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Moratoria per limitare il numero di frontalieri per due anni
Aebi Andreas · P-M · Consiglio nazionale · Berna · Gruppo dell'Unione democratica di Centro
Präsident (Aebi Andreas, Präsident): Die Motion wurde von Herrn Quadri übernommen.
Quadri Lorenzo · Mit-M · Consiglio nazionale · Ticino · Gruppo dell'Unione democratica di Centro
Intervengo molto volentieri a sostegno della mozione Golay, avendone presentate di analoghe. La mozione chiede al Consiglio federale di decretare una moratoria sui nuovi permessi per frontalieri. Per due anni, dunque, i datori di lavoro che intendono assumere frontalieri dovrebbero ottenere un'autorizzazione subordinata alla dimostrazione che non è stata trovata alcuna competenza equivalente in Svizzera.
Questa mozione è stata depositata due anni fa, a settembre del 2019. Da allora la situazione è ulteriormente peggiorata. Come tutti sappiamo, la pandemia da coronavirus e la conseguente crisi economica ed occupazionale nel settembre del 2019 erano ancora al di là da venire. Dunque, nel settembre del 2021 questa mozione è ancora più necessaria che due anni fa, perché ci si accorge che malgrado i posti di lavoro diminuiscano il numero dei frontalieri continua ad aumentare.
Prendo come esempio il mio cantone, il Ticino, dove ad agosto i frontalieri erano quasi 72 000. Nel secondo trimestre si è registrato un aumento di 3,5 per cento rispetto al periodo dell'anno precedente. Nel frattempo in Ticino sono sparite migliaia di posti di lavoro, e il nostro tasso di disoccupazione ai sensi dell'ILO è più alto di quello in Lombardia.
I frontalieri aumentano nel settore terziario, dove sono quadruplicati a seguito della libera circolazione delle persone e dove non rispondono ad alcuna lacuna di manodopera residente, semplicemente si sostituiscono ad essa. Due terzi dei frontalieri presenti in Ticino sono attivi nel settore terziario, mentre due terzi dei disoccupati ticinesi provengono proprio da questo settore. I frontalieri rappresentano ormai quasi un terzo dei lavoratori totali attivi in Ticino, la cui maggioranza è comunque composta da persone straniere. Questo vuol dire che in Ticino i lavoratori svizzeri sono in minoranza.
Questi sono solo un paio di macrodati che devono far riflettere, perché cifre e percentuali del genere manifestamente non rispondono ad alcuna necessità dell'economia. Sono invece da ricondurre alle distorsioni provocate dalla libera circolazione delle persone, la quale porta con sé anche altre conseguenze negative come la perdita di abitanti in Ticino - perché se i ticinesi emigrano, è a causa della situazione del mercato di lavoro cantonale.
La scorsa settimana, al Consiglio degli Stati, durante la discussione su una mozione simile a questa, la mozione Chiesa 21.3297, la consigliera federale competente ha dichiarato che il Ticino sarebbe vittima del suo successo. Mi auguro che non ripeta qui questa affermazione, che mi permetto di definire assurda, per usare un eufemismo; siamo lontanissimi dalla realtà.
Lo stesso discorso vale per il riferimento al ruolo del personale sanitario frontaliere nella pandemia da coronavirus: per quanto riguarda il Ticino stiamo parlando di 4000 persone su 72 000, quindi una parte esigua. Non è perché questi 4000 servono che bisogna farsi andar bene anche gli altri 68 000 - e qui si potrebbe aprire una lunga parentesi sulla dissennatezza di rendersi dipendente da personale straniero residente all'estero in settori essenziali come quello sanitario.
La sostituzione dei lavoratori residenti con frontalieri e il dumping salariale proseguono malgrado la preferenza indigena light. In altre parole: questa preferenza indigena light che è stata votata dal Parlamento non esplica alcun effetto. Lo si sapeva fin dall'inizio e adesso ne abbiamo la prova.
Altrettanto grave è il fatto che il numero di frontalieri continua ad aumentare malgrado la crisi economica ed occupazionale provocata dalla pandemia. Non è sostenibile versare miliardi di franchi per aiutare l'economia senza tutelare i lavoratori locali. La libera circolazione senza limiti, così come la conosciamo oggi, non è compatibile con la pandemia e con le sue conseguenze. "Il mondo è cambiato", sentiamo spesso ripetere nelle sedi più disparate, compresa quest'aula. Se il mondo è cambiato, allora anche la libera circolazione deve cambiare: non può rimanere come adesso, cioè illimitata.
Vi invito a sostenere questa mozione che è molto importante, direi essenziale, per il futuro delle regioni di confine.
Keller-Sutter Karin · BR-F · Consiglio federale · San Gallo
Der Anstieg der Anzahl Grenzgängerinnen und Grenzgänger in den letzten Jahren ist im Wesentlichen auf den Bedarf der Wirtschaft zurückzuführen. Das habe ich letzte Woche im Ständerat gesagt - Herr Quadri hat das richtig zitiert -, und das ist auch tatsächlich so.
Es ist so, dass sich verschiedene Regionen, das Tessin, aber auch andere, wirtschaftlich so entwickelt haben, dass es einen Bedarf an weiteren Arbeitskräften und damit auch an Grenzgängerinnen und Grenzgängern gegeben hat. Es ist nicht nur die Zahl der Grenzgänger angestiegen, sondern auch die Beschäftigungsquote der einheimischen Wohnbevölkerung. Wie Sie zudem wissen, sind in der Schweiz insbesondere in Bereichen wie dem Gesundheitswesen nicht genügend qualifizierte Arbeitskräfte verfügbar. Ich erinnere daran, dass während der Pandemie die Grenzgängerinnen und Grenzgänger sowohl in der Romandie wie auch im Tessin eine wichtige Stütze für das Gesundheitswesen waren. Ohne diese Grenzgängerinnen und Grenzgänger hätte man die Pandemie nicht bewältigen können.
Der Bundesrat ist sich jedoch der Herausforderungen der Zuwanderung, insbesondere in den Grenzregionen, bewusst. In den letzten Jahren wurden deshalb zahlreiche Massnahmen ergriffen, um das inländische Arbeitskräftepotenzial besser auszuschöpfen. Aufgrund der Pandemie hat der Bundesrat weitere Massnahmen zur Unterstützung des Arbeitsmarkts ergriffen. Einen Inländervorrang gegenüber Grenzgängerinnen und Grenzgänger einzuführen, ist jedoch nicht zulässig und nicht vereinbar mit dem Personenfreizügigkeitsabkommen. Ich habe es aber schon gesagt: Die Freizügigkeit trägt eben auch dazu bei, die Bedürfnisse an Arbeitskräften in den verschiedenen Wirtschaftsräumen zu befriedigen.
Der Bundesrat empfiehlt die Motion zur Ablehnung. Er misst der Arbeitsmarktlage in den Grenzkantonen aber weiterhin eine besondere Bedeutung bei und prüft je nach Entwicklungen weitere Massnahmen. Gleichzeitig ist es unerlässlich, dass die Unternehmen das inländische Potenzial bestmöglich nutzen. Die Stellenmeldepflicht hilft den Unternehmen hierbei.
Votazione
Präsident (Aebi Andreas, Präsident): Der Bundesrat beantragt die Ablehnung der Motion.
Abstimmung - Vote
Für Annahme der Motion ... 51 Stimmen
Dagegen ... 140 Stimmen
(1 Enthaltung)