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Strategia in materia di politica di sicurezza della Svizzera. Che dire della prevenzione dei conflitti, della promozione civile della pace e del rispetto dei diritti umani?
Testo depositato
Il nostro Paese dispone di una vasta gamma di strumenti per garantire la sicurezza dei cittadini svizzeri. Tuttavia la nuova strategia sulla sicurezza si basa essenzialmente sulle forze armate per proteggere e reagire alle minacce, in particolare quelle provenienti dall’esterno.Il documento fa certamente riferimento alla resilienza e alla cooperazione internazionale, ma questi aspetti rimangono limitati a dimensioni puramente legate alla difesa. Però la Svizzera ha una credibilità internazionale e un ruolo chiave da svolgere per quanto riguarda la prevenzione dei conflitti, la promozione della pace e il rispetto dei diritti umani, elementi che non sono menzionati e articolati esplicitamente nella strategia, benché si tratti di mandati costituzionali. La prevenzione dei conflitti armati è parte integrante di un concetto di sicurezza globale. I benefici derivanti dal lavoro sulle cause profonde all’origine delle crisi, in particolare in materia di diritti umani, sono già ben noti1. Questo lavoro a monte di ogni crisi consente di conseguire risultati più duraturi e garantisce la coerenza e l’influenza internazionale del nostro Paese. Si tratta di un impegno che oggi è più che mai necessario, in un mondo scosso da un numero di conflitti armati senza precedenti dal 1945, da un calo significativo della cooperazione allo sviluppo e da una regressione generale per quanto concerne il rispetto dei diritti umani. In questo contesto, il valore aggiunto fornito dalla Svizzera rimane quello di un interlocutore neutrale e affidabile, in grado di fungere da mediatore e di difendere i diritti umani.
Invito quindi il Consiglio federale a rispondere alle domande seguenti: 1. In che modo il Consiglio federale intende integrare in maniera esplicita la prevenzione dei conflitti armati come elemento indispensabile per la sicurezza della Svizzera? 2. In che modo intende articolare all’interno della strategia e del concetto di sicurezza globale la promozione civile della pace, andando oltre le operazioni di mantenimento della pace? 3. In che modo intende integrare nella strategia di sicurezza le azioni bilaterali e multilaterali del nostro Paese in materia di rispetto dei diritti umani come elemento della prevenzione dei conflitti e della loro recrudescenza? 4. Per quanto riguarda il finanziamento della strategia di sicurezza globale, non ritiene indispensabile dedicare una parte delle risorse alla prevenzione dei conflitti, alla promozione della pace e al rispetto dei diritti umani, ossia ad attività fondamentali per la sicurezza del Paese? 5. Il Consiglio federale non ritiene ragionevole, alla luce dell’attuale contesto internazionale instabile, aumentare le risorse finanziarie destinate alla prevenzione dei conflitti, alla promozione della pace e al rispetto dei diritti umani? 1 Ogni dollaro investito nella prevenzione dei conflitti e nella promozione della pace consente di risparmiare 16 dollari (2018 UN and World Bank report)
Parere del Consiglio federale
In merito alle domande 1 e 2:
la prevenzione dei conflitti è una questione importante per il Consiglio federale ed è parte integrante della politica di sicurezza. La promozione della pace con mezzi civili e militari è sancita dalla legge e rientra tra le priorità della politica estera svizzera. Nel progetto posto in consultazione della Strategia in materia di politica di sicurezza 2026, essa è integrata nell’obiettivo 6 «Contributi efficaci alla stabilità e Stato di diritto», che comprende anche la cooperazione allo sviluppo, l’aiuto umanitario e la promozione civile della pace. Secondo la strategia, il promovimento militare della pace deve essere potenziato ed è complementare alla promozione civile della pace e alla prevenzione dei conflitti. La strategia è coordinata con la Strategia di politica estera 2024-2027, che illustra gli strumenti della promozione civile della pace: buoni uffici e mediazione, sostegno alla facilitazione e al dialogo, elaborazione del passato, rafforzamento delle istituzioni dello Stato di diritto, promozione dei diritti umani e coinvolgimento delle donne nei processi di pace e sicurezza. Nell’attuazione di questa strategia la Svizzera fa riferimento, tra gli altri, a un pool di esperti di promozione civile della pace e al loro impegno a favore dell’OSCE, del Consiglio d’Europa e dell’ONU.
In merito alla domanda 3:
i diritti umani rientrano tra le priorità della politica estera svizzera. Le Linee guida sui diritti umani 2026-2029 stabiliscono che la diplomazia dei diritti umani produce pienamente i suoi effetti quando agisce coerentemente e di concerto con la diplomazia di pace. La Divisione Pace e diritti umani (DPDU) del DFAE opera in circa 20 contesti di conflitto; l’evoluzione della situazione dei diritti umani confluisce in questa attività e nella valutazione della situazione in materia di politica estera. Inoltre, le rappresentanze svizzere all’estero dispongono di un vademecum per la prevenzione delle atrocità, che ha lo scopo di agevolarle nella gestione dell’escalation di situazioni, nell’ottica di un’individuazione tempestiva. Occorre distinguere da ciò l’individuazione tempestiva in materia di politica di sicurezza della Confederazione (obiettivo 2 nel progetto posto in consultazione della Strategia in materia di politica di sicurezza 2026), che si concentra sulle minacce e sui pericoli rilevanti per la Svizzera dal punto di vista della politica di sicurezza.
In merito alle domande 4 e 5:
la Strategia in materia di politica di sicurezza 2026 è una strategia quadro e non assegna risorse ai singoli settori politici. È previsto che gli organi competenti richiedano le risorse necessarie per l’attuazione in vista delle decisioni politiche. La Confederazione finanzia la prevenzione dei conflitti, la promozione della pace e le misure a favore del rispetto dei diritti umani attraverso gli strumenti esistenti. Gli uffici competenti dispongono a tal fine di crediti d’impegno che il Parlamento stanzia ogni quattro anni con il messaggio concernente la cooperazione internazionale (attualmente la Strategia di cooperazione internazionale 2025-2028). Questi fondi contribuiscono alla sicurezza della Svizzera. Il Parlamento decide in merito ai futuri stanziamenti nell’ambito della strategia di cooperazione internazionale nonché del processo di preventivazione ordinario e della pianificazione finanziaria. Il 24 giugno 2026 il Consiglio federale ha deciso la definizione più mirata e il riorientamento della cooperazione internazionale (CI), nonché i parametri strategici per il periodo 2029-2032. Questi prevedono, a fronte di un quadro globale praticamente invariato, un rafforzamento dell’aiuto umanitario a scapito della cooperazione allo sviluppo. Il DFAE e il DEFR sono stati incaricati di elaborare, su questa base, un progetto da porre in consultazione sulla strategia CI 2029-2032, compresi i relativi crediti d’impegno. In tale contesto verrà definita la ripartizione dei fondi tra i singoli strumenti, compresi quelli della Divisione Pace e diritti umani. Per quanto riguarda la cooperazione allo sviluppo e le conseguenze di questa decisione su tale settore, il Consiglio federale rimanda alla sua risposta all’Ip. Schneider-Schneiter 26.3791 «Ripercussioni dei tagli al bilancio sulla cooperazione bilaterale allo sviluppo della DSC e della SECO».