26.4008
Strategia in materia di politica di sicurezza. Quale ruolo per la prevenzione di conflitti?
Testo depositato
In che modo la strategia definitiva integrerà in modo esplicito la prevenzione dei conflitti armati come approccio indispensabile per la sicurezza della Svizzera?
In che modo il promovimento civile della pace, che va oltre le operazioni di mantenimento della pace, verrà articolato nella strategia?
Come si prevede di monitorare l'evoluzione della situazione dei diritti umani nelle diverse regioni del mondo, fungendo da barometro di allerta precoce per i conflitti emergenti e futuri?
Il Consiglio federale è disposto a presentare al Parlamento richieste di budget sufficienti per finanziare in modo realistico ed efficace le attività di prevenzione dei conflitti e di promovimento della pace?
Motivazione
La Svizzera dispone di una vasta gamma di strumenti per garantire la propria sicurezza e quella della sua popolazione. Tuttavia, la nuova strategia di sicurezza si basa essenzialmente sulla difesa militare in senso stretto per proteggersi e reagire alle minacce – in particolare quelle provenienti dall’esterno. Il documento menziona certamente la resilienza e la cooperazione internazionale, ma anche questi aspetti rimangono limitati a questioni di difesa. La Svizzera gode di una credibilità consolidata e ha un ruolo chiave da svolgere nella prevenzione dei conflitti e nel promovimento della pace – elementi che non sono esplicitamente menzionati né articolati nella strategia. La prevenzione delle guerre e di altri conflitti è parte integrante di un concetto di sicurezza globale. E i benefici derivanti dal lavoro sulle cause profonde delle tensioni, prima che queste si trasformino in conflitti violenti, sono ormai ben noti: per ogni dollaro investito nella prevenzione dei conflitti e nel promovimento della pace, se ne risparmiano 16, secondo un rapporto di riferimento delle Nazioni Unite. Sebbene potenzialmente meno visibili nel breve termine, questi strumenti consentono tuttavia un’azione duratura e garantiscono al nostro Paese un’immagine di coerenza e credibilità. Un’immagine e un impegno che oggi sono più che mai necessari, in un mondo sconvolto dai conflitti armati e da un continuo calo degli aiuti allo sviluppo. In questo contesto, il valore aggiunto della Svizzera rimane quello di un attore affidabile, di un interlocutore neutrale e di un costruttore di ponti.
Parere del Consiglio federale
In merito alle domande 1-2:
la prevenzione dei conflitti è una questione importante per il Consiglio federale ed è parte integrante della politica di sicurezza. La promozione della pace con mezzi civili e militari è sancita dalla legge e rientra tra le priorità della politica estera svizzera. Nel progetto posto in consultazione della Strategia in materia di politica di sicurezza 2026, essa è integrata nell’obiettivo 6 «Contributi efficaci alla stabilità e Stato di diritto», che comprende anche la cooperazione allo sviluppo, l’aiuto umanitario e la promozione civile della pace. Secondo la strategia, il promovimento militare della pace deve essere potenziato ed è complementare alla promozione civile della pace e alla prevenzione dei conflitti. La strategia è coordinata con la Strategia di politica estera 2024-2027, che illustra gli strumenti della promozione civile della pace: buoni uffici e mediazione, sostegno alla facilitazione e al dialogo, elaborazione del passato, rafforzamento delle istituzioni dello Stato di diritto, promozione dei diritti umani e coinvolgimento delle donne nei processi di pace e sicurezza.
In merito alla domanda 3:
i diritti umani rientrano tra le priorità della politica estera svizzera. Le Linee guida sui diritti umani 2026-2029 stabiliscono che la diplomazia dei diritti umani produce pienamente i suoi effetti quando agisce coerentemente e di concerto con la diplomazia di pace. La Divisione Pace e diritti umani (DPDU) del DFAE opera in circa 20 contesti di conflitto; l’evoluzione della situazione dei diritti umani confluisce in questa attività e nella valutazione della situazione in materia di politica estera. Inoltre, le rappresentanze svizzere all’estero dispongono di un vademecum per la prevenzione delle atrocità, che ha lo scopo di agevolarle nella gestione dell’escalation di situazioni, nell’ottica di un’individuazione tempestiva. Occorre distinguere da ciò l’individuazione tempestiva in materia di politica di sicurezza della Confederazione (obiettivo 2 nel progetto posto in consultazione della Strategia in materia di politica di sicurezza 2026), che si concentra sulle minacce e sui pericoli rilevanti per la Svizzera dal punto di vista della politica di sicurezza.
In merito alla domanda 4:
il progetto posto in consultazione della Strategia in materia di politica di sicurezza 2026 è una strategia quadro e non assegna risorse ai singoli settori politici. È previsto che gli organi competenti richiedano le risorse necessarie per l’attuazione in vista delle decisioni politiche. La Confederazione finanzia la prevenzione dei conflitti, la promozione della pace e le misure a favore del rispetto dei diritti umani attraverso gli strumenti esistenti. Uno di questi è la cooperazione internazionale (CI), attuata congiuntamente dalla DSC, dalla SECO e dalla DPDU. Gli uffici competenti dispongono a tal fine di crediti d’impegno che il Parlamento stanzia ogni quattro anni con il messaggio concernente la cooperazione internazionale (attualmente la Strategia di cooperazione internazionale 2025-2028). Questi fondi contribuiscono alla sicurezza della Svizzera. Il Parlamento decide in merito ai futuri stanziamenti nell’ambito della strategia di cooperazione internazionale nonché del processo di preventivazione ordinario e della pianificazione finanziaria. Il 24 giugno 2026 il Consiglio federale ha deciso la definizione più mirata e il riorientamento della cooperazione internazionale (CI), nonché i parametri strategici per il periodo 2029-2032. Questi prevedono, a fronte di un quadro globale praticamente invariato, un rafforzamento dell’aiuto umanitario a scapito della cooperazione allo sviluppo. Il DFAE e il DEFR sono stati incaricati di elaborare, su questa base, un progetto da porre in consultazione sulla strategia CI 2029-2032, compresi i relativi crediti d’impegno. In tale contesto verrà definita la ripartizione dei fondi tra i singoli strumenti, compresi quelli della Divisione Pace e diritti umani. Per quanto riguarda la cooperazione allo sviluppo e le conseguenze di questa decisione su tale settore, il Consiglio federale rimanda alla sua risposta all’Ip. Schneider-Schneiter 26.3791 «Ripercussioni dei tagli al bilancio sulla cooperazione bilaterale allo sviluppo della DSC e della SECO».