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Modulo: Campionamento di rifiuti solidi

2019 | Pratica ambientale Rifiuti e materie prime

Campionamento di rifiuti solidi Un modulo dell’aiuto all’esecuzione concernente l’ordinanza sulla prevenzione e lo ­smaltimento di rifiuti (ordinanza sui rifiuti, OPSR)

2019 | Pratica ambientale Rifiuti e materie prime

Campionamento di rifiuti solidi Un modulo dell’aiuto all’esecuzione concernente l’ordinanza sulla prevenzione e lo ­smaltimento di rifiuti (ordinanza sui rifiuti, OPSR)

A cura dell’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM) Berna, 2019

Nota editoriale Valenza giuridica Editore La presente pubblicazione è un aiuto all’esecuzione elaborato Ufficio federale dell’ambiente (UFAM) dall’UFAM in veste di autorità di vigilanza. Destinata in primo L’UFAM è un ufficio del Dipartimento federale dell’ambiente, dei luogo alle autorità esecutive, essa concretizza le prescrizioni del trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (DATEC). diritto federale in materia ambientale (in merito a concetti giuridici indeterminati e alla portata e all’esercizio della discre- Autori zionalità) nell’intento di promuovere un’applicazione uniforme R. Philipp (magma AG, Winterthur), F. Bühler (Bachema AG, della legislazione. Le autorità esecutive che vi si attengono Schlieren), R. Kettler (UFAM, Berna), possono legittimamente ritenere che le loro decisioni sono K. Morgan (KIBAG RE, Rotkreuz), H. Musch (UFAM, Berna), conformi al diritto federale. Sono tuttavia ammesse anche altre St. Ringmann (IRU Linth, Niederurnen) soluzioni alternative, purché siano conformi al diritto vigente. Accompagnamento UFAM Hans Musch, divisione Rifiuti e materie prime, UFAM Petar Mandaliev, divisione Rifiuti e materie prime, UFAM Berenice Iten, Divisione Giuridica, UFAM

Indicazione bibliografica UFAM (ed.) 2019: Campionamento di rifiuti solidi. Un modulo dell’aiuto all’esecuzione concernente l’ordinanza sulla prevenzione e lo smaltimento dei rifiuti. Ufficio federale dell’ambiente, Berna. Pratica ambientale n. 1826: 92 pagg.

Traduzione Servizio linguistico italiano, UFAM

Grafica Firstbrand

Grafica e impaginazione Cavelti AG, Marken. Digital und gedruckt, Gossau

Foto di copertina © blanke1973, Adobe Stock

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La versione cartacea non può essere ordinata.

La presente pubblicazione è disponibile anche in tedesco e francese. La lingua originale è il tedesco.

© UFAM 2019

7.1 Quantità minima del materiale da Figura 8

­prelevare Materiale soggetto a contaminazione particellare: quantità minima del materiale da prelevare in funzione delle Cfr. cap. 11, pagg. 74 e segg. dimensioni massime dei componenti secondo [13], [16], [23], [27]. I campioni di riserva non sono compresi nella quantità minima di 7.1.1 Materiale soggetto a contaminazione materiale da prelevare. ­particellare 100

Mmin : quantità minima di materiale da prelevare (kg) Cfr. cap. 11, pag. 74; cfr. fig. 34, pag. 75

Il testo, la figura e la tabella seguenti si applicano ai campioni solidi contenenti inquinanti inorganici:

  • il materiale di scavo contenente metalli pesanti,

  • altri materiali contenenti metalli (pesanti) in forma particellare (p. es. frammenti di proiettili), 0,1 nonché

  • il conglomerato bituminoso contenente PAK (p. es. 0,01 materiale proveniente dalla demolizione di strade), 1 10 100

  • le particelle di creosoto, dmax : diametro massimo dei componenti (mm)

  • le scorie e le sabbie di fonderie,

  • il materiale di demolizione non separato contenente rifiuti edili contaminati da PCB (p. es. mastice per finestre e fughe), Tabella 7

  • altri materiali contenenti sostanze in forma parti- Materiale soggetto a contaminazione particellare: cellare. quantità minima del materiale da prelevare in funzione delle dimensioni massime dei componenti, esempi:

dmax: Mmin: diametro max. dei quantità minima di materiale da componenti prelevare

10 cm 100 kg 5 cm 30 kg 2 cm 6 kg 1 cm 1,5 kg 5 mm 500 g → consigliato: 1 kg 1 mm 5 g → consigliato: 1 kg

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7.1.2 Materiale soggetto a contaminazione Tabella 8

­superficiale Contaminazione superficiale del materiale della matrice: La quantità minima di materiale da prelevare dipende quantità minima del materiale da prelevare in funzione delle anche dalle sostanze contenute nella matrice e nella for- dimensioni massime dei componenti del campione, secondo [11]. ma in cui sono presenti (cfr. cap. 11, pag. 74; cfr. Esempi: fig. 35, pag. 76). dmax: Mmin: diametro max. dei compo- quantità minima di materiale da nenti prelevare Il testo, la figura e la tabella seguenti si applicano ai 10 cm 6 kg campioni solidi soggetti a contaminazione superfi- 5 cm 3 kg ciale con inquinanti organici: 2 cm 1,2 kg

  • idrocarburi aromatici alifatici e monociclici 1 cm 600 g → consigliato: 1 kg 5 mm 300 g → consigliato: 1 kg

  • benzina, olio da riscaldamento, diesel, cherosene, 1 mm 60 g → consigliato: 1 kg

  • oli contenenti PCB,

  • idrocarburi clorurati (CHC),

  • altre sostanze in fase liquida.

7.2 Numero di campioni

Figura 9 Cfr. 2.3.2, pag. 20 Contaminazione superficiale del materiale della matrice: quantità minima del materiale da prelevare in funzione delle 7.2.1 Campionamento di un dominio omogeneo nel dimensioni massime dei componenti del campione, secondo [13]. sottosuolo I campioni di riserva non sono compresi nella quantità minima di Da un dominio omogeneo nel sottosuolo vanno prelevati materiale da prelevare. e analizzati almeno due campioni misti.

Mmin: Quantità minima di materiale da prelevare (kg)

7.2.2 Campionamento di materiali in cumuli

I diversi campioni semplici devono essere prelevati in 6 modo uniforme sull’intero lotto. I punti di prelievo devono 5 essere trascritti nel relativo protocollo. I campioni semplici devono presentare un peso o un volume pressoché uguale. Il capitolo 8.1, pag. 42, e l’allegato 2 a pagina 3 83 (scheda informativa [33]) contengono istruzioni per 2 l’esecuzione dell’esame organolettico nonché illustrazioni pratiche che facilitano la valutazione visiva della percen- tuale di corpi estranei nei cumuli. 0 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100 110 120

7.2.3 Accompagnamento dei lavori di scavo e smaltidmax: diametro max. dei componenti (mm)

mento nonché della vagliatura del materiale di scavo L’omogeneità del lotto di rifiuti deve essere accertata Mmin ≈ 0,06 dmax Mmin in kg mediante un esame organolettico. In presenza di partidmax in mm colarità organolettiche, devono essere delimitati diversi lotti parziali e campionati separatamente (cfr. cap. 3.1.1, pag. 22; cfr. procedura O, pag. 42).

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Tabella 9 7.2.5 Campionamento di materiali stoccati in benne Numero minimo di campioni da prelevare da lotti di rifiuti con (escluse benne impiegate nei processi industriali) caratteristiche omogenee Procedura per la valutazione di materiale di scavo Volume del Numero Numero Numero stoccato in benne lotto di rifiuti di campioni di campioni di campioni di semplici misti laboratorio Tabella 11 Numero minimo di campioni da prelevare dal materiale di scavo fino a 20 m³ alla 1 1 1 stoccato in benne rinfusa

fino a 100 m³ alla 4 1 1 Volume del Numero di Numero di Numero di rinfusa materiale di scavo campioni campioni campioni di stoccato nella semplici misti laboratorio fino a 200 m³ alla 8 2 2 benna rinfusa

Per ogni volume +4 +1 +1 fino a 20 m³ alla 1 1 1 supplementare di rinfusa 100 m³ alla rinfusa fino a 100 m³ alla 4 1 1 rinfusa

fino a 200 m³ alla 8 2 2 rinfusa

7.2.4 Campionamento di materiali in recipienti

L’omogeneità del lotto di rifiuti deve essere accertata con Per ogni volume +4 +1 +1 supplementare di un esame sensoriale. I recipienti da sottoporre a esame 100 m³ alla rinfusa sensoriale o da campionare sono scelti a caso.

È consigliato costituire campioni misti da almeno quattro sondaggi, sia al centro che ai bordi del recipiente. Procedura per la valutazione di altri rifiuti stoccati in benne Se il recipiente contiene materiali diversi, questi devono Per costituire un campione misto vanno prelevati almeno essere campionati come lotti separati. due campioni semplici. Per ogni benna deve essere costituito almeno un campione di laboratorio. Tabella 10 Numero minimo dei recipienti (fusti, big bags, tamburi, altri Tabella 12 recipienti) da campionare Numero minimo di benne contenenti rifiuti speciali da campionare

Numero di Numero minimo di Numero minimo di Numero di benne Numero minimo di Numero minimo di recipienti recipienti da recipienti a partire dal benne da sottoporre benne a partire dal sottoporre a esame quale devono essere all’esame sensoriale quale devono essere organolettico costituiti dei campioni costituiti dei campioni misti misti

Fino a 5 ciascun recipiente 1 Fino a 5 ciascuna benna 1 Fino a 10 ciascun recipiente 2 Fino a 10 ciascuna benna 2 Fino a 30 10 2 Fino a 30 10 2 Fino a 60 15 3 Fino a 60 15 3 Fino a 100 20 4 Fino a 100 20 4 Ogni 100 +5 +1 Ogni 100 benne +5 +1 recipienti supplementari supplementari

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7.3 Sicurezza sul posto di lavoro e protezione

della salute (checklist)

Standard minimo:

  • guanti monouso (cfr. EN 388 «Guanti di protezione contro i rischi meccanici»),

  • maschera antipolvere,

  • occhiali di protezione (cfr. EN 166).

Lavori di campionamento in cantiere:

  • calzature di sicurezza,

  • casco,

  • giacca alta visibilità,

  • protezione dell’udito.

Altri dispositivi di protezione richiesti in situazioni pericolose:

  • maschera di protezione del viso,

  • dispositivi di protezione delle vie respiratorie,

  • tuta di protezione contro i prodotti chimici,

  • dispositivi di comunicazione radio a sicurezza intrinseca dotati di funzione di sorveglianza automatica.

  • in caso di sospetta presenza di amianto: maschera di protezione delle vie respiratorie secondo [36].

Cfr. cpv. 2.3.4, pag. 21. Per maggiori informazioni sui dispositivi di protezione individuale (DPI): [38], www.suva.ch/waswo-i.

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8 Elenco dei metodi

Tabella 13 Elenco dei diversi metodi

Pagina

8.1 Metodo di delimitazione 42

O Esame organolettico 42

8.2 Metodi di campionamento 43

8.2.1 Prelievo di campioni da materiale del sottosuolo 43

U1 Prelievo di campioni con trivella 43 U2 Prelievo di campioni con trivella a punta elicoidale 44 U3 Prelievo di campioni da pozzetti di scavo 45 U4 Prelievo di campioni da carote di diametro ridotto 46 U5 Prelievo di campioni da carote di grande diametro 47 U6 Prelievo di campioni da carote intatte 48 U7 Prelievo di campioni liner 49

8.2.2 Prelievo di campioni da materiale stoccato 50

L1 Prelievo di campioni da andane, cumuli, depositi mediante pala meccanica, pala caricatrice 50 L2 Prelievo di campioni da cumuli di materiali omogenei: tagli di prospezione 51 L3 Prelievo di campioni da andane, cumuli, depositi mediante trivella a punta elicoidale 52 L4 Prelievo di campioni da autocarri o container aperti verso l’alto 52 L5 Prelievo di campioni attraverso una valvola del contenitore 53

8.2.3 Prelievo di campioni da materiale imballato 53

V1 Prelievo di campioni da big bags 53 V2 Prelievo di campioni da fusti 54

8.2.4 Prelievo di campioni da materiale in movimento 56

B1 Prelievo di campioni da flussi di materiale discendenti 56 B2 Prelievo di campioni da nastri di trasporto 57 B3 Prelievo di campioni durante operazioni di carico e scarico 57 B4 Prelievo di campioni da materiali di scavo dei binari 57

8.3 Metodi per la preparazione dei campioni 58

8.3.1 Preparazione di un campione misto 58

M1 Preparazione di un campione misto 61

8.3.2 Omogeneizzazione del materiale da campionare 61

H1 Metodo a letto misto 58

8.3.3 Riduzione delle dimensioni dei componenti (vagliatura) 60

S1 Vagliatura sul campo/in cantiere 60

8.3.4 Divisione di un campione 61

A1 Divisione mediante divisore a comparti fissi 61 A2 Divisione mediante spalatura incrementale 62 A3 Divisione per quartatura mediante divisore meccanico a setti 63 A4 Divisione mediante spalatura alternata 64 A5 Divisione su un telo 65 A6 Divisione mediante divisori a rotazione o altri divisori automatici 65

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8.1 Metodo di delimitazione

O Esame organolettico Dimensioni dei Lotti di tutte le dimensioni. lotti

Obiettivo, scopo Si procede generalmente all’esame organolettico del lotto di materiale da campionare prima di ogni prelievo. Gli obiettivi principali di questo esame sono:

  • descrivere in modo comprensibile il materiale da campionare,

  • verificare le ipotesi formulate al momento della pianificazione del campionamento e

  • se necessario, provvedere alla divisione del lotto in domini di omogeneità. Se l’esame organolettico accerta che alcune supposizioni determinanti formulate nell’ipotesi di lavoro (p. es. diametro massimo dei componenti, distribuzione degli inquinanti) non sono corrette, occorre esaminare ed eventualmente correggere la pianificazione del campionamento, ad esempio verificando la quantità minima di materiale e il numero di campioni da prelevare.

Figura 10: Cumulo di materiale di scavo contenente rifiuti

Procedura per i campioni L’esame organolettico dei campioni del sottosuolo contenenti rifiuti si esegue mediante: del sottosuolo • valutazione visiva e olfattiva delle carote oppure • valutazione visiva delle pareti del pozzetto di sondaggio. A seconda della profondità e delle condizioni di luminosità, l’esame delle pareti del pozzetto di sondaggio può essere difficile. È vietato entrare in pozzi e fosse di oltre un metro di profondità non protetti. In questi casi deve essere esaminato il materiale scavato disposto in cumuli (cfr. sotto).

Procedura per il Per i materiali stoccati in cumuli, l’intera superficie deve essere sottoposta a esame visivo e olfattivo. Se il materiale stoccato cumulo ha dimensioni importanti, può accadere che il centro presenti caratteristiche diverse da quelle dai materiali aggiunti successivamente visibili in superficie. In questo caso deve essere prelevato un campione al centro mediante uno strumento (trivella, sonda, pala, pala meccanica) da confrontare con i materiali che si ­trovano in superficie.

Procedura per Se devono essere campionati diversi fusti, si prelevano campioni su tutta la profondità del recipiente e si i materiali imballati sottopone il materiale a un esame organolettico di omogeneità. Il numero minimo di recipienti da sottoporre a tale esame è definito in cap. 7.2.4, pag. 39, tab. 10, pag. 39. La quantità minima di materiale per i campioni da sottoporre a esame organolettico non è soggetta a un requisito particolare, tuttavia il diametro dello strumento di prelievo deve essere scelto in funzione della dimensione massima dei componenti. Procedura per l’esame organolettico di un fusto:

  • aprire il fusto con precauzione poiché può essere sotto pressione;

  • prelevare un campione dal centro e un campione sui bordi con uno strumento (trivella, sonda, campionatore a zone), ritirare lo strumento e introdurre il campione in un recipiente il più possibile trasparente;

  • richiudere il fusto. Terminato il prelievo, si confrontano le caratteristiche organolettiche dei campioni prelevati:

  • se l’omogeneità del lotto è confermata, si procede al campionamento secondo la procedura V1, pag. 53, o

  • se l’omogeneità del lotto non è confermata, si sottopone ogni recipiente a esame organolettico e lo si divide in lotti parziali in funzione dei risultati.

Documentazione • Le considerazioni emerse durante l’esame organolettico devono essere annotate sul protocollo di prelievo (cfr. 6.1, pag. 35 e all. 4, pag. 91).

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O Esame organolettico Caratteristiche da valutare • colore, (cfr. 3.1.1, pag. 22) • distribuzione granulometrica e ripartizione dei frammenti in base alle loro dimensioni,

  • frazione di corpi estranei,

  • consistenza,

  • odore,

  • formazione di gas,

  • eventuale prova al tatto (rispettare le misure di protezione individuali).

Riferimento [17]

8.2 Metodi di campionamento

8.2.1 Prelievo di campioni da materiale del sottosuolo

U1 Prelievo con trivella Presupposti La profondità di prelievo della trivella è limitata a circa un metro. La trivella viene perciò impiegata principalmente per il prelievo di campioni del suolo (cfr. [28]). Il diametro interno della trivella deve essere almeno tre volte il diametro del componente di dimensioni maggiori del materiale da campionare (cfr. 3.1.1, pag. 22). La trivella viene impiegata principalmente sui materiali compatti a grana fine. Con i materiali a grana grossa o stoccati su cumuli compatti è spesso impossibile sondare fino alla profondità richiesta.

Figura 11: Trivella

Procedura Il prelievo di campioni rappresentativi di una superficie (con diversi sondaggi) è indicato quando l’ipotesi di lavoro prevede che i tenori di inquinanti non abbiano un gradiente orizzontale significativo. L’esperienza mostra che per una superficie di prelievo di 100 m² sono sufficienti da 16 a 25 campioni semplici per formare un campione misto ([32]). I campioni rappresentativi di una sezione (con diversi sondaggi) devono essere prelevati quando l’ipotesi di lavoro prevede che i tenori di inquinanti abbiano un gradiente significativo. La sezione di prelievo deve essere scelta verticalmente al gradiente atteso. I campioni semplici devono essere disposti su tutta la lunghezza della sezione a distanza regolare. I sondaggi per prelevare i campioni semplici vengono eseguiti manualmente con la trivella. A tal fine si prelevano delle carote alla profondità desiderata.

Ulteriore trattamento: Le carote dei campioni semplici vengono raccolte in un recipiente idoneo (generalmente un secchio di plastica, costituzione del campione cfr. fig. 6, pag. 33) per formare un campione misto (procedura M1, pag. 58). composito

Divisione del campione Poiché generalmente la trivella consente di prelevare soltanto quantità ridotte di materiale, nella maggior parte composito dei casi non occorre dividere il campione.

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U1 Prelievo con trivella Osservazione Per i materiali a grana grossa generalmente è difficile raggiungere la quantità minima di materiale da prelevare definita al capitolo 11 (pagg. 74 e segg.) con uno sforzo ragionevole. In questo caso deve essere aumentato il margine d’errore tollerato (cfr. fig. 40, pag. 88).

Riferimento [28], [32]

U2 Prelievo con trivella a punta elicoidale Presupposti La profondità di prelievo della trivella a punta elicoidale è limitata a circa un metro/un metro e cinquanta centimetri. La trivella a punta elicoidale viene pertanto impiegata principalmente per il prelievo di campioni del suolo (cfr. [28]) oppure di rifiuti accumulati ricoperti da uno strato di spessore ridotto. La trivella a punta elicoidale viene impiegata principalmente sui materiali compatti a grana fine. Con i materiali a grana grossa o raccolti in cumuli compatti, l’utilizzo di questo strumento è limitato.

Figura 12: Prelievo di campioni con la trivella a punta elicoidale da un accumulo di rifiuti

Procedura Il prelievo di campioni rappresentativi di una superficie (con diversi sondaggi) è indicato quando l’ipotesi di lavoro prevede che i tenori di inquinanti siano privi di un gradiente orizzontale significativo. L’esperienza mostra che per una superficie di prelievo di 100 m² sono sufficienti da 16 a 25 campioni semplici per formare un campione misto ([32]). I campioni rappresentativi di una sezione (con diversi sondaggi) devono essere prelevati quando l’ipotesi di lavoro prevede che i tenori di inquinanti possiedano un gradiente significativo. La sezione di prelievo deve essere scelta verticalmente al gradiente atteso. I campioni semplici devono essere disposti su tutta la lunghezza della sezione a distanza regolare. I sondaggi per prelevare i campioni semplici vengono eseguiti manualmente con la trivella a punta elicoidale. Il materiale viene prelevato dalla trivella mediante una pala o una spatola.

Ulteriore trattamento I campioni parziali vengono uniti per formare un campione composito secondo la procedura M1 (pag. 58). costituzione del campione composito

Divisione del campione Poiché in genere la trivella a punta elicoidale consente di prelevare soltanto quantità ridotte di materiale, nella composito maggior parte dei casi non occorre dividere il campione.

Osservazione Per i materiali a grana grossa generalmente è difficile raggiungere la quantità minima di materiale da prelevare definita al capitolo 11 (pagg. 74 e segg.) con uno sforzo ragionevole. In questo caso deve essere aumentato il margine d’errore tollerato (cfr. fig. 40, pag. 88).

Riferimento [28], [32]

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U3 Prelievo da pozzetti di scavo Sicurezza sul lavoro È vietato entrare in pozzi e fosse di oltre un metro di profondità non protetti: motivi di sicurezza impongono nella maggior parte dei casi di non prelevare campioni direttamente sulle pareti e sul suolo dei pozzi di sondaggio profondi oltre un metro.

Figura 13: Sondaggio con pala meccanica

Procedura Campioni possono essere prelevati direttamente solo da parete o dal fondo di pozzetti e fosse poco profondi (< 1 m) e accessibili. In questi casi deve essere garantita l’omogeneità dei materiali e la quantità minima di materiale da prelevare (cfr. 11, pagg. 74 e segg.). Per i pozzetti di sondaggio di oltre un metro di profondità, i campioni devono essere prelevati dal materiale scavato dalla parete (procedura da L1 pag. 50 a L3 pag. 52) Il prelievo può essere effettuato direttamente dalla pala meccanica soltanto se il materiale è omogeneo.

Osservazione Precauzioni particolari per i campioni contenenti sostanze volatili: adottando determinati accorgimenti i campioni intatti di materiale contenente sostanze volatili (p. es. campioni estratti da zolle [30]) possono essere prelevati anche in suoli compatti. Occorre evitare che il campione rimanga in contatto a lungo con l’aria ambiente.

Riferimento –

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U4 Prelievo di campioni da carote di diametro ridotto Presupposti La carota corrisponde a una «puntura» nella massa totale da valutare. L’esperto verifica le considerazioni relative al dominio di omogeneità formulate nell’ipotesi di lavoro (cfr. 2.2, pag. 19) sulla base delle caratteristiche litologiche e delle proprietà delle sostanze della sezione di carota da campionare e di confronti con sondaggi nelle zone circostanti. La larghezza dell’apertura (o il diametro del carotatore) deve essere almeno di 10 mm o pari a tre volte il diametro del componente di dimensioni maggiori del materiale da campionare (cfr. 3.1.1, pag. 22). Si noterà che nella fig. 14 il carotatore centrale non soddisfa questa condizione.

Figura 14: Carotatori contenenti materiale estratto mediante sondaggio a percussione

Procedura L’intera carota viene prima sottoposta a esame organolettico (cfr. procedura O, pag. 42) e quindi protocollata e fotografata per il profilo di foratura. Su una sezione con una certa costanza in materia di caratteristiche litologiche e di proprietà dei componenti si prelevano mediante pala o spatola dei frammenti di carota che serviranno come campioni semplici. La quantità del materiale carotato prelevato deve corrispondere alla quantità minima di materiale da prelevare definita al capitolo 11, pagina 2. Per i materiali a grana grossa non si può sempre prelevare la quantità minima di materiale con carotaggi di diametro ridotto. In questi casi l’errore di campionamento è necessariamente più elevato. Si può stimare il margine d’errore di campionamento sulla base del rapporto fra la quantità di materiale effettivamente prelevata e la quantità da prelevare definita nella fig. 40 (pag. 88).

Ulteriore trattamento I frammenti di carota vengono raccolti in un recipiente idoneo (generalmente un secchio di plastica cfr. fig. 6, costituzione del campione pag. 33) per formare un campione misto (procedura M1, pag. 58). composito

Divisione del campione Poiché generalmente le carote di diametro ridotto consentono di prelevare soltanto quantità ridotte di materiale, composito nella maggior parte dei casi non occorre dividere il campione.

Osservazione Precauzioni particolari per i campioni contenenti sostanze volatili: l’interfaccia fra campione e carotatore può riscaldarsi sensibilmente a causa dell’attrito meccanico. Inoltre, il carotaggio distrugge inevitabilmente la struttura granulare. Questa procedura per il prelievo di materiale contenente sostanze volatili non può quindi essere applicata.

Riferimento –

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U5 Prelievo di campioni da carote di grande diametro Presupposti La carota corrisponde a una «puntura» nella massa totale da valutare. L’esperto verifica le considerazioni relative al dominio di omogeneità formulate nell’ipotesi di lavoro (cfr. 2.2, pag. 19) sulla base delle caratteristiche litologiche e delle proprietà delle sostanze della sezione di carota da campionare e di confronti con sondaggi nelle zone circostanti. Il diametro interno del carotatore deve essere almeno tre volte il diametro del componente di dimensioni maggiori del materiale da campionare (cfr. 3.1.1, pag. 22).

Figura 15: Scatole contenenti materiali a grana grossa prelevati mediante carotaggio di 4½” di diametro.

Procedura L’intera carota viene prima sottoposta a esame organolettico (cfr. procedura O, pag. 42) e quindi protocollata e fotografata per il profilo di foratura. Su una sezione con una certa costanza in materia di caratteristiche litologiche e di proprietà dei componenti si prelevano mediante pala o spatola dei frammenti di carota che serviranno come campioni semplici. La quantità del materiale carotato prelevato deve corrispondere alla quantità minima di materiale da prelevare definita al capitolo 11, pagina 74.

Ulteriore trattamento: I frammenti di carota vengono raccolti come campioni semplici in un recipiente idoneo (generalmente un secchio costituzione del campione di plastica cfr. fig. 6, pag. 33) per formare un campione misto (procedura M1, pag. 58). composito

Divisione del campione Poiché in generale i carotaggi consentono di prelevare quantità di materiale sufficiente soltanto se quest’ultimo composito presenta una grana fine, nella maggior parte dei casi non occorre dividere il campione.

Osservazione Precauzioni particolari per i campioni contenenti sostanze volatili: l’interfaccia fra campione e carotatore può riscaldarsi sensibilmente a causa dell’attrito meccanico. Inoltre, il carotaggio distrugge inevitabilmente la struttura granulare. Campioni di sostanze volatili possono quindi essere prelevati soltanto su carote intatte composte da materiale compatto e a grana fine (procedura U6, pag. 48).

Riferimento –

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U6 Prelievo di campioni da carote intatte Presupposti Durante il prelievo di campioni solidi contenenti sostanze volatili, l’atrito meccanico può riscaldare sensibilmente l’interfaccia fra campione e carotatore. Inoltre, il carotaggio distrugge inevitabilmente la struttura granulare. Il prelievo di campioni su carote provoca quindi inevitabilmente fenomeni di degassaggio e un’eventuale perdita della fase liquida per scorrimento. L’alterazione della struttura granulare è molto meno probabile nei carotaggi a rotazione rispetto ai sondaggi a percussione. L’alterazione è inoltre decisamente inferiore in presenza di sottosuolo a grana fine e compatto rispetto a quello a grana grossa ([30]). I campioni costituiti da materiale compatto e a grana fine contenente sostanze volatili devono perciò essere prelevati possibilmente intatti da carotaggi di grande diametro (p. es. diametro interno k 4½", diametro esterno k 168 mm) e dal nucleo centrale della carota.

Figura 16: Carote a grana fine da un carotaggio 4½"

Procedura Per i campioni solidi contenenti sostanze volatili il prelievo deve avvenire subito dopo il carotaggio. Le carote non devono essiccarsi. In genere per il campione si dovrebbe utilizzare soltanto l’interno della carota. Occorre evitare che il campione rimanga in contatto a lungo con l’aria ambiente.

  • Triturare la carota con la pala, liberare il nucleo e prelevare il campione dal centro della carota,

  • inserire il campione in un recipiente a chiusura ermetica (generalmente un vasetto di vetro, cfr. fig. 6, pag. 33),

  • trasportare immediatamente il campione refrigerato al laboratorio di analisi.

Quantità di materiale da Poiché le carote intatte sono in genere costituite da materiali a grana fine con un diametro massimo (dmax ) prelevare inferiore a 0,063 mm (p. es. limo argilloso, argilla sabbiosa e limacciosa), nella maggior parte dei casi è semplice prelevare la quantità minima di materiale necessaria secondo la fig. 34 (pag. 75) e fig. 35 (pag. 76).

Ulteriore trattamento: I frammenti di carota vengono raccolti come campioni semplici in un recipiente idoneo (generalmente un secchio costituzione del campione di plastica cfr. fig. 6, pag. 33) per formare un campione misto (procedura M1, pag. 58). composito

Divisione del campione Nella maggior parte dei casi non occorre dividere il campione. composito

Osservazioni Si possono raccogliere campioni intatti di materiali a grana fine contenenti sostanze volatili su carote raccolte con un tubo campionatore (= campioni liner, procedura U7, pag. 49). Non si possono per contro prelevare campioni intatti su carote costituite da materiale a grana grossa (fig. 15, pag. 47).

Riferimento [30]

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U7 Campioni liner Presupposti Questo procedimento è adatto soltanto per il materiale del sottosuolo di granulometria fine. Procedura I sondaggi con sistema «Direct-Push» consentono di prelevare in liner di plastica (tubi di plastica chiudibili) campioni solidi contenenti sostanze volatili direttamente dal foro praticato. Questo procedimento consente di prelevare campioni generalmente intatti e di limitare al minimo le perdite di sostanze volatili per degassaggio o contatto con l’aria.

Figura 17: Prelievo di un liner di plastica dal carotatore Figura 18: Campioni solidi a grana fine ­contenenti sostanze volatili in liner di plastica

Ulteriore trattamento Poiché gli idrocarburi clorurati sono particolarmente soggetti alla diffusione fuoriuscendo dai liner di plastica, questi ultimi devono essere immediatamente refrigerati e trasportati in laboratorio. I liner di plastica non devono essere aperti e svuotati in recipienti sul luogo di prelievo. È preferibile invece trasportarli direttamente in laboratorio e aprirli al loro arrivo.

Riferimento [30]

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8.2.2 Prelievo di campioni da materiale stoccato

L1 Prelievo da andane, cumuli, depositi mediante pala meccanica, pala caricatrice Dimensioni dei lotti Andane, cumulo o deposito di materiale da circa 100 m3 Procedura • Fino a 500 m³: praticare almeno 2 aperture mediante pala meccanica,

  • a partire da 500 m³: praticare almeno 4 aperture mediante pala meccanica. Per ogni apertura si preleva una sezione trasversale completa nell’andana/nel cumulo/nel deposito. Successivamente si può procedere secondo le seguenti opzioni:

  • l’intera sezione trasversale prelevata viene utilizzata come campione misto;

  • dalla superficie della sezione trasversale si preleva uno strato di spessore regolare con un volume da 30 a 40 litri e lo si impiega come campione misto;

  • si prelevano dei campioni semplici distribuiti in modo uniforme sulla superficie della sezione trasversale e si costituisce un campione misto. I campioni semplici vengono miscelati in un recipiente oppure depositati immediatamente su un telo di plastica e qui miscelati (campione misto nella fig. 19).

Figura 19: Realizzazione di 2 aperture su un cumulo mediante pala meccanica

Campione di Campione composito 2 laboratorio Campione di laboratorio

Campione di riserva Campione composito 1 Campione di riserva

Ulteriore trattamento: I campioni parziali vengono uniti per formare un campione composito secondo la procedura M1 (pag. 58). costituzione del campione composito

Divisione del campione Il campione composito viene diviso sul telo per formare un campione di laboratorio secondo la procedura A5 composito (pag. 65).

Osservazione La procedura L1 non è adatta per il prelievo di campioni solidi contenenti sostanze volatili: la distruzione della struttura granulare e l’esposizione prolungata all’aria ambiente provocano perdite di sostanze volatili non quantificabili.

Riferimento [26]

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L2 Prelievo di campioni da cumuli di materiali omogenei: Tagli di prospezione Dimensioni dei lotti Cumuli a partire di un volume di circa 1 m³ Procedura Questa procedura è adatta soltanto se si ritiene che il materiale di un cumulo a forma conica possieda le stesse caratteristiche sia al centro che in superficie. Se non è possibile formulare questa ipotesi, il cumulo deve essere omogeneizzato secondo la procedura H1 con il metodo a letto misto. (pag. 59) Nei piccoli cumuli (Ø < 5 m) di forma conica devono essere praticati almeno tre tagli assicurandosi che siano ripartiti in modo simmetrico sulla superficie del cumulo e praticati per tutta l’altezza, dalla punta alla base del cono (fig. 20 in alto). Nei cumuli più grandi (Ø > 5 m) i tagli devono essere ripartiti su tutto il cumulo e secondo una griglia regolare (fig. 20 in basso) ([17]). Da ciascun taglio si preleva un campione semplice. I campioni semplici vengono miscelati in un recipiente oppure depositati immediatamente su un telo di plastica e poi miscelati.

Figura 20: Disposizione dei tagli di prospezione sulla superficie di cumuli aventi contenuto omogeneo ­(secondo [17]). Ipotesi: cumulo omogeneizzato, nessuna differenza di qualità (caratteristiche all'interno del cumulo).

Ulteriore trattamento: I campioni parziali vengono uniti per formare un campione composito secondo la procedura M1 (pag. 58). costituzione del campione composito

Divisione del campione Il campione composito viene diviso sul telo per formare un campione di laboratorio secondo la procedura A5 composito (pag. 65).

Osservazione La procedura L2 non è adatta per il prelievo di campioni solidi contenenti sostanze volatili: la distruzione della struttura granulare e l’esposizione prolungata all’aria ambiente provocano perdite di sostanze volatili non quantificabili.

Riferimento [17], [26]

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L3 Prelievo da andane, cumuli, depositi mediante trivella a punta elicoidale Dimensioni dei lotti Andana, cumulo o deposito di materiale da ca. 10 m³ Procedura • Fino a 500 m³: prelevare almeno 60 – 80 l di materiale da campionare, • a partire da 500 m³: Prelevare almeno 120 – 160 l di materiale da campionare. Mediante la trivella a punta elicoidale, che deve presentare un diametro due o tre volte superiore al diametro minimo dei componenti da campionare, si prelevano campioni semplici in punti e profondità diversi. I campioni semplici vengono miscelati in un recipiente oppure depositati immediatamente su un telo di plastica e poi miscelati. Se il cumulo presenta una forma conica o trapezoidale, occorre tenere conto della distribuzione variabile dei volumi in altezza, ovvero nella parte inferiore del cumulo devono essere prelevati più campioni che in quella superiore. Ulteriore trattamento: I campioni parziali vengono uniti per formare un campione composito secondo la procedura M1 (pag. 58). costituzione del campione composito

Divisione del campione Se necessario, dividere il campione composito su un telo per formare un campione di laboratorio secondo la composito procedura A5 (pag. 65).

Osservazione La procedura L3 non è adatta per il prelievo di campioni solidi contenenti sostanze volatili: la distruzione della struttura granulare e l’esposizione prolungata all’aria ambiente provocano perdite di sostanze volatili non quantificabili.

Riferimento [12]

L4 Prelievo di campioni da autocarri o container aperti verso l’alto Dimensioni dei lotti Lotti di qualsiasi dimensione Presupposti • Prelievi di campioni rappresentativi da container o autocarri sono in genere impossibili, in quanto si accede solo a una piccola frazione dei materiali stoccati e non basta effettuare prelievi dalla superficie.

  • Prelievi con una sonda possono essere effettuati solo in presenza di materiale a granulometria fine

  • Il prelievo di campioni rappresentativi di materiali con una granulometria più grossa richiede lo svuotamento completo del container. Per questi materiali si consiglia quindi di effettuare i prelievi durante le operazioni di carico e scarico secondo il metodo B3 (pag. 57).

  • Diametro massimo del componente: < 1 ⁄ 3 del diametro interno dello strumento impiegato per il prelievo. Procedura Materiale a granulometria fine (d max < 10 mm): Prelevare i campioni mediante uno strumento (trivella, sonda, campionatore a zone) su punti selezionati casualmente. Rimuovere il campione dallo strumento e introdurlo nel recipiente di trasporto. Ripetere l’operazione fino a raggiungere la quantità minima fissata nel piano di campionamento. Materiale a granulometria grossa (d max > 15 mm): Vuotare completamente il recipiente e depositare i materiali su un cumulo. Precedere al campionamento secondo i metodi da L1 pag. 50 a L3 pag. 52.

Ulteriore trattamento: I campioni parziali vengono uniti per formare un campione composito secondo la procedura M1 (pag. 58). costituzione del campione composito

Divisione del campione Il campione viene diviso per formare un campione di laboratorio secondo una procedura da A2 a A5 (pag. 62 e composito segg.).

Osservazione Nella maggior parte dei casi è preferibile prelevare i campioni durante le operazioni di carico e scarico secondo il metodo B3 (pag. 57).

Riferimento [4], [6], [17]

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L5 Prelievo di campioni attraverso una valvola del contenitore Dimensioni dei lotti Tramogge di stoccaggio, carri silo (autocarri e ferrovie) Presupposti Prelievi di campioni rappresentativi di sostanze solide attraverso la valvola di campionamento del contenitore sono in genere impossibili, perché si formano fenomeni di segregazione sia durante lo svuotamento che durante il riempimento del materiale. Inoltre, il materiale contenuto può essere formato da diversi riempimenti corrispondenti a lotti differenti, pertanto un campione prelevato in un singolo punto ha un carattere aleatorio. Un campionamento rappresentativo dell’intero contenuto è possibile soltanto formando un campione misto a partire da diversi campioni semplici prelevati secondo il metodo (pag. 57) B3 al momento del carico o dello scarico completo del contenitore. In genere non si possono prelevare campioni rappresentativi. Questo metodo è adatto soltanto per il prelievo di campioni valutativi. Procedura Quando è indispensabile prelevare un campione semplice e non rappresentativo attraverso la valvola, occorre tenere conto delle indicazioni seguenti:

  • In corrispondenza dei punti di prelievo il materiale può essere sotto alta pressione. La valvola deve perciò essere aperta lentamente con cautela.

  • Il materiale che si trova fra il contenitore e la valvola (spazio morto) non deve essere utilizzato per il campionamento. Occorre quindi lasciare scorrere una quantità di materiale pari almeno a tre volte il suo volume prima del prelievo.

  • Possono formarsi delle volte all’interno del silo che impediscono il prelievo di materiale. In questi casi occorre richiudere la valvola e concordare l’ulteriore procedura con il superiore responsabile.

  • Al termine del campionamento la valvola deve essere richiusa completamente.

Ulteriore trattamento: I campioni parziali vengono uniti per formare un campione composito secondo la procedura M1 (pag. 58). costituzione del campione composito

Divisione del campione Il campione viene diviso per formare un campione di laboratorio secondo una procedura da A2 a A5 (pag. 62 e composito segg.).

Riferimento [6]

8.2.3 Prelievo di campioni da materiale imballato

V1 Prelievo di campioni da big bags Dimensioni dei lotti Lotti costituiti da materiali omogenei stoccati in uno o più big bags di un volume compreso fra 0,3 e 2,5 m³.

Presupposti • Campioni rappresentativi possono essere prelevati soltanto se il materiale presenta una granulometria fine • Diametro massimo dei componenti: dmax < 1 ⁄3 del diametro interno dello strumento impiegato per il prelievo.

Preparazione, Omogeneità del lotto ­pianificazione L’omogeneità del lotto deve essere confermata innanzi tutto mediante un esame organolettico (metodo O, pag. 42). Numero minimo di campioni Il numero minimo di big bags da cui prelevare campioni si basa sul capitolo 7.2.4, tab. 10 (pag. 71). Strumento per il prelievo Il tipo e il diametro dello strumento devono essere scelti conformemente al capitolo 3.2.1 (pag. 22) in funzione delle caratteristiche del materiale e del diametro massimo dei componenti dmax. Istruzioni concernenti i I campioni devono essere prelevati possibilmente per tutta la profondità del recipiente utilizzando gli strumenti materiali coesivi e a grana seguenti: tubo campionatore, sonda, trivella, trivella a vite, trivella a sgorbia, trapano da terra. fine In casi eccezionali si può anche utilizzare una paletta o una spatola, che tuttavia consente di eseguire soltanto un campionamento di superficie. Questa circostanza deve essere annotata sul protocollo di prelievo.

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V1 Prelievo di campioni da big bags Istruzioni concernenti i Non è raro osservare fenomeni di segregazione al momento del trasporto, anche a breve distanza, di materiali materiali non coesivi e a sfusi non coesivi. Per raccogliere campioni rappresentativi, è indispensabile prelevare materiale per tutta la grana fine profondità del recipiente. Per questa operazione si utilizza principalmente un campionatore a lancia, un campionatore a zone o un campionatore a sonda. Se viene eseguito un prelievo in prossimità della superficie mediante paletta o spatola, il campione può essere impiegato soltanto come campione valutativo.

Istruzioni concernenti il È impossibile prelevare campioni rappresentativi da materiali a grana grossa (dmax >10 mm) o parti di grandi materiale non coesivo a dimensioni da un big bag. grana grossa, il materiale In questi casi il campionamento deve essere eseguito possibilmente soltanto durante il carico e lo scarico (cfr. frammentato o le parti metodo B3 pag. 57). In alternativa è possibile svuotare completamente il contenuto del big bag e procedere al digrandi dimensioni campionamento secondo il metodo L1 (pag. 50) mediante tagli di prospezione (cfr. anche CEN/TR 15310-2, [6]: cap. 12.1.3).

Procedura Procedimento generale per il prelievo di campioni da materiali coesivi e non coesivi sfusi

  • Aprire il big bag.

  • Introdurre lo strumento dall’alto o dal lato, prelevare campioni parziali al centro e negli angoli e poi collocarli nei recipienti di trasporto. Per prelevare un campione semplice devono essere eseguiti almeno quattro sondaggi (due al centro e due agli angoli). Dopo ogni sondaggio, prelevare il materiale dallo strumento e collocarlo nel recipiente di trasporto.

  • Se necessario ripetere l’operazione, con una ripartizione uniforme dei punti di sondaggio sulla sezione trasversale fintanto che non è stata prelevata la quantità minima di materiale definita nel piano di campionamento.

  • Richiudere il bag e, in caso di sondaggio laterale, chiudere i punti di prelievo mediante etichette adesive.

Ulteriore trattamento: I campioni parziali vengono uniti per formare un campione composito secondo la procedura M1 (pag. 58). costituzione del campione composito

Divisione del campione Il campione viene diviso per formare un campione di laboratorio secondo una procedura da A2 a A5 (pag. 62 e composito segg.).

Riferimento [3], [5], [2], [6], [17]

V2 Prelievo di campioni da fusti Dimensioni dei lotti Lotti costituiti da materiali omogenei stoccati in uno o più fusti di un volume compreso fra 50 e 250 litri. Presupposti • Si possono prelevare campioni rappresentativi soltanto se il materiale presenta una granulometria fine (dmax

  • Diametro massimo dei componenti: dmax < 1 ⁄3 del diametro interno dello strumento impiegato per il prelievo.

  • Nei fusti può essere stoccata e trasportata una vasta gamma di materiali più o meno pericolosi. Prima di aprire un fusto, occorre quindi identificarne chiaramente il contenuto e indossare i dispositivi di protezione individuale indicati nel piano di campionamento.

Preparazione, pianificazio- Omogeneità del lotto ne L’omogeneità del lotto deve essere confermata innanzi tutto mediante un esame organolettico (metodo O, pag. 42). Numero minimo di campioni Il numero minimo di fusti da cui prelevare campioni si basa sul capitolo 7.2.4 (pag. 39), tab. 10 (pag. 39). Strumento per il prelievo Il tipo e il diametro dello strumento devono essere scelti conformemente al capitolo 3.2.1 (pag. 22) in funzione delle caratteristiche del materiale e del diametro massimo dei componenti dmax. Istruzioni concernenti i I campioni devono essere prelevati possibilmente per tutta la profondità del recipiente utilizzando gli strumenti materiali coesivi e a grana seguenti: tubo campionatore, sonda, trivella, trivella a vite, trivella a sgorbia, trapano da terra. fine In casi eccezionali si può anche utilizzare una paletta o una spatola, che tuttavia consente di eseguire soltanto un campionamento di superficie. Questa circostanza deve essere annotata sul protocollo di prelievo.

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V2 Prelievo di campioni da fusti Istruzioni concernenti i Non è raro osservare fenomeni di segregazione al momento del trasporto, anche a breve distanza, di materiali materiali non coesivi e sfusi non coesivi. Per raccogliere campioni rappresentativi, è perciò indispensabile prelevare del materiale per scorrevoli tutta la profondità del recipiente. Per questa operazione si utilizza principalmente un campionatore a lancia, un campionatore a zone o un campionatore a sonda. Se viene eseguito un prelievo in prossimità della superficie mediante paletta o spatola, il campione può essere impiegato soltanto come campione valutativo.

Istruzioni per materiale non È impossibile prelevare campioni rappresentativi di materiali a grana grossa (dmax >10 mm) o parti di grandi coesivo a grana grossa, il dimensioni da un fusto. materiale frammentato o le In questi casi il campionamento deve essere eseguito possibilmente soltanto durante il carico e lo scarico (cfr. parti di grandi dimensioni metodo B3 pag. 57). Se è indispensabile eseguire un campionamento, generalmente si possono prelevare soltanto campioni in prossimità della superficie (p. es. manualmente o mediante carotaggio) e senza alcun carattere rappresentativo.

Procédure Procedimento generale per il prelievo di campioni da materiali coesivi e non coesivi sfusi:

  • aprire il fusto con precauzione poiché può essere sotto pressione,

  • prelevare dei campioni al centro e ai margini, rimuoverli dallo strumento e collocarli nei recipienti di trasporto,

  • per prelevare un campione semplice devono essere eseguiti almeno quattro sondaggi. Se necessario, ripetere l’operazione, con una ripartizione uniforme dei punti di sondaggio sulla sezione trasversale fintanto che non è stata prelevata la quantità minima di materiale,

  • richiudere il fusto.

Figura 21: Prelievo di campioni da un fusto: esempio con quattro punti di sondaggio.

Ulteriore trattamento: I campioni parziali vengono uniti per formare un campione composito secondo la procedura M1 (pag. 58). costituzione del campione composito

Divisione del campione Il campione viene diviso per formare un campione di laboratorio secondo una procedura da A2 a A5 (pag. 62 e composito segg.).

Riferimento [3], [5], [2], [6], [17]

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8.2.4 Prelievo di campioni da materiale in movimento

B1 Prelievo di campioni da flussi di materiale discendenti Dimensioni dei lotti Lotti di tutte le dimensioni. Presupposti Il flusso di materiali discendenti deve essere accessibile da punti adatti. Se il prelievo è effettuato manualmente, prestare attenzione alla sicurezza delle persone.

Procedura Il flusso di materiali è attraversato per tutta la sua lunghezza o raccolto completamente per un lasso di tempo determinato mediante un recipiente di raccolta. Al momento del campionamento, il recipiente di raccolta deve coprire l’intero flusso di materiale e prelevarne una sezione trasversale rappresentativa. Il recipiente non deve tracimare. Per raccogliere campioni rappresentativi non è sufficiente procedere a un campionamento puntuale del flusso. A seconda della larghezza e dello spessore del flusso, possono essere applicate diverse tecniche (cfr. CEN TR 15310-2 [6]). Flusso di materiali di larghezza e spessore ridotti

  • Tenere una paletta di campionamento nel flusso di materiali orientandola nella direzione desiderata fino al raggiungimento della quantità di materiale definita nel piano di campionamento.

  • Ritirare la paletta dal flusso di materiali orientandola nella stessa direzione.

  • Versare il campione nel recipiente di raccolta. Flusso di materiali largo e di spessore ridotto

  • Muovere il recipiente di raccolta a velocità costante in modo che attraversi il flusso di materiali e si riempia sempre dallo stesso lato. Flusso di materiali largo e spesso

  • Effettuare il prelievo in due passaggi, applicando la tecnica del campionamento dei flussi di materiale di larghezza e diametro ridotti e modificando l’orientamento della paletta di 90° fra i due passaggi. Se durante un passaggio non si riesce a raccogliere materiale sufficiente per costituire un campione semplice, ripetere subito l’operazione fino a raggiungere la quantità minima di materiale da prelevare. Campionatore trasversale per condotte Idealmente il campionamento rappresentativo avviene con un campionamento tras- versale automatico (procedura A6, pag. 65). Informazioni dettagliate si trovano nel metodo del Zentrum für nachhaltige Abfall- und Ressourcennutzung (ZAR) ([40], cap. 3.1).

Figura 22: Esempio di un campionatore per flussi di materiali discendenti (www.vock-gmbh.de)

Ulteriore trattamento: I campioni parziali vengono uniti per formare un campione composito secondo la procedura M1 (pag. 58). costituzione del campione composito

Divisione del campione Dividere il campione composito su un telo per formare un campione di laboratorio secondo la procedura A5 composito (pag. 65) o utilizzare un divisore a rotazione o altri divisori automatici (procedura A6, pag. 65).

Riferimento [6], [17], [40]

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B2 Prelievo di campioni da nastri di trasporto Dimensioni dei lotti Flussi di materiali in uscita a partire da ca. 10 m³. Presupposti Il materiale può segregarsi sul nastro, pertanto quest’ultimo deve essere accessibile per tutta la sua lunghezza durante il campionamento.

Procedura Poiché il materiale può segregarsi quando viene riversato sul nastro, devono essere prelevate almeno le seguenti quantità minime anche se dovessero superare le quantità minime definite secondo il capitolo 11 (pagg. 74 e segg.):

  • fino a 500 m³: prelevare almeno 60 – 80 l di materiale,

  • a partire da 500 m³: prelevare almeno 120 – 160 l di materiale. Con uno strumento idoneo devono essere prelevate delle sezioni trasversali complete. I prelievi si effettuano in momenti diversi quando il nastro trasportatore è in movimento o in punti diversi quando il nastro è fermo. Il fatto di prelevare una sezione trasversale completa permette di garantire che i materiali che cadono e si segregano sul nastro siano campionati nella loro interezza. Le sezioni trasversali vengono miscelate in un recipiente oppure depositati immediatamente su un telo di plastica e qui miscelati.

Ulteriore trattamento: I campioni parziali vengono uniti per formare un campione composito secondo la procedura M1 (pag. 58). costituzione del campione composito

Divisione del campione Dividere il campione composito su un telo per formare un campione di laboratorio secondo la procedura A5 composito (pag. 65) o utilizzare un divisore a rotazione o altri divisori automatici (procedura A6, pag. 65).

Osservazione Sul piano tecnico è spesso più semplice prelevare i campioni al livello del punto di riversamento o di un punto di trasferimento fra due nastri trasportatori rispetto al prelievo dal nastro. In questo caso i campioni semplici vengono prelevati dal flusso di materiale discendente secondo il metodo B1 (pag. 56).

Riferimento [1], [6], [17], [40]

B3 Prelievo di campioni durante operazioni di carico e scarico Dimensioni dei lotti Lotti di qualsiasi dimensione Presupposti • Il flusso di materiali deve essere accessibile. • La sicurezza delle persone deve essere garantita.

Procedura Nella maggior parte dei casi è preferibile prelevare i campioni durante i processi di carico e scarico piuttosto che da contenitori o autocarri. I campioni sono prelevati a intervalli regolari durante il processo di carico o scarico. Il numero di campioni e l’intervallo secondo il quale devono essere prelevati sono fissati durante il processo di pianificazione. Si possono applicare i metodi di campionamento seguenti:

  • il prelievo di campioni da flussi di materiale discendenti: metodo B1, pag. 56,

  • il prelievo di campioni da nastri di trasporto: metodo B2, pag. 57,

  • materiali trasportati da benne: prelevare a intervalli regolari tutto o una parte del materiale che si trova all’interno di una benna.

Ulteriore trattamento: I campioni parziali vengono uniti per formare un campione composito secondo la procedura M1 (pag. 58). costituzione del campione composito

Divisione del campione Dividere il campione composito su un telo per formare un campione di laboratorio secondo la procedura A5 composito (pag. 65).

Riferimento [6]

B4 Prelievo di campioni da materiale di scavo dei binari Osservazione Il prelievo di campioni dal materiale di scavo dei binari è descritto nell’aiuto all’esecuzione «Direttiva sul materiale di scavo dei binari» [25].

Riferimento [25]

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8.3 Metodi per il trattamento preliminare dei campioni

8.3.1 Preparazione di un campione misto

M1 Preparazione di un campione misto Dimensioni dei lotti Lotti di qualsiasi dimensione Obiettivo, scopo Raggruppare diversi campioni semplici

  • per compensare l’eterogeneità di un lotto e quindi formare un campione rappresentativo prelevato sul campo,

  • per raggiungere la quantità minima di materiale necessaria definita nel capitolo 11 (pagg. 74 e segg.) e formare un campione di laboratorio.

Numero di campioni Principio di base: l’incremento del numero di campioni migliora la riproducibilità dei risultati. semplici

Procedura di raggruppa- Le carote dei sondaggi (prelevati mediante trivella o nei carotaggi) o i campioni semplici di materiale imballato mento di campioni parziali vengono raccolti in un recipiente idoneo (generalmente un secchio di plastica, cfr. fig. 6, pag. 33) per formare di massa o volume ridotti un campione misto.

Procedura di raggruppa- Stendere il materiale su un telo. mento di campioni parziali Separare i grumi dal resto del materiale, triturarli e quindi miscelare nuovamente. Questa operazione può essere di massa o volume eseguita sollevando in modo alternato il telo agli angoli in modo che il materiale si misceli rotolando verso importanti l’angolo opposto oppure utilizzando una pala. Se il materiale è già molto omogeneo, generalmente è sufficiente miscelarlo due volte. Se il materiale è disomogeneo occorre ripetete l’operazione fino a ottenere un campione visivamente omogeneo.

Ulteriore trattamento Se deve essere costituito un campione misto al fine di compensare l’eterogeneità del lotto, il campione misto divisione del campione deve essere ridotto per formare un campione di laboratorio (procedure da A1 a A5 (pagg. 61 e segg.). misto

Osservazione La procedura per costituire un campione misto non può essere predefinita per tutti i casi, ma deve essere oggetto di un’analisi di plausibilità tenendo conto delle ipotesi formulate in materia di inquinamento ([20]).

Riferimento [20], [28]

8.3.2 Omogeneizzazione del materiale da campionare

H1 Metodo a letto misto Dimensioni dei lotti Cumuli a partire da ca. 1 m³ Presupposti Se si ritiene che il materiale di un cumulo a forma conica possieda determinate caratteristiche al centro e altre caratteristiche in superficie, il campionamento con tagli di prospezione sulla superficie del cumulo secondo il metodo L2 non è ammesso. Questo caso si presenta spesso quando si scava il materiale proveniente da parapalle contenente metalli pesanti quando si perfora prima al centro del parapalle poi verso l’esterno, ovvero verso le zone meno contaminate. Per prelevare campioni rappresentativi del nucleo e della superficie di un cumulo, è possibile utilizzare il metodo a letto misto descritto nel seguito.

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H1 Metodo a letto misto Procedura Quando il materiale non è ben miscelato o è accumulato in modo eterogeneo, deve prima essere miscelato per ottenere un «letto di omogeneizzazione». A tal fine il materiale del cumulo viene ampiamente distribuito su una base liscia mediante pala. Per ogni pala di materiale, lo spandimento deve iniziare e terminare in un punto diverso. Si procede così fino a formare un letto di omogeneizzazione rettangolare con tutto il materiale del cumulo. Per ottenere una miscela ancora più omogenea, su questo letto si scava da un lato e si distribuisce nuovamente il materiale a strati in modo da costituire un secondo letto di omogeneizzazione. Da questo secondo letto vengono prelevati campioni semplici. A tal fine in almeno cinque punti vengono praticati dei fori verticali nel letto (cfr. fig. 23 in basso a sinistra). È importante che tutti i fori raggiungano il fondo del letto. Se il materiale scivola, è necessario piantare dei tubi o dei telai di forma quadrata nel letto al fine di separare nettamente i campioni semplici dal resto ([40]). In alternativa si possono praticare uno o due tagli completi del letto di omogeneizzazione (cfr. fig. 23 in basso a destra). e prelevare dalla superficie della sezione trasversale uno strato di spessore regolare con un volume da 30 a 40 litri.

Figura 23: Omogeneizzazione con il metodo del letto misto (secondo [40]). Ipotesi: cumuli non omogenei il cui centro può avere proprietà differenti da quelle in superficie.

1 Cumulo

2 Cumulo

3 Prelievo dei campioni

oppure

Campione di Campione di laboratorio laboratorio

Campione Campione di riserva di riserva

Ulteriore trattamento: I campioni parziali vengono uniti per formare un campione composito secondo la procedura M1 (pag. 58). costituzione del campione composito

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H1 Metodo a letto misto Divisione del campione Se necessario, il campione composito viene diviso sul telo per formare un campione di laboratorio secondo la composito procedura A5 (pag. 65).

Osservazione Dal letto di omogeneizzazione vengono prelevati separatamente il campione di laboratorio e il campione di riserva. La procedura H1 non è adatta per il prelievo di campioni solidi contenenti sostanze volatili: la distruzione della struttura granulare e l’esposizione prolungata all’aria ambiente provocano perdite di sostanze volatili non quantificabili. Il metodo a letto di omogeneizzazione risulta molto complesso e richiede un impiego di importanti risorse in termini di lavoro e/o macchine.

Riferimento [17], [26]

8.3.3 Riduzione delle dimensioni dei componenti (vagliatura)

S1 Vagliatura sul campo / in cantiere Osservazioni preliminari • Questo procedimento è adatto soltanto per il materiale scorrevole.

  • Può essere applicato soltanto se il valore atteso è sufficientemente distante dal valore limite di riferimento, ovvero molto superiore o inferiore a quest’ultimo.

  • Le tappe di trattamento preliminare del campione (vagliatura dei componenti più grossi) allo scopo di ridurre i campioni di suolo prelevati secondo l’O suolo sono descritte nel manuale [28].

Dimensioni dei lotti Cumuli a partire da ca. 1 m³ Procedura Per i materiali a grana grossa soggetti a contaminazione particellare, a partire da un diametro massimo dei componenti (dmax) di circa 32 mm, occorre prelevare campioni di una dimensione tale che rende troppo complicata la loro preparazione in laboratorio (cfr. fig. 34, pag. 75). Pertanto un campionamento rappresentativo di materiale a grana grossa non è possibile. Qualora si debba analizzare materiale di questo tipo, i componenti più grossi possono essere separati da quelli più fini mediante vagliatura. Questa procedura può essere utile anche in caso di componenti dal diametro inferiore. A seconda dell’obiettivo fissato e della quantità di materiale, si possono utilizzare sul campo o in cantiere diversi vagli che permettono di separare i componenti più grossi.

Figura 24: Esempi di vagli per separare i componenti a grana grossa: vibrovaglio, setaccio per compost, vaglio a tamburo rotante

Le due frazioni devono essere trattate separatamente.

Frazione fine passante al Dalla frazione fine viene prelevato un campione di laboratorio con la quantità minima necessaria secondo la vaglio fig. 34 (pag. 75) e quindi analizzato come campione di laboratorio.

Frazione grossa trattenuta Una parte della frazione grossa può essere analizzata a livello semiquantitativo e orientativo (campione al vaglio valutativo). Invece per il materiale contenente parti grossolane di calcestruzzo o ghiaia grossa non è utile misurare la frazione grossa. Il tenore complessivo del materiale può essere calcolato utilizzando la frazione grossa soltanto quando è lecito presumere che quest'ultima non è inquinata.

Ulteriore trattamento: I campioni parziali vengono uniti per formare un campione composito secondo la procedura M1 (pag. 58). costituzione del campione composito

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S1 Vagliatura sul campo / in cantiere Divisione del campione Dividere il campione composito su un telo per formare un campione di laboratorio secondo la procedura A5 composito (pag. 65).

Osservazione L’autore dei prelievi deve spiegare in modo dettagliato, nel protocollo di prelievo o in un rapporto, perché tale frazione granulometrica è stata sottoposta a vagliatura e a un trattamento separato. Inoltre devono essere fornite per iscritto le informazioni relative alla procedura di vagliatura, agli strumenti utilizzati e alla frazione massica delle parti a grana grossa e fine. Questa procedura comporta un grado di incertezza elevato di cui occorre tenere conto nella valutazione dell’incertezza complessiva del campionamento.

Riferimento –

8.3.4 Divisione di un campione

A1 Divisione mediante divisore a comparti fissi Dimensioni dei lotti Per i divisori di laboratorio: alcuni kg Per i grandi divisori di cantiere: alcuni m³

Presupposti Materiale scorrevole Apparecchiature L’apparecchiatura deve essere scelta in funzione delle dimensioni dei componenti del materiale. Per la divisione o la riduzione di materiale i cui componenti presentano un diametro superiore a 32 mm, si può utilizzare un divisore a comparti fissi da laboratorio. Alcune imprese del genio civile dispongono di grandi divisori su rimorchi che consentono di dividere o ridurre il materiale da campionare in cantiere. Il divisore deve essere costituito da un numero pari di comparti che non possono essere inferiori a otto. La larghezza dei comparti deve essere almeno tre volte superiore al diametro massimo dei componenti.

Figura 25: Divisore a comparti fissi

Procedura Il materiale da campionare deve essere versato nel divisore mediante l’apposito recipiente o una pala larga. Il recipiente o la pala devono avere una larghezza sufficiente per coprire quella del divisore e quindi tutti i comparti di quest’ultimo. Il materiale non deve essere versato nel divisore direttamente o mediante un secchio o «sparso» sopra ai comparti mediante una pala, ma deve cadere nei comparti nel modo più verticale possibile. Al momento del riempimento dei recipienti può verificarsi un fenomeno di segregazione del materiale, il quale tuttavia non influisce sulla divisione.

Osservazione L’apparecchiatura deve essere pulita dopo ogni operazione di divisione. Riferimento [19], [40]

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A2 Divisione mediante spalatura incrementale Dimensioni dei lotti Per motivi pratici questa procedura può essere applicata soltanto ai piccoli campioni compositi o ai lotti di un volume inferiore o uguale a 1 m³ circa.

Presupposti Questo metodo è utilizzato quando il materiale non può essere diviso mediante un divisore a comparti (procedura A1, pag. 61) o un divisore a rotazione (procedura A6, pag. 65), ad esempio perché è umido o non scorrevole, o quando non si dispone di un divisore delle dimensioni richieste.

Procedura Questa procedura consiste nel dividere un campione misto o composito per costituire diversi campioni parziali di dimensioni equivalenti (massa, volume). Di seguito si sceglie uno di questi campioni che servirà come campione di laboratorio. Si definisce innanzi tutto la massa del campione di laboratorio e in questo modo il numero di campioni parziali che devono essere formati a partire dal grande campione composito. Successivamente da quest’ultimo si effettuano dei prelievi mediante un pala che si aggiungono a ciascun campione parziale fino ad esaurire l’intera quantità di materiale del campione composito o del lotto. Si utilizza una pala di dimensioni tali da attribuire almeno 25 pale di materiale a ciascun campione parziale. Durante questa operazione non occorre tenere conto dell’eterogeneità o della variabilità visibile del materiale. Tutte le spalate devono comprendere all’incirca la stessa quantità di materiale. Non è necessario cercare di «compensare» le presunte disparità di distribuzione. Il materiale viene così diviso in campioni parziali di dimensioni uguali la cui massa deve corrispondere a quella del campione finale. Fra questi campioni parziali si sceglie il campione di laboratorio. I restanti campioni parziali possono essere utilizzati come campioni di riserva o scartati.

Osservazione Una volta completata la divisione, tutto il materiale che costituisce il campione parziale scelto deve essere utilizzato come campione di laboratorio. I campioni di riserva devono essere formati a partire dal materiale scartato.

Riferimento [17], [40]

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A3 Divisione per quartatura mediante divisore meccanico a setti Dimensioni dei lotti Per motivi pratici questa procedura può essere applicata soltanto ai piccoli campioni compositi o ai lotti di un volume inferiore o uguale a 1 m³ circa.

Procedura Il materiale che costituisce il grande campione composito viene versato su una superficie di lavoro idonea (p. es. un telo di plastica), accuratamente miscelato e quindi disposto in modo da formare un cumulo a forma di cono. Successivamente il cumulo viene diviso per quartatura mediante un divisore meccanico a setti. Si selezionano quindi due quarti opposti da conservare, mentre gli altri vengono scartati. La procedura viene ripetuta fino a raggiungere la massa necessaria a formare il campione di laboratorio (cfr. fig. 26). Va osservato che la divisione di materiali costituiti da componenti di dimensioni diverse può comportare un leggero fenomeno di segregazione e quindi la formazione di campioni parziali non validi.

Figura 26: Divisione di un campione misto o composito secondo il metodo della quartatura (secondo [17]).

Campione di laboratorio

Campione composito o misto

Campione di riserva

Fase 1 Fase 2 Fase 3 Fase 4

Osservazione Una volta completata la divisione, tutto il materiale che costituisce il campione parziale scelto deve essere utilizzato come campione di laboratorio. I campioni di riserva devono essere formati a partire dal materiale scartato. Il metodo della quartatura è molto complesso e pertanto nella prassi è impiegato raramente. Il metodo della spalatura alternata, più semplice, rappresenta l’alternativa impiegata più di frequente (procedura A4, pag. 64).

Riferimento [17]

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A4 Divisione mediante spalatura alternata Dimensioni dei lotti Per motivi pratici questa procedura può essere applicata soltanto ai piccoli campioni compositi o ai lotti di un volume inferiore o uguale a 1 m³ circa.

Procedura Il metodo della spalatura alternata è da preferire a quello della quartatura mediante divisore meccanico a setti, in particolare quando il materiale tende a segregarsi e contiene parti grossolane che rendono difficile la quartatura. Si preleva con una pala tutto il materiale che costituisce il grande campione composito e si formano diversi cumuli (almeno due) dello stesso volume, attribuendo alternativamente una spalata a un cumulo e poi all’altro. Tutte le spalate devono comprendere all’incirca la stessa quantità di materiale. Se si divide il campione composito in più di due campioni parziali, le spalate sono attribuite secondo l’ordine di formazione dei diversi cumuli. Una volta conclusa la spalatura, si sceglie a caso il campione parziale che servirà per la successiva fase di lavoro o come campione di laboratorio. La procedura viene ripetuta fino a raggiungere la massa necessaria a formare il campione di laboratorio.

Figura 27: Procedura semplificata per la divisione di un campione misto o composito secondo il metodo della spalatura incrementale.

Campione di laboratorio

Campine composito o misto Campione di riserva

Fase 1 Fase 2 Fase 3 Fase 4

Osservazione Una volta completata la divisione, tutto il materiale che costituisce il campione parziale scelto deve essere utilizzato come campione di laboratorio. I campioni di riserva devono essere formati a partire dal materiale scartato.

Riferimento [10]

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A5 Divisione su un telo Dimensioni dei lotti Per motivi pratici questa procedura può essere applicata soltanto ai piccoli campioni compositi o ai lotti di un volume inferiore o uguale a 1 m³ circa.

Procedura Sul campione composito sparso sul telo si tracciano due diagonali per dividere il materiale in quattro settori. Un settore (ca. il 25 % del materiale) del campione composito viene scartato e si procede a miscelare nuovamente il materiale restante. Successivamente si ripete la stessa operazione fino a raggiungere la quantità di materiale necessaria per formare il campione di laboratorio. Se si devono dividere campioni composti di grandi dimensioni, si possono anche scartare due quarti (ovvero il 50 % del materiale), miscelare nuovamente il materiale restante e procedere in questo modo fino a raggiungere la quantità di materiale necessaria per formare il campione di laboratorio. In questo caso il processo di divisione deve essere eseguito almeno due volte. Osservazione Una volta completata la divisione, tutto il materiale che costituisce il campione parziale scelto deve essere utilizzato come campione di laboratorio. I campioni di riserva devono essere formati a partire dal materiale scartato.

Riferimento –

A6 Divisione mediante divisori a rotazione o altri divisori automatici Dimensioni dei lotti Flussi di materiali in uscita a partire da ca. 10 m³. Presupposti Tutte le esigenze relative al campionamento dei flussi di materiale (procedura B1, pag. 56) si applicano anche alle operazioni di divisione eseguite con un divisore a rotazione. Informazioni dettagliate si trovano nel metodo del Zentrum für nachhaltige Abfall- und Ressourcennutzung (ZAR) ([40], cap. 3.1). I divisori a rotazione possono essere impiegati soltanto se il materiale è molto scorrevole. Non sono invece adatti per i materiali che contengono fili o altri componenti voluminosi.

Procedura I divisori a rotazione funzionano secondo il principio del prelievo di campioni da un flusso di materiale, come descritto nella procedura B1 (pag. 56). Ciascuna rotazione determina automaticamente un incremento della quantità di materiale prelevata.

Riferimento [40]

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Parte III Basi teoriche del campionamento Questa parte raggruppa alcune considerazioni fondamentali e di portata generale sul campionamento dei rifiuti solidi. In particolare queste osservazioni riguardano:

  • le caratteristiche delle sostanze da analizzare che possono influenzare il processo di campionamento,

  • la forma delle sostanze da analizzare e la loro ripartizione nel materiale di matrice che le circonda,

  • la rappresentatività del campione prelevato rispetto al lotto da valutare e le esigenze in materia di quantità minima di materiale da prelevare e di numero minimo di campioni.

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9 Omogeneità ed eterogeneità

Il concetto di omogeneità ed eterogeneità è uno dei para- Se invece le particelle portatrici della caratteristica metri principali per valutare un rifiuto (cfr. Definizione dei distintiva sono distribuite in modo casuale nella quantità termini «omogeneità» ed «eterogeneità», pag. 10 e di base, si considera che questa caratteristica presenti segg.). Secondo l’Unione internazionale di chimica pura e una distribuzione eterogenea. In questo caso il campione applicata (IUPAC) [31] questi due termini indicano il grado deve avere una dimensione sufficiente per garantire, con di uniformità della distribuzione di una proprietà o di una una certa affidabilità, che la caratteristica della quantità caratteristica distintiva in una quantità di materiale data. di base sia presente anche nel campione.

Questo principio è chiaramente esposto nella fig. 28:

9.1 Analisi delle dimensioni delle particelle

• se come campione si prende una particella provenien- Un rifiuto solido si compone di diverse particelle. Cia- te da una popolazione omogenea, quest’ultima sarà scuna può portare una certa quantità della caratteristica perfettamente rappresentativa della quantità di base distintiva (p. es. di un metallo pesante o di un inquinante costituita dalle dieci particelle (cfr. fig. 28, schema di organico). Questa osservazione di per sé banale riveste destra). un’enorme importanza per il campionamento, come spie- • Invece, se si prende come campione una particella progato nel seguito. veniente da una popolazione eterogenea, i risultati delle analisi mostreranno nell’80 per cento dei casi che la Se le particelle portatrici della caratteristica distintiva caratteristica considerata è assente e nel 20 per cento (a una concentrazione identica) sono distribuite in modo dei casi che è presente in proporzione decisamente perfettamente uniforme, si considera che questa carat- maggiore al valore reale (cfr. fig. 28, schema di siniteristica presenti una distribuzione omogenea. In questo stra). caso un piccolo campione è sufficiente poiché possiede quasi le stesse caratteristiche della quantità di base e pertanto è rappresentativo.

Figura 28 Particelle contenenti le proprietà ricercate. In questi tre esempi la sostanza considerata è presente in quantità identica, cfr. allegato B della norma DIN EN 15002 ([13])

eterogeneo omogeneo

Campioni prelevati da 10 particelle, di cui Campioni prelevati da 10 particelle, Campioni prelevati da 10 particelle, due dispongono della sostanza considerata di cui quattro dispongono per metà di cui tutte e dieci dispongono del 20 % della sostanza considerata della sostanza considerata

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Da questa semplice osservazione si deduce che, quando il materiale è omogeneo, è sufficiente una piccola quantità L’eterogeneità e la causa principale degli errori di di materiale per costituire un campione semplice, mentre campionamento. Il campionamento deve perciò quando il materiale è più eterogeneo conviene prelevare essere effettuato in modo che il campione prelevato una quantità di materiale sufficientemente elevata. sia rappresentativo delle caratteristiche dell’intero lotto da valutare, nonostante l’eterogeneità di Questo principio è chiaramente esposto nella fig. 29 sulla quest’ultimo. Per tutti i rifiuti soldi si applicano i prinbase di uno schema più conforme alla prassi: cipi indicati nel seguito in funzione del grado di eterogeneità e della scala considerata: il materiale rappresentato nella fig. 29 contiene delle • i campioni devono essere costituiti a partire da particelle inquinanti (p. es. pavimentazione stradale), una quantità sufficiente di materiale, indicate in rosso, circondate da una matrice non inqui- • i campioni devono essere prelevati in numero sufnata (particelle bianche su sfondo giallo chiaro). La con- ficiente. centrazione degli inquinanti presenti nella massa totale da analizzare non è nota.

  • Il piccolo volume parziale 1 contiene 7 particelle rosse. 9.2 Eterogeneità su piccola scala

  • Il piccolo volume parziale 2 contiene 1 particella rossa.

  • Il volume parziale tratteggiato, nove volte più grande, Il fatto che un materiale sia omogeneo o eterogeneo contiene 27 particelle rosse, pari a 3 particelle rosse dipende anche dalla scala considerata. Infatti, se si per ogni volume parziale piccolo. considera una porzione della quantità di base un po’ più grande di quella esaminata nel punto precedente, si osservano spesso degli altri fenomeni (esame organolettico: riconoscimento di settori non omogenei, cfr. Definizione dei termini, pag. 9 e segg. e 3.1.1, pag. 22).

Figura 29 Volume di campionamento in materiale non omogeneo (rappresentato con uno schema)

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Allo stesso modo si può anche constatare un’eteroge- Quando si esamina una quantità di materiale più imporneità su piccola scala quando le particelle inquinanti si tante, è spesso interessante porsi la domanda seguente: agglomerano (A) o si segregano (B). • il lotto di rifiuti può essere considerato omogeneo e Questi fenomeni di agglomerazione (A) o segregazione trattato di conseguenza, o deve essere diviso in diver- (B) si verificano spesso durante il trasporto dei materiali si lotto parziali? e sono legati per esempio al fatto che i loro componenti non presentano tutti le stesse caratteristiche in fatto di Per rispondere a questa domanda, occorre valutare l’odensità, caratteristiche superficiali, composizione chimi- mogeneità su una scala di diversi metri. ca o carica elettrica. Per i rifiuti di produzione bisogna tenere conto anche di Se si preleva un campione alla superficie di un recipien- fattori temporali (cfr. 9.4 pag. 70). te contenente materiale segregato, la sua composizione differirà notevolmente da quella di un campione prelevato 9.3.1 Esame preliminare dei materiali di scavo e di negli strati più profondi. sgombero nonché dei rifiuti edili In Svizzera sono i materiali provenienti da scavi, demoli- Figura 30 zioni e altre attività edili a generare la quantità maggiore Impatto dell’agglomerazione (A) e della segregazione (B) di di rifiuti. La tempestiva separazione dei rifiuti in funzione particelle sul campionamento (secondo [15]) del loro grado di contaminazione e delle modalità di smaltimento corrispondenti riveste perciò un’enorme impor- A B tanza sul piano ecologico ed economico e contribuisce a raggiungere gli obiettivi fissati dell’OPSR.

Se si può compensare l’eterogeneità su piccola scala prelevando una quantità sufficiente di materiale o formando il campione con diversi incrementi, la valutazione dell’eterogeneità su larga scala richiede una riflessione più approfondita (p. es. acquisizione di ulteriori informazioni, indagine storica ecc.).

Incrementi Incrementi Gli accertamenti preliminari devono essere eseguiti in modo che, una volta iniziati i lavori, si disponga di lotti parziali che possano essere considerati omogenei ai sen- Il fatto di costituire un campione semplice a partire da si della legislazione sui rifiuti e smaltiti di conseguenza. diversi incrementi consente di ridurre notevolmente il rischio d’errore di campionamento. 9.3.2 Caratteristiche della massa totale da analizzare e campionamento di hotspot Se gli accertamenti preliminari hanno permesso di con-

9.3 Eterogeneità su larga scala cludere che il lotto dei rifiuti è omogeneo e non presenta

alcuna particolarità organolettica, si può determinare le Nei paragrafi precedenti abbiamo esaminato il tema caratteristiche del lotto prelevando campioni conformi dell’eterogeneità legata a un ripartizione casuale delle alle esigenze indicate al capitolo 11 e 7.1. (L’esame orgaparticelle portatrici della caratteristica considerata. La nolettico permette di riconoscere le zone particolarmente scala considerata copriva uno spazio piuttosto ridotto di contaminate o di spiccata eterogeneità; cfr. Definizioni alcuni metri soltanto. dei termini, pag. 9 e segg. e 3.1.1, pag. 22).

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Se invece si constata la presenza di una zona sospetta re o vernici, polveri di filtri e altri prodotti di reazione (hotspot) nel materiale, quest’ultima deve essere oggetto derivanti dalla depurazione dei fumi degli impianti di un campionamento separato dal resto dei rifiuti. d’incenerimento dei rifiuti urbani). • Sono considerati eterogenei tutti gli altri materiali, in particolare quelli derivanti da processi di produzione 9.4 Eterogeneità temporale variabili nel tempo. Di norma, i rifiuti solidi sono eterogenei. Al momento della pianificazione del campionamento di rifiuti provenienti da processi industriali, è necessa- Si possono differenziare i materiali omogenei da quelli rio tenere conto non solo dell’eterogeneità spaziale ma eterogenei o delimitare dei domini di omogeneità applianche della variazioni temporali o stagionali. cando come criteri:

Se l’obiettivo è quello di caratterizzare la massa totale • le proprietà organolettiche: colore, proporzione di corpi da analizzare per procedere a un campionamento rap- estranei, dimensione delle particelle, odore ecc.; presentativo, bisogna prelevare a intervalli regolari dei • tutte le informazioni disponibili sulla variabilità dei campioni della stessa massa provenienti dal processo. materiali solidi da campionare (evoluzione in materia di Questi potranno essere raggruppati in seguito per forma- composizione, luoghi di stoccaggio, stratificazione re un campione misto. ecc.).

Quando si prelevano campioni da un cumulo di dimensioni Figura 31 importanti (p. es. a livello di siti di stoccaggio intermedio), Materiale di riempimento contenente rifiuti domestici i risultati raramente possono essere considerati rappresentativi e generalmente hanno soltanto un carattere stimativo.

Si osservano variazioni simili, legate alle stagioni e alle condizioni climatiche, con i rifiuti contaminati da composti di idrocarburi volatili.

9.5 Riassunto per la pratica

Nel presente contesto si applica il principio seguente: quando un materiale solido presenta sostanze in forma particellare ma suddivise in un materiale solido, quest’ultimo è considerato omogeneo. Di norma, i rifiuti domestici sono considerati eterogenei e • Pertanto sono considerati omogenei nell’ambito del in genere non è quindi possibile prelevarne dei campioni presente aiuto all’esecuzione (cfr. [15]): rappresentativi. − i materiali provenienti da processi industriali co­stanti, − gli altri materiali la cui omogeneità è verificabile mediante controllo visivo nella pratica o che presentano una composizione constante nel tempo e nello spazio (esempi: residui di processi di produzione costanti come rifiuti dell’industria della plastica, trucioli metallici, polveri, fanghi provenienti da pittu-

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10 Distribuzione delle sostanze nel

materiale di matrice Nel paragrafo precedente l’eterogeneità è stata presen- Nella prassi gli inquinanti possono essere ripartiti in modi tata come un indicatore della ripartizione regolare o irre- diversi. È fondamentale conoscere la ripartizione degli golare degli inquinanti nel materiale di matrice. A tale inquinanti per definire la quantità minima di materiale da scopo è stato utilizzato un modello semplice applicabile prelevare e la procedura di campionamento. alle ripartizioni particellari. Si distinguono le ripartizioni indicate nel seguito.

Tabella 14 Ripartizioni degli inquinanti, esempi

Ripartizione degli inquinanti Esempi Descrizione Contaminazione particellare • materiali di scavo contenenti residui di L’inquinante considerato è presente in = proporzionale al volume pavimentazioni stradali, particelle di forma particellare fra i granuli non creosoto, contaminati del materiale di matrice.

  • materiali provenienti da parapalle contenenti frammenti di proiettili,

  • scorie provenienti dagli IIRU

Contaminazione superficiale • materiali di scavo contenenti olio da L’inquinante considerato è assorbito del materiale della matrice riscaldamento, diesel, benzina, sulla superficie dei granuli del materiale = proporzionale alla superficie • pietrisco dei binari contaminato con di matrice e forma degli strati sottili sui PAK, idrocarburi alifatici granuli.

Inquinanti sotto forma di fasi • materiali di scavo contenente solventi Gli inquinanti in fase liquida formano clorurati, gocce, grumi o micelle fra i granuli del

  • materiali di scavo contenenti olio da materiale matrice. riscaldamento, diesel, benzina,

  • materiali di scavo contenenti particelle di creosoto

Saturazione di inquinanti • materiali contenenti percloroetilene L’inquinante considerato si è depositato (Per), o integrato nei micropori o nella struttura • materiali contenenti piombo in forma cristallina dei granuli del materiale di ossidata matrice.

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10.1 Contaminazione particellare

I materiali contaminati in superficie possono essere Esempi: materiali di scavo contenenti residui di pavimen- considerati quasi omogenei. La quantità di materiale tazioni stradali (PAK), particelle di creosoto, frammenti di da prelevare deve essere sufficiente per rappresenproiettili (piombo metallico) tare l’intero spettro granulometrico.

L’inquinante considerato è presente in forma particellare ripartito casualmente fra i granuli non contaminati del 10.3 Inquinanti sotto forma di fasi materiale di matrice. Il tenore di inquinanti delle particelle è indipendente dalle dimensioni dei granuli del materiale Le sostanze in fase liquida formano gocce, grumi o di matrice (= ripartizione proporzionale al volume). La fra- micelle fra i granuli del materiale del sottosuolo. Si distinzione di particelle contenente l’inquinante considerato è gue fra sostanze con un peso specifico > 1 (DNAPL) e ripartita casualmente nel materiale di matrice. sostanze con un peso specifico < 1 (LNAPL).

Più la frazione di particelle contenente l’inquinante è Esempi: ridotta, più aumenta l’eterogeneità su piccola scala. DNAPL come percloroetilene (Per), olio di catrame LNAPL come olio da riscaldamento, diesel, benzina

La quantità minima di materiale da prelevare è per- Spesso si tratta di materiali contenenti un fase volatile ciò inversamente proporzionale alla frazione massica per i quali il prelievo di campioni liner è perfettamente della frazione di particelle contenente l’inquinante. indicato.

La saturazione residuale indica la

10.2 Contaminazione superficiale del mate- quantità massima di liquido che può

riale di matrice essere assorbita da un materiale di matrice senza che la fase liquida Esempi: materiali di scavo contenenti olio da riscalda- fuoriesca per l’effetto della gravità. mento, diesel, benzina; pietrisco dei binari contaminato In fisica questo fenomeno si spiega così: gli accumuli di liquidi presenti in uno spazio poroso Le immissioni liquide o allo stato gassoso comportano non sono collegati fra loro macroscopicamente, pertanto generalmente una contaminazione superficiale del mate- il liquido non può scorrere. La porosità residuale dipende riale di matrice con l’inquinante considerato. dalla porosità utile, dalla fluidità e dal tenore di acqua e aria del materiale. L’inquinante assorbito sulla superficie dei granuli del materiale di matrice e forma degli strati sottili. L’interno dei granuli non è contaminato. Il tenore di inquinanti Per campionare un materiale che presenta una satudipende dalla superficie specifica del materiale di matri- razione residuale, si procede come per i materiali ce (= ripartizione proporzionale alla superficie). Il mate- soggetti a contaminazione particellare. riale a granulometria fine (p. es. sabbia fine, limo) presenta per unità di volume dei tenori di inquinanti superiori rispetto al materiale a granulometria grossa (p. es. Nel presente aiuto all’esecuzione il tema delle sostanze ghiaia). in fase solida (p. es. metalli) è descritto nel paragrafo relativo alla contaminazione particellare.

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Esempio: materiali provenienti da parapalle contenenti frammenti di proiettili (p. es. piombo, leghe di rame)

10.4 Saturazione di inquinanti

Esempi: tetraclororetilene (percloroetilene, Per), piombo in forma ossidata, cromati nei granulati di ghiaia

L’inquinante si è depositato o integrato nei micropori dei granuli del materiale di matrice. Poiché generalmente non si conosce il grado di incorporazione degli inquinanti nel materiale di matrice, questo tipo di inquinamento è relativamente difficile da valutare. Se la diffusione è ridotta, la ripartizione degli inquinanti può essere valutata come nel caso di una contaminazione superficiale. Se la diffusione è estesa, occorre tenere conto della ripartizione degli inquinanti sia sotto il profilo di una contaminazione particellare sia sotto quello di una contaminazione superficiale.

Per campionare un materiale saturo, si procede come per i materiali soggetti a contaminazione particellare.

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11 Quantità minima del materiale da

prelevare La quantità minima di materiale da prelevare corrisponde 11.1 Determinazione della quantità minima alla massa del materiale da prelevare e analizzare dopo del materiale da prelevare in caso di contaessere stata eventualmente preparata sul campo (p. es. minazione particellare vagliatura o divisione) per formulare una supposizione rappresentativa sul tenore di inquinanti in un dominio Le basi teoriche che consentono di determinare la quanconsiderato omogeneo. La massa dei campioni semplici tità minima di materiale da prelevare in caso di containcide direttamente sul campo di dispersione (= varianza) minazione particellare sono descritte nell’allegato 3 dei risultati misurati per quanto riguarda il tenore medio (pagg. 85 e segg.). Si può inoltre fare riferimento alla reale di inquinanti della massa totale da analizzare. letteratura specializzata: [13], [16], [27].

Quando si definisce la quantità minima di materiale da Da queste basi teoriche si ricavano i principi fondamenprelevare, occorre distinguere, sulla base dell’ipotesi di tali della quantità minima di materiale da prelevare applilavoro relativa alle proprietà degli inquinanti, fra cabili nella pratica. Questi principi, descritti nel seguito, rappresentano un compromesso ragionevole fra errore

  • il materiale soggetto a contaminazione particellare, e statistico accettabile, facilità di manipolazione dei cam-

  • la contaminazione superficiale del materiale di matri- pioni e ripartizioni tipiche delle particelle inquinanti. ce. (cfr. 2.2, pag. 19).

11.1.1 Stima del diametro massimo dei componenti

La quantità minima di materiale da prelevare è definita in In caso di dubbi conviene definire la quantità minima funzione del diametro massimo dei componenti del matedi materiale da prelevare partendo dal presupposto riale da campionare. che il materiale è soggetto a contaminazione particellare.

Figura 32 campioni provenienti dallo stesso materiale, incidenza della massa dei campioni semplici sul campo di dispersione dei risultati misurati per quanto riguarda il tenore medio reale di inquinanti della massa totale da analizzare (rappresentazione schematica)

Singoli campioni con massa Campioni singoli con massa dei campioni piccola: dei campioni grande:

Campo di dispersione ampio esiguo Concentrazione delle sostanze Valore limite

Campo di dispersione Tenore di sostanze medio reale della massa totale

N. 1 2 3 4 5 6 N. 1 2 3 4 5 6

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questi casi, infatti, occorre tenere conto di considera- Per diametro massimo si intende il diametro superio- zioni particolari per determinare la quantità minima da re o uguale a quello del 95 per cento dei componenti prelevare. del materiale. • La regola sopra menzionata non si applica nemmeno al compost per il quale deve essere prelevata almeno la quantità seguente ([26]): Figura 33 − fino a 500 m³: prelevare almeno 60 – 80 l di materia- Esempio di curva granulometrica, determinazione del diametro le da campionare massimo dei componenti dmax − a partire da 500 m³: prelevare almeno 120 – 160 l di materiale da campionare

Setaccio: % 95 • Definendo la quantità minima di materiale da prelevare con questo metodo, si prende come base un margine d’errore di campionamento relativo tollerato ε del 20 per cento (determinato in funzione della frazione mas- sica di inquinanti e della dimensione dei componenti; [13], [16], [23], [27], cfr. A3.1 nell’all. 3, pag. 85 e segg., e fig. 39, pag. 88).

Figura 34 Materiale soggetto a contaminazione particellare: 0 quantità minima del materiale da prelevare in funzione delle dmax 0,01 0,1 1 10 100 dimensioni massime dei componenti. (secondo [13], [16], [23], [27]). Diametro dei componenti: mm I campioni di riserva non sono compresi nella quantità minima di materiale necessaria. La presenza di componenti di grandi dimensioni che 100

Mmin : quantità minima di materiale da prelevare (kg) devono essere vagliati ed esclusi dal campione (p. es. le grandi pietre e i blocchi) deve essere indicata nel protocollo di prelievo. 10

Al momento della pianificazione di un campionamento, si 1 dispone tuttavia raramente di una curva granulometrica che serva da base per determinare il diametro massimo dei componenti dmax. In questi casi occorre quindi stimare 0,1 il valore dmax mediante un esame visivo del materiale.

0,01

11.1.2 Determinazione della quantità minima del

1 10 100 materiale da prelevare dmax : diametro massimo dei componenti (mm)

  • Per i campioni i cui componenti presentano un diametro massimo inferiore o uguale a 50 mm, la quantità minima di materiale da prelevare è definita secondo la fig. 34.

  • La quantità minima di materiale da prelevare è proporzionale al cubo del diametro massimo dei componenti. Per questo motivo i campioni che presentano un diametro dei componenti superiore a 50 mm non possono essere valutati secondo questa regola generale. In

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11.2 Determinazione della quantità minima Figura 35

del materiale da prelevare in caso di contami- Contaminazione superficiale del materiale di matrice: nazione superficiale del materiale di matrice Quantità minima del materiale da prelevare in funzione delle dimensioni massime dei componenti del campione, secondo [13]. Le basi teoriche che consentono di determinare la quan- I campioni di riserva non sono compresi nella quantità minima di tità minima di materiale da prelevare in caso di conta- materiale necessaria. minazione particellare sono descritte nell’allegato 3 8

Mmin: Quantità minima di materiale da prelevare (kg) (pagg. 85 e segg.). Si può inoltre fare riferimento alla norma DIN 15002 ([13]). Per i materiali di matrice in larga parte omogenei o per 5 quelli con superficie contaminata e una densità elevata (p. es. la sabbia), si può definire la quantità minima di materiale da prelevare sulla base della formula riportata 3

nel seguito: 2

Mmin ≈ 0,06 dmax Mmin in kg dmax in mm 0 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100 110 120 dmax: diametro max. dei componenti (mm) La quantità minima di materiale da prelevare è definita sempre in funzione del diametro massimo dei componenti del materiale da campionare. Per diametro massimo si intende il diametro superiore o uguale a quello del 95 per 11.3 Determinazione della quantità minima cento dei componenti del materiale (fig. 33, pag. 75). del materiale da prelevare in caso di inquinanti sotto forma di fasi

Per le particelle solide si possono seguire le istruzioni contenute nella parte dedicata alla contaminazione particellare (cfr. 11.1, pag. 74).

In senso stretto, gli inquinanti in fase liquida sono ripartiti «proporzionalmente allo spazio poroso». Il volume dello spazio poroso utile dipende dalle dimensioni dei componenti e dal grado di irregolarità granulometrica. Per determinare la quantità minima di materiale da prelevare, procedere come nel caso di una contaminazione superficiale (cfr. 11.2, pag. 76).

Se le proprietà delle particelle ripartite in forma particellare rappresentano un interesse particolare, si determina la quantità minima di materiale da prelevare seguendo le istruzioni contenute nella parte dedicata alla contaminazione particellare (cfr. 11.1, pag. 74).

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12 Considerazione delle incertezze

di misurazione Figura 36 Elementi di cui tenere conto per la valutazione delle incertezze di misurazione e l’interpretazione di diversi valori misurati nello stesso dominio di omogeneità (schema, gli elementi non sono rappresentati in scala).

c

Incertezze relative all'interpretazione dei valori n misurati Variazione dei n campioni

Prelievo 1

Campionamento

Incertezze relative ai valori misurati Pretrattamento dei campioni Quantità minima di materiale da prelevare 3

Trasporto, refrigerazione Preparazione del campione

Laboratori d'analisi

  • Triturazione

  • Riduzione

  • Dissoluzione

Strumenti di misurazione

  • Errori di misura Campione 1 2… n

  • Taratura 6

12.1 Incertezze legate al prelievo e all’analisi Le incertezze si propagano. I fattori che contribuiscono

di campioni solidi all’incertezza che compaiono in una fase della catena di processi possono essere compensati da altri fattori par- La catena dei processi che comprende il prelievo e l’ana- ziali. Ciascuna fase della catena di processi deve essere lisi dei campioni è rappresentata nella fig. 36. In ciascuna attuata con cura e conformemente allo stato della tecnitappa si verificano delle deviazioni εi del valore misurato ca. Per questo motivo nella seconda parte del presente dal valore reale che possono avere un carattere sistema- aiuto all’esecuzione viene presentata una vasta gamma di tico o aleatorio. metodi consolidati per le diverse fasi del campionamento (cfr. Parte II: Procedure e metodi, pagg. 36 e segg.).

12.1.1 Stima dell’incertezza totale del valore misurato

su un determinato campione In generale l’incertezza sistematica εtot può essere stima- L’incertezza aleatoria totale di un valore misurato εtot è ta soltanto in modo approssimativo. Ulteriori indicazioni determinata nel modo seguente, sulla base dei diversi relative alla valutazione delle incertezze sono contenute elementi sopra specificati (ε1, ε2, ... ,εn) e secondo la fun- ad esempio in [35]. zione di Gauss di propagazione degli errori:

n

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12.1.2 Contributi parziali all’incertezza di • Il prelievo di campioni da sostanze volatili implica delle

­campionamento perdite non quantificabili che possono influire sensibil- I contributi parziali all'incertezza di campionamento pos­ mente sul risultato (cfr. 3.3.1, pag. 27). sono essere classificati secondo il modello seguente. Trasporto e raffreddamento ε 4 Luogo di prelievo ε1 Nel caso delle sostanze volatili un imballaggio non ido-

  • Quando i rifiuti da campionare presentano un’e- neo, l’assenza di refrigerazione e tempi di trasporto e terogeneità su larga scala, la localizzazione del deposito prolungati possono comportare errori importanti punto di prelievo può influenzare sensibilmente i risul- (cfr. cap. 5, pag. 32 e segg.). tati delle misurazioni. Per questo motivo in presenza di lotti di rifiuti di grandi dimensioni devono essere pre- Incertezze legate all’analisi in laboratorio ε 5 e ε 6 levati diversi campioni semplici ripartiti su tutto il loto Le incertezze sistematiche legate alla preparazione di (cfr. 2.3.2, pag. 20). campioni e alla loro analisi in laboratorio sono trattate

  • Sulla base delle informazioni sul sito disponibili, l’e- nell’aiuto all’esecuzione Analysemethoden im Abfall- und sperto definisce nell’ambito della pianificazione del Altlastenbereich [23]. campionamento un dominio di omogeneità caratterizzato da proprietà litologiche e chimiche costanti (cfr. Ipotesi di lavoro relativa alle sostanze e alle loro pro- 12.2 Considerazione dell’incertezza nella prietà). Il campione deve essere rappresentativo di que- rappresentazione di valori misurati: numero sto dominio di omogeneità. Se il dominio da valutare di cifre significative non corrisponde pienamente ai criteri di omogeneità sopra menzionati, il valore misurato non rifletterà esat- I risultati ottenuti mediante gli strumenti di misurazione tamente le sue proprietà reali (cfr. 11, pagg. 74 e utilizzati nei laboratori di analisi comportano generalsegg. nonché fig. 34, pag. 75 e fig. 35, pag. 76). mente 4 o 5 decimali significativi, a volte anche di più. Questi risultati nascondono spesso un’imprecisione net- Trattamento preliminare del campione ε2 tamente superiore a quella descritta prima, che è legata

  • Le operazioni di miscelazione e divisione effettuate al campionamento e si distingue per il sua carattere nell’ambito del trattamento preliminare del campione sistematico e inevitabile. I risultati delle misurazioni

devono coprire tutto lo spettro granulometrico. devono perciò essere rappresentati in modo da tenere • Quando si scartano frazioni grossolane, occorre segui- conto dell’imprecisione sistematica legata al campionare procedure particolari (cfr. 3.3.6, pag. 29). mento evitando di creare un’illusione di precisione.

Quantità minima di materiale di prelevare ε 3

  • La quantità minima di materiale da prelevare è definita Nei testi legislativi e negli aiuti all’esecuzione, i valosulla base di modelli di ipotesi relativi all’eterogenei- ri misurati e i valori indicativi o limite sono confrontatà su piccola scala (cfr. 2.3.1, pag. 20). Le quantità ti sulla base di due cifre significative. Nei rapporti si minime di materiale determinate per i materiali sog- raccomanda pertanto di arrotondare i risultati delle getti a contaminazione particellare secondo la fig. 34 misurazione a due cifre (cfr. [23], [34]). (pag. 75) comprendono un margine d’errore di campionamento relativo tollerato del ε = 20 per cento con un intervallo di confidenza del 95 per cento ([23], [27]).

  • Lo stesso dicasi per il diametro massimo dei componenti dmax, che nella maggior parte dei casi può essere stimato soltanto in modo rappresentativo e che comporta quindi una certa incertezza.

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Esempi:

Tabella 15 Cifre significative e valori misurati arrotondati, esempi, secondo [23]

Valore limite Valore misurato Indicazione del valore misurato nei rapporti Valutazione Rappresentazione Numero di cifre significative 10 10,27 10 2 Valore limite rispettato 10 10,53 11 2 Valore limite non rispettato 1000 1012 1000 2 Valore limite rispettato 1000 1070 1100 2 Valore limite non rispettato 0,1 0,104 0,10 2 Valore limite rispettato 0,1 0,136 0,14 2 Valore limite non rispettato 0,1 < 0,050 < 0,05 2 Valore limite rispettato 0,01 0,0105 0,011 2 Valore limite non rispettato

12.3 Incertezza e valori limite o altri valori Queste regole non possono applicarsi a tutti i possibilegali determinanti: regole da applicare li casi. La qualità di una dichiarazione di rifiuti dipende principalmente dal campionamento e, nella maggior I valori misurati sono sempre soggetti a un certo grado di parte dei casi, soltanto in seconda battuta dai metodi di incertezza. Nelle dichiarazioni dei rifiuti occorre prestare analisi impiegati. attenzione ai tenori di sostanze che si avvicinano ai valori limiti o a altri valori determinanti. Le presenti regole non devono in alcun caso frenare o limitare le riflessioni dell’autore del prelievo o dell’esperto circa le incertezze da considerare nell’ambito della

  • Per stabilire se un campione rispetta il valore limi- formulazione dell’ipotesi di lavoro relativa alle sostanze e te o il valore determinante, conviene basarsi alle loro proprietà, all’elaborazione del piano di campioes­clusivamente sul valore ottenuto, senza sottrar- namento e alla documentazione del campionamento. re né aggiungere incertezze.

  • In presenza di diversi campioni di uno stesso lotto di rifiuti e quindi di diversi valori, si raccomanda di Le incertezze relative ai processi di prelievo e analisi utilizzare sempre la media di tutti i valori (cfr. [23]). devono essere valutate e discusse al momento dell’elaborazione del rapporto di analisi.

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Allegato 1: Basi A1.1 Basi legali [6] BSi British Standards (2006): Characterization of waste. LPAmb Sampling of waste materials. Guidance on sampling Legge federale del 7 ottobre 1983 sulla protezione techniques (CEN/TR 15310-2, 29.12.2006). dell’ambiente (LPAmb, RS 814.01). [7] OPSR BSi British Standards (2006): Characterization of waste. Ordinanza del 4 dicembre 2015 sulla prevenzione e lo Sampling of waste materials. Guidance on procedures for smaltimento dei rifiuti (OPSR, RS 814.600). sample packaging, storage, preservation, transport and delivery (CEN/TR 15310-4, 29.12.2006). OSiti Ordinanza del 26 agosto 1998 sul risanamento dei siti [8] inquinati (OSiti, RS 814.680). Bundesanstalt für Arbeitsschutz und Arbeitsmedizin (2008): Gefährdung durch Hautkontakt. Ermittlung, Beur- O suolo teilung, Massnahmen. Technische Regel für Gefahrstoffe Ordinanza del 1° luglio 1998 contro il deterioramento del 401 (TRGS-401), www.baua.de. suolo (O suolo, RS 814.12). [9] DIN (2009): Untersuchung von Feststoffen – Probenvor- A1.2 Norme rilevanti del settore behandlung, -vorbereitung und -aufarbeitung für che- ­campionamento mische, biologische und physikalische Untersuchungen (DIN 19747, luglio 2009). [1] ASTM (2007): Standard Practice for Sampling Waste [10] Streams on Conveyors (ASTM D7204-07). DIN (2011): Schlamm, behandelter Bioabfall und Boden – Anleitung zur Probenvorbehandlung (DIN 16179-11). [2] ASTM (2011): Standard Guide for Sampling of Drums and [11] Similar Containers by Field Personnel (ASTM D6063-11). DIN (2011): Baugrund, Untersuchung von Bodenproben – Bestimmung der Korngrössenverteilung (DIN 18123-11). [3] ASTM (2012): Standard Practice for Sampling Consol- [12] idated Solids in Drums or Similar Containers (ASTM DIN (2014): Untersuchung von Feststoffen. Probenahme D5679-94a, Reapproved 2012). von festen und stichfesten Materialien. Teil 1: Anleitung für die segmentorientierte Entnahme von Proben aus [4] Haufwerken (DIN 19698-1, maggio 2014). ASTM (2013): Standard Practice for Sampling Unconsolidated Waste From Trucks (ASTM D5658-13). [13] DIN (2015): Charakterisierung von Abfällen – Herstellung [5] von Prüfmengen aus der Laborprobe (DIN 15002-15, lug- ASTM (2014): Standard Practice for Sampling Uncon- lio 2015). solidated Solids in Drums or Similar Containers (ASTM

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[14] [21] Comitato europeo di normazione (1996): Metodi di pro- UFAM (2006): Indennità per gli impianti di tiro secondo va per determinare le proprietà generali degli aggregati. l’OTaRSi. Comunicazioni dell’UFAM in veste di autorità Parte 1: Metodi di campionamento (EN 932-1). esecutiva. Pratica ambientale, Siti contaminati 34/06, UV-0634-I. [15] EPA (2002): RCRA Waste Sampling. Draft Technical Guide. [22] Planning, Implementation and Assessment. Solid Waste UFAM (2016): Campionamento del legno usato. – Scheand Emergency Response (5305W, EPA530-D-02-002, da informativa aprile 2016, www.bafu.admin.ch. August 2002, www.epa.gov/osw. [23] [16] UFAM (2017): Messmethoden im Abfall- und Altlasten- LAGA (1983): LAGA PN 2/78K Grundregeln für die Ent- bereich (Stand 2017). – Vollzug Umwelt, UV-1715-D. nahme von Proben aus Abfällen und abgelagerten Stoffen. Mitteilung der Länderarbeitsgemeinschaft Abfall [24] (LAGA) 9, Dezember 1983. UFAM (in fase di elaborazione): Vollzugshilfe zur Entsorgung von Schlämmen aus der Bauwirtschaft (aiuto [17] all’esecuzione in fase di elaborazione). LAGA (2001). LAGA PN 98 Richtlinie für das Vorgehen bei physikalischen, chemischen und biologischen Unter- [25] suchungen im Zusammenhang mit der Verwertung/ Ufficio federale dei trasporti (UFT) (2002): Direttiva sul Beseitigung von Abfällen. Mitteilung der Länderarbeits- materiale di scavo dei binari: Pianificazione delle opere, gemeinschaft Abfall (LAGA) 32, Dezember 2001. valutazione e smaltimento del materiale di scavo dei binari. Settembre 2002. [18] VSS (1986): Mineralische Baustoffe und Lockergesteine. [26] Siebanalyse. Granulats minéraux et sols. Analyse granu- Bundesgütergemeinschaft Kompost e.V. (editore) (2006): lométrique par tamisage (SN 670 810c, 1986). Methodenbuch zur Analyse organischer Düngemittel, Bodenverbesserungsmittel und Substrate. 5. Auflage. [19] VSS (1991): Mineralische Baustoffe, Probenahme. Gra- [27] nulats minéraux. Prélèvement d’échantillons (SN 670 Bunge R. & Bunge K. (1999): Probenahme auf Altlasten: 800c, febbraio 1991). Minimal notwendige Probenmasse. – altlasten spektrum 3/99 174 – 179.

A1.3 Altri riferimenti [28] UFAFP (2003): Prelievo e trattamento preliminare dei [20] campioni per l’analisi del tenore di sostanze nocive nel Aichberger K. et al, 1985, Soil sampling for trace ele- suolo. Manuale sul prelievo di campioni di suolo (O suolo). ment analysis and its statistical evaluation, in: Gomez A., Pratica ambientale, VU-4814-I. Leschber R., L’Hermite P. (ed.), Sampling problems for the chemical analysis of sludge, soils and plants. Elsevi- [29] er Applied Science Publishers, 38 – 44, London. ChloroNet (editore) (2008): Leitfaden Chlorierte Kohlenwasserstoffe: Stoffeigenschaften. UFAM, maggio 2008: https://www.bafu.admin.ch/bafu/de/home/themen/­ altlasten/fachinformationen/chloronet.html.

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[30] [38] ChloroNet (ed.) (2016): Untersuchung von CKW-Belas- SUVA (2015): Tutto quello che dovete sapere sui DPI. tungen. Expertenbericht. UFAM, ottobre 2016. https:// Documento sui dispositivi di protezione individuale destiwww.bafu.admin.ch/bafu/de/home/themen/altlasten/ nato alle aziende. Pubblicazione informativa 44091.i. fachinformationen/chloronet.html. [39] [31] Terry R.D. & Chilingar G.V. (1955): Summary of “Concern- De Zorzi, P. et. al (2015): Terminology in Soil Sampling ing some additional aids in studying sedimentary forma- (IUPAC Recommendations 2005). – Pure Appl. Chem., tions” by M.S. Shvetsov. – Journ. Sed. Petrology 25/3, Vol. 77, No. 5, . 827 – 841, 2005. 229 – 234.

[32] [40] Federer P. et al, (1989): Wie repräsentativ sind Boden- ZAR Stiftung Zentrum für nachhaltige Abfall- und Resanalysen? – Landwirt. Schweiz, 6, 363 – 367. sourcennutzung (Hrsg.) (2014): Methodenband Probenahme, Probenaufbereitung und Analyse der thermischen [33] Abfallbehandlung und deren Aufbereitungsprodukten. – Konferenz der Vorsteher der Umweltschutzämter der März 2014. Ostschweiz/FL (KVU Ost) (2015): Unverschmutzter Aushub: Definition der stofflichen Qualitätsanforderungen. Faktenblatt AUS 1, 30.6.2015.

[34] Poppitz, W. (2010): Angabe und Beurteilung der Ergebnisse von Einzelmessungen unter Berücksichtigung der Messungenauigkeit und der Rundungsregel. Landesamt für Umwelt, Landwirtschaft und Geologie Sachsen, ottobre 2010.

[35] Spirgath, Th. (2006): Entwicklung von Kriterien zur Beurteilung der Unsicherheiten bei der Probennahme von Feststoffen. Diss. Freie Univ. Berlin (2006).

[36] SUVA (2014): Smaltimento in discarica di rifiuti contenenti amianto in matrice friabile. Scheda tematica n. 33063.i, novembre 2014, www.suva.ch/waswo/33063.i.

[37] SUVA (2014): Smaltimento in discarica di rifiuti contenenti amianto in matrice compatta. Scheda tematica n. 33064.i, novembre 2014, www.suva.ch/waswo/33064.i.

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Allegato 2: Stima delle percentuali di Bereich Aushub:

Bereich Bereich

Aushub: Aushub: Faktenblatt

Anhang Aushub:Bilder Anhang 1: Bereich 1: zu Faktenblatt Faktenblatt Faktenblatt AUS 1 AUS 1

Bilder Aushubmaterial Aushub: AUS 1 Aushubmaterial zu mit Faktenblatt unterschiedlichem AUS 1 mit unterschiedlichem Fremdstoffanteil 4 4

Fremdstoffanteil 4

BereichAushub: Aushub: FaktenblattAUSAUS 11 44 Bereich Aushub:Bereich Faktenblatt AUSFaktenblatt inquinanti 1 4 Anhang 1:1: Anhang Bilder Bilder zu 1: zu Bilder zu mit Aushubmaterial Aushubmaterial Aushubmaterial mit mit unterschiedlichem unterschiedlichem unterschiedlichem Fremdstoffanteil Fremdstoffanteil Fremdstoffanteil Anhang1:1: Anhang Bilderzu Bilder zuAushubmaterial Aushubmaterial mit mit unterschiedlichem unterschiedlichem Fremdstoffanteil Anhang 1: Bilder zu Aushubmaterial mit unterschiedlichem FremdstoffanteilFremdstoffanteil

Riferimento: rifiuti edili minerali, 100% 1%

2% 3%

4% 5%

7% 9%

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Adattato da [39]

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Allegato 3: Quantità minima di ­materiale da prelevare – basi teoriche Abbreviazioni • Eterogeneità su piccola scala. Anche su piccola scala, ovvero ad alcuni centimetri, la composizione del matedmax riale di un lotto può variare sensibilmente. Se la condiametro massimo delle particelle potenzialmente conta- centrazione di inquinanti può variare fortemente fra le minate, 95 ° percentile della curva granulometrica. singole particelle, le particelle possono al ­contempo essere diffuse in modo irregolare nei rifiuti (cfr. 9.2, granulometria «minima» delle particelle potenzialmente • Eterogeneità temporale. La composizione dei rifiuti contaminate, 5 ° percentile della curva granulometrica. provenienti da processi industriali può variare nel corso del tempo. Per prelevare campioni rappresentativi, In una soluzione (composta ad es. da sale da cucina e occorre impiegare dei campionatori automatici o delle acqua) le concentrazioni sono le stesse ovunque. Per il tecniche di campionamento stratificate (cfr. 9.4, campionamento non importa né il punto di prelievo del pag. 70). campione né il volume del campione scelto, poiché ogni volume parziale dalla soluzione ha la stessa composizione. A3.1 Materiale soggetto a contaminazione particellare (= ripartizione delle sostanze Invece, se si preleva un campione da una quantità defi­nita proporzionale al volume) di rifiuti solidi (denominata «lotto»), il suo tenore di inquinanti differisce generalmente dal tenore di inquinanti di Se si prelevano dei campioni in modo aleatorio da una tutto il lotto, perché quest’ultimo non presenta la stessa quantità importante di materiale contenente tenori diversi composizione in tutti i punti. Spesso si parla anche di di inquinanti e si procede alla loro analisi, si ottengono eterogeneità del materiale per indicare questo fenomeno. risultati che comportano un margine d’errore relativo ε.

Questo errore fondamentale dipende dalla composizione Il campionamento deve essere effettuato in modo del materiale, dalle sue caratteristiche chimiche, dalla che il campione prelevato sia rappresentativo delle forma delle particelle che lo compongono nonché dalcaratteristiche dell’intero lotto da valutare, nono- la distribuzione granulometrica e non può essere ridotto stante l’eterogeneità di quest’ultimo. mediante miscelazione o omogeneizzazione.

Nella fig. 37 è rappresentato un sistema modello compo- Conviene pertanto procedere tenendo conto del tipo di sto da numerose sfere bianche e poche sfere nere ([15]). eterogeneità. A tal fine si distinguono i casi seguenti. Le sfere nere rappresentano le particelle di inquinanti nel materiale. Se si preleva un campione composto da poche • Eterogeneità macroscopica. In una scala di diversi sfere (campione A), è poco probabile che contenga una metri la concentrazione di inquinanti varia da un punto o più sfere nere. In molti casi, perciò, la percentuale di all’altro. In questi casi occorre determinare prima del sfere nere nella popolazione sarà sottostimata. Invece in campionamento se procedere ai prelievi seguendo una altri casi rari (campioni contenenti una o più sfere nere) griglia regolare o se dividere il lotto in modo specifico. la percentuale sarà sovrastimata. Queste tecniche tuttavia non sono oggetto del presente aiuto all’esecuzione (cfr. 9.3, pag. 69).

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Figure 37 ε Margine d’errore di campionamento relativo tolle- Incidenza delle dimensioni del campione sull’errore fondamentale rato. Il margine d’errore relativo ε corrisponde al Estratto da [15] quoziente fra l’errore assoluto e il valore esatto.

I parametri impiegati nell’equazione (1) assumono tipica- «Popolazione» mente i valori seguenti:

Intervallo di confidenza

Margine d’errore di campionamento relativo tollerato

Frazione massica delle particelle inquinanti Campione A Campione B Densità media delle particelle minerali portatrici di inquinanti Se si aumenta il volume del campione (campione B), il ρ = 2,5 g/cm³ numero di sfere nere sarà più rappresentativo della composizione del sistema modello. Densità media delle particelle organiche portatrici di inquinanti L’equazione sottostante, ripresa da [27], consente di cal- ρ = 2,5 g/cm³ colare la quantità minima del materiale da prelevare per i materiali soggetti a contaminazione particellare: Densità media delle particelle metalliche portatrici di inquinanti 1 z 2 πρ 1 p ε ( ) d5 Dimensioni massime delle particelle inquinanti Mmin Quantità minima di materiale in g dmax Diametro massimo delle particelle (95 ° percentile) Spettro di distribuzione granulometrica d5 Diametro del 5° percentile delle particelle in cm ρ Densità media delle particelle in g/cm³ Sulla base di queste ipotesi, si stima la quantità minima di p Frazione di particelle che possiede la caratteri- materiale da prelevare Mmin, per non superare il margine stica considerata (cfr. fig. 28, pag. 67): se ogni d’errore ε mediante l’equazione seguente ([27]): singola particella del campione contiene la stessa quantità di sostanza considerata, p è = 1. Per le sostanze presenti in una concentrazione superiore, si può utilizzare un valore p = 0,1, per le sostanze in concentrazione ridotta (p. es. elementi in tracce), si può utilizzare p = 0,001. z Intervallo di confidenza

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(2) La quantità minima di materiale da prelevare dipende 10 ρ Mmin =    dmax 3 perciò solo dalla frazione massica, dalle dimensioni e p dalla densità delle particelle inquinanti.

Mmin in g Da questa formula si ricava il rapporto fra il diametro ρ in g/cm³ massimo delle particelle di inquinanti dS max e la quandmax in cm tità minima di materiale da prelevare Mmin (fig. 38, fig. 39) p frazione massica particelle inquinanti rappresentato nel seguito sotto forma di grafici.

Figura 38 Materiale soggetto a contaminazione particellare: rapporto fra la quantità minima di materiale da prelevare e il diametro massimo delle particelle inquinanti dmax. sulla base delle seguenti ipotesi:

  • densità delle particelle inquinanti rS = 2,5 g/cm3,

  • margine d’errore di campionamento relativo tollerato ε = 20 %,

  • spettro di distribuzione granulometrica log (dmax /d10) = 1,5 secondo [27].

Mmin: Quantità minima di materiale da prelevare (kg) Frazione massica delle particelle inquinanti

0,1

0,01 1 10 100 dsmax: diametro massimo delle particelle inquinanti (mm)

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Figura 39 Materiale soggetto a contaminazione particellare: rapporto fra la quantità minima di materiale da prelevare e il diametro massimo delle particelle dmax, sulla base delle seguenti ipotesi:

  • densità delle particelle inquinanti rS = 2,5 g/cm3,

  • margine d’errore di campionamento relativo tollerato ε = 20, 40 et 60 %,

  • spettro di distribuzione granulometrica log (dmax /d10) = 1,5 (secondo [27]).

Mmin: quantità minima di materiale da prelevare (kg) Margine d’errore di campionamento relativo tollerato

aiuto all’esecuzione [22]

0,1

0,01 1 10 100 dsmax: diametro massimo di particelle inquinanti (mm)

Esempio: si deve procedere al campionamento di mate- Figura 40 riali di scavo miscelati con residui di pavimentazioni di Rapporto fra il margine di errore asfalto, i quali possono essere indicati con una frazione Rapporto fra il margine d’errore relativo tollerato ε e il quoziente fra massica p del 5 per cento. Tali residui hanno inoltre una la quantità di materiale effettivamente prelevata Meff e la quantità densità di r ≈ 2,2 g/cm³. Lo spettro granulometrico delle minima da prelevare necessaria Mmin sulla base delle ipotesi seguenti: particelle di inquinanti va da 1 a 20 mm. Con un margine • densità delle particelle inquinanti rS = 2,5 g/cm3, d’errore relativo tollerato di e = 20 per cento e un inter- • spettro di distribuzione granulometrica log (dmax /d10) = vallo di confidenza del 95 per cento (z = 1,96) utilizzando 1,5 (­secondo 27]). l’equazione (2) si calcola una quantità minima di materia- 10

Meff / Mmin le da prelevare di 3,6 kg.

Una volta effettuati il prelievo e l’analisi, mediante l’equazione (2) è anche possibile determinare il margine d’errore 1

relativo tollerato ε confrontando la quantità minima teorica di materiale da prelevare con quella effettivamente prelevata (fig. 40). 0,1

Se nell’esempio sopra riportato si prelevano soltanto 360 g invece dei 3,6 kg necessari (Meff/Mmin = 0,1), occorrerà prevedere un errore del 60 per cento circa, come 0,01 0 20% 40% 60% 80% 100% indicato nella fig. 40. Margine d’errore relativo tollerato ε

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A3.2 Materiale di matrice contaminato (3) π 1-p in superficie (= ripartizione di sostanze Mmin =   dmax 3 ρ g ­proporzionali alla superficie)

In caso di contaminazione superficiale del materiale di Mmin Quantità minima di materiale in g matrice le formule sopra riportate non sono applicabi- dmax Diametro massimo delle particelle in cm li. Se vengono comunque applicate «per sicurezza», si ρ Densità media delle particelle in g/cm³ otterrà un risultato troppo elevato, che indurrà a prele- g Fattore di correzione applicato alla distribuzione vare una quantità di materiale più elevata del necessario granulometrica: corrisponde al rapporto d05 / d95 ([27]). e fornisce un’indicazione della distribuzione granulometrica. Un valore g vicino a 1 corrisponde a Un campione rappresentativo del tenore delle sostanze una distribuzione granulometrica stretta, un valore deve anche riflettere correttamente la distribuzione gra- g inferiore corrisponde a una distribuzione granunulometrica, anche quando la superficie del materiale di lometrica larga. I materiali naturali del sottosuolo matrice è contaminata. A tal fine si può fare riferimento presentano tipicamente un valore g di 0,25. Quealla norme DIN 18123 (Bestimmung der Korngrössenvert- sto valore può essere utilizzato come riferimento eilung, [11]) e DIN 15002 (Charakterisierung von Abfällen, quando la distribuzione granulometrica non è nota. [13]). p Frazione di particelle che possiede la caratteristica considerata (cfr. fig. 28, pag. 67): se ogni Le quantità minime di materiale da prelevare definite particella che costituisce il campione contiene la secondo la norma DIN 18123 ([11]) sono calcolate su una sostanza considerata in quantità identica, allora base puramente statistica e nell’ipotesi di una ripartizione p = 1. Per le sostanze presenti in una concentrauniforme delle sostanze su tutte le frazioni granulometri- zione superiore, si può utilizzare un valore p = 0,1, che. Poiché l’esperienza ha mostrato che la percentuale per le sostanze in concentrazione ridotta (p. es. di granulometria fine è molto elevata su tutta la superficie elementi in tracce), si può utilizzare p = 0,001. del materiale del sottosuolo a granulometria non unifor- CV Coefficiente di variazione dell’errore totale: il coefme, le norme LAGA ([16]) e, in epoca recente, la norma ficiente di variazione descrive la dispersione di un DIN 15002 ([13]) propongono delle quantità minime di valore. Viene calcolato dividendo la deviazione

materiale da prelevare meno elevate che tuttavia con- standard dei valori per il loro valore medio. sentono di ottenere dei risultati accettabili ad esempio Rapporto con il margine d’errore relativo tolleraper le ghiaie limose e le sabbie poco ghiaiose. Nell’ambito to ε: della norma DIN 15002 ([13]) le quantità minime di mate- ε = z × deviazione standard / valore attesto riale da prelevare sono definite tenendo conto soprattutto CV = deviazione standard / valore atteso dei tenori di sostanze della frazione fine del campione. Con un margine d’errore di campionamento relativo di ε, il coefficiente di variazione si calcola nel Quando il materiale di matrice è contaminato in superfi- modo seguente: CV = ε/z. cie, si stima la quantità minima di materiale da prelevare Prendendo come base un intervallo di confidenza mediante la formula contenuta nell’allegato B della nor- del 95 per cento (arrotondato) e un margine d’erma DIN 15002 ([13]): rore di campionamento relativo del 20 per cento, si può impiegare un coefficiente di variazione CV di 0,1. A seconda delle caratteristiche del materiale da campionare e dell’obiettivo dell’analisi, il valore del CV può oscillare fra 0,1 e 0,3.

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Esempi di quantità di materiale calcolate secondo la formula (3):

Tabella 16 Contaminazione superficiale del materiale della matrice: Quantità minima del materiale da prelevare calcolata secondo la formula (3) a norma DIN 15002 ([13]).

Massa minima per campione semplice Mmin [kg] Molto eterogeneo: p = 0,001 2160 34 2,18 0,034 Eterogeneo: p = 0,02 107 1,67 0,11 0,0017 Quasi omogeneo: p = 0,1 19,6 0,306 0,020 0,0003

Per i materiali di matrice quasi omogenei o per quelli con superficie contaminata (p ≈ 0,1) e una densità elevata (p. es. la sabbia), si può definire la quantità minima di materiale da prelevare sulla base della formula empirica riportata nel seguito ([13]):

(4) Mmin ≈ 0,06 dmax Mmin in kg dmax in mm

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Allegato 4: Esempio di un protocollo di Allegato prelievo 4: Esempio di un protocollo di prelievo

Indagine:

  • N. di mandato:

  • Descrizione: N. campione: Data e ora del prelievo:

Luogo del prelievo: Schema, particolarità:

  • Descrizione: (eventualmente utilizzare la pagina dietro)

  • Coordinate:  GPS

  • Profondità dal pia- da cm a cm Meteo, temperatura, umidità: no di campagna:

Tipo di campione  Campione rappresentativo  Campione semplice  Campione rappresentativo  Campione valutativo  Campione rappresentativo di di una sezione trasversale una superficie (campione mi- (campione misto) sto)  Campione misto verticale

Campione

  • Umidità:  saturo  umido  secco

  • Descrizione: • Frazione di corpi estranei visibile

  • Particolarità • Frazioni vagliate organolettiche: (descrizione, peso [kg])

Quantità di materiale prelevato Strumento per il prelievo: • Diametro max. dei componenti dmax [mm]:

 Contaminazione particellare Trattamento preliminare del campione Metodo:  Omogeneizzazione H1  Miscelazione: M1

Divisione:  Divisore a comparti fissi A1  Spalatura altern. A4  Contamina- 8 zione superfi-  Altro metodo: ciale del ma- 6   • Quantità minima di Recipiente:

M min [kg] teriale di matrice: 4 materiale da prelevare Mmin [kg]:  0 • Quantità di materia- Trasporto 0 20 40 60 80 100 120 le effettivamente  refrigerato d max [mm] prelevata Meff [kg]:

Analisi da effettuare Autore del prelievo:

  • Laboratorio: • Nome:

  • Indicazioni per il laboratorio: • Data, visto.

  • Consegna al laboratorio (data, ora):

Allegato 4: Protocollo di prelievo

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Allegato 5: Esempio di mandato per il laboratorio Allegato 5: Esempio di un mandato per il laboratorio

Indagine:

  • N. di mandato:

  • Descrizione:

Campionamento: Ditta: Nome:

Laboratorio di analisi: Ditta: Arrivo dei campioni in laboratorio (data, ora):

 Suolo / materiale di scavo in zona di sito contaminato o in discarica  Strato superiore del suolo secondo O suolo  Altre particelle solide

N. cam- Campio- Designazione del cam- Profondità: Preparazione Studio, misurazione: Conservare il po: namento: pione: • da dei campioni: Programma di studio, materiale per

  • Data • a singoli parametri eventuali mi-

  • Ora surazioni successive  OPSR   O suolo  OPSR   O suolo  OPSR   O suolo  OPSR   O suolo  OPSR   O suolo  OPSR   O suolo  OPSR   O suolo  OPSR   O suolo  OPSR   O suolo  OPSR   O suolo

Allegati:  Protocolli di prelievo, numero: Osservazioni, indicazioni:

Contatto per domande, (tel., fax, e-mail): comunicazioni:

 Seguono altri campioni  Concludere il mandato

Allegato 5: Esempio di un mandato per il laboratorio