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Imprese parastatali. Per un'equa rappresentanza delle quattro lingue nazionali in seno alla direzione e ai quadri superiori

Gysin Greta · Mit-F · Consiglio nazionale · Ticino · Gruppo dei Verdi

Sono sicura che tra di voi c'è chi, nei festeggiamenti per il 1° agosto, ha parlato nella propria allocuzione del valore del plurilinguismo e dell'importanza del riconoscimento delle minoranze, anche linguistiche, del nostro paese. Non è un caso: la diversità culturale e linguistica fa parte delle nostre radici, della nostra identità. E il rispetto del plurilinguismo è una componente importante, oserei dire essenziale, della nostra coesione nazionale. Anche a livello internazionale siamo ammirati per come diverse culture e lingue convivano in maniera pacifica e con successo.

L'importanza del nostro plurilinguismo è talmente grande che ci siamo pure dotati di una legge specifica, la legge sulle lingue. All'articolo 20 sono regolati i principi del plurilinguismo nel servizio pubblico. Vi si legge: "La Confederazione provvede a un'equa rappresentanza delle comunità linguistiche nelle autorità federali." All'articolo 7 dell'ordinanza sono fissate le fasce percentuali per lingua da perseguire nell'amministrazione federale.

Nell'amministrazione federale queste percentuali non vengono raggiunte ovunque. Anzi: più si sale di livello, più le lingue minoritarie sono sottorappresentate rispetto agli obiettivi che ci si è fissati. Lo illustra in maniera chiara il rapporto sul plurilinguismo. Purtroppo la situazione non è migliore nelle aziende di proprietà dello Stato come FFS, Posta o Swisscom. Le minoranze vi sono sottorappresentate soprattutto ai piani alti.

Ora, se è vero come è vero, e come lo ribadisce il Consiglio federale nel suo parere, che la legge sulle lingue è applicabile solo alle unità amministrative, è ancora più vero che nelle aziende parastatali di proprietà, per intero o per maggioranza, della Confederazione, un'equa rappresentanza di tutte le lingue nazionali a tutti i livelli operativi è molto importante.

La difesa e la promozione del plurilinguismo e di un'equa rappresentanza di tutte le lingue e di tutte le regioni geografiche è infatti essenziale negli organi strategici delle imprese che garantiscono il servizio pubblico. Le decisioni che vengono prese in questi organi devono tenere conto di tutte le sensibilità e realtà nazionali. In questo senso la sensibilità linguistica non dovrebbe essere vista come un impedimento, ma molto più come un'opportunità e un potenziale di sviluppo.

L'attuale situazione in seno agli organi direttivi e ai quadri superiori della Posta, delle FFS e di Swisscom è insoddisfacente in quanto il francese, l'italiano e il romancio sono sottorappresentati. Ed essendo sottorappresentate le lingue latine, sono sottorappresentati anche gli interessi della Romandia, del Ticino e dei Grigioni italiani.

Vi chiedo di accettare il mio postulato perché si analizzi la situazione e - dati alla mano - la Confederazione prenda le dovute misure nel suo ruolo di proprietaria delle aziende citate per correggere questa situazione discriminatoria nei confronti delle minoranze nazionali.

Chi crede nella pluralità linguistica svizzera, chi ha a cuore la difesa delle minoranze e chi è convinto che le aziende di proprietà dello Stato debbano anch'esse difenderne i valori e i principi portanti, oggi non può che sostenere il mio postulato.

Maurer Ueli · BR-M · Consiglio federale · Zurigo

Das Anliegen von Frau Gysin ist durchaus verständlich. Die Frage stellt sich allerdings, ob in einem Bundesbetrieb, der mehrere tausend oder vielleicht Zehntausende Mitarbeiter beschäftigt, die Muttersprache das entscheidende Element ist. Wir sind der Meinung, dass hier andere Kompetenzen prioritär sind. Wenn es möglich ist, auch in der obersten Geschäftsleitung die Sprachen abzubilden, machen wir das selbstverständlich immer; wir schauen darauf und suchen entsprechend. Aber es sollte und darf eigentlich nicht das einzige Kriterium sein.

Hier geht es um sehr viel. Es geht um die Führung von grossen Betrieben, die erfolgreich sein müssen, die sich zum Teil in einem Konkurrenzumfeld und zum Teil auch in einem internationalen Umfeld bewegen. Da braucht es andere Kriterien als nur die Landessprache oder die Muttersprache, wenn Sie so wollen.

Wir haben sonst schon sehr viele Auflagen, auch bezüglich der Geschlechter. Die angemessene Vertretung der Landessprachen ist bereits ein Kriterium. Die Forderung in diesem Postulat geht unserer Meinung nach zu weit und engt zu stark ein. Man könnte sagen: Das Anliegen ist sicher gut gemeint, wir teilen es im Grundsatz auch, aber in dieser Form ist es nicht etwas, das wir definitiv so festlegen möchten.

Der erwähnte Artikel 7 Absatz 1 der Sprachenverordnung ist lediglich auf Verwaltungseinheiten anwendbar. Die genannten Unternehmen stellen jedoch keine Verwaltungseinheiten der Bundesverwaltung dar.

Die Landessprachen sind bei uns ein ständiges Thema. Wir haben eine Delegierte für Mehrsprachigkeit. Die angemessene Vertretung der Landessprachen ist bei allen Bestellungen von Kommissionen immer ein wichtiges Kriterium, das wir ernst nehmen. Aber manchmal ist es am Schluss dann halt so, dass noch eine Frau fehlt oder ein Mann, und sie oder er muss Romanisch können, und das finden wir dann nicht. Das ist ein wenig die Schwierigkeit, die wir dann ganz konkret haben. Hier braucht es eine gewisse Flexibilität.

In dem Sinne kann ich sagen, dass wir die Befürchtungen und auch das Anliegen teilen, wir das Kriterium aber nicht weiter festschreiben möchten, weil es noch andere Kriterien gibt, die hier berücksichtigt werden müssen.

Ich bitte Sie also, dieses Postulat nicht anzunehmen.

Votazione

Präsidentin (Kälin Irène, Präsidentin): Der Bundesrat beantragt die Ablehnung des Postulates.

Abstimmung - Vote

Für Annahme des Postulates ... 77 Stimmen

Dagegen ... 107 Stimmen

(6 Enthaltungen)