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Messaggio concernente l’iniziativa popolare «Energia elettrica in ogni tempo per tutti (Stop al blackout)» e il controprogetto indiretto (Modifica della legge federale sull’energia nucleare)

BBl 2025 2563 · Foglio federale

Del 5 set 2025

https://lexipedia.io/it/docs/ch/bbl-ff-ff/2025-2563/it/messaggio-concernente-l-iniziativa-popolare-energia-elettrica-in-ogni-tempo-per-tutti-stop-al-blackout-e-il-controprogetto-indiretto-modifica-della-legge-federale-sull-energia-nucleare

Consultato il 4 set 2026

  1. Documenti
  2. Confederazione
  3. Foglio federale
Fonte

FF 2025 2563

Messaggio concernente l’iniziativa popolare «Energia elettrica in ogni tempo per tutti (Stop al blackout)» e il controprogetto indiretto (Modifica della legge federale sull’energia nucleare)

1 Aspetti formali e validità dell’iniziativa

1.1 Testo dell’iniziativa

L’iniziativa popolare «Energia elettrica in ogni tempo per tutti (Stop al blackout)» ha il tenore seguente:

La Costituzione federale è modificata come segue:

Art. 89 cpv. 6 e 7

L’approvvigionamento di energia elettrica è garantito in ogni tempo. La Confederazione definisce le relative responsabilità.

L’energia elettrica è prodotta nel rispetto dell’ambiente e del clima. Sono ammissibili tutti i tipi di produzione di energia elettrica rispettosi del clima.

1.2 Riuscita formale e termini di trattazione

L’iniziativa popolare «Energia elettrica in ogni tempo per tutti (Stop al blackout)» è stata sottoposta a esame preliminare1 dalla Cancelleria federale il 16 agosto 2022 e depositata il 16 febbraio 2024 con 126 707 firme. Con decisione del 19 marzo 2024, la Cancelleria federale ne ha constatato la riuscita formale con 125 830 firme valide2.

L’iniziativa si presenta in forma di progetto elaborato. Il nostro Consiglio presenta un controprogetto indiretto. Ai sensi dell’articolo 97 capoverso 2 della legge del 13 dicembre 20023 sul Parlamento (LParl), il Consiglio federale deve quindi presentare un disegno di decreto e il relativo messaggio entro il 16 agosto 2025. Ai sensi dell’articolo 100 LParl, l’Assemblea federale decide in merito all’iniziativa popolare entro il 16 agosto 20264.

1.3 Validità

L’iniziativa soddisfa le condizioni di validità previste dall’articolo 139 capoverso 3 Cost.:

  1. è formulata sotto forma di progetto completamente elaborato e soddisfa le esigenze di unità della forma;

  2. tra i singoli elementi dell’iniziativa sussiste un nesso materiale e pertanto soddisfa le esigenze di unità della materia;

  3. l’iniziativa non viola alcuna disposizione cogente del diritto internazionale e pertanto rispetta le esigenze di compatibilità con il diritto internazionale.

2 Genesi dell’iniziativa

2.1 La situazione in Svizzera secondo il comitato d’iniziativa

Secondo i promotori dell’iniziativa5, presto la Svizzera non sarà più in grado di garantire in qualsiasi momento l’approvvigionamento di energia elettrica. L’abbandono del mix di energia idroelettrica e di energia nucleare, considerato ecologico e rispettoso del clima, non risponderebbe ad alcuna necessità. Potenziare a marcia forzata le energie rinnovabili non permette di scongiurare l’incombente pericolo di una penuria di elettricità e comporta sovente un deterioramento della natura e del paesaggio. Inoltre, a fronte dei cambiamenti climatici in corso e della neutralità che si desidera raggiungere nel saldo di emissioni, non avrebbe senso costruire in Svizzera centrali a gas fossile, che sono dannose per il clima. Andrebbero piuttosto revocati i divieti di ricorrere a determinate tecnologie, in particolare il divieto di costruire nuove centrali nucleari, in modo da garantire un approvvigionamento elettrico sicuro, rispettoso dell’ambiente e del clima, economicamente accessibile e autonomo e da evitare così una costosa e pericolosa penuria di elettricità. In merito, il comitato d’iniziativa rimanda all’analisi nazionale dei rischi «Catastrofi e situazioni d’emergenza in Svizzera»6 pubblicata dall’Ufficio federale della protezione della popolazione (UFPP). Quest’ultimo considera nel frattempo una penuria di elettricità come il rischio più grave che corre la Svizzera e stima che i danni patrimoniali che comporterebbe nonché i costi per gestirla ammonterebbero a circa 10 miliardi di franchi. L’efficienza economica diminuirebbe di circa 90 miliardi di franchi.

È in questo contesto che l’iniziativa chiede, in primo luogo, di revocare il divieto di costruire nuove centrali nucleari, in modo da garantire la sicurezza dell’approvvigionamento. Secondo l’articolo 89 capoverso 7 Cost. proposto dall’iniziativa, la produzione di energia elettrica deve essere rispettosa del clima e dell’ambiente. Quanto alle tecnologie alle quali si fa ricorso, l’approccio va mantenuto neutrale. Ciò significa includere anche il nucleare, affidabile nel fornire energia di banda e utile per produrre elettricità a basse emissioni di CO27. Dal 2018 quella nucleare è l’unica fonte energetica soggetta a un «divieto tecnologico», nel senso che da allora non è più possibile autorizzare la costruzione di nuove centrali nucleari. Nella documentazione che accompagna l’iniziativa, i promotori si dicono favorevoli alla revoca di questo divieto8.

In secondo luogo, l’iniziativa chiede che la Confederazione definisca le responsabilità in questo ambito, in modo che l’approvvigionamento di energia elettrica sia garantito in ogni tempo (art. 89 cpv. 6 Cost.).

2.2 L’attuale ripartizione dei compiti nella politica energetica

Conformemente alla Costituzione federale, le competenze in materia di politica energetica sono ripartite tra la Confederazione e i Cantoni. La Confederazione emana principi per l’utilizzazione delle energie indigene e di quelle rinnovabili e per un consumo energetico parsimonioso e razionale (art. 89 cpv. 2 Cost.). Emana anche prescrizioni sul consumo energetico d’impianti, veicoli e apparecchi, e promuove lo sviluppo di tecniche energetiche, in particolare nel settore del risparmio energetico e delle energie rinnovabili (art. 89 cpv. 3 Cost.). Ai Cantoni compete invece la produzione di energia elettrica, eccezion fatta per quella di origine nucleare (art. 90 Cost.) e delle centrali idroelettriche di frontiera. È così che la maggior parte delle aziende di approvvigionamento elettrico appartiene ai Cantoni e ai Comuni. Sono i Cantoni e i Comuni che autorizzano la costruzione di centrali idroelettriche e di impianti solari, eolici e geotermici. Inoltre, spetta ai Cantoni o, a seconda della legislazione cantonale, ai Comuni, rilasciare le concessioni per i diritti d’acqua.

Secondo l’articolo 6 capoverso 2 della legge federale del 30 settembre 20169 sull’energia (LEne), l’approvvigionamento energetico è compito del settore dell’energia. La Confederazione e i Cantoni, da parte loro, pongono le condizioni quadro adeguate. In tal modo, l’articolo 6 capoverso 2 LEne precisa la ripartizione delle competenze prevista dalla Costituzione.

In un comunicato stampa pubblicato in occasione dell’apertura della procedura di consultazione sul controprogetto indiretto, i promotori dell’iniziativa affermano che non basta revocare il divieto di autorizzazione sancito dall’articolo 12a della legge federale del 21 marzo 200310 sull’energia nucleare (LENu)11. Piuttosto, la Confederazione dovrebbe stabilire chi è responsabile di garantire l’approvvigionamento elettrico. Secondo il comitato, infatti, gli avvenimenti degli ultimi anni hanno dimostrato che in Svizzera nessuno si assume questa responsabilità12.

Il Consiglio federale ritiene di aver adempiuto alle sue responsabilità di fronte alla situazione di crisi presentatasi nell’inverno 2022/2023 e di aver adottato tutte le misure necessarie per evitare una penuria energetica. Quelle che ha messo in atto nella primavera e nell’estate 2022, dopo l’inizio dell’aggressione militare russa contro l’Ucraina, hanno contribuito in modo significativo a garantire l’approvvigionamento energetico nel corso dell’inverno 2022/2023. Grazie alla riserva idroelettrica, è stato possibile costituire una scorta di energia per il periodo critico alla fine dell’inverno. In caso di necessità, le centrali elettriche di riserva (Birr, Cornaux e Monthey) e i gruppi elettrogeni di emergenza sarebbero stati pronti a immettere nel sistema energia supplementare. L’aumento delle capacità della rete di trasporto, il piano di salvataggio per le aziende elettriche di rilevanza sistemica e la temporanea riduzione dei deflussi residuali hanno ulteriormente consolidato l’approvvigionamento invernale, al quale ha contributo anche la riduzione dei consumi.

Come già ricordato, in caso di penuria di elettricità le responsabilità sono disciplinate in termini chiari. In questo contesto, la Confederazione ha posto condizioni quadro che permettono al settore energetico di garantire l’approvvigionamento in qualsiasi momento. Nell’ottica di un’eventuale penuria grave, ha adottato misure sulla base dell’articolo 102 Cost., che garantirebbero un approvvigionamento elettrico sicuro anche nel caso in cui l’industria energetica non fosse in grado di farvi fronte con le sue sole risorse.

Inoltre, di fronte alla situazione presentatasi nel corso dell’inverno 2022/2023, il Consiglio federale ha colto l’occasione per elaborare le basi legali necessarie a costituire una riserva di energia elettrica con centrali appositamente previste a questo scopo (progetto «Riserva di energia elettrica»). Il 1° marzo 2024 ha trasmesso alle Camere il relativo messaggio13 concernente la modifica della legge sull’approvvigionamento elettrico. L’Assemblea federale ha adottato questo progetto nel corso della sessione estiva 2025.

2.3 L’energia nucleare in Svizzera

Oggi in Svizzera sono ancora in esercizio quattro centrali nucleari, ripartite su tre siti (Beznau 1 e 2, Gösgen e Leibstadt). Inizialmente, ossia tra il 1969 e il 1984, si contavano cinque centrali nucleari, ripartite su quattro siti. Nel 2019 la centrale nucleare di Mühleberg è stata messa fuori servizio definitivamente. Le centrali restanti sono in esercizio da oltre 40 anni e sono pertanto entrate in quella che si suole chiamare «fase di funzionamento a lungo termine». Dispongono tutte di una licenza d’esercizio a tempo indeterminato e possono essere mantenute in esercizio fintanto che sono sicure. L’Ispettorato federale della sicurezza nucleare (IFSN), autorità di sorveglianza indipendente, verifica costantemente che la sicurezza sia garantita.

Nel 2011, a seguito dell’incidente al reattore della centrale nucleare di Fukushima in Giappone, il Consiglio federale decise di abbandonare la produzione di energia nucleare. Il Parlamento si allineò a tale decisione, trasmettendo nel corso della sessione invernale 2011 diverse mozioni14 che chiedevano l’abbandono graduale del nucleare e incaricando il Consiglio federale di elaborare una strategia energetica completa. L’obiettivo di questa strategia avrebbe dovuto essere la garanzia di un approvvigionamento elettrico quanto più possibile indipendente dall’estero e senza energia nucleare. Il Consiglio federale fece quindi elaborare la Strategia energetica 2050, imperniata sulla decisione di principio di rinunciare alla costruzione di nuove centrali nucleari15 e sulla necessità di garantire l’approvvigionamento in altri modi, ossia mediante una maggiore efficienza energetica, il potenziamento delle energie rinnovabili (incluse centrali idroelettriche di grandi dimensioni), la produzione supplementare di elettricità da vettori fossili (impianti di cogenerazione forza-calore e centrali a gas a ciclo combinato) e le importazioni. Nel settembre 2012 il Consiglio federale avviò la procedura di consultazione in merito alla Strategia energetica 2050. L’anno seguente trasmise il messaggio concernente il primo pacchetto di misure della Strategia energetica 205016 al Parlamento, che lo adottò il 30 settembre 2016. Successivamente, contro il pacchetto di misure fu indetto il referendum; il 21 maggio 2017 il Popolo approvò il progetto17. La LEne entrò in vigore il 1° gennaio 2018.

Le attuali centrali nucleari forniscono un apporto tuttora considerevole alla produzione elettrica in Svizzera (2023: circa 23 TWh, ossia circa il 32 % della produzione nazionale18). Di conseguenza, il loro funzionamento a lungo termine è di estrema importanza per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento. L’Ufficio federale dell’energia (UFE) è in costante contatto con gli esercenti delle centrali nucleari, in modo da essere informato delle loro prospettive di pianificazione per l’esercizio restante. Queste informazioni servono ad aggiornare le Prospettive energetiche e contribuiscono a valutare quella che sarà la sicurezza dell’approvvigionamento elettrico nei prossimi anni e decenni. Nel 2024 l’UFE ha pubblicato una nota informativa sul funzionamento a lungo termine delle centrali nucleari19, secondo la quale si può prevedere, per il momento, una durata di esercizio di almeno 60 anni. Axpo intende gestire la centrale di Beznau fino al 2033 e, a tale scopo, prevede di investire 350 milioni di franchi. Il blocco 2 dovrebbe rimanere in esercizio fino al 2032 e il blocco 1 fino al 2033; in seguito, la centrale nucleare di Beznau sarà messa fuori servizio e disattivata20. Le centrali di Gösgen e Leibstadt raggiungeranno la soglia dei 60 anni di esercizio rispettivamente nel 2039 e nel 2044. I loro esercenti stanno attualmente valutando la possibilità di prolungarne l’esercizio oltre queste date. Ritengono che ciò sia tecnicamente fattibile, anche se sussistono alcune incertezze, in particolare per quanto riguarda la redditività.

2.4 Evoluzione della politica energetica svizzera dal 2017

2.4.1 Potenziamento della produzione da fonti rinnovabili

Il Consiglio federale e il Parlamento hanno avviato diverse misure per accelerare il potenziamento della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Il 1° gennaio 2025 sono entrate in vigore le modifiche della LEne e della legge federale del 23 marzo 2007 sull’approvvigionamento elettrico (LAEl), che mirano a consolidare e accelerare il potenziamento della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili entro il 2050. Nella LEne sono stati integrati nuovi obiettivi per incrementare le energie rinnovabili entro il 2035 e il 2050, e fissate misure per rafforzare l’efficienza energetica. Inoltre, le misure di promozione previste finora sono state prolungate e adeguate in funzione delle esigenze del mercato. Infine, è stata modificata anche la legge federale del 22 giugno 197921 sulla pianificazione del territorio (LPT) allo scopo di facilitare la realizzazione delle costruzioni e degli impianti necessari allo sfruttamento delle energie rinnovabili22.

Per accelerare il potenziamento delle energie rinnovabili, il Parlamento sta attualmente discutendo il cosiddetto «atto sull’accelerazione», ossia modifiche alla LEne23 che permetterebbero di snellire le procedure in vista di pianificare e costruire centrali di grandi dimensioni in questo settore, così da incrementare rapidamente la produzione. Inoltre, nell’ambito delle deliberazioni sul controprogetto indiretto all’iniziativa popolare «Per un clima sano (Iniziativa per i ghiacciai)»24, il Parlamento ha modificato la LEne introducendovi «misure urgenti volte a garantire a breve termine l’approvvigionamento elettrico durante l’inverno»25. Scopo di questa «offensiva solare» è facilitare a tempo determinato l’autorizzazione di grandi impianti fotovoltaici e promuoverne la realizzazione da parte della Confederazione. La validità delle modifiche è limitata al 31 dicembre 2025. Infine, il 1° febbraio 2024 sono entrate in vigore le modifiche della LEne e della legge federale del 17 giugno 200526 sul Tribunale federale intese ad accelerare le procedure di autorizzazione per impianti eolici (cfr. il disegno di «legge federale concernente l’accelerazione della procedura di autorizzazione degli impianti eolici»27). Le nuove disposizioni agevolano le procedure concernenti impianti eolici d’interesse nazionale per i quali esiste un piano d’utilizzazione passato in giudicato.

Stato attuale della produzione da fonti rinnovabili28

La produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili (esclusa l’energia idroelettrica) è in costante aumento dal 2000. Secondo il rapporto di monitoraggio presentato nel 202429 dall’UFE, nel 2023 ha raggiunto circa 6800 GWh, ossia il 10,2 % della produzione totale netta di energia elettrica. A titolo di confronto, nel 2010 la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili fu di 1400 GWh. Se si esclude l’energia idroelettrica, dal 2011 questa produzione è aumentata in media di 415 GWh l’anno (cfr. il rapporto di monitoraggio 2024 dell’UFE), con un incremento del solare di quasi 800 GWh nel 2023 e un ulteriore aumento da allora. Per raggiungere l’obiettivo di 35 TWh entro il 2035 previsto dall’articolo 2 capoverso 1 LEne, la produzione dovrebbe aumentare in media di 2350 GWh l’anno. Se prendiamo come valore di riferimento la crescita annuale dell’elettricità solare registrata nel 2023, per raggiungere l’obiettivo del 2035 occorrerà triplicarla. Tra 2035 e 2050 andrebbero prodotti ulteriori 10 TWh, che corrisponde a un aumento annuo medio di 0,66 TWh. La ripartizione per tecnologia mostra che il potenziamento non avanza allo stesso ritmo per tutti i tipi di produzione elettrica da fonti rinnovabili. Dal 2010 è il fotovoltaico ad aver registrato la crescita più significativa in termini assoluti. A tutt’oggi rappresenta il 68 per cento circa della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Una crescita notevolmente inferiore è stata fatta registrare dalle altre tecnologie: incenerimento dei rifiuti e rifiuti rinnovabili (quota 2023: 15,4 %), legna e cippato (quota 2023: 7,9 %), biogas (quota 2023: 6,1%) ed energia eolica (quota 2023: 2,5 %). La produzione netta media attesa per l’energia idroelettrica nel 2023 era di 36,7 TWh, rispetto ai circa 35,5 TWh del 2011. Dal 2012 è aumentata in media di 95 GWh l’anno.

Il nuovo articolo 2 capoverso 2 LEne mira a una produzione di 39,2 TWh da forza idrica entro il 2050. Per raggiungere l’obiettivo, la produzione netta media dovrebbe aumentare di 99 GWh l’anno. Le modifiche di legge previste con il cosiddetto «atto sull’accelerazione» mirano a semplificare le procedure per pianificare e costruire impianti di grandi dimensioni, al fine di portare avanti rapidamente il potenziamento della produzione energetica da fonti rinnovabili. Gli obiettivi rimangono comunque impegnativi. Appare inoltre che, per motivi tecnici, alcuni dei 16 progetti idroelettrici elencati all’articolo 9a capoverso 3 in combinato disposto con l’allegato 230 LAEl probabilmente non potranno essere realizzati come previsto o dovranno subire ridimensionamenti. A ciò si aggiunge il fatto che quando le centrali idroelettriche esistenti dovranno rinnovare le loro concessioni – e nei prossimi anni saranno numerose – saranno costrette ad adeguare i loro deflussi residuali in modo da rispettare la legislazione sulla protezione delle acque. Di conseguenza, potranno utilizzare un volume d’acqua inferiore e produrranno meno energia rispetto a oggi.

Costi per potenziare la produzione da fonti rinnovabili e costi di potenziamento della rete

In Svizzera, dal 2008 la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili è incentivata dalla LEne attraverso il Fondo per il supplemento rete (cfr. art. 37 LEne). Secondo il consuntivo della Confederazione31, dal 2008 al 2025 sono stati e saranno spesi circa 14 miliardi di franchi per promuovere la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.

I costi di potenziamento della rete sono generati in primo luogo dalla manutenzione e dal rinnovo delle reti esistenti nonché dall’ampliamento indotto dai consumi (crescita demografica ed economica, superficie abitativa, pompe di calore, mobilità elettrica). Secondo uno studio dell’UFE, rispetto allo scenario di base (costi della rete di distribuzione pari a fr. 45 mia. entro il 2050), lo scenario che prevede un maggiore potenziamento degli impianti solari comporterebbe costi supplementari pari a 30 miliardi di franchi32. Anche l’ulteriore sviluppo della rete di trasporto è oneroso, con costi dello stesso ordine di grandezza. Nei costi dovuti al potenziamento della rete è difficile isolare e quantificare quelli dovuti esclusivamente all’incremento delle energie rinnovabili.

Ostacoli al potenziamento della produzione da fonti rinnovabili

Il nuovo articolo 9a LAEl prevede un incremento della produzione invernale di centrali idroelettriche ad accumulazione, impianti eolici e impianti solari alpini. La promozione e il finanziamento di questo obiettivo, disciplinati dalla LEne, saranno garantiti fino al 2035 dal Fondo per il supplemento rete, alimentato dai consumatori di energia elettrica per un ammontare di circa 1,3 miliardi di franchi l’anno. Secondo la Strategia energetica, nel 2050 il fabbisogno di elettricità si situerà, a seconda dello scenario, tra 68 e 81 TWh, e sarà coperto principalmente da fonti idroelettriche e fotovoltaiche. La rapida crescita del fotovoltaico su tetti e facciate, in corso da alcuni anni, è accompagnata da progressi tecnologici che comprimeranno ulteriormente i costi e miglioreranno l’efficienza. Tuttavia, l’incremento dell’energia idraulica, eolica e solare è ostacolato da opposizioni, difficoltà tecniche, questioni di redditività e bocciature in votazione popolare, come nei casi del progetto Trift, promosso dalle centrali elettriche Oberhasli, o del parco eolico Montagne de Buttes. Inoltre, per quanto riguarda l’energia idraulica, la strategia di riversione perseguita da diversi Cantoni nel quadro del rinnovo delle concessioni complica ulteriormente la situazione.

Di conseguenza, non è sicuro che entro il 2050 sarà possibile coprire il fabbisogno di elettricità durante il semestre invernale solo con la forza idrica e le energie rinnovabili. Inoltre, non è chiaro come verranno gestite nel 2050 le eccedenze di produzione durante la stagione estiva (con prezzi tendenti allo zero o addirittura negativi) e le penurie invernali di maggiore portata33, dovute ad esempio a persistenti condizioni meteorologiche sfavorevoli per il rinnovabile sia in Svizzera sia all’estero. Quando l’energia di banda fornita dalle centrali nucleari ancora in funzione verrà meno, queste non saranno sostituite e la quota di energia fotovoltaica nel mix di produzione aumenterà, diventerà ancora più impegnativo gestire i picchi di carico in estate e a mezzogiorno. La legge federale su un approvvigionamento elettrico sicuro con le energie rinnovabili permette di continuare a importare dai Paesi confinanti durante l’inverno, ciò che tuttavia presuppone una produzione estera sufficiente, affidabile e a costi accettabili nonché le necessarie capacità di rete. Attualmente non è possibile prevedere in modo attendibile in che misura lo stoccaggio stagionale di elettricità (ad es. sotto forma di combustibili sintetici) potrà contribuire all’approvvigionamento elettrico invernale.

2.4.2 Mutate condizioni quadro energetiche e geopolitiche

Da quando è stata adottata la Strategia energetica 2050, le condizioni quadro politiche relative alle fonti fossili sono radicalmente cambiate. L’obiettivo di un saldo netto delle emissioni pari a zero34, deciso dal Consiglio federale nell’agosto 2019 dopo l’entrata in vigore per il nostro Paese, il 5 novembre 2017, dell’Accordo del 12 dicembre 201535 sul clima (Accordo di Parigi), impone di sostituire completamente nel nostro sistema energetico i vettori fossili con alternative rinnovabili entro il 2050 (uscita del sistema energetico dal fossile). Inoltre, il 18 giugno 2023 il Popolo ha approvato la legge federale del 30 settembre 202236 sugli obiettivi in materia di protezione del clima, l’innovazione e il rafforzamento della sicurezza energetica (LOCli) quale controprogetto indiretto all’iniziativa popolare federale «Per un clima sano (Iniziativa per i ghiacciai)»37. La LOCli stabilisce che la Svizzera dovrà raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 e, per realizzare questo obiettivo, prevede diverse misure. Tra queste, lo stanziamento di due miliardi di franchi per favorire la sostituzione dei sistemi di riscaldamento alimentati a gasolio, gas o elettricità con sistemi di riscaldamento rispettosi del clima. Inoltre, le aziende industriali e artigianali che ricorrono a tecnologie innovative per produrre in modo rispettoso del clima possono beneficiare di sovvenzioni pari a 1,2 miliardi di franchi38.

Neutralità climatica e abbandono delle energie fossili

Il sistema energetico potrà uscire dal fossile solo a condizione di integrare tra loro i diversi settori (produzione di elettricità, riscaldamento e mobilità) e di sostituire i combustibili e i carburanti fossili con alternative elettriche dirette o con sostanze sintetiche generate principalmente da elettricità rinnovabile. Tenuto conto di questo orientamento, l’incremento della produzione di elettricità attraverso nuove centrali a gas alimentate con combustibili fossili può entrare in linea di conto solo a condizione che il CO2 emesso sia catturato direttamente in loco39. Ciò è tuttavia particolarmente oneroso. Integrate per legge nel sistema di scambio delle quote di emissione, le grandi centrali termiche a combustibile fossile (ad es. le centrali a gas) sarebbero quindi obbligate ad acquistare sul mercato ulteriori certificati di emissione, con i costi supplementari che ciò comporta. In alternativa, le centrali di questo tipo potrebbero essere alimentate anche con gas rinnovabili. Tuttavia, i combustibili rinnovabili adatti a questo scopo non bastano e non si prevede che nei prossimi anni sarà possibile procurarsene in quantità sufficienti. I combustibili fossili entrano in linea di conto solo per alimentare centrali elettriche di riserva.

Incremento del fabbisogno energetico dovuto alla crescita demografica e all’elettrificazione nei settori del riscaldamento e della mobilità

La popolazione svizzera è in costante crescita. Tra 2000 e 2023 è aumentata quasi del 24 per cento. Sebbene in questo stesso periodo il consumo di energia elettrica pro capite in Svizzera sia diminuito del 13,5 per cento, l’aumento assoluto del consumo (consumo finale) è stato del 7,1 per cento40. Una migliore efficienza energetica, raggiunta grazie al progresso tecnologico e agli interventi politici, ha permesso di stabilizzare il consumo di elettricità nonostante la crescita demografica e economica. Con la crescente elettrificazione della mobilità e dei sistemi di riscaldamento, necessaria per decarbonizzare il sistema energetico e raggiungere l’obiettivo di un saldo netto delle emissioni pari a zero, il consumo di elettricità aumenterà ulteriormente. Occorre poi ricordare il crescente fabbisogno di energia elettrica che comporterà l’impiego sempre più diffuso dell’intelligenza artificiale. Secondo le Prospettive energetiche pubblicate dall’UFE41, nei prossimi anni assisteremo ad una svolta: il fabbisogno nazionale di elettricità aumenterà costantemente passando, a seconda dello scenario, dai circa 60 TWh attuali a circa 68–81 TWh nel 2050. Il legislatore ha pertanto introdotto per l’anno 2050 un obiettivo per il consumo di energia elettrica pro capite.

Situazione geopolitica

Da quando la Svizzera ha deciso di abbandonare gradualmente l’energia nucleare, la situazione geopolitica è radicalmente mutata. L’aggressione militare russa contro l’Ucraina ha messo in luce la vulnerabilità e la dipendenza energetica dell’Europa, al punto che nel 2022 si è profilato un rischio di penuria anche in Svizzera. Ciò contraddice quanto previsto dalla Strategia energetica 2050, fondata sul presupposto che in Europa ci sarebbe sempre stata energia a sufficienza. In particolare, la guerra contro l’Ucraina ha reso maggiormente consapevoli che un approvvigionamento energetico e elettrico sicuro non è più scontato per il nostro Paese e che produrre sul territorio svizzero una quantità sufficiente di elettricità costituisce un valore aggiunto strategico in quanto, in un contesto mondiale dagli sviluppi incerti, rende il nostro Paese maggiormente indipendente dalle importazioni e dalla disponibilità di centrali estere42. Anche un accordo sull’energia elettrica con l’UE43, qualora dovesse entrare in vigore, potrebbe contribuire a questo valore aggiunto, regolamentando l’integrazione della Svizzera nel mercato europeo dell’elettricità e consolidando così la sicurezza dell’approvvigionamento. Da poco, anche altri Paesi europei stanno ripensando la loro posizione in materia di energia nucleare: oltre a Francia, Finlandia e Gran Bretagna, ora anche Paesi Bassi, Polonia, Svezia e Slovacchia intendono investire nuovamente in questo settore44.

2.4.3 Altri progetti di politica energetica

Il 1° ottobre 2022 è entrata in vigore la legge federale del 30 settembre 202245 sugli aiuti finanziari concessi a titolo sussidiario per salvare le imprese di rilevanza sistemica del settore dell’energia elettrica (LAiSE). Adottata d’urgenza, resterà in vigore fino al termine del 2026. Il suo obiettivo è garantire che l’approvvigionamento di energia elettrica in Svizzera funzioni anche nel caso in cui ulteriori forti aumenti dei prezzi su questo mercato a livello internazionale innescassero una reazione a catena, rischiando di provocare il collasso del sistema. Dal 2027 in poi la LAiSE dovrebbe essere sostituita da disposizioni di legge a tempo indeterminato46. Nel corso della sessione primaverile 2025 il Parlamento ha adottato una di queste misure, ovvero le norme sulla vigilanza e la trasparenza nei mercati dell’energia all’ingrosso47. Contemporaneamente, ha approvato l’Accordo del 19 marzo 202448 concernente misure di solidarietà volte a garantire la sicurezza dell’approvvigionamento di gas, concluso tra Italia, Germania e Svizzera49, che mira a garantire le forniture invernali anche in tempi di crisi50. Inoltre, per assicurare la disponibilità di energia supplementare in caso di necessità andranno poste a livello di legge le basi per una riserva elettrica (v. n. 2.2).

La riorganizzazione del sistema energetico comporta anche nuove esigenze poste alle reti. Il 23 novembre 2022 il Consiglio federale ha approvato gli scenari di riferimento per la pianificazione delle reti elettriche 2030/204051. Inoltre, ha elaborato un progetto per accelerare ulteriormente le procedure in questo ambito52. In futuro, oltre alle reti elettriche, assumeranno un’importanza sempre maggiore anche altre reti come quelle di idrogeno, di CO2 o le reti termiche. Anche qui la Confederazione sta già elaborando le necessarie condizioni quadro.

2.4.4 Prospettive energetiche della Confederazione

Nel 2020 l’UFE ha sottoposto a verifica le basi su cui si fonda la Strategia energetica con le Prospettive energetiche 2050+53. I risultati sono stati integrati nella legge federale del 29 settembre 202354 su un approvvigionamento elettrico sicuro con le energie rinnovabili. Le Prospettive energetiche non sono in grado di predire il futuro. Si fondano su scenari che descrivono situazioni future – ad esempio un approvvigionamento energetico che tenga conto dell’obiettivo di un saldo netto di emissioni pari a zero entro il 2050 – e propongono percorsi plausibili per raggiungere tale obiettivo. Quando le Prospettive energetiche 2050+ sono state aggiornate, non era possibile prevedere lo scoppio della guerra contro l’Ucraina e le sue ripercussioni sulla sicurezza dell’approvvigionamento energetico a breve e a lungo termine, sia in Europa sia in Svizzera. L’obiettivo di un saldo di emissioni pari a zero impone al nostro sistema energetico di abbandonare il fossile entro il 2050. Ciò significa che l’elettricità diventerà il principale vettore energetico, destinato a sostituire i combustibili fossili nei settori del riscaldamento e della mobilità. A ciò si aggiunge il fatto che nel 2050 la Svizzera dipenderà ancora dalle importazioni di energia, come confermato dalle Prospettive energetiche 2050+, e che l’articolo 2 capoverso 3 LEne limita le importazioni di elettricità nel semestre invernale a 5 TWh.

L’UFE sta svolgendo i lavori preliminari per redigere nuove Prospettive energetiche con diversi scenari fino al 2060, che prevedono anche il ricorso alla tecnologia nucleare per la produzione di elettricità. L’obiettivo è delineare lo scenario nel quale il potenziamento delle energie rinnovabili non dovesse procedere come necessario. Le nuove Prospettive energetiche saranno pubblicate con ogni probabilità nel corso del 2027.

2.5 In conclusione

In sintesi, si può affermare che le richieste dell’iniziativa giungono in un momento attraversato da profondi cambiamenti nella politica energetica. Negli ultimi 15 anni circa la Svizzera ha adeguato il suo modello di produzione, da tempo consolidato e collaudato, basato sull’energia idroelettrica e sull’energia nucleare. Dopo l’incidente al reattore della centrale nucleare giapponese di Fukushima, decise di abbandonare questa fonte energetica e di adottare una nuova strategia, imperniata sul potenziamento della produzione rinnovabile incoraggiata attraverso diverse modifiche di legge (ad es. la legge federale su un approvvigionamento elettrico sicuro con le energie rinnovabili55 e il cosiddetto «atto sull’accelerazione»). L’obiettivo di un saldo netto di emissioni pari a zero entro il 2050 comporta anche la rinuncia alle fonti energetiche fossili, nella misura in cui non sia possibile compensarne le emissioni. La necessità di abbandonare il fossile, e quindi di entrare in un sistema nel quale l’elettricità diventerà il vettore energetico principale (elettrificazione nei settori del riscaldamento e della mobilità), da un lato, e la crescita demografica, dall’altro, comporteranno un aumento del fabbisogno di energia elettrica. Infine, la concreta minaccia di penuria energetica planata sull’inverno 2022/23 e le incertezze correlate alla situazione geopolitica mondiale hanno messo chiaramente in evidenza la vulnerabilità dell’Europa e della Svizzera sul fronte della politica energetica.

Gli sviluppi sui mercati dell’energia, caratterizzati negli ultimi anni a tratti da significativi aumenti dei prezzi, spingeranno a medio termine con ogni probabilità verso il necessario potenziamento della produzione da fonti rinnovabili e verso un consumo energetico parsimonioso. Ciononostante, resta ancora molto da fare per raggiungere gli obiettivi energetici e climatici fissati per il 2050: per un saldo di emissioni netto pari a zero, occorrerà sfruttare appieno il margine di efficienza ancora offerto da edifici, processi, impianti, apparecchi e trasporti nonché accelerare fortemente il potenziamento delle energie rinnovabili, inclusa quella idroelettrica.

3 Scopi e tenore dell’iniziativa

3.1 Scopi dell’iniziativa

L’iniziativa intende estendere l’articolo 89 Cost.: l’approvvigionamento di energia elettrica deve essere garantito in ogni tempo e la Confederazione è chiamata a definire le responsabilità in merito (cpv. 6). Il capoverso seguente stabilisce che l’energia elettrica va ottenuta nel rispetto dell’ambiente e del clima e che sono ammissibili tutti i tipi di produzione (cpv. 7).

3.2 Tenore della normativa proposta

Il nuovo capoverso 6 che l’iniziativa chiede di aggiungere all’articolo 89 Cost. prevede che l’approvvigionamento di energia elettrica sia garantito in ogni tempo. Il secondo periodo incarica la Confederazione di definire le responsabilità in merito. Gli obiettivi ai quali mira questa disposizione non sono chiari (v. spiegazioni del cap. seguente).

Oltre agli argomenti menzionati nel capitolo 2, il comitato d’iniziativa sostiene che né il potenziamento delle energie rinnovabili né eventuali centrali a gas permetteranno di garantire la sicurezza dell’approvvigionamento. Ritiene che per assicurare un apporto adeguato di energia elettrica, soprattutto durante l’inverno, la Svizzera debba puntare in primo luogo sulle fonti disponibili sul suo territorio. Di conseguenza, ciò di cui ha bisogno non sono divieti tecnologici, bensì un approvvigionamento elettrico sicuro, indipendente, economicamente sostenibile e rispettoso dell’ambiente e del clima. I promotori dell’iniziativa considerano che la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili non basti, da sola, a garantire l’approvvigionamento in qualsiasi momento. Ritengono inoltre che occorra rinunciare alle fonti fossili, dannose per il clima e per l’ambiente. Sono inoltre dell’avviso che la Svizzera debba essere in grado di garantire autonomamente il proprio approvvigionamento energetico e che occorra una «maggiore libertà tecnologica»56. Con queste parole si riferiscono in primo luogo al divieto di costruire nuove centrali nucleari, approvato in votazione popolare nel 2017. L’obiettivo a cui mirano è la revoca di questo divieto, anche se ciò non figura esplicitamente nel testo dell’iniziativa. Ritengono che l’energia nucleare comporti poche emissioni di CO2 e garantisca una produzione di elettricità anche in inverno, di notte e in condizioni meteorologiche sfavorevoli.

La legislazione in vigore (art. 12a LENu) vieta di rilasciare autorizzazioni di massima per la costruzione di centrali nucleari. Con il nuovo capoverso 7 dell’articolo 89 Cost. proposto dall’iniziativa, in futuro andranno ammessi tutti i tipi di produzione di energia elettrica rispettosi del clima. Secondo il Consiglio federale, questa disposizione entra in contrasto con il divieto di costruire nuove centrali nucleari che figura nella LENu. Il Consiglio federale ritiene pertanto che se l’iniziativa venisse accolta in votazione popolare, questo divieto dovrà essere revocato. Sancito appunto in una legge federale e non nella Costituzione, non può essere revocato direttamente attraverso un’iniziativa popolare. Se il Parlamento (o il Popolo) non approvasse il controprogetto e l’iniziativa fosse invece accolta in votazione popolare, il Parlamento dovrebbe ad ogni modo attuarla mediante una modifica della LENu, ossia abrogando l’articolo 12a.

3.3 Interpretazione e commento del testo dell’iniziativa

Per quanto riguarda ciò che l’iniziativa chiede di introdurre mediante l’articolo 89 capoverso 7 Cost., l’interpretazione appare chiara: occorre adeguare il quadro normativo, in modo da revocare il divieto di costruire nuove centrali nucleari (v. n. 3.2).

Al contrario, non è chiaro quale interpretazione vada riservata al capoverso 6, in particolare alla competenza, attribuita alla Confederazione, di definire le «responsabilità» per un approvvigionamento sicuro.

Nella fattispecie si pone la questione seguente: il secondo periodo del capoverso 6 attribuisce alla Confederazione la prerogativa di modificare l’attuale ripartizione delle competenze tra Confederazione e Cantoni in materia di energia, stabilita dagli articoli 89 capoversi 1–5, 90 e 91 capoverso 1 Cost.? Le spiegazioni fornite dal comitato d’iniziativa al riguardo sono vaghe e non vi si scorge la richiesta esplicita di modificare questa ripartizione costituzionale delle competenze tra Confederazione e Cantoni. Non è da escludere che i promotori, con il secondo periodo del capoverso 6, intendano introdurre una disposizione di delega che conferisca al legislatore la possibilità di adeguare le competenze previste dalla Costituzione, allo scopo di garantire l’approvvigionamento elettrico. Infatti, può assumersi una determinata responsabilità solo chi dispone della relativa competenza. Secondo l’ordinamento costituzionale, tuttavia, non è ammesso delegare al legislatore federale la definizione della ripartizione delle competenze tra Confederazione e Cantoni (cfr. art. 3 Cost.), poiché questa è una prerogativa esclusiva del legislatore costituzionale. Nella misura in cui esso miri a modificare la ripartizione delle competenze costituzionali nel settore dell’energia, pertanto, il capoverso 6 secondo periodo non è attuabile.

4 Valutazione dell’iniziativa

4.1 Valutazione degli scopi dell’iniziativa

Porre condizioni quadro adeguate allo scopo di garantire un approvvigionamento energetico funzionante, che soddisfi le esigenze dell’economia e della popolazione, è un compito fondamentale dello Stato. In particolare a seguito della guerra contro l’Ucraina, è aumentata la consapevolezza che per la Svizzera un approvvigionamento sicuro di energia e di elettricità non può più essere dato per scontato. Tuttavia un approvvigionamento sicuro di energia e di elettricità è indispensabile tanto a livello economico quanto a livello privato, pertanto una quantità sufficiente di energia elettrica prodotta da fonti presenti sul nostro territorio costituisce un valore aggiunto strategico di importanza fondamentale per il nostro Paese (v. n. 2.4.2 «Situazione geopolitica»). Le competenze in materia di politica energetica sono disciplinate dalla Costituzione federale agli articoli 89–91. Ai sensi dell’articolo 89 capoverso 1 Cost., la Confederazione e i Cantoni si adoperano, nell’ambito delle competenze loro attribuite dalla Costituzione, per un approvvigionamento energetico sufficiente, diversificato, sicuro, economico ed ecologico. L’articolo 89 capoverso 1 Cost. non conferisce competenze alla Confederazione; si tratta piuttosto di una disposizione di carattere programmatico.

Ciononostante, è senz’altro legittimo chiedersi se il quadro normativo che disciplina il mix di produzione dell’energia elettrica sia ancora al passo coi tempi o se vada invece riconsiderato. Per garantire l’approvvigionamento di energia e di elettricità è opportuno adeguare i mezzi di produzione esistenti e la loro disponibilità alla situazione attuale e in via di evoluzione (in merito si rimanda a quanto detto al cap. 2). Il Consiglio federale ritiene che i promotori dell’iniziativa abbiano ragione di aprire un dibattito sul mix di produzione necessario per garantire l’approvvigionamento elettrico a lungo termine del Paese e sull’opportunità di mantenere o abolire i divieti tecnologici. La capacità di mettere a disposizione quantità supplementari di elettricità richiede una riflessione a più lungo termine, poiché occorrerà passare attraverso processi complessi, tra i quali la verifica e l’eventuale adeguamento delle disposizioni di legge, la pianificazione degli esercenti, le procedure di autorizzazione applicate dalle autorità e, infine, la fase di attuazione. È quindi legittimo anticipare le questioni pertinenti, in particolare quella relativa alle fonti energetiche con le quali si intende garantire l’approvvigionamento elettrico a lungo termine.

4.2 Ripercussioni in caso di accettazione

Se l’iniziativa fosse adottata, nella Costituzione federale entrerebbero in vigore due nuove disposizioni. Da un lato, la Confederazione sarebbe tenuta a definire le «responsabilità» in modo da garantire l’approvvigionamento di energia elettrica in ogni tempo. Dall’altro, diventerebbe ammissibile ogni tipo di produzione di energia elettrica, a condizione che sia rispettoso del clima.

Come indicato sopra (v. n. 3.3), l’entrata in vigore dell’articolo 89 capoverso 6 Cost. non comporterebbe alcuna modifica delle competenze attualmente attribuite dalla Costituzione. In altre parole, non sorgerebbero nuove competenze (normative) a livello federale. Il Consiglio federale ritiene pertanto che l’adozione di questa disposizione non comporti modifiche nella ripartizione dei compiti.

Le conseguenze di un’adozione dell’articolo 89 capoverso 7 Cost. appaiono invece meno chiare. Come spiegato in precedenza, secondo lo spirito e lo scopo dell’iniziativa andrebbero nuovamente ammessi anche la costruzione e l’esercizio di nuove centrali nucleari. Il divieto sancito dall’articolo 12a LENu sarebbe tuttavia ancora in vigore, con la contraddizione rispetto alla Costituzione federale che ciò comporterebbe. È incerto se con la nuova disposizione costituzionale sarebbe effettivamente consentita la costruzione di nuove centrali nucleari, ossia se l’articolo 89 capoverso 7 Cost. sarebbe direttamente applicabile (e quindi prevarrebbe sul diritto previgente con il quale entra in contraddizione). È probabile che la questione sarebbe portata di fronte ai tribunali nel caso in cui il promotore del progetto di una nuova centrale nucleare invocasse questa disposizione costituzionale. Per garantire la certezza del diritto, pertanto, andrebbe prima revocato il divieto di nuove autorizzazioni di massima sancito nella LENu. L’esito sarebbe l’attuazione a livello legislativo, così come proposta dal controprogetto indiretto. Per le conseguenze si può rimandare a quanto spiegato al numero 6.4.

4.3 Pregi e difetti dell’iniziativa

A breve e medio termine, il potenziamento delle energie rinnovabili rimane l’approccio centrale per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento elettrico. Anche con una revoca del divieto di costruire nuove centrali nucleari, ci vorrebbe probabilmente più di un decennio prima che una nuova centrale possa entrare in esercizio. Evitare a lungo termine una penuria di elettricità durante il semestre invernale attraverso una produzione indigena aperta alle diverse tecnologie e rispettosa del clima, così come richiesto dall’iniziativa, è tuttavia un’esigenza legittima. Il 9 giugno 2024 il Popolo ha approvato la legge federale su un approvvigionamento elettrico sicuro con le energie rinnovabili, che intende potenziare e accelerare la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili entro il 2050. Questo sviluppo, tuttavia, è confrontato a ostacoli economici, politici e tecnici. In particolare, il possibile incremento delineato per i grandi impianti idroelettrici rimane incerto, poiché per i progetti di maggiore rilevanza bisogna mettere in conto opposizioni e ritardi. Lo stesso vale per l’energia eolica57. Anche le procedure di autorizzazione per la costruzione di grandi impianti solari alpini si rivelano complesse, in quanto non è sempre possibile ottenere una maggioranza a livello comunale.

Se la revoca del divieto di costruire nuove centrali nucleari è un obiettivo fondamentale del comitato d’iniziativa, ci si chiede se l’iniziativa in sé sia lo strumento adeguato a raggiungerlo. Poiché il divieto è sancito nella LENu, non può essere revocato direttamente attraverso un’iniziativa popolare. Il Consiglio federale ritiene pertanto che l’obiettivo del comitato d’iniziativa, ovvero garantire la sicurezza dell’approvvigionamento mediante una produzione di energia elettrica rispettosa dell’ambiente e del clima e aperta a tutte le tecnologie, vada perseguito mediante una revisione della LENu e non della Costituzione federale.

L’adozione dell’articolo 89 capoverso 6 Cost. imporrebbe di garantire l’approvvigionamento elettrico in ogni tempo, e questa non è un’aggiunta materiale al dettato costituzionale. Garantire l’approvvigionamento energetico, infatti, è un obiettivo già stabilito dall’articolo 89 capoverso 1 Cost. L’iniziativa chiede inoltre che la Confederazione definisca le «responsabilità» per far sì che la fornitura di energia elettrica sia garantita. Tuttavia, le spiegazioni dei promotori restano vaghe e non chiariscono che cosa si intenda concretamente. Considerata la complessità che caratterizza l’approvvigionamento energetico, l’attuazione di questa disposizione risulterebbe ad ogni modo difficoltosa. Il Consiglio federale ritiene che, in generale, si introdurrebbero nuove incertezze nella ripartizione federalistica delle competenze e che ciò potrebbe dare adito a controversie con i Cantoni.

4.4 Compatibilità con gli impegni internazionali della Svizzera

Gli impegni internazionali della Svizzera non sono in contrasto con l’iniziativa.

5 Conclusioni

5.1 Rifiuto dell’iniziativa popolare

La richiesta formulata dall’iniziativa all’articolo 89 capoverso 6 Cost. non può essere attuata con il testo proposto. La ripartizione delle competenze tra la Confederazione e i Cantoni, così come l’attribuzione di competenze alla Confederazione, deve essere stabilita a livello costituzionale (in base al principio secondo il quale la Confederazione è competente solo se esplicitamente previsto dalla Costituzione, v. n. 3.3). A prescindere da ciò, il Consiglio federale non ritiene opportuno riorganizzare le competenze nel settore della politica energetica. La dissociazione dei compiti richiesta dall’iniziativa potrebbe essere intesa come un incarico al legislatore di elaborare un disegno di modifica della Costituzione federale. Affrontare un mandato di questo tipo sarebbe molto difficile a causa della complessità che presenta l’approvvigionamento energetico. Anche in caso di una ridistribuzione provvisoria delle competenze, i Cantoni restano attori importanti poiché decidono autonomamente come utilizzare le loro risorse idriche (art. 76 cpv. 4 Cost.) e rappresentano quindi un pilastro dell’approvvigionamento energetico del Paese. È anche possibile che la modifica delle competenze imporrebbe un adeguamento delle strutture di proprietà. Al momento, infatti, il 90 per cento circa del capitale nel settore energetico è nelle mani dei Cantoni.

La situazione potenzialmente concorrenziale tra la dissociazione dei compiti nella politica energetica – chiesta dall’iniziativa – e la sovranità dei Cantoni sulle risorse idriche solleverebbe discussioni lunghe e complesse. Il valore aggiunto di un simile dibattito sulle competenze in materia di sicurezza dell’approvvigionamento appare tuttavia marginale. Il Consiglio federale ritiene pertanto che nei prossimi anni occorra concentrarsi sulla garanzia di un approvvigionamento elettrico sufficiente con fonti disponibili sul territorio del Paese, in particolare durante il semestre invernale.

Per quanto riguarda la richiesta formulata dall’iniziativa all’articolo 89 capoverso 7 Cost., il Consiglio federale constata che, dal referendum popolare del 2017 sull’abbandono graduale dell’energia nucleare, le condizioni quadro dell’approvvigionamento energetico sono radicalmente cambiate (v. le spiegazioni al n. 2.4.2). Questa nuova situazione, in particolare riguardo la sicurezza a lungo termine dell’approvvigionamento elettrico, costringe a riconsiderare la decisione di abbandonare l’energia nucleare. Per garantire un approvvigionamento sicuro, l’articolo 89 capoverso 1 Cost. lascia la possibilità di ricorrere a un ampio ventaglio di fonti energetiche. In tal senso, il Consiglio federale ritiene giustificato quanto chiesto dai promotori dell’iniziativa al capoverso 7. A suo avviso, tuttavia, l’iniziativa non è lo strumento adatto per revocare il divieto di costruire nuove centrali nucleari. Essa comporterebbe, innanzitutto, incertezze giuridiche (v. n. 4.2). Il Parlamento può sopprimere la disposizione della LENu senza introdurre una nuova disposizione costituzionale.

Per tutti questi motivi, il Consiglio federale raccomanda di respingere l’iniziativa.

5.2 Controprogetto indiretto

5.2.1 Motivi per revocare il divieto di costruire nuove centrali nucleari

Il Consiglio federale propone un controprogetto indiretto, inteso a revocare il divieto di costruire nuove centrali nucleari.

L’apertura tecnologica nel settore della produzione di energia elettrica consentirebbe, a lungo termine, di puntare su opzioni supplementari per garantire l’approvvigionamento. In tal modo, il Consiglio federale torna sulla sua decisione di abbandonare il nucleare, adottata nel 2011, poiché da allora le condizioni quadro sono notevolmente cambiate. La situazione geopolitica si è inasprita, in particolare dopo l’aggressione militare russa contro l’Ucraina. La minaccia di penuria planata sull’inverno 2022/23 ha messo in evidenza la vulnerabilità dell’Europa e della Svizzera sul fronte della politica energetica. Allo stesso tempo, il nostro Paese avrà bisogno di una maggior quantità di elettricità a causa dell’elevata crescita demografica e dell’uscita accelerata dal fossile. Considerato l’obiettivo di un saldo di emissioni pari a zero entro il 2050 e oltre, non è più possibile soddisfare il fabbisogno supplementare di energia elettrica con centrali a gas fossile, poiché le loro emissioni richiederebbero misure di compensazione onerose o il ricorso a gas rinnovabili, che tuttavia sono disponibili solo in quantità limitata.

Per il Consiglio federale il potenziamento delle energie rinnovabili continua a essere l’obiettivo prioritario poiché può essere raggiunto in tempi relativamente brevi. Nonostante le misure adottate per accelerare le procedure (v. n. 2.4.1), non è possibile evitare ritardi nella realizzazione di progetti per centrali idroelettriche, eoliche e solari (opposizioni, difficoltà tecniche e economiche, bocciature in votazione popolare). Vi sono quindi fondati dubbi sulla possibilità di riuscire a coprire il crescente fabbisogno di energia elettrica esclusivamente con fonti rinnovabili.

Inoltre, la messa fuori esercizio delle centrali nucleari esistenti e la sostituzione di questa modalità di produzione di elettricità rappresentano una sfida centrale per riuscire a garantire l’approvvigionamento a lungo termine.

È per tutte queste ragioni che il Consiglio federale ritiene opportuno puntare a un’apertura a tutti i tipi di tecnologia, in modo da garantire la produzione energetica necessaria e, se occorre, offrire a lungo termine la possibilità di ottenere elettricità da fonti nucleari a basse emissioni di CO2.

Oltre alle incertezze che caratterizzano il futuro della produzione energetica, ancora non si sa quali progressi la ricerca nucleare sarà in grado di compiere nei prossimi anni. Il Consiglio federale ritiene che lo Stato debba reagire a queste incertezze di preferenza con un atteggiamento di disponibilità, per non escludere a priori possibili sviluppi, e questo implica anche un’apertura alla tecnologia nucleare. Considera inoltre che le condizioni quadro dell’approvvigionamento energetico debbano essere tali da consentire di integrare, a livello di produzione, i possibili progressi tecnologici.

Il Consiglio federale è persuaso che le energie rinnovabili e il nucleare non si escludano a vicenda. Piuttosto, a lungo termine, nuove centrali nucleari potrebbero rendere l’approvvigionamento elettrico ancora più sicuro integrandosi nel progressivo potenziamento delle energie rinnovabili, un obiettivo che mantiene tutta la sua importanza e che va perseguito con coerenza. Tuttavia, l’esperienza degli ultimi anni ha mostrato che molti progetti richiedono tempi lunghi e sono osteggiati da numerosi ricorsi. A lungo termine la sicurezza dell’approvvigionamento elettrico potrebbe essere ulteriormente rafforzata con nuove centrali nucleari. Secondo il Consiglio federale, il controprogetto non compromette il clima degli investimenti e la sicurezza della pianificazione per quanto riguarda il potenziamento delle energie rinnovabili.

5.2.2 Altri aspetti importanti riguardanti l’energia nucleare

Nel decidere in merito al tenore del controprogetto indiretto, il Consiglio federale ha tenuto conto anche di altri aspetti importanti che riguardano l’energia nucleare, più in particolare i suoi costi, la sua integrazione internazionale, la gestione delle scorie radioattive, gli aspetti concernenti il combustibile e lo stadio attuale della tecnologia.

Costi dell’energia nucleare

Secondo l’ultimo rapporto di monitoraggio presentato dall’Istituto Paul Scherrer (PSI) in merito alla tecnologia nucleare58, il prezzo di costo dell’elettricità di nuove centrali nucleari si attesterebbe tra 7 e 12 centesimi/kWh. Se il tempo di costruzione rimane al di sotto degli 8 anni, è possibile raggiungere un prezzo di costo di 7 centesimi59 ossia, secondo gli autori del rapporto, un valore all’interno dell’intervallo dei prezzi di costo attuali e futuri per le fonti di energia rinnovabili in Svizzera e le attuali centrali idroelettriche. A seconda del tipo di reattore, per un blocco con una potenza di 1 GW i soli costi di costruzione sarebbero compresi tra 4 e 7 miliardi di franchi. Tale cifra, tuttavia, non include ancora i costi per lo smaltimento delle scorie, quali lo stoccaggio definitivo. Attualmente, i prezzi di costo per il funzionamento delle quattro centrali nucleari svizzere esistenti si attestano a 4–5,5 centesimi il kWh. Un esercizio a lungo termine di questi impianti fino a 60 anni incrementerebbe il prezzo di costo dell’elettricità di 1 centesimo60. Esempi recenti in altri Paesi mostrano che i costi possono giungere anche a cifre molto più elevate: la costruzione dei reattori (reattori europei ad acqua pressurizzata [EPR], terza generazione; potenza 1600 megawatt [MW]) a Olkiluoto (Finlandia) e Flamanville (Francia) è costata rispettivamente circa 11 e 13,2 miliardi di euro. La messa in esercizio ha inoltre subito notevoli ritardi. In generale, si può affermare che sussistono incertezze riguardo ai possibili costi di investimento per nuove centrali nucleari in Svizzera. Tuttavia, anche il potenziamento della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili comporta costi elevati anche per lo Stato (v. le spiegazioni al n. 2.4.1).

Dallo studio del PSI menzionato emerge che il concetto del prezzo di costo dell’elettricità ha un valore limitato in un sistema energetico sempre più complesso con una quota sempre maggiore di energie rinnovabili fluttuanti61. Pertanto, si riconosce la necessità di prendere in considerazione non solo il prezzo di costo dell’elettricità legati alle tecnologie di produzione, bensì anche i costi complessivi del sistema (costi di compensazione, costi per l’ampliamento della rete, costi di backup). In tale prospettiva, gli autori considerano che l’energia nucleare sia vantaggiosa, in quanto fornisce una preziosa energia di banda. Ritengono anche che la sfida rappresentata dagli elevati costi di capitale delle grandi centrali nucleari sarebbe parzialmente mitigata dalla tecnologia dei piccoli reattori modulari (small modular reactors, SMR) ed eliminata in massima parte dai microreattori. Sempre secondo gli autori dello studio, altri fattori incidono positivamente sui costi di costruzione di nuove centrali nucleari, ossia la realizzazione di componenti rilevanti del progetto prima dell’inizio dei lavori, la presenza di una catena di fornitura ben consolidata, l’accesso a una forza lavoro qualificata e un quadro normativo stabile. Ponendo a confronto l’energia prodotta in un anno da un EPR, ossia 12 TWh, con quella prodotta da impianti solari alpini, secondo lo studio del PSI sarebbero necessari circa 780 progetti solari alpini come quello di Gondo per produrre l’energia annuale di un EPR62, con costi che si aggirerebbero attorno a 29 miliardi di franchi63. Va tenuto presente che la produzione di energia elettrica in una centrale nucleare è pianificabile e affidabile, mentre la produzione di energia elettrica da fonte solare non è possibile 24 ore su 24 e dipende dalle condizioni meteorologiche. Secondo lo stesso studio, nei bilanci ecologici l’energia nucleare ottiene risultati migliori dell’energia solare in termini di fabbisogno di superficie64. A titolo di confronto, per un EPR occorrono meno di 2 km2, mentre gli impianti solari alpini con una potenza comparabile richiederebbero una superficie di circa 130 km2 65. Il fabbisogno di superficie della centrale nucleare di riferimento è quindi circa 65 volte inferiore a quello degli impianti solari alpini.

Se si escludono le procedure preliminari di autorizzazione delle centrali nucleari, la costruzione dei 38 reattori di nuova generazione III/III+ attualmente in esercizio nel mondo è durata in media 7,7 anni (valore mediano: 8 anni). In confronto, la costruzione dei 413 reattori di generazione II e III è durata in media 7,5 anni (valore mediano: 6,3 anni). Secondo il rapporto del PSI, a condizione di realizzare una catena di fornitura funzionante per i componenti chiave, è tecnicamente possibile realizzare un sistema «chiavi in mano» in meno di 6 anni. Uno studio condotto nel 200866 considerava che, escluse le procedure a monte, per costruire una nuova centrale nucleare in Svizzera ci sarebbero voluti 5 anni; tuttavia, è possibile che un progetto di questo tipo richieda, in futuro, fino a due decenni. La revoca del divieto di costruire nuove centrali nucleari avrebbe il vantaggio di offrire una sorta di «assicurazione supplementare» tecnologicamente neutra per la produzione di energia elettrica, poiché lascerebbe aperta la possibilità di costruire un nuovo impianto nucleare nel caso le fonti rinnovabili non riuscissero a soddisfare pienamente il futuro fabbisogno.

Gestione delle scorie radioattive

In Svizzera, tutti i costi associati allo smaltimento delle scorie radioattive sono a carico degli esercenti di centrali nucleari (art. 31 LENu). I costi di disattivazione e smaltimento delle scorie radioattive sono finanziati con i contributi che gli esercenti versano nel Fondo di disattivazione e nel Fondo di smaltimento (STENFO) (art. 77 cpv. 3 LENu). L’obiettivo di questi fondi è coprire integralmente i costi che comporta la disattivazione delle centrali nucleari e lo smaltimento delle scorie radioattive (art. 77 cpv. 1 e 2 LENu). Alla fine del 2023, le riserve del Fondo di disattivazione ammontavano a 2749 milioni di franchi, quelle del Fondo di smaltimento a 5972 milioni di franchi67. Si tratta di fondi autonomi, ossia indipendenti dagli esercenti, e soggetti alla vigilanza del Consiglio federale (art. 81 cpv. 1 LENu). Le previsioni riguardanti i costi per la disattivazione e lo smaltimento sono aggiornate ogni cinque anni e, se necessario, riformulate (art. 4 dell’ordinanza del 7 dicembre 2007 sul Fondo di disattivazione e sul Fondo di smaltimento per gli impianti nucleari, OFDS68). Come è noto dal settembre 2022, la Società cooperativa nazionale per lo smaltimento delle scorie radioattive (Nagra) sta pianificando la costruzione di un deposito in strati geologici profondi nella zona Lägern Nord (Comune di Stadel, ZH), per il quale ha presentato la domanda di autorizzazione di massima nel novembre 2024. Nell’autorizzazione di massima il Consiglio federale definirà, tra l’altro, l’ubicazione e la capacità massima del deposito. Nella sua domanda, Nagra parte dal principio che le attuali centrali nucleari resteranno in esercizio per 60 anni. Poiché però il loro esercizio può essere prorogato finché soddisfano i requisiti di sicurezza, la domanda prevede anche riserve di capacità. Per contro, queste ultime non considerano eventuali nuove centrali nucleari69. Per immagazzinare in strati geologici profondi le scorie di eventuali nuove centrali nucleari sarebbe necessario avviare una nuova procedura di autorizzazione di massima. A tal fine si potrebbe ampliare il progetto esistente di deposito in strati profondi e adeguare di conseguenza l’autorizzazione relativa alla capacità massima di stoccaggio. Nel sottosuolo della zona di ubicazione Lägern Nord vi sarebbe in linea di principio spazio a sufficienza per accogliere un volume maggiore di scorie.

L’energia nucleare nel contesto internazionale

Oggi nel mondo si contano 32 Paesi che utilizzano l’energia nucleare, altri 13 stanno affrontando una pianificazione avanzata o hanno avviato costruzioni in vista di integrare questa fonte nel loro mix elettrico e altri 17 si trovano in una fase decisionale. Quattro hanno invece programmato l’abbandono del nucleare, mentre la Germania ha definitivamente interrotto la produzione di energia elettrica da questa fonte nel 2023. La Spagna prevede di uscire dal nucleare entro il 2035, mentre il Belgio, nonostante una decisione di abbandono, ha prolungato la durata di vita di due dei suoi sette reattori. In totale, nel marzo 2024 si contavano a livello mondiale 415 centrali nucleari, per una potenza installata di circa 373 gigawatt elettrici (GWe). Vi sono inoltre 57 centrali nucleari in fase di costruzione, per una capacità supplementare di circa 59 GWe. In Europa sono in esercizio 167 centrali nucleari per una potenza installata di 148 GWe, mentre altre nove sono in costruzione, per una potenza di 10,1 GWe. I Paesi con il numero maggiore di centrali in esercizio sono Cina, Francia, Russia e Stati Uniti. Nel 2023 si è formata l’Alleanza europea per il nucleare, alla quale aderiscono 16 Paesi, ossia Francia, Belgio, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Finlandia, Ungheria, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Slovenia, Slovacchia, Estonia, Svezia, Italia e Regno Unito. Obiettivo dell’Alleanza è pianificare lo sviluppo di un’industria nucleare integrata a livello europeo. I membri si sono impegnati a raggiungere 150 GWe di energia nucleare nel mix elettrico dell’UE entro il 2050, il che si tradurrebbe in un aumento del 50 per cento rispetto alla quota attuale. La produzione da fonte nucleare rappresenta già oggi la quota maggiore del mix elettrico dell’UE (circa 21,9 %). Inoltre la dichiarazione sull’energia nucleare della 28a Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, sottoscritta nel dicembre 2023 da 22 Paesi tra i quali Stati Uniti, Canada, Francia, Giappone, Corea del Sud, Paesi Bassi, Svezia e Regno Unito, fissa l’obiettivo di triplicare la produzione di energia nucleare entro il 205070. Il Governo svedese ha annunciato l’intenzione di costruire fino a dieci nuovi reattori entro il 2045. A tal fine, il Parlamento svedese ha approvato anche modifiche legislative che consentiranno di costruire nuovi reattori in siti diversi da quelli esistenti. Inoltre, è stata rafforzata la collaborazione tra il settore pubblico e quello privato in tutti gli ambiti legati all’energia nucleare. Le esperienze internazionali nella costruzione di nuove centrali nucleari mostrano che per limitare tempi e costi sono indispensabili una catena di approvvigionamento efficiente, manodopera qualificata e procedure di autorizzazione snelle. In caso contrario, si rischiano notevoli ritardi e un forte aumento dei costi, come accaduto nel Regno Unito (Hinkley Point, completamento previsto per il 2029, costi pari a circa 50 mia. di euro) o in Francia (Flamanville, 12 anni di ritardo).

Disponibilità di uranio arricchito

Per alimentare una centrale nucleare, l’uranio deve essere sottoposto a un processo in più fasi che lo trasforma in barre e elementi di combustibile. Le riserve naturali di uranio sono una risorsa ampiamente diffusa in tutti i continenti. I Paesi estrattori con i maggiori giacimenti di uranio sono Australia, Canada, Kazakistan, Namibia, Niger, Sudafrica e Russia71. Altri Paesi con giacimenti significanti sono Brasile, Cina, Ucraina, Mongolia, Stati Uniti e Uzbekistan. Il combustibile a bassa concentrazione, utilizzato nei reattori ad acqua leggera come quelli delle centrali nucleari svizzere, viene prodotto in diversi impianti di arricchimento in tutto il mondo. Gli esperti del PSI non si attendono rischi a lungo termine per quanto riguarda la sicurezza dell’approvvigionamento di combustibile nucleare nel nostro Paese72. Le centrali svizzere acquistano combustibile nucleare sul mercato mondiale, in parte dalla Russia e in parte da Paesi occidentali quali Canada, Australia o Stati Uniti. Guardando alla seconda metà di questo secolo, il PSI ritiene anche che un aumento del fabbisogno di energia nucleare spingerà a esplorare maggiormente i giacimenti e che in tal modo vi saranno più ampie riserve di uranio a disposizione. Inoltre, la tecnologia dei reattori con un ciclo di combustibile chiuso continuerà a progredire e permetterà di utilizzare altri combustibili con un potenziale energetico superiore a quello dell’uranio-235.

L’attuale situazione della tecnologia nel settore dell’energia nucleare

L’UFE garantisce un monitoraggio tecnologico regolare dell’energia nucleare, sulla base dell’articolo 74a LENu. L’ultimo rapporto73 è stato pubblicato nell’autunno 2024. Le spiegazioni che seguono si basano su questo rapporto, redatto da esperti del PSI, del Politecnico federale di Zurigo e del Politecnico federale di Losanna.

Stato dei reattori ad acqua leggera di generazione III/III+: i reattori della generazione III/III+ rappresentano una nuova generazione di centrali nucleari, che si basano sulla stessa tecnologia dei reattori ad acqua leggera (LWR) degli impianti attualmente in uso; tuttavia, si differenziano per le caratteristiche di sicurezza sensibilmente migliorate e per le caratteristiche strutturali, che prendono in considerazione gli insegnamenti tratti dai tre grandi incidenti nucleari della storia74. A dicembre 2023 erano in uso 38 grandi unità LWR della generazione III/III+; dei 60 reattori attualmente in fase di costruzione, 51 sono grandi LWR della generazione III/III+. Ulteriori unità sono già state commissionate oppure sono stati aperti i relativi bandi di concorso (ad es. tre unità in Polonia, due unità nel Regno Unito, una nella Repubblica Ceca) e diverse altre sono in fase di pianificazione.

Stato dei piccoli reattori modulari SMR: sono reattori moderni con una potenza nominale fino a 300 megawatt elettrici (MWe) per singola unità. Sono progettati per la costruzione in fabbrica e il trasporto nel luogo di impiego e di norma vengono installati sottoterra. L’Agenzia per l’energia nucleare (AEN) dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) parte dal presupposto che gli SMR costituiranno fino al 9 per cento della capacità di tutte le nuove centrali nucleari entro il 203575. Attualmente in Russia e in Cina sono attivi 10 SMR e molti altri si trovano in fase di realizzazione o in attesa di approvazione (Stati Uniti, Canada).

Stato della tecnologia dei microreattori: negli ultimi sette anni è emerso un trend interessante nel settore dei cosiddetti microreattori, che dovrebbero produrre energia elettrica intorno ai 10 MWe. Molti di questi sono sviluppati negli Stati Uniti. Si tratta di reattori completamente realizzati in fabbrica: possono essere facilmente trasportati dallo stabilimento di produzione al luogo di impiego in un container ISO e funzionano per 5–10 anni o anche più a lungo senza rinnovamento del combustibile. Possono funzionare in modo indipendente, come parte della rete elettrica o all’interno di una microrete. Potranno essere impiegati in aree remote (ad es. in siti minerari) o fornire corrente e calore a stabilimenti industriali energivori (ad es. desalinizzazione dell’acqua di mare, produzione dell’idrogeno). Tuttavia, sono interessanti anche per i settori industriali che necessitano di un certo grado di indipendenza dalla rete elettrica per la sicurezza dell’approvvigionamento. Il raffreddamento avviene tramite gas (elio), metallo liquido, sali fusi o tubi di calore (per il sodio).

Stato della generazione IV di reattori ad acqua leggera e dei reattori non ad acqua leggera: i reattori non raffreddati ad acqua vengono sviluppati con l’obiettivo di incrementare il rendimento tramite l’aumento dell’efficienza termodinamica e/o tramite un migliore utilizzo del combustibile e un’ulteriore riduzione della quantità di scorie altamente radioattive, in modo da chiudere il ciclo del combustibile nucleare.

Stato della tecnologia di fusione: la fusione nucleare racchiude un enorme potenziale come fonte energetica futura, tuttavia si trova ancora in fase sperimentale e un impianto dimostrativo funzionante per la produzione di energia elettrica deve ancora essere testato. Pertanto, al momento la fusione è ancora lontana dalle applicazioni commerciali. Si prevede che questa tecnologia non avrà un ruolo negli scenari energetici fino al 2050.

Situazione relativa al personale qualificato nel settore dell’energia nucleare in Svizzera: poiché al momento nel nostro Paese non sono previsti progetti in questo campo, con ogni probabilità manca anche il personale qualificato necessario per la progettazione, la costruzione e l’esercizio di nuove centrali nucleari. La revoca del divieto di costruire nuove centrali nucleari, di conseguenza, assume un’importanza ancora maggiore come segnale per la nuova generazione di manodopera qualificata. Secondo quanto valutato dall’IFSN e dagli esercenti di centrali, una delle sfide consiste nel disporre di personale specializzato a sufficienza e di riuscire a trattenerlo in Svizzera. Ciò riguarda in particolare la ricerca scientifica e l’esercizio degli impianti nucleari esistenti76. Molti giovani specialisti, infatti, non desiderano lavorare in un Paese che, vietando nuove autorizzazioni di massima, esclude a lungo termine di fare ricorso a una determinata tecnologia. Anche se la ricerca promossa dall’ente pubblico, compresi i programmi specifici per la sicurezza dell’energia nucleare (cfr. in particolare gli art. 83 e 86 LENu e l’art. 77 dell’ordinanza del 10 dicembre 200477 sull’energia nucleare, OENu), consente ormai da anni di incoraggiare i lavori in questo campo, è evidente che il numero molto limitato di posti disponibili nella ricerca non è sufficiente a fornire all’economia, a lungo termine, la necessaria manodopera qualificata, un elemento di importanza cruciale anche per garantire l’esercizio a lungo termine delle centrali nucleari.

6 Controprogetto indiretto

6.1 Procedura preliminare, in particolare procedura di consultazione

Il 20 dicembre 2024 è stata aperta la consultazione sul controprogetto indiretto, che si è conclusa il 3 aprile 2025.

Il controprogetto è respinto dalla maggioranza dei Cantoni e dalla Conferenza dei direttori cantonali dell’energia (CdEN), mentre è accolto dai Cantoni di Argovia, Grigioni, Nidvaldo, San Gallo, Ticino, Uri, Zugo e Zurigo, accompagnato tuttavia, in larga parte, dalla richiesta di definire le condizioni quadro (in particolare il finanziamento e la procedura di autorizzazione) e di garantire la dotazione di fonti rinnovabili (in particolare l’energia idroelettrica). La maggior parte dei Cantoni si allinea alla posizione di rifiuto della CdEN, secondo la quale prima di prendere una decisione così importante in materia di politica energetica occorre sottoporre l’eventuale revoca del divieto di rilasciare nuove autorizzazioni di massima a una valutazione tecnica e strategica nonché definire le condizioni quadro per eventuali nuove centrali nucleari.

Tra i partiti rappresentati nell’Assemblea federale, tre accolgono il controprogetto (PLR, UDF e UDC), mentre gli altri lo respingono (Il Centro, PVL, PS, I Verdi, PEV).

La larga maggioranza delle organizzazioni economiche è favorevole, mentre le organizzazioni ambientaliste sono contrarie. L’Associazione dei fornitori di energia elettrica (AES) e le tre grandi compagnie del settore BKW, Alpiq e Axpo appoggiano il controprogetto.

Oltre ai punti sollevati dalla CdEN e menzionati sopra, sono state mosse in particolare le critiche seguenti: con il controprogetto indiretto, le condizioni quadro normative per la pianificazione e la costruzione di eventuali nuove centrali nucleari andrebbero esplicitamente confermate oppure ridefinite. Hanno sollevato giudizi negativi anche i costi elevati previsti per la costruzione di nuove centrali nucleari, il loro finanziamento considerato poco chiaro, la gestione delle scorie e il loro smaltimento definitivo, gli aspetti legati alla sicurezza, i tempi di realizzazione molto lunghi e la concorrenza con le energie rinnovabili, di cui si teme venga inutilmente ostacolato il rapido potenziamento. Da parte dei sostenitori prevalgono i seguenti argomenti: permettere un’apertura tecnologica, mantenere opzioni per il futuro approvvigionamento energetico, produrre energia di banda, garantire il considerevole fabbisogno supplementare di elettricità che si delinea in particolare durante il semestre invernale e correggere la Strategia energetica 2050.

In merito a tali argomenti, il Consiglio federale rimanda alle considerazioni e agli scenari evocati nel presente messaggio, alle sfide che si mostrano all’orizzonte e alle condizioni quadro attuali. Sono stati definiti i nuovi requisiti strategici per la futura politica energetica (v. cap. 2.4.2). Questi richiedono una decisione politica di principio da adottare rapidamente. Per quanto riguarda le Prospettive energetiche, si precisa che il loro aggiornamento è in corso e che sarà pubblicato con ogni probabilità nel 2027. La procedura di appalto OMC per la loro elaborazione è aperta. I lavori dovrebbero iniziare nella seconda metà del 2025 e coinvolgeranno un gruppo di accompagnamento esterno all’Amministrazione. Il Consiglio federale, d’altra parte, è tenuto per legge a trasmettere al Parlamento il messaggio e il controprogetto entro 18 mesi dalla presentazione dell’iniziativa popolare78. Il controprogetto non implica alcun nuovo progetto di costruzione. Solleva invece questioni fondamentali – come garantire la sicurezza dell’approvvigionamento in Svizzera a lungo termine e quale ruolo dovrà svolgere l’energia nucleare in tale contesto – in modo da aprire un dibattito di fondo.

Il Consiglio federale ritiene che le energie rinnovabili e l’energia nucleare non si escludano a vicenda. Inoltre, considera che il controprogetto non comprometta il clima degli investimenti e la sicurezza della pianificazione per quanto riguarda il potenziamento delle energie rinnovabili. Inoltre, il controprogetto indiretto non tange le possibilità di promozione delle energie rinnovabili, il cui sviluppo non viene quindi ostacolato.

6.2 Punti essenziali del progetto

Il controprogetto indiretto intende revocare il divieto di rilasciare autorizzazioni di massima per centrali nucleari, contenuto nella LENu. Tale divieto si compone di due disposizioni della LENu che vietano di rilasciare autorizzazioni di massima sia per la costruzione di nuove centrali nucleari sia per la modifica di centrali nucleari esistenti.

Il controprogetto indiretto all’iniziativa popolare «Energia elettrica in ogni tempo per tutti (Stop al blackout)» qui presentato chiede di abrogare queste due disposizioni (art. 12a e 106 cpv. 1bis LENu), senza sostituirle. Propone inoltre di stralciare il rimando all’articolo 12a LENu che si trova all’articolo 12 capoverso 1 secondo periodo LENu.

6.3 Commento ai singoli articoli

Art. 12 cpv. 1 secondo periodo

L’articolo 12 capoverso 1 primo periodo LENu stabilisce che per costruire o gestire un impianto nucleare è necessaria un’autorizzazione di massima del Consiglio federale (obbligo di autorizzazione). Tuttavia, conformemente all’articolo 12 capoverso 3 LENu, gli impianti nucleari con esiguo potenziale di pericolo non abbisognano di un’autorizzazione di massima. Tali disposizioni continueranno ad avere validità. Invece, il secondo periodo dell’articolo 12 capoverso 1 LENu, che fa salvo l’articolo 12a LENu, deve essere stralciato.

Art. 12a

Come spiegato sopra, occorre aprire la politica energetica svizzera a ogni tipo di tecnologia. L’articolo 12a LENu attualmente in vigore costituisce un ostacolo a questa apertura, poiché impedisce la costruzione di nuove centrali nucleari. Per costruire un impianto nucleare soggetto ad autorizzazione di massima è in linea di principio necessaria un’autorizzazione di massima (art. 12–14 e 42–48 LENu). Ai sensi dell’articolo 3 lettera d LENu, sono considerati impianti nucleari non solo le centrali destinate a sfruttare l’energia nucleare, ma anche gli impianti per il deposito di materiali nucleari e lo smaltimento di scorie radioattive.

L’obbligo di ottenere un’autorizzazione di massima per la costruzione di determinati impianti nucleari fu introdotto dal decreto federale del 6 ottobre 197879 concernente la legge sull’energia nucleare. Ciò rese possibile il coinvolgimento della popolazione nella procedura di autorizzazione. Data l’importanza politica degli impianti nucleari, a partire da quel momento le decisioni concernenti la loro costruzione sarebbero state prese da un’autorità politica o dal Parlamento. Con l’adozione della LENu, i contenuti dell’autorizzazione di massima e la relativa procedura furono ulteriormente ampliati; in particolare, la decisione di concedere una tale approvazione è da allora soggetta al referendum facoltativo (art. 48 cpv. 4 LENu).

L’autorizzazione di massima ha innanzitutto un carattere politico: si tratta di una decisione di principio concernente la possibilità di costruire un determinato tipo di impianto nucleare in un luogo ben definito e costituisce un prerequisito per le ulteriori autorizzazioni. Poiché non esiste alcun diritto al rilascio di un’autorizzazione di massima, i promotori di un progetto devono accettare un eventuale rifiuto e non possono avanzare pretese di risarcimento.

La procedura per l’autorizzazione di massima prevede un’ampia partecipazione pubblica. La domanda, le perizie nonché i pareri dei servizi specializzati della Confederazione e di tutti i Cantoni devono essere esposti pubblicamente (art. 45 LENu). Chiunque può sollevare obiezioni e le parti interessate possono opporsi al rilascio dell’autorizzazione di massima (art. 46 LENu). Al Cantone nel quale si intende costruire l’impianto, nonché ai Cantoni e ai Paesi situati nelle immediate vicinanze, è riconosciuto un ruolo particolare, poiché sono associati nella preparazione della decisione concernente l’autorizzazione di massima e le loro preoccupazioni vanno considerate per quanto il progetto non ne risulti sproporzionalmente limitato (art. 44 LENu).

Il Consiglio federale decide sulla domanda, nonché sulle obiezioni e opposizioni (art. 48 cpv. 1 LENu). Sottopone, per approvazione, la decisione all’Assemblea federale (art. 48 cpv. 2 LENu). Il decreto dell’Assemblea federale concernente l’approvazione dell’autorizzazione sottostà al referendum facoltativo (art. 48 cpv. 4 LENu). Sulla decisione di principio in merito alla costruzione di un nuovo impianto nucleare soggetto ad autorizzazione di massima è quindi il Popolo ad avere l’ultima parola.

L’articolo 12a LENu, introdotto con la Strategia energetica 2050, vieta il rilascio di autorizzazioni di massima per la costruzione di nuove centrali nucleari. Con il presente messaggio si propone di abrogare questa disposizione. Di conseguenza, la riserva di cui al secondo periodo dell’articolo 12 capoverso 1 LENu diventerebbe superflua.

In tal modo, la situazione giuridica tornerà ad essere quella vigente al momento in cui fa adottata la LENu. Sarà di nuovo possibile costruire nuove centrali nucleari, a condizione di ottenere un’autorizzazione di massima e di soddisfare i requisiti necessari per la costruzione e l’esercizio dell’impianto.

Art. 106 cpv. 1bis

Secondo le disposizioni transitorie della LENu è possibile mantenere in esercizio senza l’autorizzazione di massima gli impianti nucleari esistenti, a condizione di non apportare modifiche che a norma dell’articolo 65 capoverso 1 LENu richiedono una modifica di tale autorizzazione (art. 106 cpv. 1 LENu). Il divieto di nuove autorizzazioni di massima per centrali nucleari implica anche il divieto di autorizzazioni di massima per la modifica di centrali nucleari esistenti (art. 106 cpv. 1bis LENu).

L’articolo 65 capoverso 1 LENu prevede una modifica dell’autorizzazione di massima in caso di modifiche significative a un impianto nucleare soggetto a tale autorizzazione. Sono considerate significative le modifiche che riguardano lo scopo o le linee fondamentali di un impianto oppure il rinnovo sostanziale di una centrale nucleare volto a prolungare in modo significativo la durata dell’esercizio, segnatamente con la sostituzione del contenitore pressurizzato del reattore.

Può darsi che sostituire il contenitore pressurizzato del reattore sia impossibile o, quanto meno, non sia finanziariamente interessante; ma anche in tal caso, in una prospettiva di apertura a tutte le tecnologie il divieto di rilasciare autorizzazioni di massima per modifiche alle centrali nucleari in esercizio non appare più giustificabile.

Andrebbe pertanto abrogata anche la disposizione dell’articolo 106 capoverso 1bis LENu.

Clausola di collegamento

L’avamprogetto include, alla cifra II capoverso 2, una cosiddetta «clausola di collegamento»: essa specifica che la revisione della LENu è un controprogetto indiretto all’iniziativa popolare «Energia elettrica in ogni tempo per tutti (Stop al blackout)». In tal modo si stabilisce un nesso tra i due progetti, così da permettere un ritiro condizionato dell’iniziativa popolare a favore del controprogetto indiretto. I promotori avranno la possibilità di ritirare l’iniziativa, ponendo come condizione l’entrata in vigore della revisione della LENu80.

Qualora l’iniziativa popolare e il controprogetto indiretto venissero accettati contemporaneamente, la parte concernente la revisione della LENu (art. 89 cpv. 7 secondo periodo Cost.) risulterebbe già attuata. Gli altri elementi dell’iniziativa popolare (art. 89 cpv. 6 e cpv. 7 primo periodo) andrebbero ancora precisati a livello di legge federale.

Si può invece rinunciare alla cosiddetta «clausola alternativa»81, che sarebbe necessaria in caso di contraddizioni sostanziali tra l’iniziativa popolare e il controprogetto indiretto. Inoltre, con una clausola alternativa, una volta approvata dal Parlamento la modifica della LENu non sarebbe immediatamente pubblicata, come di consueto, sul Foglio federale e sottoposta a referendum. Se l’iniziativa popolare «Energia elettrica in ogni tempo per tutti (Stop al blackout)» fosse accolta, la sua attuazione, in parte già elaborata sotto forma di controprogetto indiretto, diventerebbe obsoleta e il progetto di modifica della LENu dovrebbe essere ripreso e sottoposto nuovamente al Parlamento. Un tale ritardo non appare opportuno.

6.4 Ripercussioni

6.4.1 Ripercussioni per la Confederazione

Ripercussioni finanziarie

L’obiettivo perseguito dalla modifica della LENu è revocare il divieto di rilasciare autorizzazioni di massima per nuove centrali nucleari. In tal modo sarà nuovamente possibile presentare al Consiglio federale domande per la costruzione di centrali nucleari. Poiché non si tratta di decidere in merito alla costruzione di nuove centrali nucleari, il finanziamento di futuri progetti di questo genere non è oggetto della modifica qui proposta, che non avrà quindi alcuna ripercussione sulle finanze della Confederazione.

In linea di principio, il finanziamento di nuovi impianti per la produzione di energia, comprese le centrali nucleari, spetta ai loro gestori. Secondo l’articolo 6 capoverso 2 LEne, l’approvvigionamento energetico è compito del settore dell’energia. La Confederazione e i Cantoni creano le condizioni quadro necessarie affinché il settore dell’energia possa assumere questo compito in modo ottimale nell’interesse generale. Gli ambiti che beneficiano di un sostegno federale sono specificatamente indicati nella legge: secondo il diritto in vigore (in particolare la LEne), essi comprendono le energie rinnovabili provenienti dall’acqua, dal sole, dal vento, dalla biomassa e dalla geotermia82. Con l’abbandono del nucleare e la Strategia energetica 2050, la promozione delle energie rinnovabili è stata notevolmente potenziata al fine di compensare la futura mancanza di elettricità di origine nucleare. Il controprogetto qui presentato non prevede alcuna modifica delle disposizioni in materia di finanziamento e promozione di queste energie.

Ripercussioni sul personale

La proposta di revocare il divieto di costruire nuove centrali nucleari non ha alcun impatto diretto sul personale della Confederazione. Qualora in futuro venissero presentate domande di autorizzazione di massima per nuove centrali nucleari, si registrerebbe un aumento del carico di lavoro ed eventualmente un fabbisogno di nuovi posti in particolare presso l’IFSN, che è incaricato dei controlli tecnici di sicurezza e non è parte dell’Amministrazione federale centrale. Tutti i costi della procedura di autorizzazione di massima possono essere addebitati ai promotori del progetto sotto forma di emolumenti (art. 83 LENu).

6.4.2 Ripercussioni per i Cantoni e i Comuni, per le città, gli agglomerati e le regioni di montagna

Secondo quanto emerso durante la procedura di consultazione, la maggioranza dei Cantoni considera con occhio critico la revoca del divieto di costruire nuove centrali nucleari. Il progetto si propone di garantire al Paese un approvvigionamento aperto a tutte le tecnologie e rispettoso dell’ambiente e del clima, offrendo la possibilità, sul lungo periodo, di contare su una produzione supplementare di elettricità a basse emissioni di CO2 grazie a nuove centrali nucleari. Questa opzione aggiuntiva per l’approvvigionamento elettrico a lungo termine rafforza la stabilità energetica in tutte le regioni del Paese.

6.4.3 Ripercussioni sull’economia

Un approvvigionamento energetico sicuro, conveniente e costantemente disponibile è fondamentale per la competitività di un’economia nazionale. Una produzione diversificata di energia elettrica, che tenga conto anche di un uso parsimonioso di quella risorsa limitata che è il suolo in tutte le sue forme (terreno edificabile, terreno agricolo, spazi dedicati al tempo libero ecc.), aumenta il margine di manovra di un’economia nazionale.

L’energia nucleare fornisce elettricità 24 ore su 24, durante tutto l’anno e con qualsiasi condizione meteorologica, senza comportare costi supplementari legati alla produzione. Le centrali nucleari non necessitano di impianti di stoccaggio e hanno il vantaggio di contribuire alla stabilità della rete. Una rete elettrica instabile si espone al rischio di blackout. Come dimostrano quelli avvenuti in America settentrionale (2003) o nella penisola iberica (primavera 2025), i blackout di grandi dimensioni costano molto a un’economia nazionale.

Inoltre, la possibilità di ammettere nuovamente autorizzazioni di massima per nuove centrali nucleari può essere considerata, a lungo termine, come una misura supplementare per proteggere il Paese da situazioni di penuria, ossia da situazioni nelle quali la domanda di energia elettrica supera l’offerta durante più giorni o settimane. Nella sua analisi dei rischi «Catastrofi e situazioni d’emergenza in Svizzera», l’UFPP considera che la penuria di elettricità sia la maggiore minaccia che grava sul Paese e che le perdite finanziarie e i costi per farvi fronte ammonterebbero a circa 10 miliardi di franchi, con una riduzione dell’efficienza economica pari a circa 90 miliardi di franchi. Nel suo dossier sui rischi che corre la Svizzera in caso di incidente in una centrale nucleare, l’UFPP valuta che esso comporterebbe danni economici per parecchi miliardi di franchi, diverse vittime, l’evacuazione di migliaia di persone e danni ambientali considerevoli. Ritiene che le ripercussioni negative di un evento di questo tipo siano molto elevate, ma che la probabilità che esso si verifichi sia molto ridotta83.

Nell’elaborazione della Strategia energetica 2050, il Consiglio federale si era inizialmente basato sull’assunto che l’energia e l’elettricità disponibili in Europa fossero sempre sufficienti. Questa posizione di partenza è cambiata radicalmente. La guerra contro l’Ucraina ha messo in luce la vulnerabilità dell’Europa per quanto riguarda la politica energetica, una situazione che tocca anche la Svizzera. Sulla base della «legge federale su un approvvigionamento elettrico sicuro con le energie rinnovabili (Modifica della legge federale sull’energia e della legge sull’approvvigionamento elettrico)»84 accolta in votazione popolare, l’approvvigionamento elettrico sarà rafforzato attraverso il potenziamento, a breve e medio termine, delle energie rinnovabili. Revocare il divieto di rilasciare autorizzazioni di massima per nuove centrali nucleari offrirà un’opzione supplementare per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento elettrico a lungo termine, che sarà di importanza cruciale nel caso in cui il potenziamento delle energie rinnovabili non potesse essere portato avanti nella misura desiderata. Grazie a questa garanzia effettiva dell’approvvigionamento elettrico, il progetto contribuisce a rafforzare la fiducia nella competitività della nostra economia, a livello tanto nazionale quanto internazionale. Durante la procedura di consultazione, d’altronde, la maggior parte degli attori economici si è espressa a favore di quanto proposto dal Consiglio federale (v. n. 6.1).

6.4.4 Ripercussioni sulla società

La Svizzera può contare su un sistema energetico che funziona molto bene. L’elevata affidabilità dell’approvvigionamento in energia e elettricità è di fondamentale importanza per il benessere del Paese. È anche per questo che le aziende esportatrici sono in grado di garantire una produzione sicura e conveniente, di posizionarsi al meglio rispetto alla concorrenza internazionale e di offrire posti di lavoro sul territorio svizzero. Nella concorrenza internazionale tra piazze economiche, questo è un vantaggio per il nostro Paese. L’insediamento di aziende attive a livello mondiale incide positivamente sulla creazione di valore aggiunto a livello nazionale e sul tasso di occupazione della popolazione svizzera. A beneficiarne sono l’artigianato, i servizi, l’industria e il turismo, ma anche la formazione e la ricerca nonché la società in generale. Anche se non prevede la costruzione di nuove centrali, il progetto qui presentato animerà il dibattito pubblico sul futuro ruolo dell’energia nucleare e su un approvvigionamento elettrico nazionale aperto a ogni tipo di tecnologia. Questa discussione aperta sul futuro dell’approvvigionamento energetico va accolta con favore e riflette le consuetudini democratiche del nostro Paese. Oltre ai vantaggi, l’energia nucleare comporta anche dei rischi (v. le spiegazioni al n. 6.4.3). Per garantire la sicurezza degli impianti nucleari, in Svizzera vigono norme e standard rigorosi, tenuti sotto costante controllo. Qualora venisse costruita una nuova centrale nucleare, tanto gli esercenti quanto le autorità e la ricerca potrebbero attingere a un’esperienza pluridecennale nell’utilizzazione di questa tecnologia.

6.4.5 Ripercussioni sull’ambiente

Il progetto permetterebbe di costruire nuovamente centrali nucleari. Queste nuove costruzioni favoriscono il raggiungimento dell’obiettivo di un saldo netto di emissioni pari a zero, essendo le centrali nucleari rispettose del clima. Inoltre, occuperebbero solo una superficie ridotta in rapporto alla loro potenza, favorendo così una produzione di energia elettrica che non grava sullo sfruttamento del suolo (in merito v. n. 5.2.3). Le ulteriori ripercussioni ambientali andrebbero valutate caso per caso qualora fossero presentati progetti concreti in vista di un’autorizzazione. Questi progetti sarebbero tenuti, in particolare, a garantire la protezione della popolazione e dell’ambiente. Inoltre, non potrebbero essere in contrasto con i motivi di divieto stabiliti dalla legislazione sulla protezione dell’ambiente (cfr. art. 13 cpv. 1 LENu e quanto spiegato al n. 5.2.3 «Gestione delle scorie radioattive»).

6.5 Aspetti giuridici

Il progetto si basa sull’articolo 90 Cost., che conferisce alla Confederazione una competenza legislativa esclusiva e completa nel campo dell’energia nucleare. Non è in contrasto con alcun obbligo internazionale della Svizzera. Pur respingendo le modifiche richieste dall’iniziativa popolare a livello di Costituzione, il Consiglio federale propone, con il controprogetto indiretto, un adeguamento a livello di legge federale: le modifiche della LENu qui presentate seguono la procedura legislativa ordinaria e, di conseguenza, sono soggette a un referendum facoltativo come previsto dall’articolo 141 capoverso 1 lettera a Cost. Il controprogetto indiretto qui presentato non contiene né nuove disposizioni in materia di sussidi (che comportano spese superiori a una delle soglie previste), né nuovi crediti d’impegno o limiti di spesa (che comportano spese superiori a una delle soglie previste). Lo stesso vale anche per l’iniziativa popolare, che si chiede di respingere.