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I singoli aiuti all'estero sottostiano al referendum obbligatorio
Intervento procedurale
Präsidentin (Markwalder Christa, Präsidentin): Der Bundesrat beantragt die Ablehnung der Motion.
Quadri Lorenzo · Mit-M · Consiglio nazionale · Ticino · Gruppo dell'Unione democratica di Centro
Di recente questo consiglio ha dibattuto sulle proposte di riduzione degli aiuti allo sviluppo - sappiamo con quale esito. La presente mozione che è stata presentata nel 2014 tocca anch'essa la questione dei contributi all'estero nell'ambito della cooperazione internazionale. Questi contributi crescono con benefici che sono, diciamo, quantomeno dubbi. Gli aiuti allo sviluppo navigano attorno a quota 3,2 miliardi di franchi all'anno. Ciononostante non pare che i Paesi beneficiari stiano molto meglio e il caos asilo vissuto in varie parti dell'Europa ne è la testimonianza. Al danno poi si aggiunge la beffa, se si pensa che ad esempio nei Paesi magrebini gli aiuti allo sviluppo in gran parte non sono condizionati alla sottoscrizione di accordi di riammissione di asilanti che vengono respinti dalla Svizzera, e l'opposizione di questi Paesi d'origine alla riammissione degli asilanti chiaramente si fa più forte nei confronti di persone che sono legate al terrorismo islamico o che hanno comunque un curriculum criminale. Quindi, a seguito del rifiuto da parte di Paesi, che beneficiano di aiuti pagati dalla Svizzera, di riammettere loro concittadini espulsi dalla Svizzera, sul nostro territorio rimangono anche persone potenzialmente pericolose.
Altri accordi internazionali riguardano contributi di vario genere. All'Unione europea è ben noto che dopo la votazione del 9 febbraio del 2014, malgrado appunto i contributi che la Svizzera ha versato e continua a versare all'Unione europea, il nostro Paese viene sanzionato e ricattato da Bruxelles; e questo imporrebbe delle contromisure.
Si aggiunge - questa notizia è recente - che entro luglio dell'anno prossimo, a seguito di una nuova ingiunzione comunitaria, il Consiglio federale sarà chiamato a stabilire tramite regolamento un nuovo contributo quadriennale di 130 milioni nell'ambito della partecipazione allo spazio Schengen. Quindi, come si diceva nel dibattito di questa mattina, mentre vari Paesi sospendono l'applicazione di questi trattati - sappiamo che l'Austria si prepara addirittura a costruire una barriera sul Brennero - noi li manteniamo e paghiamo il conto sempre più elevato. È che la popolazione avrà la possibilità di esprimersi su questa nuova spesa, è quantomeno dubbio.
L'autore della presente mozione in sostanza chiede di introdurre il referendum finanziario obbligatorio per quel che riguarda le spese di politica estera. Lo strumento del referendum finanziario non esiste a livello federale mentre è presente in vari cantoni e comuni. Nel mio cantone, il Ticino, è ad esempio appena stata annunciata un'iniziativa popolare che ne chiede l'introduzione. Uno studio di inizio anni 2000 ha dimostrato che laddove il popolo è chiamato ad esprimersi sulle uscite pubbliche queste risultano essere più contenute, per motivi che si possono facilmente immaginare.
Negli ultimi anni, in questo Parlamento si è tentato in due riprese di introdurre il referendum finanziario: una prima volta nel 2006 in base ad una iniziativa parlamentare del gruppo UDC che risaliva al 2003. In quel caso la Commissione delle istituzioni politiche entrò in materia con il voto decisivo del presidente e la maggioranza del Consiglio nazionale diede seguito all'iniziativa, ma nel 2008 l'iniziativa venne stralciata dal ruolo. Una seconda volta, più recentemente ossia nel 2013, si tentò ancora di percorrere questa strada, senza però riuscire a raccogliere i voti sufficienti nemmeno a livello commissionale.
Per concludere, invito a sostenere questa mozione, anche se, visti i precedenti, sia quelli appena citati, sia il dibattito di giovedì sugli aiuti all'estero, naturalmente non mi faccio illusioni sull'esito della votazione. Rimango però convinto che il referendum finanziario sia uno strumento democratico indispensabile e che lo sia a maggior ragione per le spese di politica estera. Quindi, prima o poi bisognerà arrivarci. Riflettiamo anche sul fatto che è proprio sull'altare della politica estera che i nostri diritti popolari vengono progressivamente sacrificati.
Sommaruga Simonetta · BR-F · Consiglio federale · Berna
Herr Quadri möchte mit seiner Motion eine Änderung der Bundesverfassung, gemäss welcher jeder einzelne Betrag, der ins Ausland fliesst, dem obligatorischen Finanzreferendum untersteht. Herr Quadri, wenn Ihre Motion angenommen würde, würde dies sehr, sehr viele Abstimmungen herbeiführen, und zwar über ganz verschiedenartige Budgetposten. Ich nenne Ihnen ein paar Beispiele: Unterstützungsmassnahmen für die Schweizer Schulen; Mittel für die grenzüberschreitende Zusammenarbeit im Hochwasserschutz; Zahlungen an die Standortförderung für die Schweiz im Ausland; Mittel für die Entwicklungszusammenarbeit; Beiträge für die Mitgliedschaft in internationalen Organisationen. Die Stimmbürgerinnen und Stimmbürger müssten sich über diese sehr zahlreichen und sehr verschiedenartigen Kredite informieren, sich eine Meinung dazu bilden. Allein im Bereich der Beiträge an internationale Organisationen müsste sich die Stimmbevölkerung zu rund 70 verschiedenen Krediten äussern. Jedes Mal ein obligatorisches Referendum!
Der Bundesrat ist der Auffassung, dass eine solche Flut von Abstimmungen den Stimmbürgerinnen und Stimmbürgern nicht zugemutet werden soll. Es ist auch in der Sache nicht begründet: Die Stimmbürger müssen, wenn Sie so wollen, auf strategischer Ebene über die Aufgaben des Bundes entscheiden. Das machen sie mit dem fakultativen Gesetzesreferendum. Um die einzelnen Finanzposten aber, um das operative Geschäft sozusagen, da müssten Sie, das Parlament, sich kümmern.
Ein obligatorisches Finanzreferendum für jeden für das Ausland bestimmten Franken würde bedeuten, dass einzelne Kredite eines austarierten und sorgfältig ausgehandelten Paketes einfach herausgepickt und abgelehnt werden könnten. Das würde bedeuten, dass zum Beispiel die Entwicklungszusammenarbeit sprunghaft würde, weil einzelne Beträge abgelehnt würden. Eine jahrelange Aufbauarbeit würde ruiniert, die Schweiz könnte nicht mehr als verlässliche Partnerin auftreten. Die Aufgaben, die Artikel 54 Absatz 2 der Bundesverfassung, das Bundesgesetz über die internationale Entwicklungszusammenarbeit und humanitäre Hilfe sowie das Bundesgesetz über die Zusammenarbeit mit den Staaten Osteuropas dem Bund übertragen, könnten nur noch ungenügend erfüllt werden. Wir haben mit der Schulden- und der Ausgabenbremse Instrumente, um die Ausgabendisziplin des Bundes sicherzustellen.
Dazu braucht es das Finanzreferendum nicht. Dieser Rat, der Nationalrat, hat sich übrigens auch schon wiederholt mit der Frage befasst, ob es ein Finanzreferendum braucht, ob ein solches eingeführt werden soll. Sie haben zum Beispiel zwei parlamentarische Initiativen der SVP-Fraktion diesbezüglich beraten, wobei Sie zweimal zum Schluss gekommen sind, dass das keine gute Idee ist. Dabei ging es erst noch nur um ein fakultatives Finanzreferendum. Hier, mit der Motion Quadri, soll ein obligatorisches Finanzreferendum eingeführt werden. Wir sind der Meinung, dass ein obligatorisches Finanzreferendum erst recht abzulehnen sei.
Wir bitten Sie, diese Motion abzulehnen.
Votazione
Abstimmung - Vote
Für Annahme der Motion ... 33 Stimmen
Dagegen ... 148 Stimmen
(4 Enthaltungen)