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Bundesrat soll nur werden, wer ausschliesslich die Schweizer Staatsbürgerschaft besitzt
Moret Isabelle · 2VP-F · Nationalrat · Waadt · FDP-Liberale Fraktion
Antrag der Mehrheit
Der Initiative keine Folge geben
Antrag der Minderheit
(Addor, Brand, Buffat, Burgherr, Glarner, Pantani, Reimann Lukas, Rutz Gregor, Steinemann)
Der Initiative Folge geben
Proposition de la majorité
Ne pas donner suite à l'initiative
Proposition de la minorité
(Addor, Brand, Buffat, Burgherr, Glarner, Pantani, Reimann Lukas, Rutz Gregor, Steinemann)
Donner suite à l'initiative
La présidente (Moret Isabelle, première vice-présidente): Vous avez reçu un rapport écrit de la commission. La proposition de la minorité Addor sera présentée par Madame Pantani.
Chiesa Marco · Mit-M · Nationalrat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei
La mia iniziativa parlamentare che voteremo quest'oggi chiede che i consiglieri federali detengano la sola cittadinanza svizzera. Le riflessioni attorno a questo tema - almeno per ciò che mi riguarda - sono nate al momento delle candidature al Consiglio federale dei signori Ignazio Cassis e Pierre Maudet, entrambi cittadini svizzeri e nel contempo cittadini di un altro paese, l'uno dell'Italia e l'altro della Francia. I due candidati all'esecutivo hanno valutato la loro doppia cittadinanza in maniera diversa. Uno, il signor Cassis, ha dichiarato che se c'è una parte della popolazione che avverte la doppia cittadinanza come mancanza di lealtà, allora deve essere immediatamente chiaro a tutti che c'è una lealtà rispetto a un solo Stato. E fino a livello politico di parlamentare nazionale non vedeva conflitti; ma a livello di Consiglio federale ha riscontrato un'incoerenza che l'ha portato a decidere di ridare il suo passaporto italiano.
Al di là delle riflessioni del consigliere federale Cassis, oggi capo del Dipartimento federale degli affari esteri, che ha dichiarato di comprendere le perplessità di una fascia della popolazione, è evidente a tutti che il ruolo di consigliere federale, membro dell'esecutivo svizzero, al quale compete fra l'altro a rotazione anche la carica di presidente della Confederazione, è intimamente legato alla sovranità del nostro paese.
Ma cosa significa possedere una doppia cittadinanza, cosa significa avere più passaporti? A livello formale niente di più e niente di meno che l'assunzione di diritti e doveri nel confronto di uno o più paesi. L'articolo 54 della Costituzione italiana, ad esempio, impone che tutti i cittadini italiani abbiano il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. Questo dettame è accompagnato dal sacro dovere di difendere la patria. L'Italia, nella sua retorica, non è un'eccezione.
Tutti i paesi annunciano nella propria Costituzione diritti e doveri ed alcuni, come la Francia ad esempio, prevede a chiare lettere che "une personne qui a acquis la qualité de Français peut être déchue de la nationalité française si elle s'est soustraite à ses obligations de défense, ou si elle s'est livrée à des actes contraires aux intérêts fondamentaux de la France".
Insomma, la nazione deve essere rispettata e chi contravviene a questo obbligo diventa un reietto.
A livello di cuore invece, descrivere una doppia cittadinanza è molto più complicato. Alcuni pensano che la patria possa essere una sola, come la madre, altri che è possibile avere più radici. Ma da questa dialettica non è possibile uscirne, se non con un voto a maggioranza.
La mia ambizione è dunque quella di attribuire ancora valore alle costituzioni dei paesi. Dunque, è evidente che la doppia cittadinanza possa essere fonte di un conflitto d'interessi difficile, talvolta impossibile, da risolvere.
In questo contesto non solo si manifesta la questione di una scelta di campo. Il cittadino deve essere rappresentato da una persona in cui riporre la più piena fiducia. Nel caso specifico di un consigliere federale binazionale, d'altronde, il cittadino svizzero non ha potuto votarlo e dunque a maggior ragione deve poter fidarsi. I cittadini non devono avere il minimo dubbio, fosse anche solo a livello di immagine verso l'esterno. Bisogna essere chiari su quali interessi l'eletto salvaguarderà e promuoverà, se necessario anche con fermezza e durezza.
La cronaca politica degli ultimi anni ha offerto numerosi esempi di conflittualità di interessi tra la Svizzera ed altri Stati; gli esempi tra l'Italia e il nostro paese si sprecano. La retorica dell'amicizia fra paesi va bene in certe occasioni e fa anche parte del gioco, ma sappiamo appunto che si tratta solo di retorica. La sostanza politica è un'altra cosa. Il consigliere federale deve essere come la moglie di Cesare, quindi al di sopra di tutti i sospetti, e anche apparire come unicamente fedele alla Costituzione svizzera.
Al di là dei privilegi della doppia nazionalità, è utile ricordare che un consigliere federale non è il manager di un'azienda multinazionale con sede in Svizzera. Il suo compito attiene alla sovranità nazionale, agli interessi più delicati del nostro paese. A lui è dunque chiesto di condividere la sorte di quei 4,4 milioni di cittadini svizzeri che non sommano il diritto di voto e non sommano il fatto di poter essere eletti in più nazioni. Questi cittadini, come ben sapete, non beneficiano dei privilegi di cui beneficiano invece i cittadini con una doppia cittadinanza: la possibilità di essere nominati per cariche o concorsi riservati ai cittadini dell'altro Stato; avere dei diritti comunitari dovuti al passaporto europeo; inoltre, il diritto alla tutela diplomatica, a firmare un referendum, alla libera circolazione, al soggiorno senza visto, al diritto di pagare tasse meno alte e ad acquistare case magari senza limitazioni.
In concreto, nel caso di un conflitto del nostro paese con l'Unione europea, un consigliere federale svizzero e al contempo europeo non dovrebbe sopportare ritorsioni che dovrebbe sopportare uno svizzero con la sola cittadinanza svizzera.
Mi avvio alla conclusione. Mi sono posto la domanda se rinunciando alla seconda cittadinanza un consigliere federale sarebbe migliore e garantirebbe migliori decisioni. Rispondo di no, ma sarebbe un consigliere federale che ha dimostrato di saper fare una scelta di campo. I consiglieri federali non sono degli automi e conoscono certamente la difficoltà di essere chiamati ad essere fedeli alla costituzione di più paesi. Noi non possiamo eleggere dei servi di due padroni, in particolare se questa "bigamia" tocca il campo del Dipartimento federale degli affari esteri o quello del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport - campi in cui l'inopportunità appare in tutta la sua evidenza.
In estrema sintesi, ritengo che l'esercizio del potere al più alto livello di questo paese richieda quell'esclusività che le due cittadinanze non permettono. Per questi motivi vi invito a sostenere l'iniziativa parlamentare, la quale porta chiarezza per il futuro, annulla dei privilegi e dei doveri che nascono dalla doppia cittadinanza di un consigliere federale e rafforzano anche agli occhi di chi è fuori dal Palazzo federale il legame di fedeltà con la nostra patria.
Pantani Roberta · Mit-F · Nationalrat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei
L'iniziativa parlamentare di cui stiamo discutendo oggi vuole che chi ci rappresenta al livello più alto del nostro paese abbia unicamente la cittadinanza svizzera. In realtà stiamo discutendo di un argomento un po' paradossale, sembrerebbe logico, infatti, che chi viene eletto in Consiglio federale abbia solo il passaporto svizzero.
Il ruolo dei consiglieri e delle consigliere federali è legato in maniera stretta con gli interessi della Svizzera e della nostra sovranità. I consiglieri federali ci rappresentano a livello internazionale. Si tratta di una questione di trasparenza e credibilità nelle e verso le nostre istituzioni. Pensiamo a quello che può essere l'impatto durante le discussioni con un altro paese, se il nostro consigliere federale o la nostra consigliera federale avesse pure il passaporto, e quindi anche la cittadinanza, del suo interlocutore.
Il passaporto non è un mero pezzo di carta e non è neppure un documento da esibire a dipendenza di dove ci troviamo o di chi abbiamo di fronte. La cittadinanza e il passaporto sono un valore importante, sono la prova di appartenenza ad una nazione - appartenenza nel senso più alto del termine. Si difende il proprio paese, e in questo Parlamento il paese lo rappresentiamo noi. Sotto questa cupola il nostro compito è quello di lavorare per il nostro paese. Il consigliere federale o la consigliera federale è la persona che per mestiere deve difendere gli interessi della Svizzera. Che paese posso difendere, quindi, se di passaporti ne ho più di uno? Che paese posso rappresentare se ho la possibilità di essere eletto anche altrove?
Die Rolle der Bundesrätinnen und Bundesräte ist eng mit den Interessen der Schweiz und der nationalen Souveränität verbunden. Bundesräte und Bundesrätinnen vertreten die Schweiz auf internationaler Ebene. Deshalb ist es eine Sache von Loyalität und Vertrauen sowie von Glaubwürdigkeit vor allem gegenüber anderen Ländern. Was ich in den Unterlagen und in verschiedenen Dokumenten nicht gefunden habe und worauf ich auch in der Diskussion in der Kommission keine Antwort bekommen habe, ist die Frage, in welchen Ländern es Regierungsmitglieder mit einer doppelten Staatsbürgerschaft gibt. Es ist eine Sache von Opportunität, dass Bundesräte und Bundesrätinnen ausschliesslich die schweizerische Staatsbürgerschaft haben, und Opportunität ist eine ganz andere Sache als Opportunismus.
Credo che neppure dovremmo discutere di una cosa così ovvia. Ricordo che non stiamo discutendo di possedere o meno, in quanto membri del legislativo, uno o più passaporti. Questa è una scelta personale che avremo modo di discutere nell'ambito di un'altra iniziativa parlamentare. Stiamo discutendo del fatto che riteniamo giusto e giustificato che i consiglieri federali, dato il compito che hanno, abbiano unicamente il passaporto svizzero.
Per questo motivo vi prego di sostenere la mia proposta di minoranza e di dare seguito all'iniziativa parlamentare Chiesa.
Romano Marco · Mit-M · Nationalrat · Tessin · CVP-Fraktion
La vostra Commissione delle istituzioni politiche ha svolto l'esame preliminare di questa iniziativa parlamentare il 18 ottobre scorso. La commissione propone, con 13 voti contro 9, di non dare seguito. L'iniziativa chiede di modificare la Costituzione in modo che siano eleggibili in Consiglio federale soltanto le persone che possiedono esclusivamente la cittadinanza svizzera. Cittadine e cittadini con due o più passaporti sarebbero a priori esclusi.
La Costituzione federale prevede oggi che tutte le persone aventi diritto di voto siano eleggibili in Consiglio federale. Di conseguenza sono eleggibili anche gli svizzeri che dispongono di due o più cittadinanze, i quali rappresentano circa il 20 per cento della popolazione svizzera.
La doppia cittadinanza è una scelta personale, istituzionalmente riconosciuta, e non può essere posta quale criterio discriminante ex ante, a priori, per l'elezione nel nostro governo. È responsabilità del singolo valutare la propria situazione personale e, nel caso giunga a una possibile elezione nel governo, decidere se rinunciare o meno ad altre cittadinanze legate al proprio passato personale o familiare. Sono stati citati casi specifici accaduti nel recente passato. La persona che diviene candidato valuta la propria situazione e decide se rinunciare alle cittadinanze di cui dispone o se continuare in questo percorso.
In aggiunta, le candidate e i candidati al governo vengono giudicati e poi votati dai membri dell'Assemblea federale, dai consiglieri nazionali e dai consiglieri agli Stati, che possono tenere in considerazione, come elemento positivo o negativo, l'esistenza di una doppia cittadinanza. Possiamo liberamente scegliere se eleggere in governo una persona con due passaporti o valutare negativamente questo fatto e quindi non dare il nostro voto alla persona che si presenta e decide di mantenere la doppia cittadinanza.
Quanto proposto dall'autore dell'iniziativa parlamentare escluderebbe a priori, senza possibilità di valutazione del singolo caso e di eventuale rinuncia alla doppia cittadinanza in vista dell'elezione, tutti i cittadini con doppia o tripla cittadinanza - come detto, circa il 20 per cento della popolazione - della possibilità di essere eletti in Consiglio federale. Si tratterebbe di una regola inopportuna e ingiustificata. Ad oggi non vi sono state situazioni che impongono una modifica della Costituzione e quindi una votazione popolare su questo tema.
Non vi è alcun motivo per attribuire a queste persone una mancanza di lealtà nei confronti della Svizzera in maniera generalizzata. Anche un cittadino con il solo passaporto svizzero potrebbe comportarsi in maniera non leale nei confronti del proprio paese. Non si può creare un pregiudizio dicendo che a priori chiunque abbia due passaporti tendenzialmente è meno leale nei confronti del proprio paese. Inoltre, ricordiamo che al momento dell'entrata in funzione, dell'accettazione della carica, l'eletto in Consiglio federale presta giuramento nei confronti della Costituzione e delle leggi.
Le persone con doppia cittadinanza sono in grado di decidere per se stesse quale paese intendono rappresentare politicamente senza essere costantemente esposte a conflitti di interesse.
In occasione dell'elezione del Consiglio federale è compito dei membri dell'Assemblea federale tener conto, nella loro decisione, di tutte le informazioni disponibili sui candidati. Al riguardo ciascun parlamentare deve poter decidere da sé, se attribuire più o meno importanza alla doppia cittadinanza.
L'iniziativa è quindi troppo radicale. La maggioranza della commissione, come detto, con 13 voti contro 9, non vede la necessità e l'opportunità di intervenire. Il singolo potenziale candidato o la singola potenziale candidata al Consiglio federale nonché l'Assemblea federale hanno la possibilità di giudicare in maniera rigorosa a favore o contro l'elezione di una persona con doppia cittadinanza. Ad oggi non vi sono state situazioni che impongono un esame approfondito della proposta. Nel futuro prossimo, la questione deve essere gestita dall'Assemblea federale, e non serve una regolamentazione in tal senso nella Costituzione.
Barrile Angelo · Mit-M · Nationalrat · Zürich · Sozialdemokratische Fraktion
Die Staatspolitische Kommission hat am 18. Oktober 2018 die von Nationalrat Marco Chiesa im September 2017 eingereichte parlamentarische Initiative vorgeprüft. Die Initiative verlangt eine Änderung der Bundesverfassung, damit nur Personen in den Bundesrat gewählt werden können, die ausschliesslich die Schweizer Staatsbürgerschaft besitzen.
Ihre Kommission beantragt Ihnen mit 13 zu 9 Stimmen, der Initiative keine Folge zu geben.
Nun kommen wir zu den Erwägungen der Kommission. Gemäss Bundesverfassung sind alle stimmberechtigten Schweizer Bürgerinnen und Bürger in den Bundesrat wählbar, also auch Schweizerinnen und Schweizer mit zwei oder mehr Staatsbürgerschaften. Vielleicht ist es Ihnen nicht ganz bewusst, aber heute besitzen 20 Prozent der Schweizerinnen und Schweizer zwei oder mehrere Staatsbürgerschaften und sind in der Schweiz stimmberechtigt. Mit der Umsetzung der parlamentarischen Initiative wären alle diese Personen a priori einfach automatisch nicht mehr in den Bundesrat wählbar. Gemäss der Mehrheit der Kommission besteht kein Anlass, all diese Personen unter Generalverdacht zu stellen und ihnen eine mangelnde Loyalität gegenüber der Schweiz zu unterstellen. Es gab bisher keine Beispiele, die Anlass dazu geben würden.
Personen mit doppelter Staatsbürgerschaft, die politisch aktiv werden, sind sehr wohl fähig, für sich zu entscheiden, welches Land sie politisch vertreten möchten, ohne ständige Interessenkonflikte zu haben. Es ist eine individuelle Entscheidung, wenn man denkt: Wenn ich zu wenig loyal bin, gebe ich eine Staatsbürgerschaft ab. Aber die Kommission findet, es gehe zu weit, a priori diese Menschen von einer Wahl auszuschliessen.
Bei einer Bundesratswahl ist es nämlich die Aufgabe der Mitglieder der Bundesversammlung - also von uns allen - zu prüfen, ob eine Person für das Amt geeignet ist. Da gibt es viele verschiedene Erkenntnisse, die mit einfliessen. Es ist unsere Aufgabe einzuschätzen, ob eine Person unser Land loyal vertreten kann oder nicht. Dabei spielt eine doppelte Staatsbürgerschaft nicht die Hauptrolle; sie kann beim Entscheid des einzelnen Mitglieds eine Rolle spielen - das soll aber jedes Mitglied selber entscheiden.
Folgt man der Argumentation des Initianten und stellt die Loyalität von Doppelbürgern und Doppelbürgerinnen infrage, müsste man konsequenterweise die Loyalitätsfrage für weitere Berufe stellen, beispielsweise für Mitarbeitende des Bundes, die mit Aufgaben im Bereich des Zolls, der Sicherheit und der Migration beauftragt sind. Dies ginge der Kommission deutlich zu weit. Für beides sehen wir keinen Anlass und Bedarf.
Eine Kommissionsminderheit unterstützt die parlamentarische Initiative. Wie Sie gehört haben, sieht sie ein Problem mit Loyalitäts- und Vertrauenskonflikten, gerade wenn das Bundesratsmitglied die Schweiz auch in internationalen Gremien vertreten sollte.
Der Entscheid in der Kommission fiel mit 13 zu 9 Stimmen. Gemäss den Erwägungen, die Sie gehört haben, beantragt Ihnen die Kommissionsmehrheit, der Initiative keine Folge zu geben.
Abstimmung
La presidente (Carobbio Guscetti Marina, presidente): La maggioranza della commissione propone di non dare seguito all'iniziativa parlamentare. Una minoranza Addor propone di darle seguito.
Abstimmung - Vote
Für Folgegeben ... 64 Stimmen
Dagegen ... 125 Stimmen
(2 Enthaltungen)