della biodiversità.

Nessuna specie di api selvatiche è considerata protetta in virtù dell’articolo 20 capoverso 1 LPN in combinato disposto con l’articolo 20 capoverso 1 e l'allegato 2 OPN.

La presente Lista Rossa delle Api della Svizzera sostituisce quella pubblicata da Amiet (1994) quasi 30 anni fa e completa quelle degli altri gruppi di invertebrati presenti negli habitat terrestri come ortotteri (Monnerat et al. 2007), molluschi (Rüetschi et al. 2012), farfalle diurne e zigene (Wermeille et al. 2014), coleotteri del legno (Monnerat et al. 2016) e cicale (Hertach 2021).

1.2 Gruppo di specie considerato

Finora in Svizzera sono state censite 632 specie di api (Praz et al. 2023). Ad eccezione dell’ape mellifera occidentale (Apis mellifera), tutte le altre fanno parte delle cosiddette «api selvatiche», che comprendono anche i bombi e le api cuculo che si sviluppano in forma parassitaria nei nidi di altre specie. Le api selvatiche hanno elevate esigenze in termini di habitat e paesaggi che devono essere diversificati, ricchi di fiori e microstrutture; inoltre, questi insetti sono spesso sensibili ai prodotti fitosanitari (Zurbuchen e Müller 2012, Westrich 2019, Minnameyer et al. 2021, Strobl et al. 2021, v. cap. 4.3). Queste caratteristiche, unite all’elevata ricchezza di specie e ai requisiti spesso altamente specializzati e diversificati in termini di piante ospiti e siti di nidificazione, le rendono ottimi indicatori del valore naturalistico dei paesaggi aperti e semiaperti e della biodiversità in generale (Haeseler 1993, Schmid-Egger 1995, Duelli e Obrist 1998, Schindler et al. 2013). Rispetto a molti altri gruppi di organismi, le api selvatiche sono dei bioindicatori particolarmente efficaci anche nelle zone abitate, in quanto possono essere presenti in numero elevato in habitat di ridotte dimensioni come le aree edificate se il loro fabbisogno di risorse è soddisfatto (Zurbuchen e Müller 2012, Theodorou et al. 2020).

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 9

Sono impollinatori insostituibili di piante selvatiche e coltivate e svolgono quindi un ruolo fondamentale negli ecosistemi terrestri (Breeze et al. 2011, Button e Elle 2014, Garibaldi et al. 2013, Mallinger e Gratton 2015). Numerosi studi dimostrano che l’impollinazione di molte piante selvatiche e coltivate nel lungo periodo richiede la presenza non solo di api mellifere ma anche di una fauna di api selvatiche ricca di specie e individui (Klein et al. 2003, Holzschuh et al. 2012, Blitzer et al. 2016, Sutter et al. 2021).

Ape mellifera: un caso speciale È indubbio che l’ape mellifera occidentale (Apis mellifera) sia una indigena d’Europa (Franck et al. 1998). Probabilmente aveva colonizzato ampie aree del nostro continente molto prima dell’avvento dell’apicoltura, soprattutto nei boschi di latifoglie che offrivano cavità per i nidi e risorse alimentari costanti dalla primavera all’autunno (Crane 1999). In natura, le popolazioni di api mellifere hanno una densità stimata di 0,1-1 colonie per km2 (Oleksa et al. 2013, Kohl e Rutschmann 2018, Ilyasov et al. 2015, Parejo et al. 2020a). In Svizzera la sottospecie Apis mellifera mellifera, l’ape mellifera scura, è indigena del nord delle Alpi, mentre l’Apis mellifera ligustica, detta anche ape italiana, è tipica del sud delle Alpi (Parejo et al. 2016, 2020b).

Fino alla metà del XX secolo l’interazione con l’uomo ha probabilmente avuto un impatto molto limitato sulla dinamica naturale delle popolazioni di mellifere (Crane 1999). Invece, a partire dal 1950 circa, la modernizzazione e l’intensificazione dell’apicoltura hanno avuto forti ripercussioni. In primo luogo la loro densità è aumentata in modo significativo e ora a livello nazionale si attesta su una media di quattro colonie per km2, significativamente più alta alle quote più basse dell’Altopiano (Charrière et al. 2018). In secondo luogo, sono state introdotte in Svizzera sottospecie non indigene, in particolare Apis mellifera carnica proveniente da Bassa Austria e Slovenia, e razze derivanti da ibridi (p. es. «Buckfast»), che si sono mescolate alle popolazioni indigene e in molti casi le hanno addirittura soppiantate (Charrière et al. 2018). Infine, l’introduzione di malattie e parassiti, in particolare l’acaro Varroa originario dell’Asia, individuato per la prima volta in Svizzera nel 1984, ha probabilmente portato allo sterminio delle poche colonie di api selvatiche che vivevano nei boschi (Le Conte et al. 2010).

Ancora oggi, occasionalmente, si trovano colonie di api mellifere libere nelle cavità di vecchi alberi o in edifici (Oleksa et al. 2013, Kohl e Rutschmann 2018). Le dinamiche di queste colonie, la loro sopravvivenza nel lungo periodo e l’entità dello scambio genetico tra queste api e quelle allevate dagli apicoltori sono ancora sconosciute. È tuttavia molto improbabile che queste colonie libere formino popolazioni isolate che, per diversi motivi, si sviluppano indipendentemente da quelle dell’apicoltura (Parejo et al. 2020a). Innanzitutto la loro densità è sicuramente molto esigua rispetto alle popolazioni allevate. In secondo luogo la fecondazione della regina avviene al di fuori della colonia, a volte a diversi chilometri di distanza in luoghi in cui si riuniscono fuchi provenienti da colonie diverse, sia liberi che allevati (Winston 1991, Neumann et al. 1999). Infine, è probabile che alcuni sciami sfuggiti al controllo degli apicoltori, anche se spesso ricatturati in un secondo momento, si mescolino periodicamente con le popolazioni libere. Lo sviluppo e la dinamica delle popolazioni selvatiche sono quindi indissolubilmente legati all’apicoltura, soprattutto in Svizzera, dove la densità di colonie è molto elevata alle basse e medie altitudini.

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 10

Le specie incluse nelle Liste Rosse sono state valutate sulla base di criteri sviluppati per le popolazioni selvatiche. Non ha infatti molto senso valutare l’evoluzione o le dimensioni delle popolazioni di api mellifere che vivono in libertà, poiché queste sono influenzate maggiormente dalle colonie allevate piuttosto che da fattori ambientali. Per questi motivi non si è ritenuto opportuno valutare l’ape mellifera ai fini della presente Lista Rossa, che per questo è stata inserita nella categoria «NE» (non valutato). La situazione non cambierebbe nemmeno se si limitasse la valutazione alle sottospecie indigene, spesso non chiaramente distinguibili.

La conservazione delle sottospecie indigene, riconosciuta per motivi di patrimonio culturale (Requier et al. 2019), si ottiene principalmente attraverso misure apicole volte a ridurre l’ibridazione con ceppi non indigeni, in particolare attraverso l’istituzione di riserve di api, ma non mediante misure mirate di promozione delle specie.

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 11

2 Stato delle api in Svizzera

2.1 Grado di minaccia delle specie

Delle 632 specie di api conosciute in Svizzera (Praz et al. 2023) ne sono state considerate 624, di cui 9 sono state escluse per mancanza di dati (tab. 1, fig. 1 categoria DD). Delle 615 specie valutate, 279 (45,4 %) sono state inserite nella Lista Rossa perché estinte (RE), in pericolo critico (CR), in pericolo (EN) o vulnerabili (VU). Altre 58 specie (9,4 %) sono state classificate come quasi minacciate (NT). Quelle non minacciate (LC) sono invece 278 (45,2 %).

Tabella 1 Numero di specie di api per categoria

Categoria Numero di specie Ripartizione (%) rispetto al Ripartizione (%) rispetto al totale di specie della Lista totale di specie valutate Rossa RE – Estinto in Svizzera 59 21,1 % 9,6 % CR – In pericolo critico 24 8,6 % 3,9 % EN – In pericolo 84 30,1 % 13,7 % VU – Vulnerabile 112 40,1 % 18,2 % Totale di specie della Lista Rossa 279 100 % 45,4 % NT – Quasi minacciato 58 9,4 % LC – Non minacciato 278 45,2 % Totale di specie valutate 615 100 % DD – Dati insufficienti 9 Totale specie considerate 624 NE – Non valutato 8 Totale di specie conosciute in Svizzera 632

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 12

Figura 1 Attribuzione delle specie valutate (n = 615) alle categorie della Lista Rossa

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 13

2.2 Grado di minaccia in base ad habitat e comunità

2.2.1 Habitat

La maggior parte delle specie di api selvatiche non è legata ad habitat specifici nel senso di Delarze e Gonseth (2015) (Westrich 1996, Zurbuchen e Müller 2012), ma necessita di numerosi habitat per soddisfare il proprio fabbisogno di risorse e completare il suo ciclo vitale. Inoltre, questa caratteristica dipende anche dal fatto che la medesima risorsa può essere presente in habitat diversi. Andrena marginata (EN) ad esempio, specializzata sulle Dipsacoideae, si trova sia in prati e pascoli secchi, dove bottina su specie del genere Scabiosa, sia nei prati umidi, dove raccoglie il polline di Succisa pratensis. Per questo motivo, la presente Lista Rossa non consente di confrontare le percentuali di specie minacciate in base ai diversi habitat, come è stato fatto in altri casi (Bornand et al. 2016, Knaus et al. 2021).

Nonostante la mancanza di uno stretto legame con un unico habitat, numerose specie di api selvatiche vivono soprattutto in determinati luoghi perché necessitano di risorse di cibo o di nidificazione specifiche (Murray et al. 2012, Zurbuchen e Müller 2012, SwissBeeTeam 2022). Infatti, diverse specie indigene vivono principalmente nelle zone golenali perché nidificano in terreni sabbiosi (fig. 2). Molte di queste sono in pericolo, come ad esempio Andrena argentata (CR), Lasioglossum laevidorsum (EN) o L. tarsatum (EN), un tempo tutte molto diffuse in Svizzera. Le correzioni dei corsi d’acqua e la conseguente distruzione di gran parte delle zone golenali hanno portato al declino di queste specie, la cui presenza è oggi limitata a pochi siti altamente frammentati e popolati da pochi individui.

Figura 2 Zona golenale Le zone golenali caratterizzate da una buona dinamica fluviale registrano solitamente la presenza di comunità di api estremamente ricche di specie poiché riuniscono in uno spazio ristretto habitat molto diversi che a loro volta offrono un’ampia gamma di risorse di cibo e di nidifcazione adeguate. Le api prediligono le aree golenali asciutte e ben soleggiate, come banchi di ghiaia, zone sabbiose, brughiere di arbusti nani o pinete rade. Andrena vaga è una tipica specie di questo habitat perché bottina esclusivamente sui salici (Salix) e nidifica nel terreno sabbioso. (foto Michael Christ, Andreas Müller)

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 14

I siti ruderali ricchi di fiori ospitano comunità di api particolarmente ricche di specie (fig. 3). Molte delle api a rischio in Svizzera sono oggi associate a piante da fiore che si trovano in habitat ruderali, come Andrena distinguenda (CR) e A. agilissima (EN), entrambe specializzate sulle Brassicaceae, e Hylaeus pilosulus (CR), fortemente legata al genere Reseda. Mentre Andrena distinguenda e Hylaeus pilosulus sono sempre state rare in Svizzera, A. agilissima era presente in vaste aree del Paese, ma la sua distribuzione e popolazione hanno subito un forte declino negli ultimi decenni; dal 1950 circa, l’area effettivamente occupata è diminuita di almeno il 44 %. Invece, nelle pianure le popolazioni di alcune specie tipiche degli ambienti ruderali sono rimaste stabili o addirittura aumentate leggermente negli ultimi anni. Ad esempio, alcune considerate fortemente minacciate o estinte nella Lista Rossa del 1994 (Amiet, 1994), come Bombus ruderatus (LC) o Tetralonia malvae (VU), sembrano essere ricomparse sull’Altopiano svizzero. Queste due specie termofile sono sicuramente favorite dal riscaldamento climatico e probabilmente anche dalle misure di promozione della biodiversità nelle aree agricole, in particolare dai maggesi fioriti.

Figura 3 Sito ruderale I siti ruderali ospitano spesso delle comunità di api molto ricche di specie. Offrono infatti una disponibilità costante e diversificata di fiori e siti adatti alla nidificazione (suolo nudo e microstrutture quali steli e pietre), ma anche un microclima favorevole per le specie peraticolarmente termofile. Hoplitis tridentata è tipica dei siti ruderali secchi e nidifica negli steli vegetali morti dell’anno precedente, ad esempio di verbaschi (Verbascum), rovi (Rubus) o sardaccioni (Dipsacus). (foto Albert Krebs)

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 15

Le specie ruderali termofile trovano spesso condizioni ottimali nelle cave di sabbia e ghiaia, che comprendono piccoli habitat molto ricchi di microstrutture per la nidificazione con una presenza continua di fiori e caratterizzati da condizioni climatiche particolarmente favorevoli (fig. 4). Le cave offrono un importante rifugio per specie un tempo diffuse nei paesaggi agricoli estensivi come Megachile parietina (VU), in passato presente in tutta la Svizzera ma che ora sopravvive nelle regioni settentrionali quasi esclusivamente nelle rare cave di ghiaia rivalorizzate. Altre specie, come Lasioglossum marginellum (EN) o L. limbellum (VU), nidificano su pareti ripide e altre ancora, come Andrena barbilabris (VU), in terreni sabbiosi brulli o scarsamente vegetati.

Figura 4 Cava di ghiaia Le cave di ghiaia, sabbia o argilla dismesse o a gestione semi-intensiva ospitano spesso numerose specie. Grazie al microclima caldo, alla compresenza di piccoli habitat diversi e scarsamente vegetati, di numerose varietà floreali e microstrutture, offrono condizioni di vita ideali per innumerevoli specie di api. A nord delle Alpi l’ape muraiola Megachile parietina si trova di solito solo nelle cave di ghiaia, dove forma i suoi nidi di terra, costituiti da celle a forma di ditale, su grandi pietre. (foto Albert Krebs, Andreas Müller)

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 16

A causa delle preferenze floreali, molte specie sono particolarmente frequenti nei prati e pascoli estensivi (fig. 5), come Chelostoma grande (VU) o Andrena hattorfiana (NT), entrambe specializzate sulle Dipsacoideae, Andrena pandellei (VU), fortemente legata alle Campanulaceae, o A. schencki (VU) che mostra una netta predilezione per il genere Trifolium. A basse quote, i pochi prati e i pascoli estensivi rimasti sono spesso di piccole dimensioni e isolati, pertanto le specie che ospitano hanno popolazioni molto frammentate. Alle medie altitudini, la qualità e l’estensione dei prati e dei pascoli ricchi di fiori è in costante diminuzione a causa dell’avanzare dell’agricoltura intensiva. Le specie come Bombus distinguendus (CR), Dasypoda argentata (CR) e Hoplitis acuticornis (CR), legate ad habitat estesi, ricchi di fiori, caratterizzati da ambienti steppici o mesofili alle quote medio-basse, sono sull’orlo dell’estinzione in Svizzera.

Figura 5 Prato estensivo I prati gestiti in modo estensivo sono tra gli habitat alimentari più importanti per le api, grazie alla vasta presenza di fiori. Tuttavia, questa abbondanza di risorse alimentari può essere sfruttata solo se accompagnata dalla presenza di microstrutture adatte per la nidificazione. La mancanza di microstrutture nei prati è anche il motivo per cui i pascoli gestiti in modo estensivo presentano spesso delle comunità di api più ricche di specie. Andrena hattorfiana, specializzata sui fiori di ambrette (Knautia) e vedovine (Scabiosa), si nutre in prati estensivi, ma nidifica su terreni spogli o scarsamente vegetati dei terrapieni contigui o ai bordi dei sentieri. (foto Albert Krebs)

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 17

Torbiere basse e prati umidi presentano delle comunità di api relativamente povere (fig. 6). Tuttavia a questo habitat sono fortemente legate alcune specie specializzate. Ne è un esempio Bombus muscorum (CR), un tempo presente anche nei prati secchi e nelle aree agricole estensive, ma ora associata esclusivamente ai grandi prati umidi delle pianure. Anche altre specie minacciate si trovano regolarmente nelle zone umide, come ad esempio Lasioglossum pleurospeculum (EN).

Figura 6 Zona umida Le zone umide tendono a essere povere di specie di api ma ospitano una serie di specialiste legate a questo habitat perché prediligono determinati siti di nidificazione (p. es. vecchi canneti diradati) o sono specializzate su determinate piante. Grazie alla costante presenza di fiori, le zone umide sono diventate un rifugio per diverse specie rare di bombi (p. es. Bombus muscorum, B. veteranus), che un tempo colonizzavano anche gli habitat secchi di zone agricole estensive. Melitta nigricans è legata alle zone umide per la sua specializzazione sulla salcerella comune (Lythrum salicaria). (foto Albert Krebs)

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 18

Alcune specie sono legate a boschi di latifoglie radi in zone calde (fig. 7), come ad esempio Osmia pilicornis (EN) e Andrena ferox (VU), entrambe in declino in Svizzera. La prima richiede soprattutto boschi radi con un’elevata disponibilità di legno morto e grandi popolazioni del genere Pulmonaria, la sua principale pianta ospite. La seconda necessita di boschi ricchi di querce in zone climatiche favorevoli. Altre si ritrovano soprattutto in boschi radi di conifere, dominati da larici (Osmia nigriventris, VU) o pini (Osmia uncinata, NT).

Figura 7 Bosco rado I boschi fitti sono un habitat poco congeniale alle api a causa della mancanza di luce e fiori. Invece, grazie alla grande disponibilità di fiori, legno morto, microstrutture di steli vegetali o terreni perturbati, le aree battute dal vento, le radure o i boschi radi, ospitano delle comunità di api ricche di specie che tuttavia non si differenziano da quelle presenti in altri habitat che offrono risorse alimentari e possibilità di nidificazione simili. Esistono solo poche specie di api tipiche dei boschi. Una di queste è Osmia pilicornis, che nidifica in rami di legno morto accatastati in luoghi soleggiati sul suolo del bosco e bottina principalmente su piante del genere Pulmonaria. (foto Albert Krebs, Rainer Prosi)

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 19

Le zone abitate sono caratterizzate da condizioni climatiche particolarmente favorevoli per le specie termofile e xerofile e spesso presentano un gran numero di microstrutture e aree ricche di fiori (fig. 8). Sebbene nel secolo scorso l’urbanizzazione e la cementificazione abbiano compromesso fortemente molti habitat (semi)naturali, oggi paradossalmente nelle zone abitate molte specie di api trovano risorse alimentari e siti di nidificazione migliori che nelle zone agricole circostanti (Samuelson et al. 2022). Alcune specie, infatti, vengono osservate regolarmente nelle zone abitate, mentre sono molto più rare nelle campagne circostanti, come Hylaeus punctulatissimus (VU), Osmia brevicornis (VU) o O. cornuta (LC). Altre molto termofile ma poco esigenti, come Hylaeus leptocephalus (LC) o H. pictipes (LC), sono state rinvenute per molto tempo nelle aree urbane prima di diffondersi in epoca recente anche nelle zone circostanti (v. cap. 4.3).

Figura 8 Zona abitata Le zone abitate possono presentare una diversità sorprendentemente elevata di specie di api, tra cui anche alcune rare e minacciate. I fattori favorevoli sono il microclima caldo, strutture su piccola scala, abbondanza di risorse alimentari e varietà di siti di nidificazione. La specie Hylaeus punctulatissimus è strettamente specializzata sul genere Allium e colonizza i campi di porri e cipolle che fioriscono in estate. (foto Manuela Di Giulio, Andreas Müller)

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 20

La maggior parte delle specie presenti alle quote più elevate delle Alpi (fig. 9) non sono a rischio. Infatti, la percentuale di specie inserite nella Lista Rossa scende dal 46 % per quelle di pianura e dal 40,2 % per quelle di media altitudine all’1 % per quelle alpine. Questa relazione inversa tra percentuale di specie in pericolo e altitudine riflette in gran parte la situazione degli altri gruppi di organismi per i quali sono disponibili le Liste Rosse e illustra la forte pressione antropica sugli habitat alle basse e medie altitudini. Sulla base dei dati disponibili non è possibile stimare con precisione l’impatto sulle specie alpine del cambiamento climatico, spesso citato come uno dei principali fattori di minaccia (v. cap. 4.3). Allo stato attuale, sembra essere più problematica l’espansione dell’agricoltura intensiva anche nelle aree montane, poiché mette a repentaglio le comunità ricche di specie a media e alta quota.

Figura 9 Habitat alpino Ad eccezione dei bombi, che presentano la maggiore ricchezza di specie nelle zone subalpine e alpine, il numero di specie diminuisce con l’aumentare dell’altitudine. Tuttavia, le quote più elevate delle Alpi e del Giura ospitano delle comunità particolari, per la cui conservazione la Svizzera ha una grande responsabilità a livello europeo. Bombus alpinus, osservato fino a 3250 metri, è la specie di ape selvatica che vive alle quote più elevate della Svizzera. (foto Sophie Giriens, Dimitri Bénon)

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 21

2.2.2 Modalità di nidificazione

La biologia di nidificazione delle api è estremamente diversificata (Westrich 2019, Zurbuchen e Müller 2012, SwissBeeTeam 2022). Le loro preferenze spesso richiedono la presenza di specifiche microstrutture e microhabitat che influenzano la loro distribuzione locale. La maggior parte delle specie, come tutte quelle dei generi Andrena e Lasioglossum, nidifica in gallerie scavate da loro stesse nel terreno. Altre nidificano in cavità fuori terra, ad esempio in gallerie scavate dagli insetti nel legno morto per alimentarsi, negli steli vegetali cavi o forati oppure in gusci di lumache. Con il 51,1 % la percentuale delle specie inserite nella Lista Rossa è sensibilmente più alta per quelle che nidificano nel terreno rispetto a quelle che nidificano in superficie, di cui il 31,9 % è minacciato (fig. 10). Questa differenza è probabilmente dovuta al fatto che le specie che nidificano in superficie possono spesso creare le loro celle di covata in diversi tipi di cavità fuori terra e quindi trovare più facilmente i siti di nidificazione rispetto a quelle che nidificano nel terreno, che in molti casi hanno esigenze specifiche in termini di substrato, copertura vegetale, grado di compattazione o pendenza del suolo. In Svizzera, ad esempio, molte specialiste della sabbia si trovano sporadicamente solo in luoghi asciutti in aree golenali o in cave di ghiaia. Ad esempio Megachile leachella, specializzata in terreni sabbiosi, è in pericolo (EN), mentre la specie affine Megachile argentata, che nidifica indifferentemente in diversi tipi di suolo, non è minacciata (LC).

Figura 10 Percentuale delle specie di api per categoria di minaccia in base alle modalità di nidificazione

Circa un quarto delle specie di api della Svizzera (24,7 %) non costruisce nidi, ma si sviluppa in quelli di altre specie di api. Questo gruppo di api parassite comprende le specie cleptoparassite (o api cuculo), che introducono clandestinamente le uova nelle celle di covata dei nidi ospiti e le cui larve si sviluppano con il polline e il nettare di altre api, e i parassiti sociali, che si impadroniscono di colonie di bombi sociali e le cui larve vengono allevate da operaie di altre specie. Molte specie parassite si specializzano su una singola o poche specie ospiti strettamente correlate (Westrich 2019, SwissBeeTeam 2022). Spesso hanno un areale di distribuzione inferiore a quello dei loro ospiti e presentano una bassa densità poiché dipendono da popolazioni locali ampie e stabili dei loro ospiti. Ad esempio le api cuculo Nomada mutica (EN) e N. armata (VU) sono molto più rare e localizzate delle rispettive specie ospiti Andrena ferox (VU) e A. hattorfiana (NT) e pertanto sono state classificate in una

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 22

categoria di minaccia più elevata rispetto a queste ultime. Tuttavia, con il 45,8 % la percentuale delle specie parassite inserite nella Lista Rossa non è molto più alta di quelle non parassite, di cui il 45,0 % è minacciato (fig. 10). Questo perché probabilmente molti parassiti sono associati a ospiti non minacciati o a più ospiti, alcuni dei quali non in pericolo, e perché diverse specie di api selvatiche minacciate non sono parassitate da nessun’ape cuculo. Ad esempio, delle 31 specie di bombi sociali presenti in Svizzera, 7 (21,9 %) sono minacciate, mentre delle 10 specie di bombi parassiti nessuna lo è, molto probabilmente perché parassitano nidi di specie molto diffuse e non minacciate. Ciononostante, la minaccia che pesa sulle specie parassite risulta maggiore se si compara la percentuale di specie estinte (12,3 %), che risulta più bassa nelle specie non parassite (8,3 %). Per quanto noto, la maggior parte di queste api parassite estinte sono specializzate su un’unica specie ospite, anch’essa minacciata.

2.2.3 Specializzazione floreale

A differenza di altri gruppi di impollinatori, le api non visitano i fiori solo per soddisfare il proprio fabbisogno energetico e proteico; le femmine raccolgono anche grandi quantità di polline e nettare per nutrire le loro larve. Tuttavia, non tutti i fiori di un habitat vengono utilizzati allo stesso modo per la raccolta del polline. Ogni specie mostra una preferenza più o meno marcata per determinate piante. Ad esempio, Andrena florea (NT) visita esclusivamente Bryonia dioica; Heriades truncorum (LC) raccoglie polline solo su specie della famiglia delle Asteraceae, e Megachile analis (LC) quasi esclusivamente su Campanulaceae e Fabaceae (Müller 2018, Westrich 2019, SwissBeeTeam 2022). Anche le api generaliste hanno una preferenza per determinati gruppi di piante, come Osmia cornuta (LC), che raccoglie polline da almeno 15 famiglie di piante ma mostra una chiara preferenza per le Rosaceae legnose (Haider et al. 2014). Delle specie valutate in questa Lista Rossa, il grado di specializzazione è noto per 449 specie non parassite, di cui 149 (33,2 %) sono oligolettiche, ovvero strettamente specializzate su un singolo genere o una singola famiglia di piante. La proporzione di specie che figura nella Lista Rossa è nettamente più alta nelle specie oligolettiche (56,5 5) che nelle specie polilettiche (37,5 %), che raccolgo polline su diverse famiglie di piante (fig. 11). Le specie oligolettiche specializzate su Brassicaceae (n = 11), Carduoideae (n = 8) e Dipsacoideae (n = 6) sono particolarmente minacciate; rispettivamente, il 90,0 %, il 100 % e l’80,3 % di queste specie figurano nella Lista Rossa, rispetto a solo il 30,8 % di quelle specializzate sulle Campanulaceae (n = 13), 40,0 % di quelle specializzate sulle Fabaceae (n = 40) e 22,2 % di quelle specializzate sul genere Salix (n = 9). Le Brassicaceae e le Carduoideae sono particolarmente frequenti nei siti ruderali, aspetto che sottolinea ulteriormente l’importanza di questo habitat per le api (v. cap. 2.2.1).

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 23

Figura 11 Percentuale delle specie di api per categoria di minaccia in base alla specializzazione floreale

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 24

2.2.4 Periodo di volo

Le api si differenziano per il loro periodo di volo e sono attive, a seconda della specie, dai primi giorni caldi di marzo fino alla fine di ottobre. Molte specie producono una sola generazione all’anno (univoltine), mentre altre presentano due generazioni distinte in primavera e in estate (bivoltine). Se si escludono le specie di alta quota, le api cuculo e le specie dei generi Halictus, Lasioglossum, Ceratina, Xylocopa e Bombus, che a causa del loro particolare ciclo di vita sono attive per lo più durante gran parte della primavera e dell’estate, il 63,3 % delle restanti specie bivoltine (n = 30) e il 56,1 % delle univoltine che volano in estate (n =180) sono sulla Lista Rossa. In confronto, le specie univoltine che volano in primavera (n = 91) hanno una percentuale significativamente inferiore nella Lista Rossa, pari al 38,2 % (fig. 12). Questo risultato indica che la mancanza di fiori nei mesi estivi è un importante fattore di minaccia per le api, come confermato da uno studio pubblicato di recente (Hofmann et al. 2019).

Figura 12 Percentuale delle specie di api per categoria minaccia in base al periodo di volo

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 25

3 Lista delle specie e categorie di

minaccia Legenda della lista delle specie (tab. 2)

Nome della specie Nome scientifico (secondo Praz et al. 2023)

Categoria Categoria di minaccia secondo UICN RE Estinto in Svizzera CR In pericolo critico EN In pericolo VU Vulnerabile NT Quasi minacciato LC Non minacciato DD Dati insufficienti NE Non valutato

Criteri Criteri UICN per la classificazione (v. A2-3): A Riduzione della dimensione della popolazione nel corso del tempo – non utilizzato B Dimensione dell’areale di distribuzione associato a diversi fattori aggiuntivi – utilizzato per la grande maggioranza delle specie C Piccola popolazione in declino – non utilizzato D Areale di distribuzione molto ristretto o popolazione molto piccola – utilizzato solo per poche specie E Analisi quantitativa del rischio di estinzione – non utilizzato

↓ – ↓↓↓↓ Retrocessione da una a quattro categorie nella seconda fase di classificazione ↑ Avanzamento di una categoria nella seconda fase di classificazione cd «conservation dependent»: popolazione che dipende da programmi di protezione esistenti; specie valutata nell’ipotesi che i programmi corrispondenti vengano soppressi.

La lista digitale (file .xls) è disponibile sul sito web dell’UFAM: www.bafu.admin.ch/listerosse

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 26

Tabella 2 Lista delle specie di api finora rilevate in Svizzera con le rispettive categorie di minaccia

Nome scientifico Cate- Criteri Annotazioni goria Aglaoapis tridentata VU B2ab(iii,v) Sinonimo: Dioxys tridentata Amegilla albigena VU B2ab(iii,v)↓ Amegilla garrula VU B2ab(iii)↓ Amegilla quadrifasciata RE Ultimo avvistamento 1936 Amegilla salviae RE Ultimo avvistamento 1941 Ammobates punctatus CR B2ab(iii,iv,v) Andrena aeneiventris VU B2ab(iii)↓ Andrena afrensis VU B2ab(iii,v)↓ Andrena afzeliella LC Sinonimo: Andrena ovatula sensu Amiet et al. 2010 Andrena agilissima EN B2ab(iii,v)↑, cd Dipende dalle aree di promozione della biodiversità nei terreni coltivati Andrena alfkenella NT B2b(iii) ↓ Andrena allosa LC ↓↓↓ Andrena alutacea LC ↓↓↓ Andrena amieti LC ↓↓ Andrena ampla LC ↓↓ Andrena apicata LC ↓↓ Andrena argentata CR B1ab(iii,iv,v) Andrena assimilis RE Ultimo avvistamento intorno al 1900; sinonimo: Andrena gallica Andrena barbareae LC ↓↓ Andrena barbilabris NT B2b(iii,v)↓ Andrena bicolor LC Andrena bimaculata VU B2ab(iii)↓ Andrena bucephala LC Andrena chrysopus EN B1ab(iii,v) Andrena chrysosceles LC Andrena cineraria LC Andrena clarkella LC ↓↓ Andrena coitana LC ↓↓ Andrena combinata NT B2b(iii) Andrena confinis VU B1ab(ii)↓ Andrena congruens NT B2b(iii)↓ Andrena curvungula NT B2b(iii) Andrena decipiens RE Ultimo avvistamento 1916 Andrena denticulata VU B2ab(iii,v) Andrena distinguenda CR B1ab(iii,iv,v) Andrena dorsata LC Andrena falsifica LC Andrena ferox VU B2ab(ii,iv)↓

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 27

Nome scientifico Cate- Criteri Annotazioni goria Andrena flavilabris RE Ultimo avvistamento intorno al 1900 Andrena flavipes LC Andrena florea NT B2b(iii)↓ Andrena floricola EN B2ab(iii,iv,v) Andrena florivaga LC ↓↓↓↓ Andrena freygessneri NT B2a↓↓ Andrena fucata LC Andrena fulva LC Andrena fulvago LC Andrena fulvata LC Andrena fulvicornis VU B1ab(iii)↓ Andrena fulvida VU B2ab(iii)↓ Andrena fuscipes EN B1ab(iii) Andrena fuscosa RE Ultimo avvistamento 1973 Andrena gelriae VU D2 Andrena gravida LC Andrena haemorrhoa LC Andrena hattorfiana NT B2b(iii)↑, cd Dipende da prati e pascoli estensivi Andrena helvola LC Andrena hesperia VU B1ab(iii)↓↓ Andrena humilis LC Andrena hypopolia RE Ultimo avvistamento 1942 Andrena incisa RE Ultimo avvistamento 1939 Andrena intermedia LC Andrena labialis LC ↓↓ Andrena labiata LC Andrena lagopus LC Andrena lapponica LC Andrena lathyri LC Andrena lepida RE Ultimo avvistamento intorno al 1900 Andrena limata VU B2ab(iii)↓ Andrena livens RE Ultimo avvistamento 1999 Andrena marginata EN B2ab(iii)↑, cd Dipende da prati e pascoli secchi o da prati umidi Andrena minutula LC

Andrena minutuloides LC Andrena mitis NT B2b(iii)↓ Andrena montana LC ↓↓ Andrena mucida RE Ultimo avvistamento intorno al 1900 Andrena nana VU B2ab(iii,v)

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 28

Nome scientifico Cate- Criteri Annotazioni goria Andrena nanula EN B1ab(iii) Andrena nigroaenea LC Andrena nigroolivacea LC ↓↓ Andrena nigrospina RE Ultimo avvistamento 1959 Andrena nitida LC Andrena nitidiuscula VU B2ab(iii) Andrena niveata EN B1ab(iii,iv) Andrena nuptialis VU B2ab(iii)↓ Andrena nycthemera RE Ultimo avvistamento intorno al 1900 Andrena ovata NE Andrena pallitarsis EN B1ab(iii,iv,v)↓ Andrena pandellei VU B2ab(iii) Andrena parviceps VU B2ab(iii)↓ Andrena pauxilla RE Ultimo avvistamento intorno al 1900 Andrena pellucens DD Solo pochi avvistamenti recenti in Ticino Andrena pilipes EN B2ab(iii,v) Andrena polita VU B2ab(iii)↓ Andrena potentillae EN B2ab(iii,v) Andrena praecox LC ↓↓ Andrena probata EN B2ab(iii,v) Andrena propinqua VU B2ab(iii)↓ Andrena proxima LC Andrena pusilla VU D2 Andrena ranunculorum EN B1ab(iii,v) Andrena rhenana EN B1ab(iii) Andrena rogenhoferi LC ↓↓ Andrena rosae LC ↓↓ Andrena ruficrus LC ↓↓ Andrena rufizona VU B2ab(iii,v) Andrena rufula LC ↓↓↓ Andrena rugulosa EN B1ab(iv,v) Andrena russula VU B2ab(iii) Sinonimo: Andrena similis Andrena saxonica EN B1ab(iii) ↓ Andrena schencki VU B2ab(iii) Andrena scotica LC Sinonimo: Andrena carantonica sensu Amiet et al. 2010 Andrena semilaevis LC Andrena sericata RE Ultimo avvistamento intorno al 1900 Andrena simillima EN B2ab(iii,iv,v) Andrena simontornyella NT B2ab(iii)↓↓ Andrena strohmella LC

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 29

Nome scientifico Cate- Criteri Annotazioni goria Andrena subopaca LC Andrena suerinensis EN B1ab(iii,iv,v)↓ Andrena symphyti EN B1ab(iii,iv)↓ Andrena synadelpha VU B1ab(iii,iv,v)↓ Andrena taraxaci NT B2b(iii)↓↓ Andrena tarsata NT B2a↓↓ Andrena tenuistriata NE Solo un avvistamento recente vicino a Ginevra Andrena thoracica VU B2ab(iii)↓ Andrena tibialis LC Andrena tridentata RE Ultimo avvistamento 1927 Andrena trimmerana LC ↓↓ Andrena tscheki RE Ultimo avvistamento intorno al 1900 Andrena vaga LC Andrena varians EN B1ab(iii,iv,v) Andrena ventralis LC ↓↓ Andrena viridescens LC Andrena vulpecula EN B1ab(iii) Andrena wilkella LC Anthidiellum strigatum LC Anthidium cingulatum RE Ultimo avvistamento 2000 Anthidium florentinum LC ↓↓↓ Anthidium loti DD Solo un avvistamento recente in Ticino Anthidium manicatum LC Anthidium montanum LC Anthidium oblongatum LC Anthidium punctatum LC Anthidium septemspinosum VU B1ab(iii)↓ Anthophora aestivalis LC Anthophora balneorum EN B2ab(iii,iv,v) Anthophora bimaculata CR B2ab(iii,iv,v)↑, Dipende da zone golenali e prati secchi cd Anthophora canescens RE Ultimo avvistamento intorno al 1900 Anthophora crassipes EN B2ab(iii,iv,v) Anthophora crinipes NT B2b(iii)↓↓ Anthophora dispar NE Solo un avvistamento recente in Ticino Anthophora fulvitarsis RE Ultimo avvistamento intorno al 1900 Anthophora furcata LC Anthophora mucida VU B2ab(iii,v)↓ Anthophora plagiata EN B2ab(iii,iv,v) Anthophora plumipes LC

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 30

Nome scientifico Cate- Criteri Annotazioni goria Anthophora pubescens EN B2ab(iii,iv,v) Anthophora quadrimaculata NT B2b(iii,v) Anthophora retusa VU B2ab(iii) Apis mellifera NE V. cap. 1.2 Biastes emarginatus EN B1ab(iii,iv,v) Biastes truncatus VU D2 Bombus alpinus NT B2↓ Bombus argillaceus VU B2ab(iii,v)↓ Bombus barbutellus LC Bombus bohemicus LC Bombus campestris LC Bombus confusus RE Ultimo avvistamento 2004; non più trovata nonostante le ricerche mirate Bombus cryptarum LC Bombus distinguendus CR B1ab(iii)c Bombus flavidus NT B2b(v)↓ Bombus gerstaeckeri LC Bombus hortorum LC Bombus humilis LC Bombus hypnorum LC Bombus inexspectatus NT B2b(iii)↓↓ Bombus jonellus LC Bombus lapidarius LC Bombus lucorum LC Bombus magnus RE Ultimo avvistamento 1933 Bombus mendax LC Bombus mesomelas LC Bombus monticola LC Bombus mucidus LC Bombus muscorum CR B2ab(iii,iv)↑, cd Dipende dai prati umidi; consistenza numerica molto ridotta Bombus norvegicus LC Bombus pascuorum LC Bombus pomorum RE Ultimo avvistamento 1984 Bombus pratorum LC Bombus pyrenaeus LC Bombus quadricolor LC Bombus ruderarius LC Bombus ruderatus LC ↓↓ Bombus rupestris LC Bombus sichelii LC Bombus soroeensis LC

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 31

Nome scientifico Cate- Criteri Annotazioni goria Bombus subterraneus NT B2b(iii) Bombus sylvarum LC Bombus sylvestris LC Bombus terrestris LC Bombus vestalis LC Bombus veteranus EN B2ab(iii,iv,v)↑, Dipende da prati e pascoli estensivi; consistenza numerica molto ridotta cd Bombus wurflenii LC Ceratina chalcites VU D2 Ceratina chalybea LC ↓↓ Ceratina cucurbitina LC ↓↓ Ceratina cyanea LC Ceratina gravidula LC ↓↓↓ Ceratina nigrolabiata NE Solo pochi avvistamenti recenti in Ticino Chelostoma campanularum LC Chelostoma distinctum LC Chelostoma emarginatum CR B1ab(iii,iv,v) Chelostoma florisomne LC Chelostoma foveolatum NT B2b(iii)↓↓ Chelostoma grande VU B2ab(iii,v)↓ Chelostoma rapunculi LC Coelioxys afer LC ↓↓ Coelioxys alatus EN B2ab(v) Coelioxys aurolimbatus NT B2b(v)↓ Coelioxys conicus LC Coelioxys conoideus VU B2ab(v)↓ Coelioxys echinatus NT B1a Coelioxys elongatus LC Coelioxys emarginatus RE Ultimo avvistamento intorno al 1900 Coelioxys inermis LC ↓ Coelioxys lanceolatus NT B2a↓↓ Coelioxys mandibularis LC ↓↓ Coelioxys rufescens LC ↓↓ Colletes collaris RE Ultimo avvistamento intorno al 1900 Colletes cunicularius LC Colletes daviesanus NT B2b(iii,v)↓ Colletes floralis VU B1ab(iv)↓ Colletes fodiens EN B2ab(iii,v) Colletes gallicus RE Ultimo avvistamento 1950 Colletes hederae LC

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 32

Nome scientifico Cate- Criteri Annotazioni goria Colletes impunctatus LC ↓↓ Colletes marginatus EN B2ab(iii,v) Colletes mlokossewiczi EN B2ab(iii,iv,v) Colletes nigricans VU B2ab(v)↓ Colletes sierrensis EN B1ab(iii,v)↓ Colletes similis LC Colletes succinctus VU B2ab(iii)↓ Dasypoda argentata CR B1ab(iii,iv,v)↑, Dipende da prati e pascoli estensivi; popolamenti molto piccoli e isolati cd Dasypoda hirtipes VU B2ab(iii,v)↓ Dioxys cinctus EN B2ab(iii,iv,v) Dufourea alpina LC ↓↓ Dufourea dentiventris LC Dufourea halictula EN B1ab(iii) Dufourea inermis EN B2ab(iii,iv) Dufourea minuta VU B2ab(iii,iv,v) Dufourea paradoxa LC ↓↓ Epeoloides coecutiens LC ↓↓ Epeolus alpinus LC ↓↓↓ Epeolus cruciger LC ↓↓↓ Epeolus fallax NE Solo un avvistamento recente nel Canton Basilea Campagna Epeolus productulus CR B1ab(iii,v) Epeolus variegatus LC ↓↓ Eucera hungarica RE Ultimo avvistamento 1999; sinonimo: Tetralonia hungarica Eucera interrupta VU B2ab(iii,v)↓ Eucera longicornis LC Eucera nigrescens LC Eucera nigrifacies NE Solo un avvistamento recente in Ticino Eucera pollinosa DD Avvistamenti recenti in Ticino e nei Grigioni Halictus carinthiacus VU B2ab(iii) Halictus confusus NT B2a↓ Halictus eurygnathus NT B2b(iii,v)↓ Halictus fulvipes RE Ultimo avvistamento 1954 Halictus kessleri RE Ultimo avvistamento intorno al 1900 Halictus langobardicus LC ↓↓ Halictus leucaheneus EN B2ab(iii,iv,v) Halictus maculatus LC Halictus quadricinctus VU B2ab(iii) Halictus rubicundus LC Halictus scabiosae LC

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 33

Nome scientifico Cate- Criteri Annotazioni goria Halictus seladonius EN B2ab(iii) Halictus sexcinctus NT B2b(iii)↓ Halictus simplex LC Halictus subauratus LC Halictus submediterraneus VU B2ab(iii,v)↓ Halictus tectus RE Ultimo avvistamento 1948 Halictus tumulorum LC Heriades crenulata NT B2a↓↓ Heriades rubicola DD Heriades truncorum LC Hoplitis acuticornis CR B1ab(iii,iv,v) Hoplitis adunca LC Hoplitis anthocopoides VU B2ab(iii,iv,v)↓ Hoplitis claviventris LC Hoplitis dalmatica EN B2ab(iii,v) Hoplitis lepeletieri LC Hoplitis leucomelana LC Hoplitis loti LC Hoplitis mitis NT B2b(iii,iv,v) Hoplitis papaveris RE Ultimo avvistamento 1936 Hoplitis praestans CR B1ab(iii) Hoplitis ravouxi VU B2ab(iii,iv,v) Hoplitis robusta LC ↓↓ Hoplitis stecki RE Ultimo avvistamento 1935; sinonimo: Hoplitis mucida sensu Amiet et al. 2004 Hoplitis tridentata VU B2ab(iii,v) Hoplitis tuberculata LC Hoplitis villosa LC Hylaeus alpinus LC Hylaeus angustatus NT B2b(iii)↓ Hylaeus annulatus LC ↓↓ Hylaeus bifasciatus RE Ultimo avvistamento 1946 Hylaeus brevicornis LC Hylaeus cardioscapus VU D2 Hylaeus clypearis LC ↓↓ Hylaeus communis LC Hylaeus confusus LC Hylaeus cornutus LC ↓↓ Hylaeus crassanus CR B2ab(iii,iv) Hylaeus difformis LC Hylaeus dilatatus LC

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 34

Nome scientifico Cate- Criteri Annotazioni goria Hylaeus duckei VU B2ab(iii)↓ Hylaeus euryscapus RE Ultimo avvistamento 1885 Hylaeus gibbus LC ↓↓ Hylaeus glacialis VU B2ab(iii,v)↓ Hylaeus gredleri LC Hylaeus hyalinatus LC Hylaeus incongruus LC Hylaeus intermedius LC ↓↓↓↓ Hylaeus imparilis sensu Amiet et al. 1999 Hylaeus kahri LC Hylaeus leptocephalus LC ↓↓ Hylaeus moricei EN B1ab(iii,iv,v)↓ Hylaeus nigritus LC Hylaeus nivalis LC ↓↓ Hylaeus paulus LC ↓↓ Hylaeus pectoralis EN B2ab(iii,iv,v) Hylaeus pfankuchi VU B2ab(iii)↓ Hylaeus pictipes LC ↓↓↓ Hylaeus pilosulus CR B1ab(iii,iv,v) Hylaeus punctatus LC ↓↓ Hylaeus punctulatissimus VU B2ab(iii,v) Hylaeus rinki LC ↓↓ Hylaeus signatus LC ↓↓ Hylaeus sinuatus LC Hylaeus styriacus LC Hylaeus taeniolatus LC ↓↓ Hylaeus tyrolensis VU B2ab(v) Hylaeus variegatus VU B2ab(iii)↓ Icteranthidium laterale EN B2ab(iii,iv,v) Lasioglossum aeratum VU B2ab(iii)↓ Lasioglossum albipes LC Lasioglossum albocinctum VU B2ab(v)↓ Lasioglossum alpigenum LC ↓↓ Lasioglossum angusticeps DD Lasioglossum bavaricum LC ↓↓ Lasioglossum bluethgeni LC ↓↓ Lasioglossum brevicorne VU B2ab(iii,v) Lasioglossum breviventre EN B2ab(iii) Lasioglossum buccale VU B2ab(iii)↓ Lasioglossum calceatum LC Lasioglossum clypeare EN B2ab(iii,v)

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 35

Nome scientifico Cate- Criteri Annotazioni goria Lasioglossum convexiusculum VU B2ab(iii,v)↓ Lasioglossum costulatum NT B2b(iii,v)↓ Lasioglossum cupromicans LC Lasioglossum discum VU B2ab(iii)↓ Lasioglossum elegans EN B1ab(iii) Lasioglossum euboeense EN B2ab(iii,v) Lasioglossum fratellum LC Lasioglossum fulvicorne LC Lasioglossum glabriusculum LC Lasioglossum griseolum VU B2ab(iii)↓ Lasioglossum intermedium VU B2ab(iii,v) Lasioglossum interruptum LC ↓↓ Lasioglossum laeve EN B2ab(iii) Lasioglossum laevidorsum EN B1ab(iii,iv,v) Lasioglossum laevigatum LC Lasioglossum laterale DD Lasioglossum laticeps LC Lasioglossum lativentre LC Lasioglossum leucopus LC Lasioglossum leucozonium LC Lasioglossum limbellum VU B2ab(iii) Lasioglossum lineare NT B2b(iii,v)↓ Lasioglossum lissonotum VU B2ab(iii)↓ Lasioglossum lucidulum LC ↓↓ Lasioglossum majus VU B2ab(iii,v) Lasioglossum malachurum LC Lasioglossum marginatum LC ↓↓ Lasioglossum marginellum EN B1ab(iii)↓ Lasioglossum medinai DD Lasioglossum minutissimum LC ↓↓ Lasioglossum minutulum VU B2ab(iii,v) Lasioglossum monstrificum NT B2b(iii)↓ Sinonimo: Lasioglossum sabulosum Lasioglossum morio LC Lasioglossum nigripes LC Lasioglossum nitidiusculum LC Lasioglossum nitidulum LC Lasioglossum pallens LC ↓↓ Lasioglossum parvulum LC Lasioglossum pauperatum RE Ultimo avvistamento 1985 Lasioglossum pauxillum LC

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 36

Nome scientifico Cate- Criteri Annotazioni goria Lasioglossum peregrinum RE Ultimo avvistamento intorno al 1900 Lasioglossum pleurospeculum EN B2ab(iii,v)↓ Lasioglossum podolicum VU B2ab(iii)↓ Lasioglossum politum LC Lasioglossum punctatissimum LC Lasioglossum puncticolle NT B2↓↓ Lasioglossum pygmaeum NT B2b(iii)↓↓ Lasioglossum quadrinotatulum EN B2ab(iii) Lasioglossum quadrinotatum RE Ultimo avvistamento 1988 Lasioglossum quadrisignatum EN B1ab(iii,iv,v)↓ Lasioglossum rufitarse LC Lasioglossum semilucens LC Lasioglossum setulosum EN B1ab(iii) Lasioglossum sexmaculatum RE Ultimo avvistamento 1932 Lasioglossum sexnotatum VU B2ab(iii) Lasioglossum sexstrigatum NT B2b(iii)↓ Lasioglossum subfasciatum NT B2b(i,ii,iii)↓↓ Lasioglossum subfulvicorne LC ↓↓ Lasioglossum subhirtum DD Lasioglossum tarsatum EN B2ab(iii) Lasioglossum transitorium EN B1ab(iv,v)↓ Lasioglossum tricinctum LC ↓↓ Lasioglossum villosulum LC Lasioglossum xanthopus VU B2ab(iii) Lasioglossum zonulum LC Lithurgus chrysurus VU B2ab(iii)↓ Macropis europaea LC ↓↓ Macropis fulvipes LC Megachile alpicola LC Megachile analis NT B2b(v)↓ Megachile apicalis EN B1ab(iii,v)↓ Megachile argentata LC ↓↓ Sinonimo: Megachile pilidens Megachile centuncularis LC Megachile circumcincta LC Megachile ericetorum LC Megachile flabellipes EN B2ab(iii,iv) Megachile genalis CR B1ab(iii) Megachile lagopoda VU B2ab(iii) Megachile lapponica LC ↓↓↓ Megachile leachella EN B2ab(iii,iv,v)

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 37

Nome scientifico Cate- Criteri Annotazioni goria Megachile ligniseca NT B2a Megachile maritima VU B2ab(iii,v)↓ Megachile melanopyga NT B2b(iii)↓↓ Megachile nigriventris LC Megachile parietina VU B2ab(iii) Megachile pilicrus VU B2ab(iii)↓ Megachile pyrenaea VU B2ab(iii,v) Megachile pyrenaica VU B2ab(iii,v)↑, cd Dipende da prati e pascoli secchi; forte diminuzione della consistenza numerica Megachile rotundata LC ↓↓ Megachile sculpturalis NE Megachile versicolor LC Megachile willughbiella LC Melecta albifrons LC Melecta festiva EN B1ab(iii,iv,v) Melecta luctuosa VU B2ab(iii,iv,v) Melitta dimidiata EN B2ab(iii,v) Melitta haemorrhoidalis LC Melitta leporina LC ↓↓ Melitta nigricans NT B2b(iii)↓ Melitta tricincta VU B2ab(iii,v)↓ Melitturga clavicornis VU B2ab(iii,v)↓ Nomada alboguttata VU B2ab(iii) Nomada argentata EN B2ab(iii) Nomada armata VU B2ab(iii) Nomada atroscutellaris LC ↓↓ Nomada baccata RE Ultimo avvistamento 1942 Nomada bifasciata LC Nomada bispinosa RE Ultimo avvistamento 1994 Nomada blepharipes CR B1ab(iii,iv) Nomada bluethgeni RE Ultimo avvistamento intorno al 1900 Nomada braunsiana VU B2ab(iii,iv,v) Nomada carnifex RE Ultimo avvistamento 1995 Nomada castellana NT B2a↓ Nomada confinis RE Ultimo avvistamento intorno al 1900 Nomada conjungens NT B2a↓ Nomada connectens RE Ultimo avvistamento 1952 Nomada discrepans RE Ultimo avvistamento intorno al 1900 Nomada distinguenda NT B2a↓↓ Nomada emarginata VU B2ab(v)

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 38

Nome scientifico Cate- Criteri Annotazioni goria Nomada errans EN B1ab(iii,iv) Nomada fabriciana LC Nomada facilis LC Nomada femoralis VU B2ab(iii)↓ Nomada ferruginata VU B1ab(iii,iv,v) Nomada flava LC Nomada flavilabris RE Ultimo avvistamento 1942 Nomada flavoguttata LC Nomada flavopicta LC ↓↓ Nomada fucata LC ↓↓ Nomada fulvicornis LC Nomada furva EN B1ab(iii,v)↓ Nomada fuscicornis NT B2a↓↓ Nomada goodeniana LC Nomada gransassoi NT B1a↓↓ Nomada guttulata NT B2b(iii,v)↓ Nomada hirtipes LC ↓↓ Nomada integra LC Nomada italica RE Ultimo avvistamento intorno al 1900 Nomada kohli VU B2ab(iii)↓ Nomada lathburiana LC Nomada leucophthalma LC ↓↓ Nomada linsenmaieri EN B1ab(iii,iv,v)↓ Nomada marshamella LC Nomada mauritanica RE Ultimo avvistamento intorno al 1900; sinonimo: Nomada chrysopyga Nomada melathoracica CR B1ab(i,ii,iii,iv,v) Nomada minuscula DD Nomada moeschleri LC ↓↓ Nomada mutabilis EN B1ab(iii,iv,v)↓ Nomada mutica EN B2ab(i,ii,iv,v) Nomada nobilis EN B1ab(iii,v) Nomada obscura LC ↓↓ Nomada obtusifrons LC ↓↓ Nomada opaca RE Ultimo avvistamento 1966 Nomada panurgina RE Ultimo avvistamento intorno al 1900 Nomada panzeri LC Nomada piccioliana EN B1ab(iii,iv,v) Nomada pleurosticta EN B1ab(iii,v) Nomada posthuma VU B2ab(iii)↓ Nomada rhenana CR B1ab(ii)

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 39

Nome scientifico Cate- Criteri Annotazioni goria Nomada roberjeotiana RE Ultimo avvistamento intorno al 1900 Nomada ruficornis LC Nomada rufipes VU B2ab(v)↓ Nomada sexfasciata LC ↓↓ Nomada sheppardana LC ↓↓ Nomada signata LC ↓↓ Nomada similis VU B2ab(iv,v) Nomada stigma EN B1ab(iv,v)↓ Nomada striata NT B2b(v) Nomada succincta LC ↓↓ Nomada tormentillae VU B1ab(v)↓↓ Nomada tridentirostris RE Ultimo avvistamento 1999 Nomada villosa VU B2ab(v) Nomada zonata LC ↓↓ Nomiapis diversipes LC ↓↓↓ Sinonimo: Nomia diversipes Osmia alticola NT B2a↓↓ Osmia anceyi EN B1ab(iii,iv,v)↓ Osmia andrenoides VU B2ab(iii,v) Osmia aurulenta LC Osmia bicolor LC Osmia bicornis LC Osmia brevicornis VU B2ab(iii,v) Osmia caerulescens LC Osmia cornuta LC ↓↓ Osmia gallarum LC ↓↓ Osmia inermis LC ↓↓ Osmia labialis LC Osmia latreillei RE Ultimo avvistamento intorno al 1900 Osmia leaiana LC Osmia ligurica RE Ultimo avvistamento intorno al 1900 Osmia mustelina LC Osmia nigriventris VU B2ab(iv,v) Osmia niveata NT B2b(iii) Osmia parietina LC Osmia pilicornis EN B2ab(iii,iv,v) Osmia rufohirta VU B2ab(iii,v) Osmia scutellaris EN B1ab(iii,iv,v) Osmia spinulosa VU B2ab(iii,v) Osmia steinmanni NT B1a↓↓ Osmia submicans NT B2b(iii,v)↓

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 40

Nome scientifico Cate- Criteri Annotazioni goria Osmia tergestensis EN B2ab(iii,v) Osmia uncinata NT B2a Osmia viridana EN B1ab(iii,iv) Osmia xanthomelana LC Panurginus herzi LC ↓↓ Panurginus montanus LC ↓↓↓ Panurginus sericatus LC ↓↓ Panurgus banksianus LC Panurgus calcaratus LC Panurgus dentipes VU B2ab(iii,v) Pasites maculatus LC ↓↓↓ Protosmia minutula VU B2ab(iii,v)↓ Pseudoanthidium nanum VU B2ab(iii,v) Sinonimo: Pseudoanthidium scapulare sensu Amiet et al. 2004 Rhodanthidium caturigense EN B2ab(iii,iv,v) Rhodanthidium septemdentatum VU B2ab(iii)↓ Rhophitoides canus EN B1ab(iii,v)↓ Rophites algirus VU B2ab(iii,v)↓ Rophites quinquespinosus EN B2ab(iii,iv) Sphecodes albilabris LC Sphecodes alternatus VU D2 Sphecodes crassanus RE Ultimo avvistamento 1928 Sphecodes crassus LC Sphecodes cristatus EN B1ab(iii)↓ Sphecodes croaticus NT B2a↓ Sphecodes dusmeti CR B1ab(ii,iv,v) Sphecodes ephippius LC Sphecodes ferruginatus LC Sphecodes geoffrellus LC Sphecodes gibbus LC Sphecodes hyalinatus LC Sphecodes longulus LC ↓↓ Sphecodes majalis NT B2a↓↓ Sphecodes marginatus RE Ultimo avvistamento intorno al 1900 Sphecodes miniatus NT B2b(iii,iv,v)↓ Sphecodes monilicornis LC Sphecodes niger LC Sphecodes pellucidus VU B2ab(iii,v) Sphecodes pseudofasciatus LC ↓↓ Sphecodes puncticeps LC Sphecodes reticulatus NT B2

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 41

Nome scientifico Cate- Criteri Annotazioni goria Sphecodes rubicundus NT B2a↓↓ Sphecodes ruficrus LC ↓↓ Sphecodes rufiventris NT B2↓ Sphecodes scabricollis LC Sphecodes schenckii LC ↓↓ Sphecodes spinulosus EN B2ab(iii,iv,v) Sphecodes zangherii VU D2 Stelis annulata RE Ultimo avvistamento 1923 Stelis breviuscula LC Stelis franconica VU B2ab(iii,iv,v)↓ Stelis minima LC ↓↓ Stelis minuta LC ↓↓↓ Stelis nasuta EN B2ab(iii,v) Stelis odontopyga EN B1ab(iii,iv,v)↓ Stelis ornatula LC Stelis phaeoptera VU B2ab(iv,v) Stelis punctulatissima LC Stelis signata LC ↓↓ Stelis simillima EN B1ab(iii,iv) Systropha curvicornis VU B2ab(iii)↓ Systropha planidens RE Ultimo avvistamento intorno al 1900 Tetralonia alticincta CR B1ab(iii,iv) Tetralonia dentata EN B2ab(iii,v) Tetralonia fulvescens EN B2ab(iii,iv) Tetralonia inulae CR B1ab(iii) Tetralonia malvae VU D2 Sinonimo: Tetralonia macroglossa Tetralonia pollinosa RE Ultimo avvistamento intorno al 1900 Tetralonia salicariae VU B2ab(iii,v)↓ Thyreus hirtus VU B2ab(v)↓ Thyreus histrionicus CR B1ab(iii) Thyreus orbatus VU B2ab(iii,iv,v) Thyreus ramosus EN B2ab(iii) Thyreus truncatus CR B1ab(iii,iv) Trachusa byssina LC Trachusa interrupta CR B2ab(iii,iv,v)↑, Dipende da prati e pascoli estensivi; popolazioni esigue e isolate cd Triepeolus tristis CR B1ab(iii) Xylocopa iris VU B2ab(iii)↓ Xylocopa valga LC ↓↓ Xylocopa violacea LC

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 42

4 Interpretazione e discussione

della Lista Rossa

4.1 Evoluzione delle conoscenze

Lo studio delle api in Svizzera ha una lunga tradizione che risale al XIX secolo. La prima monografia completa fu redatta da Emil Frey-Gessner (1826–1917), che per la Svizzera censì 459 specie (Frey-Gessner 1899–1912). I dati sulla distribuzione di Frey-Gessner si basavano sulle osservazioni dell’autore in Vallese e nella regione del Lemano e sulle attività svolte da altri entomologi su tutto il territorio elvetico. La seconda fase della ricerca in Svizzera fu inaugurata da Jacques de Beaumont (1901–1985), che a partire dagli anni Trenta del secolo scorso studiò le api insieme ad altri gruppi di insetti in Vallese, nella Svizzera romanda e nel Parco nazionale svizzero. Tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta, Erwin Steinmann (1923–2020) e Felix Amiet iniziarono quasi contemporaneamente i loro studi faunistici occupandosi delle api della Svizzera. Mentre l’attività di raccolta di Erwin Steinmann si limitava principalmente ai Grigioni e al Vallese, Felix Amiet estese le sue indagini a gran parte del territorio elvetico. Gli studi di F. Amiet e E. Steinmann spianarono la strada a numerose indagini sulla fauna di api indigena, condotte a partire dagli anni Ottanta per lo più per tesi di laurea e perizie di esperti in diverse regioni della Svizzera.

I corposi lavori di F. Amiet servirono come base per la compilazione della prima Lista Rossa delle Api della Svizzera (Amiet 1994) e culminarono nella pubblicazione dei sei volumi Apidae 1–6 nella serie Fauna Helvetica (Amiet 1996, Amiet et al. 1999, 2001, 2004, 2007, 2010, 2014, 2017). Questa seconda monografia delle api della Svizzera, dopo l’opera di Frey-Gessner, comprendeva 615 specie e conteneva non solo chiavi di identificazione ma anche mappe di distribuzione basate sulla revisione, da parte di un gruppo di specialisti, di tutto il materiale relativo alle api presente nei musei svizzeri e nelle collezioni private. Questa seconda indagine completa ha fornito la base necessaria per aggiornare la Lista Rossa del 1994, ormai superata. I lavori sul campo per questa nuova Lista Rossa sono iniziati nel 2012 e proseguiti fino al 2020. Durante questi nove anni sono stati mappati su tutto il territorio elvetico 261 quadrati chilometrici; inoltre, numerose specie sono state cercate in maniera mirata. Nella valutazione sono confluiti molti altri dati raccolti durante il progetto nell’ambito di ricerche e tesi presso università, istituti di ricerca e scuole universitarie o tratti da perizie di studi tecnici specializzati in ecologia (fig. 13).

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 43

Figura 13 Evoluzione dei dati sulle api nella banca dati di info fauna Per gli anni dal 1980 al 2020 sono indicati il numero di nuovi set di dati (colonne blu) e il numero di quadrati chilometrici contenenti nuovi set di dati (curva rossa).

4.2 Confronto con la Lista Rossa del 1994

La prima Lista Rossa delle Api della Svizzera è stata pubblicata nel 1994 (Amiet 1994). Delle 575 specie allora note, 259 erano state inserite nella Lista Rossa (45,0 %); 67 specie (11,7 %) erano state classificate estinte o perdute, 25 (4,3 %) a rischio d’estinzione, 42 (7,3 %) fortemente minacciate e 125 (21,7 %) vulnerabili. Le percentuali della Lista Rossa del 1994 sono quindi simili a quelle della lista attuale sia per quanto riguarda il totale di specie incluse (45,4 % vs. 45,0 %) sia in termini di ripartizione delle specie per categoria (v. tab. 1). Tuttavia, non si può concludere che la situazione generale tra il 1994 e il 2022 sia cambiata poco. Le due liste non sono paragonabili perché quella del 1994 si basava su una banca dati molto meno corposa di quella attuale e il metodo seguito per la compilazione era completamente diverso. Inoltre, nella lista del 1994 le specie non minacciate non erano elencate né distinte da quelle inclassificabili per mancanza di conoscenze. Di queste ultime probabilmente la maggior parte secondo Amiet (1994) avrebbe dovuto essere classificata come potenzialmente minacciata o in pericolo se fossero stati disponibili dati più affidabili. Pertanto il confronto tra la vecchia e la nuova Lista Rossa non consente di trarre conclusioni scientificamente valide per stabilire se la situazione delle api in Svizzera negli ultimi 30 anni sia peggiorata, migliorata o rimasta invariata. Questo tipo di valutazione si potrà effettuare soltanto dopo l’aggiornamento dell’attuale Lista Rossa, previsto tra 10–15 anni, utilizzando metodi di indagine e valutazione identici.

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 44

4.3 Analisi e cause della situazione attuale

In Svizzera esistono attualmente Liste Rosse per altri sette gruppi di invertebrati: efemerotteri, plecotteri e tricotteri (EPT), ortotteri, libellule, farfalle diurne e zigene, molluschi, coleotteri del legno e cicale (Lubini et al. 2012, Monnerat et al. 2007, 2016, 2021, Rüetschi et al. 2012, Wermeille et al. 2014, Hertach 2021). Tra questi gruppi, la percentuale di specie inserita nella Lista Rossa varia tra il 34 % e l’80 %. Con il 45,4 % delle specie in pericolo, le api, insieme agli EPT (46,9 %), ai coleotteri del legno (46,1 %) e alle cicale (80,0 %), sono tra gli invertebrati con la più alta percentuale di specie inserite nella Lista Rossa. Rispetto agli altri invertebrati, la percentuale di specie di api estinte è particolarmente elevata (9,6 %). Le specie estinte sono solo l’1 % dei coleotteri del legno, l’1,2 % dei molluschi, l’1,3 % delle farfalle diurne e zigene, il 2,9 % degli ortotteri, il 4 % delle libellule e il 5,6 % degli EPT, mentre non si registrano specie estinte nelle cicale.

Un confronto della percentuale di specie della Lista Rossa tra diversi gruppi di organismi è soggetto a numerose incertezze a causa delle diverse esigenze in termini di habitat, frequenze di rilevamento e metodi di valutazione applicati. Tuttavia, l’elevata percentuale di specie in pericolo e l’altissima percentuale di specie estinte indicano una precarietà della situazione demografica delle api in gran parte del nostro Paese. Anche se il riscaldamento climatico ha un effetto sulla consistenza numerica di numerose specie, comprese quelle che un tempo erano rare o addirittura temporaneamente scomparse (v. cap. 4.3), le popolazioni di numerose specie specializzate sono esigue e spesso così frammentate da fare temere molti eventi di estinzione a livello locale, regionale o addirittura nazionale.

Diversi fattori sono probabilmente responsabili della precaria situazione del patrimonio apistico in gran parte del nostro Paese.

Mancanza di risorse di cibo e nidificazione Le api selvatiche hanno elevate esigenze in termini di habitat (Zurbuchen e Müller 2012, Westrich 2019). Necessitano di fiori per nutrire se stesse e la prole e di microstrutture soleggiate per costruire i propri nidi. In quanto tipici «central place foragers» le distanze tra il sito fisso del nido e gli habitat alimentari adatti devono essere brevi. Di conseguenza, a livello di paesaggio la biodiversità delle api selvatiche dipende fortemente dai cinque fattori seguenti: i) quantità di fiori: per riprodursi le api selvatiche necessitano di enormi quantità di polline e nettare; la produzione di una sola larva richiede spesso la quantità di polline contenuta in decine o diverse centinaia di fiori; ii) varietà di fiori: quasi la metà delle specie indigene di api selvatiche nidificanti sono specializzate e raccolgono il polline per nutrire le loro celle di covata solo sui fiori di un singolo genere o famiglia vegetale; nella sola Europa centrale queste specialiste mantengono relazioni esclusive con non meno di 28 generi o 20 famiglie di piante; iii) continuità floreale: la maggior parte delle specie di api selvatiche ha periodi di volo specifici che in genere durano solo uno o due mesi e coincidono con la primavera, l’inizio dell’estate, l’estate o l’autunno; di conseguenza la scarsità o l’assenza di fiori durante il periodo vegetativo ha un impatto negativo sulla diversità delle specie e mette a repentaglio anche le specie di bombi sociali e di api del genere Halictus, in cui una regina uscita dal letargo fonda una colonia in primavera che cresce nei mesi successivi e si dissolve nuovamente solo alla fine dell’estate e in autunno con la produzione di esemplari sessuati; iv) ricchezza di microstrutture: le api selvatiche hanno esigenze particolari in fatto di siti di nidificazione e a seconda della specie necessitano di terreni aperti con diverse caratteristiche, legno morto, steli vegetali ricchi di midollo, cumuli di pietre e sassi o vecchi canneti in posizioni soleggiate (fig. 14);

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 45

v) distanze tra le risorse: per nutrire le celle del favo, le api selvatiche devono volare numerose volte tra il nido e le piante alimentari e viceversa; di conseguenza per il successo riproduttivo la distanza tra il nido e le piante ospiti deve essere breve, al massimo 100 metri per le specie piccole e 300 metri per quelle di maggiori dimensioni.

Figura 14 Microstrutture Le quattro principali microstrutture necessarie per la nidificazione della maggior parte delle specie indigene sono il suolo nudo, il legno morto, gli steli di piante perenni e i cumuli di pietra. Tutte queste, però, sono utilizzabili dalle api solo se esposte al sole. (foto Albert Krebs e Christophe Praz)

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 46

Dal 1900 la Svizzera ha perso il 98 % dei prati da sfalcio di bassa altitudine, il 95 % dei prati secchi, l’82 % delle paludi e il 36 % delle zone golenali, dopo che il 55 % di queste ultime era già stato sacrificato per le importanti correzioni dei corsi d’acqua prima del 1900 (Bosshard 2016, Lachat et al. 2010). Soprattutto alle basse e medie altitudini, dove la diversità delle api in natura è particolarmente elevata, la perdita di questi habitat ricchi di fiori ha privato le api della loro fonte di cibo in vaste aree, e l’abbondanza di fiori nelle rimanenti zone povere di nutrienti è sempre più compromessa dall’elevato apporto di azoto dall’aria. L’utilizzo intensivo del suolo, associato a ricomposizioni fondiarie, bonifiche, pratiche di miglioramento del suolo e abbandono dei siti con rendimento marginale, ha provocato e continua a provocare la perdita di piccole microstrutture soleggiate. Questa diminuzione delle aree ricche di fiori e microstrutture ha determinato un forte isolamento degli habitat adatti all’alimentazione e alla nidificazione e un conseguente aumento delle distanze tra le risorse indispensabili per le api selvatiche.

A causa di queste cospicue perdite di risorse fondamentali, oggi vaste aree sfruttate per l’agricoltura intensiva alle basse e medie altitudini presentano una fauna di api selvatiche molto impoverita e le comunità ricche di specie selvatiche sono state emarginate in particolari siti isolati, come prati e pascoli secchi, zone alluvionali, cave di ghiaia, aree ruderali ecc. dove il pericolo di estinzione a livello locale di specie specializzate è elevato. Invece, sugli archi alpino e giurassiano le aree topograficamente diversificate dal clima caldo e coltivate prevalentemente in modo estensivo presentano ancora una fauna di api selvatiche ricca di specie ed individui. In particolare le valli xeriche alpine interne sono importanti centri di diversità e ospitano le comunità più ricche di specie selvatiche di tutta l’Europa centrale, comprese numerose specie rare e minacciate. Ad esempio, in un’area di indagine di soli due chilometri quadrati in Vallese, sopra Leuk, sono state rilevate quasi 250 specie e, in base a metodi di estrapolazione statistica, se ne prevedono altre 30 (Oertli et al. 2005; fig. 15). La crescente espansione dell’agricoltura intensiva nelle aree montane mette però sempre più a rischio anche questi territori preziosi (hotspot).

Figura 15 Erschmatt Le valli xeriche alpine interne del Vallese e dei Grigioni ospitano le comunità di api più ricche di specie di tutta l’Europa centrale. Nella zona di Erschmatt, ad esempio, in un’area di soli due chilometri quadrati sono state individuate circa 280 specie che corrispondono a circa la metà di tutte quelle attualmente presenti in Svizzera. (foto Sabine Oertli)

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 47

Oltre alla diminuzione della disponibilità di fiori e microstrutture e alla conseguente forte frammentazione degli habitat adatti per l’alimentazione e la nidificazione, vi sono altri fattori che influenzano la diversità delle specie e l’abbondanza delle api selvatiche, il cui impatto è ancora poco chiaro.

Prodotti fitosanitari Gli effetti dei prodotti fitosanitari sulle api sono molteplici. Gli erbicidi riducono la presenza di fiori e quindi le basi alimentari (Bretagnolle e Gaba 2015). Gli insetticidi, se usati in modo improprio, uccidono o danneggiano le api direttamente o indirettamente, sebbene questi effetti tossici siano noti anche per gli erbicidi e i fungicidi, soggetti a minori restrizioni d’uso (Hladik et al 2016, Belsky e Joshi 2020). Soprattutto gli insetticidi sistemici, come i neonicotinoidi e i loro prodotti di degradazione, si accumulano nel polline e nel nettare e possono avere effetti non solo letali ma anche subletali, che si manifestano ad esempio in una ridotta capacità di orientamento o apprendimento, in un’alterazione nello sviluppo di ghiandole importanti, in una minore efficienza riproduttiva ecc. (Fischer et al. 2014, Sandrock et al. 2014, Stanley et al. 2015, Minnameyer et al. 2021, Strobl et al. 2021). Gli effetti di diversi pesticidi combinati tra loro e con altri fattori di stress aggravano ulteriormente l’impatto dei prodotti fitosanitari sulle api (Dance et al. 2017, Grassl et al. 2018, Tosi e Nieh 2019, Stuligross e Williams 2020). La sensibilità a determinati pesticidi varia a seconda delle specie (Biddinger et al. 2013). È probabile che l’effetto nocivo dei prodotti fitosanitari sulla riproduzione delle api mellifere sia generalmente inferiore a quello sulle specie di api selvatiche solitarie. Nelle prime, infatti, sono colpite soprattutto le operaie non riproduttrici; l’avvelenamento delle operaie in colonie di diverse decine di migliaia di individui è tollerabile fino a un certo grado e le operaie, che nutrono direttamente le larve, assumono una sorta di funzione di barriera se il carico tossico è troppo elevato e muoiono prima di passare il cibo contaminato alla prole (Lucchetti et al. 2018). Nelle api selvatiche, invece, è sempre la femmina attiva in covata a essere colpita direttamente e le larve entrano in contatto diretto con il polline e il nettare contaminati nelle loro celle di covata.

Competizione alimentare tra api mellifere e selvatiche Sia l’ape mellifera che quelle selvatiche necessitano di enormi quantità di polline e nettare per riprodursi (Müller et al. 2006, Cane e Tepedino 2017). Numerosi studi scientifici hanno dimostrato che l’apicoltura può danneggiare le popolazioni di api selvatiche, in quanto le colonie comprendenti decine di migliaia di operaie sottraggono notevoli quantità di prodotti floreali, che quindi non sono più disponibili per nutrire le celle di covata delle api selvatiche (Mallinger et al. 2017, Geldmann e González-Varo 2018). Questa competizione alimentare è prevedibile soprattutto quando la disponibilità di fiori è bassa e la densità di api mellifere è elevata. Queste due condizioni nel nostro Paese sono particolarmente diffuse nelle regioni a coltivazione intensiva alle basse e medie altitudini. Qui, ad eccezione delle poche settimane primaverili in cui colza, frutta e altre piante a fioritura rigogliosa forniscono un ricco apporto di cibo, l’offerta di fiori è ridotta, mentre la densità delle colonie di api mellifere allevate è decisamente superiore a quella che ci si aspetterebbe in condizioni naturali (Charrière et al. 2018, von Büren et al. 2019, v. cap. 1.2). La competizione alimentare si manifesta ad esempio con il fatto che le api selvatiche i) devono passare a fonti alimentari non ottimali e vengono allontanate da siti alimentari favorevoli, ii) raggiungono dimensioni corporee più ridotte a causa di un’alimentazione larvale insufficiente, con un impatto negativo sul benessere individuale, iii) alimentano un numero inferiore di celle di covata o subiscono una riduzione dello sviluppo della colonia, con conseguenti perdite riproduttive, oppure iv) si estinguono a livello locale (Goulson e Sparrow 2009, Lindström et al. 2016, Henry e Rodet 2018, Angelella et al. 2021, Meeus et al. 2021, Lazaro et al. 2021, Renner et al. 2021).

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 48

Agenti patogeni È stato dimostrato che le api mellifere e i bombi provenienti dall’apicoltura commerciale trasmettono agenti patogeni alle api selvatiche, come ad esempio il virus delle ali deformi, il virus della cella reale nera o i funghi parassiti del genere Nosema (Fürst et al. 2014, Alger et al. 2019, Manley et al. 2019). La trasmissione avviene probabilmente quando le api contaminate lasciano sui fiori particelle virali o spore fungine che infettano i successivi visitatori. Non è ancora stato chiarito in quale misura questi patogeni influenzino le popolazioni di api selvatiche, ma si ritiene che potrebbero avere un ruolo nel forte declino di alcune specie di bombi in America settentrionale e meridionale (Cameron et al. 2011, 2016, Goulson 2017).

Riscaldamento climatico Come hanno dimostrato indagini recenti, il riscaldamento climatico può avere un impatto negativo sulle specie criofile, come i bombi (Kerr et al. 2015, Soroye et al. 2020). Le cause di questo fenomeno sono però ancora poco studiate. Tuttavia, con l’aumento delle temperature è prevedibile che i) l’innalzamento delle temperature invernali comporti un maggior consumo energetico negli stadi di svernamento e quindi un aumento della mortalità e un peggioramento delle condizioni fisiche, ii) le specie termofile, che migrano ad altitudini più elevate, competano con le specie criofile, iii) i patogeni introdotti si sviluppino più rapidamente nelle popolazioni ospiti oppure iv) le fenologie delle api selvatiche specializzate si dissocino dalle loro piante ospiti (Fründ et al. 2013, Kerr et al. 2015, Natsopulou et al. 2015, Schenk et al. 2018a, 2018b, Stemkovski et al. 2020). L’impatto negativo del cambiamento climatico sulle popolazioni di specie di api indigene, presenti principalmente in habitat montani, subalpini e alpini, non può essere valutato in modo preciso con i dati raccolti durante le indagini svolte per la compilazione della Lista Rossa. Tuttavia, alcuni indizi fanno ritenere che le specie tolleranti il freddo siano scomparse dalle quote più basse. Ad esempio, l’ape muratrice diffusa in area boreo-alpina Osmia nigriventris non è più stata rinvenuta nella Val d’Alvra nei Grigioni a un’altitudine di 1200–1400 metri nonostante la presenza di tutte le risorse di habitat necessarie, anche se esemplari da collezione e vecchi nidi ne attestano la presenza in passato. Questo dato è coerente con l’osservazione che O. nigriventris, i cui rinvenimenti erano interpretati come relitti glaciali, ha abbandonato le pianure di Germania, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia (Müller et al. 2019). Anche le recenti variazioni nelle specie di bombi tipiche di montagna nel Giura sono un sintomo del riscaldamento climatico. Ad esempio, Bombus mendax è probabilmente scomparso completamente dal Giura e l’areale di distribuzione di Bombus mesomelas, B. mucidus e B. sichelii si è ridotto notevolmente rispetto al passato.

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 49

Mentre l’impatto negativo del riscaldamento climatico sulle specie di api selvatiche tolleranti il freddo ad altitudini più elevate può essere valutato solo in modo approssimativo a causa della mancanza di dati, numerose specie di api selvatiche termofile hanno indubbiamente beneficiato dell’aumento delle temperature negli ultimi due decenni. Molte specie submediterranee, infatti, hanno ampliato il loro areale verso nord e hanno raggiunto nuovamente o per la prima volta la Svizzera, dopo essere scomparse per molti decenni (v. all. A3). Specie che prima erano presenti soprattutto nel sud e nel sud-ovest del nostro Paese hanno ampliato il loro areale verso nord ed est; alcune hanno già raggiunto le zone più settentrionali e orientali del Paese (p. es. Ceratina cucurbitina, Colletes hederae, Epeolus cruciger, Xylocopa valga, Xylocopa violacea). Favorite dal caldo, specie un tempo limitate all’estremo nord-ovest del nostro Paese si sono diffuse verso est e verso sud (p. es. Andrena nigroolivacea). Diverse specie, un tempo presenti solo localmente in siti climaticamente favorevoli, non solo hanno aumentato il loro areale ma negli ultimi anni sono anche diventate sempre più comuni (p. es. Andrena rosae, Andrena schencki, Anthidium florentinum, Bombus ruderatus, Coelioxys echinata, Halictus langobardicus, Lasioglossum bluethgeni, Lasioglossum marginatum). E numerose specie che nella metà settentrionale della Svizzera erano limitate fino a poco tempo fa alle aree calde delle zone abitate si stanno ora diffondendo nelle campagne circostanti (p. es. Hylaeus leptocephalus, Hylaeus punctatus, Heriades crenulata, Megachile rotundata). Poiché tutte queste sono notoriamente termofile, è indubbio che il riscaldamento climatico sia il principale responsabile di queste espansioni a volte esponenziali dell’areale. Sulla base dei dati oggi disponibili, non è possibile valutare se le misure finora adottate per promuovere la biodiversità abbiano contribuito anche allo sviluppo delle popolazioni di queste specie termofile. È tuttavia accertato che diverse specie di api che fino a pochi decenni fa erano rare e localizzate oppure scomparse a livello nazionale o regionale si stiano attualmente diffondendo o reinsediando in aree precedentemente colonizzate.

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 50

4.4 Confronto con i Paesi confinanti e l’Europa

Nei Paesi limitrofi sono disponibili Liste Rosse delle api solo per la Germania, il Belgio e i Paesi Bassi (Peeters e Remer 2003, Westrich et al. 2011, Drossart et al. 2019). In Germania il 47,9 % delle specie valutate è stato classificato nelle quattro categorie «estinto a livello regionale», «in pericolo critico», «in pericolo» o «vulnerabile», nei Paesi Bassi il 50,6 % e in Belgio il 41,5 %. Rispetto a questi tre Paesi, la percentuale di specie della Lista Rossa elvetica si colloca al centro con il 45,4 % e corrisponde quasi esattamente a quella della vicina regione del Baden-Württemberg, dove il 44,6 % delle specie è inserito nella Lista Rossa (Westrich et al. 2000). Come in Svizzera, anche nei Paesi limitrofi la percentuale di specie estinte a livello regionale è considerevole e significativamente più alta rispetto ad altri gruppi di invertebrati (Peeters e Remer, 2003; cap. 4.3). Mentre in Svizzera è estinto il 9,6 % di tutte le specie, le percentuali corrispondenti in Germania, Belgio e Paesi Bassi sono rispettivamente 7,0 %, 11,8 % e 10,4 %. L’elevato numero di specie estinte è probabilmente dovuto in gran parte alle elevate esigenze delle api selvatiche in termini di habitat (v. cap. 4.3).

Le alte percentuali di specie minacciate o estinte a livello regionale, che si attestano su livelli comparabili in tutti e quattro i Paesi, dimostrano che l’abbondanza e la diversità delle api selvatiche sono a un livello pericolosamente basso non solo in Svizzera, ma in tutta l’Europa centrale.

Nel 2014 è stata pubblicata per la prima volta una Lista Rossa delle Api Europee (Nieto et al., 2014), in cui il 4 % delle quasi 2000 specie europee conosciute all’epoca è stato classificato in pericolo critico (CR), in pericolo (EN) o vulnerabile (VU), circa il 5 % quasi minacciato (NT) e quasi il 35 % non minacciato (LC), mentre per il restante 56 % delle specie non è stato possibile effettuare una valutazione per dati insufficienti (DD).

Delle specie classificate come CR, EN o VU nella Lista Rossa europea, 23 sono presenti in Svizzera (tab. 3). Di queste, 6 sono state classificate in una categoria di minaccia inferiore a quella europea. Lo stesso dicasi per 10 delle 60 specie presenti in Svizzera che in Europa sono risultate NT. Le 16 specie indigene con un grado di minaccia inferiore a quello della Lista Rossa europea i) sono diffuse in Svizzera principalmente ad altitudini medio-alte, in zone esposte a un’influenza relativamente scarsa dell’uomo (n = 11 specie), ii) hanno popolazioni buone e stabili in tutta la Svizzera o in alcune regioni (n = 3) o iii) si stanno probabilmente diffondendo in modo sensibile grazie al riscaldamento climatico (n = 2). Non riteniamo giustificato armonizzare la categoria di minaccia di queste specie con quella della Lista Rossa europea.

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 51

Tabella 3 Confronto delle specie di api minacciate a livello europeo con la classificazione nella Lista Rossa della Svizzera Lista delle specie di api svizzere classificate nella Lista Rossa delle Api Europee (Nieto et al. 2014) in pericolo critico (CR), in pericolo (EN) o vulnerabili (VU). In grassetto sono evidenziate le specie a cui è stata assegnata una categoria di minaccia inferiore in Svizzera rispetto alla Lista Rossa europea.

Specie Categoria di Categoria di Annotazioni minaccia minaccia Europa Svizzera Andrena tridentata CR RE Bombus inexspectatus EN NT in regioni montane in parte poco influenzate dall’uomo Colletes collaris EN RE Colletes sierrensis EN EN Halictus carinthiacus EN VU in regioni montane in parte poco influenzate dall’uomo Lasioglossum breviventre EN EN Lasioglossum laeve EN EN Lasioglossum quadrisignatum EN EN Lasioglossum sexmaculatum EN RE Lasioglossum subfasciatum EN NT popolazioni buone e apparentemente stabili in Vallese Trachusa interrupta EN CR Biastes truncatus VU VU Bombus alpinus VU NT in regioni montane in parte poco influenzate dall’uomo Bombus confusus VU RE Bombus distinguendus VU CR Bombus gerstaeckeri VU LC in regioni montane in parte poco influenzate dall’uomo Bombus muscorum VU CR Bombus pomorum VU RE Colletes floralis VU VU Colletes fodiens VU EN Colletes impunctatus VU LC in regioni montane in parte poco influenzate dall’uomo Halictus leucaheneus VU EN Systropha planidens VU RE

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 52

Allegati A1 Evoluzione della Lista Rossa delle Api

La prima Lista Rossa delle Api della Svizzera è stata pubblicata nel 1994 (Amiet 1994). All’epoca il 45 % delle specie era in pericolo. Questa pubblicazione si basava principalmente sulle vaste conoscenze degli esperti e sulle collezioni di Felix Amiet e quindi su dati relativamente limitati. Successivamente, dal 1995 al 2010 un gruppo di specialisti ha revisionato tutto il materiale relativo alle api, ad eccezione dei bombi, contenuto in musei svizzeri e collezioni private. Parallelamente a questa revisione, tra il 1996 e il 2011 sono state compilate chiavi di identificazione e mappe di distribuzione di tutte le specie di api svizzere, pubblicate in sei volumi della serie Fauna Helvetica (Amiet 1996, Amiet et al. 1999, 2001, 2004, 2007, 2010). Questa rielaborazione completa ha fornito la base necessaria per aggiornare la Lista Rossa del 1994, ormai superata. Inoltre nel 2015–2017 sono state riviste tutte le raccolte svizzere dei bombi ed è stato aggiornato il volume Fauna-Helvetica-Band Apidae 1 (Amiet 1996) aggiungendo chiavi di identificazione e mappe di distribuzione aggiornate (Amiet et al. 2017).

Il lavoro di aggiornamento della Lista Rossa delle Api della Svizzera è iniziato con una fase pilota di due anni finanziata da info fauna (2012–2013), seguita da un progetto sostenuto dall’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM) e intitolato «Wildbienen-Monitoring – Grundlagen» (2014–2015, progetto UFAM-14.0004.PJ.2014.Wildbienen). Gli obiettivi di questi due progetti erano sviluppare una metodologia di rilevamento dotata di una buona riproducibilità e raccogliere nuovi dati sulle api in circa 80 quadrati chilometrici. Dopo aver accertato, durante i lavori preliminari, che il rilevamento della fauna di api a livello di quadrato chilometrico nel corso di diversi sopralluoghi di un giorno per l’intero periodo vegetativo offrivano una riproducibilità soddisfacente se l’indagine è finalizzata a massimizzare il numero totale di specie per quadrato (Müller et al. 2016), il progetto di aggiornamento della Lista Rossa delle Api è entrato nella sua terza e ultima fase (2016–2020). Con il finanziamento concesso per metà dall’UFAM e per metà da una fondazione privata di Ginevra, questa terza fase aveva l’obiettivo di censire la fauna di api in almeno altri 170 quadrati chilometrici per raggiungere l’obiettivo dei 250 quadrati censiti, che info fauna considera il minimo per elaborare Liste Rosse significative.

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 53

A2 Procedura per la compilazione dell’attuale Lista Rossa

A2-1 Origine dei dati Le valutazioni della presente Lista Rossa si basano su 501 381 set di dati convalidati contenuti nella banca dati di info fauna al 31 gennaio 2021. Di questi, 116 835 provengono dai 261 quadrati chilometrici censiti. I restanti set di dati si basano sui dati raccolti da collezioni pubbliche e private, su rilevamenti condotti sul campo da apidologi e su altri dati ottenuti da perizie di esperti o tesi di laurea presso università e istituti di ricerca.

A2-2 Pianificazione ed esecuzione dei lavori sul campo Dal 2012 al 2020, 31 operatori hanno lavorato su 261 quadrati chilometrici, distribuiti in tutte le regioni biogeografiche della Svizzera (fig. 16), di cui 110 in zona collinare, 76 in montagna, 49 in area subalpina e 26 nella fascia alpina. Per selezionare i quadrati si è proceduto a distinguerne tre tipi. Il 40 % circa è costituito da «quadrati di specie bersaglio», estratti a caso da un insieme di quadrati in cui erano state precedentemente rilevate alcune specie bersaglio rare tra il 1960 e il 1999. Il 22 % circa è composto da «quadrati prospettici», selezionati all’interno di regioni di 10 km × 10 km per le quali non erano disponibili dati sulle api. Il restante 38 % è di «quadrati liberi», scelti per la presenza di habitat potenzialmente preziosi per le api (prati e pascoli secchi, torbiere basse ecc.).

Durante il periodo vegetativo i quadrati chilometrici sono stati percorsi in funzione dell’altitudine cinque volte (collina), quattro volte (montagna), tre volte (livello subalpino) o due volte (livello alpino) nel corso di una giornata dalle 9 o le 10 alle 17 o le 18 con tempo soleggiato, temperature di oltre 15 o C e venti deboli. L’obiettivo di ogni rilievo era quello di avvistare il maggior numero possibile di specie all’interno del quadrato. Di conseguenza, gli operatori hanno deciso autonomamente in quali habitat, fiori o microstrutture e per quanto tempo dovevano essere cercate le api, tenendo conto di soleggiamento, fenologia, disponibilità di fiori, potenziali siti di nidificazione ecc. durante ogni ispezione in loco.

La frequenza delle ricerche in un quadrato chilometrico si è basata sulla sua altitudine: · livello 1 (Svizzera settentrionale 0–700 m, Svizzera meridionale 0–900 m) cinque ispezioni di un giorno nelle seguenti finestre temporali e con un minimo di tre settimane e un massimo di sei settimane tra due indagini consecutive: dal 15 marzo al 20 aprile, dal 21 aprile al 20 maggio, dal 21 maggio al 20 giugno, dal 21 giugno al 20 luglio, dal 21 luglio al 20 agosto; · livello 2 (Svizzera settentrionale 700–1200 m, Svizzera meridionale 900–1500 m) quattro ispezioni di un giorno nelle stesse finestre temporali di cui sopra, ma a partire dal 21 aprile; · livello 3 (Svizzera settentrionale 1200–1800 m, Svizzera meridionale 1500–2000 m) tre ispezioni di un giorno nelle stesse finestre temporali di cui sopra, ma a partire dal 21 maggio; · livello 4 (Svizzera settentrionale 1800–2300 m, Svizzera meridionale 2000–2500 m) due ispezioni di un giorno nelle seguenti finestre temporali e con un minimo di quattro settimane tra due indagini consecutive: dal 1° giugno al 10 luglio, dall’11 luglio al 20 agosto.

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 54

Ad eccezione delle specie rare che potevano essere individuate sul campo, le api sono state catturate con una rete per insetti e preparate, etichettate e identificate in laboratorio utilizzando la letteratura specifica. Gli individui raccolti sono stati censiti separatamente per ciascuna delle 16 sezioni di un quadrato chilometrico, ovvero con una precisione di 250 × 250 m. Un team di quattro specialisti ha successivamente verificato la corretta individuazione di tutte le api raccolte nei quadrati chilometrici. Almeno un individuo per specie, sesso e quadrato chilometrico è stato conservato come campione presso il Muséum d’Histoire Naturelle di Neuchâtel.

Oltre alle indagini sui quadrati chilometrici, 12 membri dello staff hanno cercato specificamente 14 specie di api considerate perdute in tutta la Svizzera o in alcune regioni biogeografiche, oppure non ancora individuate sul territorio elvetico ma potenzialmente presenti. Si tratta di Andrena livens, A. nycthemera, A. symphyti, A. synadelpha, Bombus confusus, B. distinguendus, Chelostoma emarginatum, Colletes collaris, Megachile lapponica, Osmia laticeps, O. pilicornis, O. viridana, Systropha curvicornis e Tetralonia inulae.

Figura 16 Distribuzione sul territorio elvetico dei 261 quadrati chilometrici scandagliati per la Lista Rossa Rosso = quadrati di specie bersaglio, blu = quadrati prospettici, verde = quadrati liberi.

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 55

A2-3 Procedura per l’attribuzione del grado di minaccia

Criteri UICN Il grado di minaccia per le singole specie di api è stato attribuito in base ai criteri quantitativi e ai valori soglia dell’UICN (Klaus et al. 2023). Come per la maggior parte degli insetti, anche per le api non sono disponibili informazioni precise sulle dimensioni delle popolazioni. I criteri C e D dell’UICN, che si basano sul numero di individui sessualmente maturi, non sono quindi applicabili, così come il criterio E, che richiede modelli quantitativi per stimare il pericolo di estinzione. Soltanto le specie presenti in un’area geografica molto limitata (superficie effettivamente occupata AOO, v. sotto) inferiore ai 20 km2 o individuate in meno di cinque siti, sono state valutate sulla base del criterio D2 e classificate nell’apposita categoria VU.

Il criterio A si basa sulla riduzione delle dimensioni della popolazione e richiede una stima delle variazioni della consistenza numerica determinata sulla scorta di visite ripetute in siti storicamente occupati (Cruickshank et al. 2016), modifiche delle dimensioni dell’areale di distribuzione o indici calcolati in programmi di monitoraggio (Zbinden et al. 2005). Ad eccezione dei dati raccolti nei 261 quadrati chilometrici censiti (v. A2-2), tutti gli altri dati contemplati nella valutazione si basano su collezioni museali e private, progetti di ricerca locali o regionali, rilevamenti effettuati da osservatori nella loro attività professionale o durante il tempo libero. Tuttavia, questi dati consentono solo in misura limitata di calcolare le variazioni della popolazione intervenute nel corso del tempo e soprattutto nel breve periodo (dieci anni), come raccomandato dall’UICN. Pertanto non è stato possibile utilizzare nemmeno il criterio A per stimare il grado di minaccia. Per questo motivo, per classificare le specie nelle singole categorie, si è utilizzato solo il criterio B; per alcune anche il criterio D2 (v. sopra).

Classificazione secondo il criterio B dell’UICN Il criterio B determina la categoria di minaccia in base all’estensione dell’areale di distribuzione di una specie, distinguendo tra area di presenza di una specie (EOO =«extent of occurrence») e area effettivamente occupata (AOO =«area of occupancy»). Quest’ultima si riferisce alla superficie (di solito molto più piccola) dell’areale di distribuzione colonizzato da una specie. In combinazione con le condizioni aggiuntive elencate di seguito, le soglie quantitative stabilite dall’UICN consentono di classificare le specie in base all’EOO (criterio B1; CR: EO < 100 km2, EN: 100–5000 km2, VU: 5000–20 000 km2, NT 20 000–30 000 km2) o all’AOO (criterio B2; CR: AO < 10 km2, EN: 10–500 km2, VU: 500–2000 km2, NT 2000–3000 km2). L’EOO è definito come l’area del più piccolo poligono convesso che comprende tutte le presenze note di una specie. L’EOO è stato calcolato utilizzando tutti i dati svizzeri disponibili per gli anni 2000–2020. I poligoni così ottenuti sono stati sovrapposti ai confini svizzeri per escludere le aree dei Paesi confinanti. I valori EOO sono stati utilizzati per classificare le specie che hanno un areale di distribuzione molto ristretto e per le quali non è stato possibile calcolare l’AOO a causa di un numero insufficiente di presenze.

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 56

Per determinare l’AOO esistono diverse tecniche. L’UICN raccomanda di sommare tutte le celle occupate in una griglia di quadrati di 2 × 2 km. Questo sistema è semplice e oggettivo ma presenta anche alcuni svantaggi. Se è nota solo una frazione dei siti occupati da una specie, come di solito accade per un gruppo che viene campionato solo raramente come le api, i valori AOO dipendono fortemente dal numero di indagini o dalla rilevabilità di una specie. Una specie più abbondante o più facile da rilevare in aree meglio monitorate avrà un peso maggiore in termini di numero di quadrati occupati, con conseguenti distorsioni significative quando si utilizzano le stesse soglie per tutte le specie. Per questo motivo per il calcolo dell’AOO è stato sviluppato un metodo (Fivaz e Gonseth 2014) utilizzato per la maggior parte delle Liste Rosse degli insetti della Svizzera (Monnerat et al. 2007, 2016, Wermeille et al. 2014). In primo luogo, si è ricorso a una modellizzazione statistica per determinare la distribuzione potenziale di una specie con l’ausilio di otto variabili abiotiche (altitudine, pendenza, precipitazioni cumulate in luglio o durante tutto l’anno, temperature medie in gennaio o luglio, radiazione solare cumulata in luglio o durante tutto l’anno), prendendo in considerazione solo le presenze rilevate con precisione su almeno un ettaro. Poiché i risultati sono valori probabilistici, è stato definito un valore soglia al di sopra del quale gli ettari esaminati sono stati considerati «potenzialmente favorevoli» per una specie. La soglia corrisponde al valore minimo, che comprende il 95 % delle probabilità per gli ettari in cui una specie è stata effettivamente osservata.

In una seconda fase, la distribuzione potenziale di ciascuna specie è stata ristretta geograficamente, mantenendo solo i siti che contenevano osservazioni dopo il 1999 («siti occupati») (area di distribuzione «lorda»). Anche i siti limitrofi sono stati considerati occupati, sebbene la specie non vi sia stata (ancora) osservata. Gli ettari «potenzialmente favorevoli» di tutti i siti occupati così selezionati sono stati poi filtrati utilizzando le variabili biologicamente più significative della statistica svizzera della superficie. La superficie ottenuta corrisponde all’AOO della specie e ha permesso di ricavarne lo stato di minaccia provvisorio secondo il criterio B2. Va notato che i valori AOO ottenuti (mediana 1211 km2, massimo 9680 km2) erano significativamente più alti di quelli calcolati sulla base di una griglia di quadrati di 2 × 2 km (v. sopra) (mediana 190 km2, massimo 4568 km2), soprattutto per le specie comuni e non specializzate.

Condizioni supplementari Le sole dimensioni dell’EOO o dell’AOO non sono sufficienti per classificare la specie secondo il criterio B; devono infatti essere soddisfatte almeno due delle tre condizioni a–c seguenti: a: forte frammentazione spaziale o un numero particolarmente ridotto di siti (CR: 1; EN: 2–5; VU: 6–10); b: un declino i) delle dimensioni dell’EOO, ii) delle dimensioni dell’AOO, iii) dell’area, dell’estensione e/o della qualità dell’habitat, iv) del numero di siti o delle sottopopolazioni oppure v) del numero di individui adulti; c: fluttuazioni estreme i) delle dimensioni dell’EOO, ii) delle dimensioni dell’AOO, iii) del numero di siti o sottopopolazioni oppure iv) del numero di individui adulti.

Il criterio Bc non si è potuto applicare per mancanza di dati. Il criterio Ba è stato valutato sulla base delle mappe di distribuzione delle singole specie. Il criterio Bb(iii) è stato valutato sulla base delle conoscenze degli esperti coinvolti (v. sotto). La procedura di valutazione per i criteri Bb(i, ii), Bb(iv) e Bb(v) è illustrata di seguito.

Stima della variazione degli effettivi Non è possibile determinare con esattezza il declino delle dimensioni dell’areale di distribuzione, del numero di siti o sottopopolazioni o del numero di individui, poiché non esistono programmi di monitoraggio delle api e i campionamenti sono aumentati in modo significativo negli ultimi 20 anni. Pertanto, è stato necessario stimare le variazioni della popolazione in base all’evoluzione temporale del numero di individui osservati e del numero di quadrati chilometrici occupati. Per correggere le fluttuazioni nei campionamenti, che in Svizzera sono stati molto

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 57

disomogenei negli ultimi 100 anni, il territorio elvetico è stato suddiviso in sette regioni geografiche, ognuna delle quali composta da uno o più Cantoni (regione 1: GE, VD, NE, FR, JU; regione 2: VS; regione 3: BE, SO, BL, BS, AG; regione 4: ZH, SH, TG, SG, AI, AR; regione 5: LU, ZG, NW, OW, UR, SZ, GL; regione 6: GR; regione 7: TI). Per ciascuna delle sette regioni è stato calcolato il totale del numero di tutti gli individui di api osservati e il totale di tutti i quadrati chilometrici con almeno un set di dati sulle api per quattro periodi (<1960, 1960–1979, 1980– 1999, >1999). Quindi, per ogni specie e per ognuno dei quattro periodi, il numero di individui osservati e il numero di quadrati chilometrici occupati sono stati corretti in base ai campionamenti regionali corrispondenti. Questi valori corretti sono stati poi sommati per tutte le regioni e separatamente per ogni periodo al fine di ottenere i valori corretti per l’intero areale svizzero di ciascuna specie. I dati ottenuti sono stati utilizzati per stimare eventuali variazioni degli effettivi, come illustrato nei due esempi seguenti.

Esempio 1: la specie rara Icteranthidium laterale è presente solo in Vallese e dispone di un areale di distribuzione molto frammentato. I valori non corretti riportati nella tabella sottostante non indicano alcuna chiara tendenza a lungo termine nell’evoluzione degli effettivi, ma questo è dovuto probabilmente a campionamenti molto esigui nel periodo 1960–1979 e poi più frequenti dal 1980. Osservando i valori corretti, invece, si nota un chiaro e continuo declino sia nel numero di individui osservati sia nel numero di quadrati chilometrici occupati. Pertanto è soddisfatta la condizione aggiuntiva b per il criterio B, ovvero sia b(v) (declino del numero di individui adulti) che b(iv) (diminuzione del numero di siti o sottopopolazioni).

Icteranthidium laterale < 1960 1960–1979 1980–1999 >2000 Numero di individui osservati (valori non corretti) 252 24 62 122 Numero di individui osservati (valori corretti) 581 218 128 41 Numero di quadrati chilometrici occupati (valori non corretti) 24 12 28 30 Numero di quadrati chilometrici occupati (valori corretti) 37 27 23 18

Esempio 2: secondo gli esperti Bombus ruderatus si sta nuovamente diffondendo in Svizzera, anche se le numerose osservazioni degli ultimi anni potrebbero essere dovute a un aumento dei rilevamenti. I valori corretti elencati di seguito confermano la tendenza all’aumento sia del numero di individui sia del numero di quadrati chilometrici occupati. Pertanto, per questa specie non è soddisfatta la condizione aggiuntiva b per il criterio B.

Bombus ruderatus < 1960 1960–1979 1980–1999 >2000 Numero di individui osservati (valori non corretti) 133 3 18 137 Numero di individui osservati (valori corretti) 496 20 21 50 Numero di quadrati chilometrici occupati (valori non corretti) 38 3 6 76 Numero di quadrati chilometrici occupati (valori corretti) 62 7 6 39

Le stime della variazione degli effettivi si sono rivelate imprecise per molte specie che disponevano di poche osservazioni, anche dopo le correzioni sulla base dei campionamenti. Per queste specie le variazioni della consistenza numerica è stata stimata dagli esperti (v. sotto), oppure è stato valutato il criterio Bb(iii) (declino della qualità dell’habitat).

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 58

Classificazione delle specie da parte del gruppo di esperti L’attribuzione delle singole specie alle diverse categorie di minaccia è stata discussa dai seguenti sei esperti durante un ritiro di due giorni: Dimitri Bénon, Markus Bur, Mike Herrmann, Andreas Müller, Rainer Neumeyer e Christophe Praz. Per ciascuna specie erano disponibili i documenti e i dati seguenti: mappa di distribuzione, superficie dell’EOO e dell’AOO, numero corretto di individui osservati e dei quadrati chilometri occupati nei quattro periodi sopra menzionati. Sulla base della superficie dell’EOO e dell’AOO, ciascuna specie è stata classificata in base alle soglie stabilite per i criteri B1 o B2 in una prima categoria provvisoria, mantenuta solo se erano soddisfatte almeno due delle tre condizioni aggiuntive (v. sopra). Se erano soddisfatte meno di due condizioni aggiuntive, gli esperti decidevano se la specie dovesse essere declassata di una, due, tre o addirittura quattro categorie. Le decisioni sono state adottate valutando il grado di minaccia dell’habitat, il confronto con specie caratterizzate da una distribuzione o un’ecologia simile e le caratteristiche specifiche della specie. Complessivamente sono state declassate 226 specie: 104 di una categoria, 107 di due categorie, 13 di tre categorie e 2 di quattro categorie.

Le specie sono state classificate in una categoria superiore a quella suggerita dall’EOO o dall’AOO solo in casi eccezionali e solo se dipendono da misure di conservazione («conservation dependent»; v. Klaus et al. 2023 per una spiegazione esaustiva). Per giustificare un inquadramento in una categoria superiore sulla base di questo criterio, le misure di protezione devono essere implementate su larga scala e non in modo isolato in pochi siti. Una specie è considerata «conservation dependent» solo se la sua presenza dipende dall’elevata qualità ecologica del suo habitat e questa qualità dipende a sua volta da interventi di cura e protezione. Per le specie che dipendono da tali misure, quindi, si sono valutate non solo le variazioni di popolazione degli ultimi anni, ma anche l’evoluzione futura nell’ipotesi che le misure di protezione e promozione vengano annullate o fortemente limitate nei prossimi dieci anni. Otto specie sono state classificate in una categoria superiore: Andrena agilissima (da VU a EN), A. hattorfiana (da LC a NT), A. marginata (da VU a EN), Anthophora bimaculata (da EN a CR), Bombus muscorum (da EN a CR), B. veteranus (da VU a EN), Dasypoda argentata (da EN a CR) e Trachusa interrupta (da EN a CR). Inoltre, Nomada striata è stata classificata di una categoria superiore, da LC a NT, a causa del forte declino della sua popolazione.

Secondo l’UICN il processo di classificazione per le Liste Rosse nazionali deve tenere conto anche dell’impatto delle popolazioni dei Paesi confinanti su quelle indigene. Data la mancanza di conoscenze sullo stato delle popolazioni di api nella maggior parte dei Paesi limitrofi (ad eccezione della Germania) e l’incertezza sulla mobilità degli individui e sugli eventuali scambi tra popolazioni nazionali ed estere, non è stato possibile includere questo parametro nella procedura di classificazione. Tuttavia, le variazioni di consistenza numerica delle specie delle aree limitrofe (in particolare la pianura del Reno superiore in Germania) sono state prese indirettamente in considerazione – per quanto note – nella valutazione delle condizioni aggiuntive, in particolare nella stima del declino o dell’aumento delle popolazioni.

Esempi della procedura di valutazione seguita Andrena aeneiventris (EOO = 3262 km2, AOO = 146 km2): questa specie, associata ad habitat ruderali con un’elevata disponibilità di Apiaceae, è stata inizialmente classificata come EN secondo i criteri B1 e B2. Nonostante un probabile declino a lungo termine delle popolazioni, l’areale di distribuzione di questa specie è rimasto relativamente stabile negli ultimi tempi. La popolazione è attualmente bassa, ma la specie sembra essere in leggera espansione in Ticino. Pertanto era soddisfatta solo una delle condizioni aggiuntive, ovvero Bb(iii) (declino della qualità o dell’estensione dell’habitat). Per questo motivo la specie è stata declassata alla categoria VU, giustificata dal suo legame con un habitat minacciato e dalle piccole dimensioni delle sue popolazioni.

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 59

Epeolus alpinus (EOO = 7654 km2, AOO = 56 km2): questa ape cuculo alpina, molto diffusa ma difficile da individuare, è stata inizialmente classificata nella categoria EN sulla base del criterio B2. Poiché nessuna delle condizioni aggiuntive era applicabile, la specie è stata declassata di tre categorie e inserita nella LC, nonostante la sua rarità.

Bombus muscorum (EOO = 7036 km2, AOO = 54 km2): questa specie di bombo, che vive nelle vaste zone umide della Svizzera, oggi è presente in basse densità solo in pochi e isolati siti. È stata classificata provvisoriamente nella categoria EN sulla base del criterio B2 poiché sono soddisfatte le condizioni aggiuntive Ba e Bb (ii,iii,v). Tuttavia, poiché la specie dipende da una gestione appropriata dei suoi habitat ed è quindi considerata «conservation dependent», è stata successivamente classificata nella categoria superiore CR.

Megachile pyrenaica (EOO = 30 357 km2, AOO = 2278 km2): questa specie, ancora relativamente diffusa sulle Alpi, si trova principalmente in habitat ricchi di fiori e caratterizzati da un’elevata qualità ecologica. Sulla base dell’AOO è stata classificata nella categoria LC. Tuttavia, poiché la maggior parte delle sue popolazioni si trova in prati e pascoli secchi protetti, la specie dipende dalla conservazione di questi biotopi. Pertanto è stata considerata «conservation dependent» e inserita nella categoria VU.

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 60

A3 Risultati delle classificazioni per la Lista Rossa con esempi di specie

RE – Estinto in Svizzera Le specie estinte in Svizzera sono 59 (il 9,6 % di quelle valutate). Dopo il 2000 non si sono registrati altri ritrovamenti, nonostante alcune ricerche mirate. L’unica eccezione è il bombo Bombus confusus, osservato per l’ultima volta nel 2004. Poiché questa specie non è stata più rilevata nelle vicinanze degli ultimi siti nonostante le ricerche intensive svolte nell’ambito delle indagini per la Lista Rossa, è molto probabile che sia estinta (fig. 17). Delle 59 specie estinte 24 sono probabilmente scomparse dalla Svizzera tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo; gli ultimi avvistamenti risalgono infatti al 1900 circa (p. es. Andrena tscheki, Systropha planidens). Per 18 specie gli ultimi ritrovamenti in Svizzera risalgono al periodo compreso tra il 1911 e il 1949 (p. es. Hoplitis papaveris, Andrena flavilabris; fig. 17), nove specie sono state osservate per l’ultima volta tra il 1950 e il 1984 (p. es. Andrena fuscosa, Bombus pomorum) e altre otto sono scomparse solo dopo il 1994 (p. es. Andrena livens, Eucera hungarica). Molte delle 59 specie estinte sono estremamente termofile; 45 specie estinte sono state ritrovate un tempo in pianure dalle condizioni climatiche favorevoli in Vallese e/o nel bacino del Lemano (n = 29 specie), in Ticino e/o in Valle Mesolcina (n = 7), nella regione di Basilea (n = 2) o in due o più delle regioni citate (n = 7). In passato queste zone di pianura sono state particolarmente compromesse da correzioni fluviali, espansione dell’agricoltura intensiva e dell’urbanizzazione, che potrebbero essere state le cause principali della scomparsa di molte di queste specie.

Figura 17 Bombus confusus, Hoplitis papaveris Bombus confusus, un tempo molto diffuso in pianura, è sparito da tutta la Svizzera solo pochi anni fa. Hoplitis papaveris, che riveste le sue celle di covata nel terreno con petali di papavero (Papaver), un tempo era probabilmente presente solo nella parte sud-occidentale dell’Altopiano centrale ed è scomparsa dal territorio elvetico più di 50 anni fa. L’habitat di entrambe le specie era il paesaggio agricolo sfruttato in modo estensivo. (foto Andreas Müller, Rainer Prosi)

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 61

CR – In pericolo critico Le specie in pericolo critico sono 24 (il 3,9 % di quelle valutate). Di queste, oggi in Svizzera sopravvivono solo popolazioni esigue rilevate in uno o pochi siti. La maggior parte è attualmente limitata ad alcune regioni. Undici specie sono note solo in Vallese (p. es. Ammobates punctatus, Dasypoda argentata; fig. 18), cinque solo in Ticino (p. es. Andrena argentata, Tetralonia inulae), due solo sull’Altopiano centrale (Andrena distinguenda, Hylaeus pilosulus) o nella regione di Ginevra (Nomada rhenana, Tetralonia alticincta), mentre una è stata rilevata solo nel Giura (Bombus distinguendus) e un’altra solo nei Grigioni (Megachile genalis). Solo due sono attualmente distribuite in più di una regione biogeografica e sono presenti nell’Altopiano centrale e sul versante settentrionale delle Alpi (Bombus muscorum), o in Vallese, in Ticino e nei Grigioni (Anthophora bimaculata; fig. 18).

Figura 18 Ammobates punctatus, Anthophora bimaculata Ammobates punctatus è ora presente in una sola popolazione di pochi individui in Vallese. Anche il suo ospite specifico, Anthophora bimaculata, è molto raro e oggi è noto solo in pochissime aree sabbiose del Vallese, del Ticino e della Valle del Reno grigionese; quest’ultima popolazione, come molte altre osservate in precedenza nelle zone golenali a bassa quota, nel frattempo si è probabilmente estinta. (foto Dimitri Bénon)

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 62

EN – In pericolo Le specie in pericolo sono 84 (il 13,7 % di quelle valutate). Tra queste figurano quelle che attualmente occupano solo un areale piccolissimo in Svizzera e che registrano un progressivo declino e un crescente isolamento. Nel concreto si tratta di specie che i) un tempo erano presenti in vaste aree della Svizzera e, in seguito allo smantellamento su vasta scala del loro areale, ora contano solo popolazioni altamente isolate di pochi individui (p. es. Andrena agilissima, Rophites quinquespinosus; fig. 19), ii) nonostante un’ampia diffusione in Svizzera, sono state osservate solo in alcuni siti isolati (p. es.. Hylaeus moricei, Lasioglossum quadrinotatulum), iii) già un tempo erano limitate a una o poche regioni biogeografiche, ma attualmente sono estremamente isolate e spesso si trovano in habitat residuali minacciati dallo sfruttamento intensivo del suolo (p es. Andrena pallitarsis, Anthophora plagiata), iv) sono presenti solo in un’area geograficamente molto limitata della Svizzera e sono sensibili ai cambiamenti di habitat a causa della loro specializzazione in determinate risorse di cibo o di nidificazione (p. es. Andrena saxonica, Colletes sierrensis; fig. 19) oppure v) si sviluppano per cleptoparassitismo nei nidi di altre specie di api selvatiche e probabilmente a causa della diminuzione delle popolazioni ospiti sono molto più disseminate e rare dei loro ospiti minacciati (p. es. Nomada piccioliana, Sphecodes spinulosus).

Figura 19 Andrena agilissima, Colletes sierrensis In seguito a un forte declino in tutto l’Altopiano centrale, Andrena agilissima, che in passato era frequente nei paesaggi agricoli sfruttati in modo estensivo, ora è presente solo in popolazioni fortemente isolate con un numero esiguo di individui. La specie Colletes sierrensis è quella che ha l’areale di distribuzione più ridotto delle specie indigene; i pochi ritrovamenti nel Vallese centrale sono concentrati in prossimità delle sporadiche popolazioni di perlina vischiosa (Odontites viscosus), la sua principale pianta ospite. (foto Albert Krebs, Andreas Müller)

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 63

VU – Vulnerabile Le specie vulnerabilli sono 112 (il 18,2 % di quelle valutate). Si tratta ad esempio di specie che i) sono relativamente diffuse ma in declino sensibile in diverse regioni (p. es. Dasypoda hirtipes, Megachile parietina), ii) sono presenti principalmente in habitat che senza un intervento sul loro utilizzo perdono valore per le specie corrispondenti (p. es. Hylaeus pfankuchi, Osmia rufohirta), iii) nonostante una leggera tendenza alla diffusione, dipendono, per le loro specifiche esigenze di habitat, da risorse largamente assenti nel paesaggio se non si adottano misure mirate o che sono limitate a siti speciali (p. es. Hoplitis tridentata, Lithurgus chrysurus), iv) nonostante la presenza occasionale in giardini e parchi, trovano le risorse di cui necessitano solo al di fuori del loro areale soprattutto in siti specializzati (p. es. Hylaeus punctulatissimus, Osmia brevicornis), v) con una piccola superficie effettivamente occupata, sono presenti principalmente in habitat minacciati da uno sfruttamento intensivo (p. es. Bombus argillaceus, Melitturga clavicornis; fig. 20), vi) in Svizzera sono limitate a un areale molto ridotto e nonostante le popolazioni siano stabilmente basse potrebbero essere ulteriormente minacciate da probabili cambiamenti del loro habitat (p. es. Andrena hesperia, Systropha curvicornis; fig. 20), vii) sono nuove o reintrodotte in Svizzera, ma attualmente hanno solo pochissime popolazioni e sono legate ad habitat specifici spesso minacciati (p. es. Hylaeus cardioscapus, Tetralonia malvae), oppure viii) si sviluppano in forma cleptoparassitaria nei nidi di altre specie di api selvatiche, ma sono molto più frammentate e meno frequenti dei loro ospiti, spesso meno minacciati (p. es. Melecta luctuosa, Stelis phaeoptera).

Figura 20 Bombus argillaceus, Systropha curvicornis Bombus argillaceus è limitato a siti particolarmente caldi e ricchi di fiori in Vallese, sul versante meridionale delle Alpi e nella Bassa Engadina, che oggi sono minacciati dallo sfruttamento intensivo del suolo. Dopo che Systropha curvicornis ha rischiato di scomparire dalla Svizzera per molto tempo, attualmente sembra che si stia diffondendo moderatamente nel Basso Vallese; tuttavia, poiché queste aree son o sfruttate in modo intensivo per l’agricoltura, il futuro delle sue popolazioni di pochi individui è incerto. (foto Sophie Giriens, Felix Amiet)

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 64

NT – Quasi minacciato Le specie quasi minacciate sono 58 (il 9,4 % di quelle valutate). Tra queste rientrano quelle che i) sono in sensibile declino a livello regionale o in alcune regioni biogeografiche, ma dispongono ancora di buone popolazioni in altre parti del loro areale di distribuzione (p. es. Lasioglossum subfasciatum, Osmia niveata), ii) nonostante popolazioni stabili o in lieve aumento, dispongono di un’area effettivamente occupata relativamente piccola (p. es. Lasioglossum puncticolle, Osmia uncinata; fig. 21), iii) sono presenti in habitat alpini poco influenzati dalle attività umane, ma hanno solo popolazioni isolate (p. es. Andrena freygessneri, Osmia steinmanni; fig. 21), oppure iv) si sviluppano in forma parassitaria nei nidi di altre specie di api selvatiche, ma sono più frammentate e meno frequenti dei loro ospiti, meno minacciati (p. es. Bombus inexspectatus, Sphecodes rubicundus).

Figura 21 Osmia uncinata, Andrena freygessneri Osmia uncinata è distribuita praticamente in tutta la Svizzera, ad eccezione del versante meridionale delle Alpi, ma si trova solo localmente e in densità molto basse nelle pinete rade, dove le femmine costruiscono i loro nidi nella corteccia dei pini vivi. Andrena freygessneri vive nella zona subalpina e alpina delle Alpi centrali e meridionali, ma è rara ovunque e dipende da popolazioni più numerose di specie del genere Sempervivum, le loro principale piante ospiti. (foto Urs Weibel, Dimitri Bénon)

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 65

LC – Non minacciato Le specie classificate nella categoria non minacciato sono 276 (il 45,2 % di quelle valutate). Si tratta di specie frequenti o rare che i) sono molto diffuse in Svizzera (p. es. Anthophora aestivalis, Bombus lucorum; fig. 22), ii) sono presenti solo in alcune regioni, ma con popolazioni forti e apparentemente stabili (p. es. Andrena ampla, Nomiapis diversipes; fig. 22), iii) sono diffuse principalmente in habitat alle altitudini medio-alte, poco influenzati dall’uomo (p. es. Bombus gerstaeckeri, Hoplitis robusta), oppure iv) si stanno diffondendo rapidamente grazie al riscaldamento climatico e spesso hanno ridotte esigenze in termini di habitat (p. es. Anthidium florentinum, Xylocopa valga).

Figura 22 Bombus lucorum, Nomiapis diversipes Bombus lucorum si trova dalle quote più basse fino all’alta montagna, per questo è la specie indigena con la più ampia distribuzione altitudinale. Nomiapis diversipes è presente principalmente in Vallese, dove questa specie termofila ma poco esigente ha popolazioni stabili e talvolta numerose. (foto Sophie Giriens, Dimitri Bénon)

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 66

DD – Dati insufficienti Per nove specie riteniamo che i dati siano insufficienti per una loro classificazione, anche se probabilmente si stanno riproducendo regolarmente in Svizzera, considerato che sono stati rilevati diversi individui e di solito in più di un sito durante le indagini effettuate per la Lista Rossa. Si tratta di specie attestate per la prima volta in Svizzera (Lasioglossum medinai) o ricomparse dopo essere state considerate estinte per almeno 60 anni (Andrena pellucens, Anthidium loti, Eucera pollinosa, Heriades rubicola, Lasioglossum angusticeps, L. laterale, L. subhirtum, Nomada minuscula; fig. 23). La stragrande maggioranza di tutti i ritrovamenti si colloca in aree di confine climaticamente favorevoli nelle regioni di Basilea e Ginevra o in Ticino (meridionale) e in Valle Mesolcina. È quindi ragionevole concludere che il riscaldamento climatico sia responsabile della ricomparsa o dell’introduzione in Svizzera di queste specie termofile. Anche se è probabile che continueranno a diffondersi, i pochi ritrovamenti e le esigenze in termini di habitat spesso sconosciute non permettono di trarre conclusioni affidabili sull’attuale grado di minaccia in Svizzera.

Figura 23 Andrena pellucens, Eucera pollinosa Andrena pellucens ed Eucera pollinosa sono state riosservate per la prima volta in Ticino nel 2020 dopo essere state considerate perdute in Svizzera. Queste due specie relativamente poco esigenti e molto diffuse nella regione mediterranea hanno probabilmente ampliato il loro areale verso nord in seguito al riscaldamento globale. Non è però possibile affermare se si stabiliranno definitivamente in Svizzera. (foto Michel Rauch, Wolfgang Schweighofer)

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 67

NE – Non valutato Otto specie non sono state valutate. Oltre all’ape mellifera occidentale (Apis mellifera, v. cap. 1.2; fig. 24) rientrano in questa categoria la specie invasiva Megachile sculpturalis proveniente dall’Asia (fig. 24) e le specie Andrena ovata, Andrena tenuistriata, Anthophora dispar, Ceratina nigrolabiata, Epeolus fallax ed Eucera nigrifacies. Queste ultime sei sono state attestate per la prima volta in Svizzera nell’ambito delle indagini per la Lista Rossa. Poiché sono stati trovati solo singoli esemplari nelle immediate vicinanze dei confini con Italia, Francia e Germania, non è chiaro se attualmente si riproducano regolarmente in Svizzera. È però probabile che si insedieranno in Svizzera, dato che in tutti e sei i casi si tratta di api termofile che stanno espandendo il loro areale verso nord a causa del riscaldamento globale.

Figura 24 Apis mellifera, Megachile sculpturalis Apis mellifera non è stata valutata per la presente Lista Rossa, poiché le colonie libere sono molto probabilmente in costante scambio genetico con quelle degli apicoltori. Non è stata valutata nemmeno Megachile sculpturalis, originaria dell’Asia e introdotta di recente in Europa centrale, che ora è stata rilevata in tutte le aree del Paese. (foto Albert Krebs, Johannes Selmansberger)

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 68

A4 Modifiche a livello di tassonomia e nomenclatura

Dalla pubblicazione della Lista Rossa nel 1994, sono state apportate numerose modifiche alla tassonomia e nomenclatura. Diversi taxa sono stati elevati al rango di specie dopo che per lungo tempo erano stati considerati appartenenti a specie morfologicamente molto simili. Inoltre, alcuni taxa precedentemente indicati come specie sono stati riclassificati, in quanto si sono rivelati essere una delle due generazioni di specie bivoltine. Infine, è stato necessario cambiare alcune denominazioni a causa delle regole di nomenclatura. Per un elenco e una spiegazione di tutte queste modifiche tassonomiche e nomenclaturali, si rimanda alla nuova check-list delle api della Svizzera (Praz et al. 2023).

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 69

A5 Ringraziamenti

Il progetto di aggiornamento della Lista Rossa delle Api della Svizzera, durato dal 2012 al 2022, è stato finanziato da una fondazione privata di Ginevra, dall’UFAM e da info fauna.

I quadrati chilometrici sono stati elaborati da Lise Barbu, Dimitri Bénon, Markus Bur, Noémie Evéquoz, Sarina Gähler, Sonja Gerber, Sophie Giriens, Yves Gonseth, Sabrina Gurten, Mare Haider, Philipp Heller, Mike Herrmann, Daniela Keller, Jessica Litman, Wilfried Löderbusch, Holger Martz, Fabian von Mentlen, Andreas Müller, Rainer Neumeyer, Sabine Oertli, Christophe Praz, André Rey, Judith Riedel, Frédéric Sandoz, Yannick Schauwecker, Franziska Schmid, Claudio Sedivy, Hansueli Tinner, Debora Unternährer, Killian Vaucher e Remo Wenger.

La ricerca mirata delle specie perdute è stata condotta da Dimitri Bénon, Markus Bur, Lorenzo Giollo, Sonja Gerber, Sophie Giriens, Philipp Heller, Mike Herrmann, Andreas Müller, Rainer Neumeyer, Christophe Praz e Claudio Sedivy.

Il controllo del materiale raccolto è stato effettuato da Mike Herrmann, Andreas Müller, Rainer Neumeyer e Christophe Praz.

Martin Obrist (WSL) e Georg Artmann (Olten) hanno messo a disposizione numerosi dati provenienti da vari progetti di ricerca e indagine. Molte altre persone hanno contribuito con dati preziosi che non sono stati raccolti nell’ambito del progetto Lista Rossa; coloro che hanno segnalato oltre 1000 set di dati dal 2012 sono qui citati per nome: Lukas Forlin, David Frey, Gael Hauser, Karl Hirt, Henryk Luka, Stefan Lutter, Christian Monnerat, Marco Moretti, Miriam Ostermaier, Beatrice Steinemann e Juane Traine.

Per classificare le specie nelle singole categorie di minaccia, Dimitri Bénon, Markus Bur, Mike Herrmann, Andreas Müller, Rainer Neumeyer e Christophe Praz hanno partecipato a un workshop di due giorni ospitato presso il Muséum d’Histoire Naturelle di Neuchâtel, che ha messo a disposizione gratuitamente i suoi locali.

Yves Gonseth (info fauna), Francis Cordillot (precedentemente UFAM) e Danielle Hofmann (UFAM) hanno accompagnato il progetto, contribuito a raccogliere fondi e fornito consigli sulla struttura e sul contenuto della presente Lista Rossa. Fabien Fivaz ed Emmanuel Rey (entrambi info fauna) hanno contributo alla sezione dei quadrati, all’analisi dei dati e alla modellazione. François Claude (info fauna) ha inserito nella banca dati i quasi 120 000 set di dati raccolti nell’ambito di questo progetto e ha corretto i dati errati. Emanuela Leonetti, Sandra Choffat-l’Eplattenier e Nicole Schnyder (tutte info fauna) si sono occupate di numerose questioni amministrative. Laura Menoud ha contributo alla stesura e alla formattazione del manoscritto.

Per tutta la sua durata, il progetto Lista Rossa ha beneficiato delle profonde conoscenze specializzate di Felix Amiet (Soletta).

Felix Amiet, Dimitri Bénon, Michael Christ, Manuela Di Giulio, Sophie Giriens, Albert Krebs, Sabine Oertli, Rainer Prosi, Michel Rauch, Wolfgang Schweighofer, Johannes Selmansberger e Urs Weibel hanno messo a disposizione le loro foto per illustrare la presente pubblicazione. Antonia Zurbuchen ha fornito una sintesi delle caratteristiche biologiche delle specie indigene di api.

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 70

Un progetto finanziato dall’UFAM («Référentiel génétique des abeilles sauvages de Suisse», progetto UFAM- 417.111-04.1-2469/2/1) ha permesso di chiarire lo status tassonomico di molte specie, forme o complessi di specie utilizzando metodi genetici e di definire numerosi individui incerti attraverso la codifica a barre del DNA. Questi lavori sono stati realizzati in collaborazione con l’Università di Neuchâtel e sono stati eseguiti da Maud Mignot, Morgan Gueuning, Gabrielle McLaughlin e Laura Byrde.

Lo status dell’ape mellifera in Svizzera è stato approfondito nel corso di un workshop a cui hanno partecipato esperti europei e svizzeri. L’organizzazione di questo evento e la redazione del rapporto riassuntivo sono stati finanziati da un progetto dell’UFAM («Statut et conservation de l’abeille mellifère noire [Apis mellifera mellifera] en Suisse, avec un accent particulier sur ses éventuelles populations sauvages», progetto UFAM-417.110-2/2/1). Christopher Gerpe (UFAM) ha accompagnato questo progetto.

Un sincero ringraziamento a tutte le persone e istituzioni citate!

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 71

Bibliografia Alger S.A., Burnham P.A., Boncristiani H.F., Angelella G.M., McCullough C.T., O’Rourke M.E. Brody A.K. 2019: RNA virus spillover from managed 2021: Honey bee hives decrease wild bee abundance, honeybees (Apis mellifera) to wild bumblebees species richness, and fruit count on farms regardless (Bombus spp.). PLoS One, 14, e0217822. of wildflower strips. Scientific Reports 11: 3202.

Amiet F. 1994: Lista rossa delle Api minacciate in Belsky J., Joshi N.K. 2020: Effects of Fungicide and Svizzera. In: Duelli, P. (ed.), Liste rosse delle specie Herbicide Chemical Exposure on Apis and Non-Apis minacciate della Svizzera. Ufficio federale Bees in Agricultural Landscape. Frontiers in dell’ambiente, delle foreste e del paesaggio, Berna. Environmental Science 8: 81.

Amiet F. 1996: Hymenoptera Apidae, 1. Teil. Biddinger D.J., Robertson J.L., Mullin C., Frazier J., Allgemeiner Teil, Gattungsschlüssel, Gattungen Apis, Ashcraft S.A., Rajotte E.G., Joshi N.K., Vaughn M. Bombus und Psithyrus. Insecta Helvetica 12, 96 pagg., 2013: Comparative toxicities and synergism of apple SEG. orchard pesticides to Apis mellifera (L.) and Osmia cornifrons (Radoszkowski). PLoS One 8: Amiet F., Müller A., Neumeyer R. 1999: Apidae 2: e72587 Colletes, Dufourea, Hylaeus, Nomia, Nomioides, Rhophitoides, Rophites, Sphecodes, Systropha. Blitzer E.J., Gibbs J., Park M.G., Danforth, B.N. 2016: Fauna Helvetica 4, 219 S., CSCF & SEG. Pollination services for apple are dependent on diverse wild bee communities. Agriculture, Amiet F., Herrmann M., Müller A., Neumeyer R. 2001: Ecosystems and Environment 221: 1–7. Apidae 3: Halictus, Lasioglossum. Fauna Helvetica 6, 208 S., CSCF & SEG. Bornand C., Gygax A., Juillerat P., Jutzi M., Möhl A., Rometsch S., Sager L., Santiago H., Eggenberg S. Amiet F., Herrmann M., Müller A., Neumeyer R. 2004: 2016: Lista Rossa Piante vascolari. Apidae 4: Anthidium, Chelostoma, Coelioxys, Dioxys, Specie minacciate in Svizzera. Ufficio federale Heriades, Lithurgus, Megachile, Osmia, Stelis. Fauna dell’ambiente, Berna e Info Flora, Ginevra. Pratica Helvetica 9, 273 S., CSCF & SEG. ambientale n. 1621: 178 pagg.

Amiet F., Herrmann M., Müller A., Neumeyer R. 2007: Bosshard A. 2016: Das Naturwiesland der Schweiz Apidae 5: Ammobates, Ammobatoides, Anthophora, und Mitteleuropas. Mit besonderer Berücksichtigung Biastes, Ceratina, Dasypoda, Epeoloides, Epeolus, der Fromentalwiesen und des standortgemässen Eucera, Macropis, Melecta, Melitta, Nomada, Pasites, Futterbaus. Bristol Stiftung, Zurigo. Haupt Verlag, Tetralonia, Thyreus, Xylocopa. Fauna Helvetica 20, Berna: 265 pagg. 356 pagg, CSCF & SEG. Breeze T.D., Bailey A.P., Balcombe K.G., Potts S.G. Amiet F., Müller A., Neumeyer R. 2014: Apidae 2: 2011: Pollination services in the UK: How important Colletes, Dufourea, Hylaeus, Nomia, Nomioides, are honeybees? Agriculture Ecosystems and Rhophitoides, Rophites, Sphecodes, Systropha. Environment 142: 137–143. Fauna Helvetica 4 (2a edizione), 240 pagg., CSCF & SEG. Bretagnolle V., Gaba S. 2015: Weeds for bees? A review. Agronomy for Sustainable Development 35: Amiet F., Herrmann M., Müller A., Neumeyer R. 2010: 891–909. Apidae 6: Andrena, Melitturga, Panurginus, Panurgus. Fauna Helvetica 26, 316 pagg, CSCF & SEG. Button L., Elle E. 2014: Wild bumble bees reduce pollination deficits in a crop mostly visited by managed Amiet F., Müller A., Praz C. 2017: Apidae 1: honey bees. Agriculture, Ecosystems and Allgemeiner Teil, Gattungen, Apis, Bombus. Fauna Environment 197: 255–263. Helvetica 29, 185 pagg., CSCF & SEG.

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 72

Cameron S.A, Lim H.C., Lozier J.D., Duennes M.A., Franck P., Garnery L., Solignac M., Cornuet J.M. Robbin Thorp R. 2016: Test of the invasive pathogen 1998: The origin of west European subspecies of hypothesis of bumble bee decline in North America. honeybees (Apis mellifera): New insights from PNAS 113: 4386–4391. microsatellite and mitochondrial data. Evolution 52: 1119–1134. Cameron S.A., Lozier J.D., Strange J.P., Koch J.B., Cordes N., Solter L.F., Griswold T.L. 2011: Patterns of Frey-Gessner E. 1899–1912: Fauna insectorum widespread decline in North American bumble bees. helvetiae. Hymenoptera Apidae. Bolli & Böcherer, PNAS 108: 662–667. Schaffhausen.

Cane J.H., Tepedino V.J. 2017: Gauging the effect of Fründ J., Zieger S.L., Tscharntke T. 2013: Response honey bee pollen collection on native bee diversity of wild bees to overwintering temperatures. communities. Conservation Letters 10: 205–210. Oecologia 173: 1639–1648.

Charrière J.-D., Frese S., Herren, P. 2018: Fürst M.A., McMahon D.P., Osborne J.L., Paxton R.J., Bienenhaltung in der Schweiz. Agroscope Transfer Brown M.J.F. 2014: Disease associations between 250: 1–24. honeybees and bumblebees as a threat to wild pollinators. Nature 506: 364–366. Crane E. 1999: The world history of beekeeping and honey hunting. Routledge. Garibaldi L.A., Steffan-Dewenter I., Winfree R. et al. 2013: Wild pollinators enhance fruit set of Cruickshank S.S., Ozgul A., Zumbach S., Schmidt crops regardless of honey bee abundance. Science B.R. 2016: Quantifying population declines based on 339: 1608–1611. presence-only records for red-list assessments. Conservation Biology 201630(5):1112–21. Geldmann J., González-Varo J. P. 2018: Conserving honey bees does not help wildlife. Science 359: 392– Dance C., Botías C., Goulson D. 2017: The combined 393. effects of amonotonous diet and exposure to thiamethoxam on the performance of bumblebee Goulson D. 2017: Die seltensten Bienen der Welt – ein micro-colonies. Ecotoxicology and Environmental Reisebericht. Hanser Verlag: 304 pagg. Safety 139: 194–201. Goulson D., Sparrow K.R. 2009: Evidence for Delarze R., Gonseth Y. 2015: Lebensräume der competition between honeybees and bumblebees; Schweiz. Ökologie – Gefährdung – Kennarten. Ott effects on bumblebee worker size. Journal of Insect Verlag: 456 pagg. (disponibile anche in francese). Conservation 13: 177–181.

Drossart M., Rasmont P., Vanormelingen P., Dufrêne Grassl J., Holt S., Cremen N., Peso M., Hahne D., M., Folschweiller M., Pauly A., Vereecken N. J., Vray Baer B. 2018: Synergistic effects of pathogen and S., Zambra E., D’Haeseleer J., Michez D. 2019: pesticide exposure on honey bee (Apis mellifera) Belgian Red List of bees. Mons: Presse universitaire survival and immunity. Journal of Invertebrate de l’Université de Mons, 140 pagg. Pathology 159: 78–86.

Duelli P., Obrist M.K. 1998: In search of the best Haeseler V. 1993: Bienen als Indikatoren zur correlates for local biodiversity in cultivated areas. Beurteilung von (geplanten) Eingriffen. Forschung, Biodiversity and Conservation 7: 297–309. Strassenbau und Strassenverkehrstechnik 636: 197– 205. Fischer J., Müller T., Spatz A.-K., Greggers U., Grünewald B., Menzel R. 2014: Neonicotinoids Haider M., Dorn S., Sedivy C., Müller A. 2014: interfere with specific components of navigation in Phylogeny and floral hosts of a predominantly pollen honeybees. PLoS One 9: e91364. generalist group of mason bees (Megachilidae, Osmiini). Biological Journal of the Linnean Society Fivaz F.P., Gonseth, Y. 2014: Using species 111: 78–91. distribution models for IUCN Red Lists of threatened species. Journal of Insect Conservation.

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 73

Henry M., Rodet, G. 2018: Controlling the impact of the Kohl P.L., Rutschmann B. 2018: The neglected bee managed honeybee on wild bees in protected areas. trees: European beech forests as a home for feral Scientific reports 8: 9308. honey bee colonies. PeerJ. 6: 4602.

Hertach T. 2021: Lista Rossa delle Cicale. Specie Lachat T., Pauli D., Gonseth Y., Klaus G., Scheidegger minacciate in Svizzera. Ufficio federale dell’ambiente C., Vittoz P., Walter T. 2010: Wandel der Biodiversität (UFAM); info fauna (CSCF). Pratica ambientale n. in der Schweiz seit 1900. Ist die Talsohle erreicht? 2111: 63 pagg. Bristol Stiftung, Zurigo. Haupt Verlag, Berna: 435 pagg. Hladik M.L., Vandever M., Smalling K.L. 2016: Exposure of native bees foraging in an agricultural Lázaro A, Müller A., Ebmer A.W., Dathe H.H., landscape to current-use pesticides. Science of the Scheuchl E., Schwarz M., Risch S., Pauly A., Devalez Total Environment 542: 469–477. J., Tscheulin T., Gómez-Martínez C., Papas E., Waser N.M., Petanidou T. 2021: Impacts of beekeeping on Hofmann M.M., Zohner C.M., Renner S.S. 2019: wild bee diversity and pollination networks in the Narrow habitat breadth and late-summer emergence Aegean Archipelago. Ecography 9: 1353–1365. increases extinction vulnerability in Central European bees. Proceedings of the Royal Society B, 286: Le Conte Y., Ellis M., Ritter W. 2010: Varroa mites and 20190316. honey bee health: can Varroa explain part of the colony losses? Apidologie 41: 353–36. Holzschuh A., Dudenhöffer J.H., Tscharntke T. 2012: Landscapes with wild bee habitats enhance Lindström S.A.M., Herbertsson L., Rundlöf M., pollination, fruit set and yield of sweet cherry. Bommarco R., Smith H.G. 2016: Experimental Biological Conservation 153: 101–107. evidence that honeybees depress wild insect densities in a flowering crop. Proceedings of the Royal Society Ilyasov R.A., Kosarev M.N., Neal A., Yumaguzhin F.G. B, 283, 20161641. 2015: Burzyan Wild-Hive Honeybee A. m. mellifera in South Ural. Bee World 92: 7–11. Lubini V., Knispel S., Sartori M., Vicentini H., Wagner A. 2012: Liste Rosse Efemerotteri, Plecotteri, Kerr J.T., Pindar A., Galpern P., Packer L., Potts S.G., Tricotteri. Specie minacciate in Svizzera, stato 2010. Roberts S.M., Rasmont P., Schweiger O., Colla S.R., Ufficio federale dell’ambiente, Berna, e Centro Richardson L.L., Wagner D.L., Gall L.F., Sikes D.S., Svizzero di Cartografia della Fauna, Neuchâtel. Pantoja A. 2015: Climate change impacts on Pratica ambientale n. 1212: 111 pagg. bumblebees converge across continents. Science 349: 177–180. Lucchetti M., Kilchenmann V., Glauser G., Praz C.,

Kast C. 2018: Nursing protects honeybee larvae from Klaus G., Cordillot F., Künzle, I. 2023: Gefährdete secondary metabolites of pollen. Proceedings of the Arten und Lebensräume in der Schweiz – Synthese Royal Society B: Biological Sciences 285: 1–8. Rote Listen. Bundesamt für Umwelt (BAFU), Berna. www.bafu.admin.ch/listerosse (disponibile anche in Mallinger R.E., Gaynes-Day H.R., Gratton C. 2017: Do francese) managed bees have negative effects on wild bees?: A systematic review of the literature. PLoS ONE 12: Klein A.M., Steffan-Dewenter I., Tscharntke T. 2003: e0189268. Fruit set of highland coffee increases with the diversity of pollinating bees. Proceedings of the Royal Society Mallinger R.E., Gratton C. 2015: Species richness of of London, Biology 270: 955–961. wild bees, but not the use of managed honeybees, increases fruit set of a pollinator-dependent crop. Knaus P., Antoniazza S., Keller V., Sattler T., Schmid Journal of Applied Ecology 52: 323–330. H., Strebel, N. 2021: Lista Rossa degli Uccelli nidificanti. Specie minacciate in Svizzera. Ufficio Manley R., Temperton B., Doyle T., Gates D., Hedges federale dell’ambiente (UFAM). Stazione ornitologica S., Boots M., Wilfert L. 2019: Knock-on community svizzera. Pratica ambientale n. 2124: 53 pagg. impacts of a novel vector: spillover of emerging DWV- B from Varroa-infested honeybees to wild bumblebees. Ecology Letters 22: 1306–1315.

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 74

Meeus I., Parmentier L., Pisman M., de Graaf D.C., Murray T.E., Fitzpatrick Ú., Byrne A., Fealy R., Brown Smagghe G. 2021: Reduced nest development or M.J.F., Paxton R.J. 2012: Local-scale factors structure reared Bombus terrestris within apiary dense human- wild bee communities in protected areas. Journal of modified landscapes. Scientific reports 11: 3755. Applied Ecology 49: 998–1008.

Minnameyer A., Strobl V., Bruckner S., Camenzind Natsopoulou M.E., McMahon D.P., Doublet V., Bryden D.W., Van Oystaeyen A.,Wäckers F., Williams G.R., J., Paxton R.J. 2015: Interspecific competition in Yañez O., Neumann P., Straub L. 2021: Eusocial honeybee intracellular gut parasites is asymmetric and insect declines: Insecticide impairs sperm and feeding favours the spread of an emerging infectious disease. glands in bumblebees. Science of the Total Proceedings of the Royal Society B, 282, 20141896. Environment 785: 1–12. Neumann P., Moritz R.F.A., Van Praagh J. 1999: Monnerat C., Barbalat S., Lachat T., Gonseth Y. 2016: Queen mating frequency in different types of honey Lista Rossa dei Coleotteri Buprestidi, Cerambicidi, bee mating apiaries. Journal of Apicultural Research Cetonidi e Lucanidi. Specie minacciate in Svizzera. 38: 11–18. Ufficio federale dell’ambiente, Berna; Info Fauna – CSCF, Neuchâtel; Istituto federale di ricerca WSL, Nieto A., Roberts S.P.M., Kemp J., Rasmont P., Birmensdorf. Pratica ambientale 1622: 118 pagg. Kuhlmann M., García Criado M., Biesmeijer J.C., Bogusch P., Dathe H.H., De la Rúa P., De Monnerat C., Thorens P., Walter T., Gonseth Y. 2007: Meulemeester T., Dehon M., Dewulf A., Ortiz-Sánchez Lista Rossa delle specie minacciate in Svizzera: F.J., Lhomme P., Pauly A., Potts S.G., Praz C., Ortotteri. Ufficio federale dell’ambiente, Berna, e Quaranta M., Radchenko V.G., Scheuchl E., Smit J., Centro Svizzero di Cartografia della Fauna, Straka J., Terzo M., Tomozii B., Window J., Michez D. Neuchâtel. Pratica ambientale n. 0719: 62 pagg. 2014: European Red List of bees. Luxembourg: Publication Office of the European Union. Monnerat C., Wildermuth H., Gonseth Y. 2021: Lista Rossa delle Libellule della Svizzera. Specie Oertli S., Müller A., Dorn, S. 2005: Ecological and minacciate in Svizzera. Ufficio federale dell’ambiente, seasonal patterns in the diversity of a species-rich bee Berna, e Centro Svizzero di Cartografia della Fauna, assemblage (Hymenoptera: Apoidea: Apiformes). Neuchâtel. Pratica ambientale n. 2120: 70 pagg. European Journal of Entomology 102: 53–63.

Müller A. 2018: Pollen host selection by predominantly Oleksa A., Gawroński R., Tofilski A. 2013: Rural alpine bee species of the genera Andrena, avenues as a refuge for feral honey bee population. Panurginus, Dufourea, Megachile, Hoplitis and Osmia Journal of Insect Conservation 17: 465–472. (Hymenoptera, Apoidea). Alpine Entomology 2: 101–

113 Parejo M., Wragg D., Gauthier L., Vignal A., Neumann

P., Neuditschko M. 2016: Using whole-genome Müller A., Diener S., Schnyder S., Stutz K., Sedivy C., sequence information to foster conservation efforts for Dorn S. 2006: Quantitative pollen requirements of the European dark honey bee, Apis mellifera mellifera. solitary bees: implications for bee conservation and Frontiers in Ecology and Evolution 4 (140): 1–15. the evolution of bee-flower relationships. Biological Conservation 130: 604–615. Parejo M., Dietemann V., Praz, C. 2020a: Der Status freilebender Völker der Dunklen Honigbiene Müller A., Praz C., Gonseth Y. 2016: Wildbienen der (Apis mellifera mellifera) in der Schweiz – Schweiz – Erarbeitung von Grundlagen zu Monitoring Literatursynthese und Expertenempfehlungen. und Aktualisierung der Roten Liste. Unveröffentlichter Rapporto finale inedito, Ufficio federale dell’ambiente, Schlussbericht zum Projekt «Wildbienen-Monitoring – Berna, Svizzera. Grundlagen». Parejo M., Wragg D., Henriques D., Charrière J.-D., Müller A., Prosi R., Praz C., Richter H. 2019: Nesting Estonba A. 2020b : Digging into the genomic past of in bark – the peculiar life history of the rare boreoalpine Swiss honey bees by whole-genome sequencing osmiine bee Osmia (Melanosmia) nigriventris museum specimens. Genome Biology and Evolution, (Hymenoptera, Megachilidae). Alpine Entomology 3: evaa118. 105–119.

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 75

Peeters T.M.J., Reemer M. 2003: Bedreigde en Schmid-Egger C. 1995: Die Eignung von Stechimmen verdwenen bijen in Nederland (Apidae s.l.). zur naturschutzfachlichen Bewertung am Beispiel der Basisrapport met voorstel voor de Rode Lijst. Weinbergslandschaft im Enztal und im Stromberg European Invertebrate Survey, Nederland, Leiden. (nordwestliches Baden-Württemberg). Cuvillier, Göttingen: 230 pagg. Praz C., Müller A., Herrmann M., Neumeyer R., Bénon, D. (2023): Annotated checklist of the Swiss Soroye P., Newbold T., Kerr J. 2020: Climate change bees (Hymenoptera, Apoidea, Anthophila): hotspots of contributes to widespread declines among bumble diversity in the xeric inner Alpine valleys. Alpine bees across continents. Science 367: 685–688. Entomology 7: 219–267. Stanley D.A., Smith K.E., Raine N.E. 2015: Renner S., Graf M.S., Hentschel Z., Krause H., Bumblebee learning and memory is impaired by Fleischmann A. 2021: High honeybee abundances chronic exposure to a neonicotinoid pesticide. reduce wild bee abundances on flowers in the city of Scientific Reports 5: 1–10. Munich. Oecologia 195: 825–831. Stemkovski M., Pearse W.D., Griffin S.R., Pardee Requier F., Garnery L., Kohl P.L., Njovu H.K., Pirk G.L., Gibbs J., Griswold T., Neff J.L., Oram R., C.W.W., Crewe R.M., Steffan-Dewenter I. 2019: The Rightmyer M.G., Sheffield C.S., Wright K., Inouye conservation of native honey bees is crucial. Trends in B.D., Inouye D.W., Irwin R.E. 2020: Bee phenology is Ecology and Evolution 34: 789–798. predicted by climatic variation and functional traits. Ecology Letters 23: 1468–1478. Rüetschi J., Stucki P., Müller P., Vicentini H., Claude F. 2012: Lista Rossa Molluschi (Gasteropodi e Bivalvi). Strobl V., Albrecht M., Villamar-Bouza L., Tosi S., Specie minacciate in Svizzera, stato 2010. Ufficio Neumann P., Straub L. 2021: The neonicotinoid federale dell'ambiente, Berna, e Centro Svizzero di thiamethoxam impairs male fertility in solitary bees, Cartografia della Fauna, Neuchâtel. Pratica Osmia cornuta. Environmental Pollution, 284, 117106. ambientale n. 1216: 148 pagg. Stuligross C., Williams N.M. 2020: Pesticide and Samuelson A.E., Schürch R., Leadbeater E. 2022: resource stressors additively impair wild bee Dancing bees evaluate central urban forage resources reproduction. Proceedings of the Royal Society B 287: as superior to agricultural land. Journal of Applied 1–7.

Ecology 59: 79–88. Sutter L., Ganser D., Herzog F., Albrecht M. 2021: Sandrock C., Tanadini L.G., Pettis J.S., Biesmeijer Bestäubung von Kulturpflanzen durch Wild- und J.C., Potts S.G., Neumann P. 2014: Sublethal Honigbienen in der Schweiz: Bedeutung, Potential für neonicotinoid insecticide exposure reduces solitary Ertragssteigerungen und Fördermassnahmen. bee reproductive success. Agricultural and Forest Agroscope Science 127:1–48. Entomology 16: 119–128. SwissBeeTeam 2022: Atlas en ligne des abeilles Schenk M., Krauss J., Holzschuh A. 2018a: sauvages de Suisse. info fauna. Desynchronizations in bee-plant interactions cause https://species.infofauna.ch/groupe/1 severe fitness losses in solitary bees. Journal of Animal Ecology 87: 139–149. Theodorou P., Radzevičiūtė R., Lentendu G., Kahnt B., Husemann M., Bleidorn C., Settele J., Schweiger Schenk M., Mitesser O., Hovestadt T., Holzschuh A. O., Grosse I., Wubet T., Murray T.E., Paxton R.J. 2018b: Overwintering temperature and body condition 2020: Urban areas as hotspots for bees and pollination shift emergence dates of spring-emerging solitary but not a panacea for all insects. Nature bees. PeerJ, 6, e4721 communications 11: 576.

Schindler M., Diestelhorst O., Härtel S., Saure C., Tosi S., Nieh J.C. 2019: Lethal and sublethal Schanowski A., Schwenninger H.R. 2013: Monitoring synergistic effects of a new systemic pesticide, agricultural ecosystems by using wild bees as flupyradifurone (Sivanto ®), on honeybees. environmental indicators. BioRisk 8: 53–71. Proceedings of the Royal Society B 286: 1–9.

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 76

UFAM 2019: Lista delle specie e degli ambienti Westrich P., Frommer U., Mandery K., Riemann H., prioritari a livello nazionale. Specie e ambienti prioritari Ruhnke H., Saure C., Voith J. 2011: Rote Liste und da promuovere in Svizzera. Ufficio federale Gesamtartenliste der Bienen (Hymenoptera, Apidae) dell’ambiente, Berna. Pratica ambientale n. 1709: 97 Deutschlands. In: Binot-Hafke, M., Balzer, S., Becker, pagg. N., Gruttke, H., Haupt, H., Hofbauer, N., Ludwig, G., Matzke-Hajek, G. & Strauch, M. (Red.): Rote Liste von Büren R.S., Oehen B., Kuhn N.J., Erler S. 2019: gefährdeter Tiere, Pflanzen und Pilze Deutschlands. High-resolution maps of Swiss apiaries and their Band 3: Wirbellose Tiere (Teil 1). Münster applicability to study spatial distribution of bacterial (Landwirtschaftsverlag). Naturschutz und Biologische honey bee brood diseases. Peerj, 7, e6393. Vielfalt 70 (3): 373–416.

Wermeille E., Chittaro Y., Gonseth Y. 2014: Lista Westrich P., Schwenninger H.R., Herrmann M., Klatt Rossa Farfalle diurne e Zigene. Specie minacciate in M., Prosi R., Schanowski A. 2000: Rote Liste der Svizzera, stato 2012. Ufficio federale dell’ambiente, Bienen Baden-Württembergs. Naturschutz Praxis, Berna, e Centro Svizzero di Cartografia della Fauna, Artenschutz 4: 48 pagg. Neuchâtel. Pratica ambientale n. 1403: 97 pagg. Winston M.L. 1991: The biology of the honey bee. Westrich P. 1996: Habitat requirements of central Harvard University Press: 294 pagg. European bees and the problems of partial habitats. Pages 1–116 in A. Matheson, S. L. Buchmann, C. Zbinden N., Schmid H., Kéry M., Keller V. 2005: Swiss O’Toole, P. Westrich and I. H. Williams, editors. The Bird Index SBI® – Kombinierte Indices für die conservation of bees. Academic Press, San Diego, Bestandsentwicklung von Artengruppen regelmässig California, USA. brütender Vogelarten der Schweiz 1990–2004. Der Ornithologische Beobachter 102: 283–291. Westrich P. 2019: Die Wildbienen Deutschlands. Ulmer, Stuttgart: 824 pagg. Zurbuchen A, Müller A. 2012: Wildbienenschutz – von der Wissenschaft zur Praxis. Bristol Stiftung, Zurigo. Haupt Verlag, Berna: 162 pagg.

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 77

Elenco delle figure Figura 1 Figura 13 Attribuzione delle specie valutate (n = 615) alle Evoluzione dei dati sulle api nella banca dati di categorie della Lista Rossa 12 info fauna 43

Figura 2 Figura 14 Zona golenale 13 Microstrutture 45

Figura 3 Figura 15 Sito ruderale 14 Erschmatt 46

Figura 4 Figura 16 Cava di ghiaia 15 Distribuzione sul territorio elvetico dei 261 quadrati chilometrici scandagliati per la Lista Rossa 54 Figura 5 Prato estensivo 16 Figura 17 Bombus confusus, Hoplitis papaveris 60 Figura 6 Zona umida 17 Figura 18 Ammobates punctatus, Anthophora bimaculata 61 Figura 7 Bosco rado 18 Figura 19 Andrena agilissima, Colletes sierrensis 62 Figura 8 Zona abitata 19 Figura 20 Bombus argillaceus, Systropha curvicornis 63 Figura 9 Habitat alpino 20 Figura 21 Osmia uncinata, Andrena freygessneri 64 Figura 10 Percentuale delle specie di api per categoria di Figura 22 minaccia in base alle modalità di nidificazione 21 Bombus lucorum, Nomiapis diversipes 65

Figura 11 Figura 23 Percentuale delle specie di api per categoria di Andrena pellucens, Eucera pollinosa 66 minaccia in base alla specializzazione floreale 23 Figura 24 Figura 12 Apis mellifera, Megachile sculpturalis 67 Percentuale delle specie di api per categoria minaccia in base al periodo di volo 24

Lista Rossa delle Api © UFAM/info fauna 2024 78

Elenco delle tabelle Tabella 1 Numero di specie di api per categoria 11

Tabella 2 Lista delle specie di api finora rilevate in Svizzera con le rispettive categorie di minaccia 26

Tabella 3 Confronto delle specie di api minacciate a livello europeo con la classificazione nella Lista Rossa della Svizzera 51