26.3705
Maggior rischio di cancro in prossimità delle centrali nucleari. Quali ulteriori misure di radioprotezione prevede il Consiglio federale?
Testo depositato
È noto fin dal 1956 che l’esposizione delle donne incinte alle radiazioni a seguito di un esame radiografico dell’addome aumenta di circa il 50 per cento il rischio che il loro bambino sviluppi un tumore. Lo standard medico in materia di radioprotezione si basa su questa evidenza. Per quanto possibile, nelle donne incinte si evita quindi l’esposizione alle radiazioni ionizzanti – anche a dosi minime – ricorrendo invece a esami ecografici o di risonanza magnetica. In seguito allo studio CANUPIS (2012), una metanalisi internazionale basata su dati provenienti da Francia, Inghilterra, Germania e Svizzera ha dimostrato che in prossimità delle centrali nucleari il rischio di leucemia (tumore del sangue) nei bambini piccoli è significativamente più elevato (di oltre il 40 %). Un’altra metanalisi (47 studi, 17 Paesi), pubblicata nel 2024, evidenzia un aumento del rischio di cancro tra i residenti – in particolare tra i bambini di età inferiore ai cinque anni – e rileva che i valori limite attuali potrebbero sottovalutare tali rischi. Un nuovo studio statunitense (2026) ipotizza inoltre che tra gli over 65 che vivono in prossimità di centrali nucleari si verifichino ogni anno oltre 4200 decessi per tumori indotti dalle radiazioni. Il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande:Quale livello di esposizione (numero annuo di casi di tumore indotti dalle radiazioni per tutti i gruppi della popolazione residenti in prossimità di centrali nucleari) considera accettabile?Ritiene che le raccomandazioni rivolte alle persone che vivono in prossimità di centrali nucleari (in particolare donne incinte o in età fertile, lattanti e bambini piccoli) possano ridurre il rischio di cancro?Quali ostacoli di natura legale o inerenti al diritto della protezione dei dati impediscono attualmente di incrociare sistematicamente i dati dei registri dei tumori con quelli sull’esposizione alle radiazioni, rilevati nell’ambito del monitoraggio dell’Ispettorato federale della sicurezza nucleare e dell’Ufficio federale della sanità pubblica? Il Consiglio federale prevede correttivi in tal senso?Su quale base scientifica poggia il valore limite svizzero per il trizio nelle acque superficiali, pari a 12 000 Bq/l, e come giudica il Consiglio federale questo valore rispetto ai valori guida più severi vigenti in altri Paesi industrializzati?In che misura i modelli economici di calcolo più recenti per l’assicurabilità delle centrali nucleari vengono considerati nel riesame periodico delle somme di copertura secondo la legge federale sulla responsabilità civile in materia nucleare ed è garantita un’internalizzazione completa dei costi dei rischi conforme al principio di causalità?
Parere del Consiglio federale
La legislazione svizzera in materia di radioprotezione si basa sulle raccomandazioni della Commissione Internazionale di Protezione Radiologica (CIPR), fondate su una sintesi dell’insieme delle conoscenze scientifiche. Nel suo rapporto del 2023 in adempimento del postulato 18.4107 della Commissione dell’ambiente, della pianificazione del territorio e dell’energia del Consiglio degli Stati, il Consiglio federale ha esaminato gli ultimi sviluppi scientifici concernenti gli effetti delle radiazioni ionizzanti e ha concluso che i limiti di dose fissati nella legislazione attuale garantiscono un rischio tollerabile per la popolazione.
1. Il Consiglio federale emana disposizioni affinché l’esposizione della popolazione sia ridotta a un livello il più basso possibile conformemente al principio di ottimizzazione iscritto nella legislazione sulla radioprotezione. Per ciascuna centrale nucleare si applica alla popolazione residente in prossimità della stessa un vincolo di dose di 0,3 mSv all’anno, che rappresenta una frazione del limite di dose di 1 mSv/anno applicabile alla popolazione secondo la CIPR. Per le persone che risiedono in prossimità di centrali nucleari le dosi calcolate attribuibili agli scarichi delle centrali nucleari svizzere durante il loro normale funzionamento sono oltre 50 volte inferiori al vincolo di dose.
2. Le disposizioni legali in vigore, come i limiti di dose, sono concepite per proteggere l’intera popolazione, inclusi i gruppi particolarmente sensibili come le donne incinte, i lattanti e i bambini piccoli. Date le dosi molto deboli ricevute dalla popolazione durante il normale funzionamento delle centrali nucleari, il Consiglio federale ritiene che non sia necessario emanare raccomandazioni di comportamento specifiche rivolte alle persone residenti in prossimità di questi impianti.
3. Il Consiglio federale ritiene che le principali sfide derivino innanzitutto da difficoltà tecniche a ricostruire le esposizioni piuttosto che da elementi giuridici. La dose individuale per le persone residenti in prossimità delle centrali nucleari, infatti, non può essere misurata direttamente, dato il livello molto basso di esposizione supplementare rispetto alla radioattività naturale. Per incrociare questi dati con quelli dei registri dei tumori occorrerebbe innanzitutto ricostruire le esposizioni individuali sulla base di modelli ambientali, dei valori misurati negli scarichi e di ipotesi relative alle abitudini di vita e di consumo. Un simile approccio, applicato a una popolazione sufficientemente numerosa per ottenere una base statistica solida, richiederebbe sforzi e costi sproporzionati rispetto al livello di esposizione in questione.
4. Il limite di immissione applicabile al trizio nelle acque accessibili al pubblico è fissato a 20 000 Bq/l dal 2018, in seguito all’entrata in vigore della revisione dell’ordinanza sulla radioprotezione (ORaP ; RS 814.501). Questo limite è stato definito in modo da garantire che nessuno riceva una dose superiore a 0,3 mSv/anno dovuta al trizio presente nell’acqua. In presenza di altri radionuclidi, la concentrazione ammissibile di trizio è ridotta al fine di garantire il rispetto di questo valore. Le concentrazioni settimanali massime misurate per esempio nel fiume Aar a valle delle centrali nucleari rappresentano generalmente meno dello 0,3 per cento di questo limite di immissione. I Paesi limitrofi non prevedono un limite di immissione comparabile e i valori applicabili al trizio nell’acqua si basano su approcci regolamentari differenti. Il Consiglio federale ritiene che il limite svizzero assicuri un livello di protezione conforme alle raccomandazioni internazionali.
5. Le somme di copertura nel diritto svizzero sulla responsabilità civile in materia nucleare si basano sulla Convenzione di Parigi e sulla Convenzione complementare di Bruxelles sulla responsabilità civile nel campo dell’energia nucleare, ratificate dalla Svizzera. Il disciplinamento attuale tiene fondamentalmente conto del principio di causalità: il gestore risponde illimitatamente dei danni nucleari e deve garantire un’ampia copertura assicurativa a proprie spese. Un’internalizzazione completa di tutti i costi dei rischi immaginabili non corrisponde invece allo standard internazionale: le convenzioni internazionali si basano sul principio della creazione di un adeguato equilibrio tra protezione delle vittime e assicurabilità.