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Dipendenza dalle energie fossili
Testo depositato
L’attuale guerra in Iran e le tensioni che ne derivano in Medio Oriente hanno provocato nuovamente un aumento dei prezzi del petrolio e un clima di incertezza sui mercati energetici internazionali. Tali sviluppi evidenziano la persistente dipendenza della Svizzera dalle fonti energetiche fossili e nucleari importate e i rischi economici e di sicurezza che ne conseguono. Già crisi precedenti – da quelle petrolifere degli anni Settanta ai conflitti geopolitici in Medio
Oriente fino alla guerra di aggressione russa contro l’Ucraina – hanno dimostrato che la forte dipendenza dalle importazioni di energia fossile comporta costi notevoli e compromette la sicurezza dell’approvvigionamento della Svizzera. La Svizzera importa dall’estero tutti i prodotti petroliferi, il gas naturale e l’uranio. È stato calcolato che nel 2024 sono stati versati all’estero circa otto miliardi di franchi lordi a questo scopo. Il cosiddetto «giorno dell’indipendenza energetica» cade attualmente il 27 aprile 2026. A partire da questa data, la Svizzera dipenderà completamente, in base ai calcoli, dalle importazioni energetiche. In questo contesto, chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:
1. Come valuta i rischi in materia di politica di sicurezza derivanti dall’attuale dipendenza dalle importazioni di energia fossile e nucleare, alla luce delle crescenti tensioni geopolitiche? Quali misure aggiuntive intende adottare per rafforzare l’indipendenza energetica strategica e la sicurezza dell’approvvigionamento della Svizzera?
2. A quanto stima i costi economici aggiuntivi che il nostro Paese deve sostenere a seguito delle impennate dei prezzi, delle crisi geopolitiche e delle misure volte a garantire la sicurezza dell’approvvigionamento, vista la sua persistente dipendenza dal petrolio e dal gas importati a partire dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina? A quanto stima tali costi, tenendo conto della dipendenza dalle importazioni e dell’andamento dei prezzi dell’uranio?
3. Quali costi prevede di sostenere in futuro in tale contesto e quali misure intende adottare per ridurre tali rischi?
4. A quanto stima il potenziale di riduzione delle importazioni di energia da fonti fossili entro il 2030 e il 2040, qualora gli attuali obiettivi di politica energetica e climatica venissero
attuati in modo coerente?
5. Con quali misure a breve termine, da attuare entro il 2030, intende garantire che la dipendenza dalle importazioni di energia fossile nonché i relativi costi e
rischi per la sicurezza vengano ridotti in modo significativo?
Parere del Consiglio federale
1. Per garantire l’approvvigionamento del Paese in situazione di penuria (ad esempio a causa di tensioni geopolitiche), la Confederazione può, se necessario, attingere alle scorte obbligatorie di prodotti petroliferi. In relazione alla guerra in Iran, non ha finora ritenuto necessario attingere a tali scorte. Anche per quanto riguarda le fonti energetiche nucleari, l’approvvigionamento a medio termine è garantito dalla possibilità di stoccaggio e dall’ampia differenziazione della produzione a livello globale. Con l’obiettivo climatico di azzeramento delle emissioni nette di gas serra entro il 2050, sancito dalla legge federale sugli obiettivi in materia di protezione del clima, l’innovazione e il rafforzamento della sicurezza energetica (LOCli; RS 814.310), nonché grazie alla legge federale su un approvvigionamento elettrico sicuro con le energie rinnovabili (RU 2024 679) esistono strategie e misure a lungo termine volte a ridurre l’utilizzo delle fonti energetiche fossili, a rafforzare l’efficienza energetica e a potenziare le fonti energetiche rinnovabili nazionali.
2. e 3. Malgrado i prezzi dell’elettricità siano aumentati notevolmente in seguito all’aggressione militare della Russia contro l’Ucraina, l’economia svizzera si è dimostrata solida, tenuto conto anche dell’aumento dei dazi statunitensi e delle incertezze che ne sono derivate. Una stima precisa dei costi è attualmente difficile, a causa dei persistenti rischi geopolitici. Per lo stesso motivo, anche i futuri costi economici sono difficili da valutare. Per la Svizzera, che è un Paese con un’economia aperta di medie dimensioni, è fondamentale disporre di relazioni commerciali regolamentate. L’attuazione della strategia di politica economica esterna del Consiglio federale, in particolare attraverso accordi multilaterali e bilaterali di libero scambio e di investimento, consentirà di consolidare ulteriormente le relazioni con i partner commerciali.
4. Le Prospettive energetiche 2050+ (www.bfe.admin.ch > Politica > Prospettive energetiche 2050+) hanno dimostrato che l’obiettivo di azzeramento delle emissioni nette è tecnicamente realizzabile, comprese le tappe intermedie per il 2030 e il 2040. Con la LOCli è stata inoltre creata la base legale per il raggiungimento di tale obiettivo. L’Ufficio federale dell’energia sta definendo le Prospettive energetiche 2060, incentrate su un obiettivo chiaro, ossia l’azzeramento delle emissioni nette di gas serra e quindi la decarbonizzazione dell’approvvigionamento energetico: tale obiettivo costituisce la base per l’ulteriore sviluppo della politica energetica e climatica. Il Consiglio federale sottolinea tuttavia che il raggiungimento dell’obiettivo «zero emissioni nette» entro il 2050 richiede il superamento di sfide molto impegnative.
5. La Svizzera si è impegnata a ridurre entro il 2030 le proprie emissioni di gas serra almeno del 50 per cento rispetto al 1990. A tal fine attua misure di protezione del clima sia sul territorio nazionale che all’estero. Le misure concrete, come ad esempio la tassa sul CO₂, il sistema di scambio di quote di emissioni e le prescrizioni sulle emissioni dei veicoli, sono stabilite nella legge sul CO₂ (RS 641.71).