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I modelli rigidi di mascolinità come fattore di rischio per la parità di genere e la prevenzione della violenza. Quali insegnamenti trae il Consiglio federale?
Testo depositato
A complemento del postulato 25.4842, chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:Come valuta i risultati e quali conclusioni trae per quanto riguarda le politiche in materia di parità di genere, gioventù, formazione, integrazione e prevenzione della violenza?In che modo la prevenzione del «fattore M» è concretamente presa in considerazione nella nuova strategia nazionale contro la violenza di genere, nella strategia Parità 2030 e nel processo di follow-up del Piano d’azione nazionale per l’attuazione della Convenzione di Istanbul?Quale ruolo attribuisce alle scuole professionali, ai corsi interaziendali e alle aziende formatrici in materia di competenze relazionali, alfabetizzazione mediatica e prevenzione della violenza?In che modo la Confederazione fa fronte ai contenuti della «manosfera», agli influencer misogini, alla radicalizzazione algoritmica e alla violenza sessualizzata supportata dall’intelligenza artificiale?Quali aiuti finanziari possono essere destinati a progetti pilota volti a prevenire la violenza legata alla mascolinità e a promuovere l’alfabetizzazione mediatica?Ritiene necessario procedere a studi di follow-up, indagini tra i minori e valutazioni dei programmi di prevenzione in corso?
Motivazione
Dallo studio sulla mascolinità in trasformazione («Männlichkeit im Wandel»), cofinanziato dalla Confederazione e condotto dall’Università di Zurigo in collaborazione con männer.ch, emergono risultati preoccupanti riguardo ai modelli di mascolinità, all’accettazione della violenza, alla parità di genere e alla discriminazione in Svizzera.Particolarmente allarmanti sono i risultati relativi ai giovani uomini: tra i 18 e i 24 anni si registra il valore più elevato di adesione a modelli di mascolinità rigidi e dominanti. In questa fascia d’età è inoltre maggiormente diffusa l’ostilità verso le donne, i gay e le persone queer. Quasi un giovane uomo su due afferma che «a volte la violenza è necessaria» e circa un terzo dei giovani tra i 18 e i 24 anni rientra nel gruppo con il livello più alto del «fattore M» – indicatore che racchiude l’accettazione della violenza, le rivendicazioni di dominio, la misoginia, l’ostilità verso le persone queer e il rifiuto della parità di genere. Tra i giovani di questa fascia d’età che seguono un apprendistato professionale la percentuale sale a quasi uno su due.Questi risultati riguardano la parità di genere, la prevenzione della violenza, la politica della gioventù, la formazione, l’integrazione, la politica dei media e la coesione sociale. Secondo lo studio, la formazione, le prospettive future e la partecipazione costituiscono fattori protettivi. Ci si chiede pertanto quali conclusioni ne tragga il Consiglio federale e in che misura ritenga necessario sviluppare ulteriormente le strategie in atto.
Parere del Consiglio federale
1. Come dichiarato nel suo parere in risposta al postulato Hässig Patrick 25.4842 «Ridurre la violenza contro le donne adottando approcci globali», il Consiglio federale è preoccupato per la diffusione di concezioni della mascolinità che favoriscono la violenza. I risultati dello studio citato dall’autrice dell’interpellanza sulla mascolinità in trasformazione («Männlichkeit im Wandel») confermano i risultati emersi da precedenti ricerche, in particolare per quanto riguarda gli effetti negativi della normalizzazione di narrazioni ideologiche mascoliniste, diffuse sia negli spazi digitali sia in quelli analogici, nonché l’accentuarsi del divario tra i sessi in seno alle giovani generazioni. Queste conclusioni evidenziano la necessità di un coordinamento stretto delle misure volte a contrastare gli stereotipi di genere e il sessismo, anche online, nei diversi ambiti di intervento. Questo approccio politico coordinato è alla base della futura strategia nazionale contro la violenza domestica, sessuale e di genere elaborata congiuntamente da Confederazione, Cantoni e Comuni, la cui adozione da parte del Consiglio federale è prevista nel primo trimestre del 2027.
2. Il concetto di «fattore M» impiegato nello studio include un insieme di atteggiamenti problematici che possono favorire la violenza, quali la misoginia, l’omofobia e l’ostilità nei confronti delle persone queer, il sessismo, l’anti-egualitarismo, modelli di mascolinità rigidi e dominanti accompagnati dall’accettazione della violenza e da pretese di superiorità nei confronti delle donne, nonché sentimenti di minaccia alla propria mascolinità. I risultati dello studio confermano la validità dell’approccio adottato dalla Strategia Parità 2030 e dal Piano d’azione nazionale 2022-2026 per l’attuazione della Convenzione di Istanbul (PAN CI), incentrati sulla prevenzione e sulla lotta alle cause della violenza domestica, sessuale e di genere, inclusa quella digitale. Anche la futura strategia nazionale seguirà questo approccio, ad esempio mediante l’ulteriore sviluppo della misura 11 del PAN CI.
3. La formazione professionale è un compito congiunto di Confederazione, Cantoni e organizzazioni del mondo del lavoro. Nel quadro dei programmi di formazione professionale di base, le scuole professionali, le aziende formatrici e i corsi interaziendali possono già trasmettere, nei loro rispettivi ambiti, competenze in materia di relazioni, alfabetizzazione mediatica e prevenzione della violenza. Nelle aziende, le formatrici e i formatori hanno la facoltà di plasmare la cultura della formazione e trasmettere il tipo di comportamento e di collaborazione che si aspettano, nonché di affrontare tempestivamente eventuali situazioni problematiche. Nelle scuole professionali, le lezioni di cultura generale si prestano in maniera particolare al trattamento di queste tematiche. Il Consiglio federale fa affidamento sulle attuali strutture e sul loro ulteriore sviluppo nel quadro delle procedure ordinarie e consolidate di collaborazione tra i partner della formazione professionale.
4. Queste problematiche sono affrontate nell’ambito di diverse strategie e misure. Ad esempio, il piano d’azione nazionale per prevenire e combattere la radicalizzazione e l’estremismo violento considera anche le forme di mascolinità che legittimano il ricorso alla violenza. Sulla piattaforma nazionale Giovani e media, la Confederazione informa genitori e professionisti tramite diversi canali sui rischi e sulle opportunità connessi all’utilizzo dei media digitali da parte di bambini e adolescenti. In questo contesto vengono trattati temi quali la sessualità e i discorsi di odio su Internet o l’influenza dei media digitali sulla salute mentale – tematiche strettamente connesse a fenomeni quali la manosfera, gli atteggiamenti misogini e le forme di violenza sessualizzata online. Nell’edizione di quest’anno del Forum Giovani e media saranno inoltre affrontate questioni legate ai modelli radicali di mascolinità e alla misoginia. Infine, un gruppo di lavoro che si occupa dei discorsi di odio online, composto da rappresentanti di uffici federali e istituzioni vicine alla Confederazione, esamina regolarmente le conoscenze e gli studi più recenti su questo fenomeno.
5. In virtù dell’ordinanza contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (RS 311.039.7), la Confederazione può concedere aiuti finanziari per progetti volti a prevenire la violenza che includono una riflessione sui modelli di mascolinità, a condizione che questi mirino a prevenire la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica. In base all’ordinanza contro la radicalizzazione e l’estremismo (RS 311.039.5), la Confederazione può inoltre sostenere progetti attuati nell’ambito delle tematiche evocate dall’autrice dell’interpellanza. Infine, la legge federale sulla protezione dei minori nei settori dei film e dei videogiochi (RS 446.2), conferisce alla Confederazione la facoltà di accordare aiuti finanziari per promuovere le competenze mediatiche e la prevenzione.
6. La necessità di condurre studi di follow-up non può essere valutata in modo generico, indipendentemente dal loro contenuto. Dal punto di vista metodologico, le indagini condotte su minori richiedono un approccio particolarmente ponderato ed eticamente rigoroso da parte di istituti di ricerca professionali, soprattutto nel campo della prevenzione della violenza. È comunque auspicabile che i programmi di prevenzione siano accompagnati e valutati scientificamente. Oltre alla promozione generale della ricerca da parte del Fondo nazionale svizzero, gli aiuti finanziari dell’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo consentono di sostenere ricerche orientate alla prevenzione della criminalità e valutazioni relative all’impatto delle misure di prevenzione della violenza, specificamente mirate alla loro ottimizzazione.