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Applicare con rigore il diritto d'asilo e rafforzare l'orientamento al rimpatrio, ispirandosi al modello danese

Testo depositato

Il Consiglio federale è incaricato di proporre le modifiche legislative necessarie a:

  1. garantire protezione solo alle persone che soddisfano le condizioni previste dalla legge sull’asilo, distinguendole da chi presenta una domanda per motivi economici o senza fondati motivi;

  2. ricorrere maggiormente alla revoca o al mancato rinnovo dei permessi quando le condizioni legali non sono più adempiute;

  3. rafforzare l’esecuzione degli allontanamenti di chi ha ricevuto una decisione negativa o perso il diritto di soggiorno, mediante accordi di riammissione più efficaci e misure incisive verso chi non collabora;

  4. ridurre gli incentivi economici e amministrativi che rendono la Svizzera particolarmente attrattiva rispetto ad altri Paesi europei, nel rispetto degli obblighi costituzionali e internazionali;

  5. esaminare la fattibilità giuridica, operativa e finanziaria di centri per la trattazione delle domande d’asilo in Stati terzi sicuri e rafforzare il principio secondo cui lavoro, autonomia economica e partecipazione a misure d’integrazione sono obblighi centrali per chi è autorizzato a soggiornare temporaneamente in Svizzera, senza che ciò costituisca un diritto accresciuto a restarvi.

Motivazione

Una parte considerevole delle persone che presentano una domanda di asilo in Svizzera non adempie le condizioni per ottenere lo statuto di rifugiato, poiché non fugge da una persecuzione individuale ai sensi del diritto d’asilo, ma è spinta soprattutto da motivi economici o dalla ricerca di migliori prospettive di vita. Queste situazioni non devono essere confuse con il diritto d’asilo.

L’attuale sistema genera costi elevati per Confederazione, Cantoni e Comuni, mette sotto pressione le strutture d’accoglienza e rischia di ridurre l’accettazione della popolazione nei confronti di chi necessita realmente di protezione. Il diritto d’asilo deve restare uno strumento mirato per le persone perseguitate, non trasformarsi in una via ordinaria d’accesso alla permanenza in Svizzera.

La Danimarca ha sviluppato una politica d’asilo rigorosa, fondata sulla distinzione tra protezione, migrazione economica e soggiorno duraturo. La Svizzera dispone già di strumenti simili, ma essi sono applicati in modo insufficiente. Una revisione è quindi necessaria per preservare il diritto d’asilo, ridurre gli abusi, rafforzare i rimpatri e ristabilire la fiducia nella capacità dello Stato di governare i flussi migratori.

Proposta del Consiglio federale

Respingere

Parere del Consiglio federale

1./4. Già oggi la Svizzera accorda l’asilo solo se sussistono motivi di fuga ai sensi della legge sull’asilo (LAsi). La strategia in materia d’asilo 2027, avviata congiuntamente da Confederazione, Cantoni, Città e Comuni, mira, tra le altre cose, a sgravare ancor meglio il sistema d’asilo dalle domande infondate. A tal fine sono esaminate diverse misure, tra cui una nuova procedura preliminare volta a determinare la competenza e comprendente una verifica dell’esistenza di una domanda d’asilo ai sensi della LAsi. L’eventuale introduzione di tale procedura, attualmente in fase di valutazione, richiederebbe adeguamenti legislativi. Il Consiglio federale rinvia inoltre al rapporto in adempimento del postulato Z’graggen 24.3939 «Analisi della procedura d'asilo in alcuni Paesi europei selezionati», in corso di elaborazione.

2. Già oggi l’asilo è revocato e la qualità di rifugiato disconosciuta se le condizioni legali non sono più adempiute, ad esempio in caso di viaggi nel Paese d’origine. L’asilo può essere revocato anche quando una persona ha commesso un reato grave. Peraltro, la Segreteria di Stato della migrazione riesamina attivamente e sistematicamente se le condizioni per l’ammissione provvisoria sono ancora adempiute. Se non lo sono più, l’ammissione provvisoria è revocata. Anche i Cantoni revocano o non rinnovano il permesso di dimora o di domicilio se i presupposti in tal senso sono soddisfatti.

3. La Svizzera rientra tra i Paesi europei con il più alto tasso di esecuzione nell’ambito della politica in materia d’asilo e di rimpatrio. Ha concluso una settantina di accordi in materia di migrazione che disciplinano le riammissioni. Per aumentarne l’efficacia a seconda del Paese partner, negli ultimi anni sono stati sviluppati diversi tipi di accordi. Come l’autore della mozione, anche il Consiglio federale è favorevole a ottimizzare ulteriormente l’esecuzione degli allontanamenti. Misure concrete sono attualmente esaminate in adempimento della mozione Salzmann 23.3082 «Offensiva nell’ambito dei rimpatri ed espulsione sistematica degli autori di reati e delle persone potenzialmente pericolose». La strategia del Consiglio federale sarà disponibile a fine 2026.

5. Per quanto riguarda la delocalizzazione all’estero di alcune fasi procedurali, il Consiglio federale rinvia al suo rapporto in adempimento del postulato Caroni 23.4490 «Procedure d'asilo ed esecuzione degli allontanamenti all'estero. Analisi della situazione» e ai suoi pareri relativi alle mozioni Gruppo liberale radicale 26.3100 «Attuazione delle riammissioni. Sanzioni e soluzioni con Paesi terzi», Gössi 26.3244 «Partecipazione svizzera a progetti per "return hub"» e Riner 26.3336 «Partecipazione della Svizzera a centri di rimpatrio in Paesi terzi». L’esercizio di un’attività lucrativa, l’indipendenza economica e la partecipazione a misure d’integrazione sono inoltre già elementi centrali della politica d’integrazione svizzera e sono promossi attivamente.

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.