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La formazione professionale come luogo per prevenire la violenza. In che modo la Confederazione rafforza le competenze relazionali dei giovani uomini e il loro concetto di parità?
Testo depositato
Partendo dalla situazione illustrata, invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:Come valuta il fatto che i giovani uomini con un titolo della formazione professionale di base presentino molto spesso un elevato «fattore M»?Quali possibilità intravede, nel quadro del partenariato con i Cantoni e le organizzazioni del mondo del lavoro, per prevenire ancora maggiormente la violenza di genere e promuovere le competenze relazionali, la capacità di mediazione e di gestire i conflitti nella formazione professionale?Sta valutando di impartire in modo più marcato questi contenuti nelle lezioni di cultura generale, nei corsi interaziendali e nei programmi delle aziende di tirocinio?Quale ruolo possono avere gli strumenti di cui si avvale la SEFRI, in particolare la promozione di progetti, lo sviluppo della qualità e la strategia in materia di formazione professionale?È disposto a sostenere e a far valutare progetti pilota nella formazione professionale?
Motivazione
La formazione professionale di base accompagna i giovani in una fase decisiva della vita, ossia nel passaggio all’età adulta, al mondo del lavoro e a un nuovo ruolo sociale. La formazione non è solo un percorso professionale, ma anche un momento in cui si rafforzano le competenze sociali e la capacità di gestire i conflitti, di creare relazioni interpersonali e di accrescere la responsabilità personale.Lo studio sulla trasformazione della mascolinità (Männlichkeit im Wandel) condotto dall’Università di Zurigo in collaborazione con männer.ch mostra che i giovani con un titolo della formazione professionale di base presentano spesso un elevato «fattore M», con una conseguente accettazione della violenza, tendenza a dominare, misoginia, omofobia e il rigetto della parità di genere. Stando allo studio, nel gruppo dei giovani fra i 18 e i 24 anni con un titolo della formazione professionale un uomo su due rientra nella categoria con il valore più elevato, fatto, questo, che preoccupa non poco dal punto di vista della prevenzione della violenza, della parità e della coesione sociale.Questi risultati non devono portare alla stigmatizzazione degli apprendisti o della formazione professionale, anzi: dimostrano quanto sia importante intervenire nel quotidiano di questi giovani, nelle scuole professionali, nelle aziende di tirocinio e nei corsi interaziendali. La formazione professionale offre l’opportunità di sostenere i giovani sul campo aiutandoli a gestire la frustrazione e il rifiuto, a risolvere i conflitti senza ricorrere alla violenza, a riflettere sui ruoli di genere e a valutare con uno sguardo critico i contenuti maschilisti veicolati dai social media.
Parere del Consiglio federale
1. Il Consiglio federale attribuisce grande importanza a quanto emerso, ma sottolinea che altrettanto importante è evitare di stigmatizzare le persone in formazione o la formazione professionale di base. Lo studio dell’Università di Zurigo mette in luce relazioni di dipendenza, non di causalità; sono da tenere in debita considerazione anche altri fattori, per esempio sociali, biografici, ecc. È in questo contesto che va interpretato anche il calo osservato dei valori con l’avanzare dell’età. Il fatto che il gruppo con il valore più elevato del cosiddetto «fattore M» tra gli uomini con un titolo della formazione professionale passi dal 47 per cento della fascia d’età 18–24 anni al 24 per cento dei 55–64 anni può anche deporre a favore della formazione professionale come luogo di socializzazione e fase di transizione molto importante verso l’età adulta e la vita attiva.
2. La formazione professionale è un compito congiunto di Confederazione, Cantoni e organizzazioni del mondo del lavoro (oml); eventuali misure devono essere prese a livello partenariale. Sfruttato adeguatamente, il potenziale dei tre luoghi di formazione (azienda di tirocinio, scuola professionale e corsi interaziendali) offre la possibilità di affrontare, con diversi approcci, temi quali la comunicazione, la risoluzione dei conflitti, la parità, la definizione dei ruoli, il lavoro di squadra, le responsabilità e l’analisi critica dei contenuti digitali.
3. Riveste un’importanza particolare l’insegnamento della cultura generale, la cui frequenza è obbligatoria e che costituisce già oggi una cornice adeguata per discutere – in considerazione del contesto quotidiano – di ruoli di genere, parità, rispetto nelle relazioni, risoluzione pacifica dei conflitti, responsabilità sociale e competenze mediatiche. Il Consiglio federale non vede al momento alcuna necessità di prescrivere nuovi contenuti obbligatori.
4./5. Nell’ambito della promozione di progetti ai sensi della legge sulla formazione professionale, Cantoni, oml e terzi possono presentare progetti ad hoc. Un’eventuale valutazione verrà stabilita caso per caso.