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Si disdica la Convenzione di Berna e si proceda a una regolamentazione interna della protezione del lupo
Marchesi Piero · Mit-M · Consiglio nazionale · Ticino · Gruppo dell'Unione democratica di Centro
La crescente presenza di lupi sul territorio svizzero crea enormi difficoltà per il settore agricolo, specialmente per i contadini di montagna. La pastorizia e l'allevamento, che sono attività tradizionali e vitali per queste aree, sono seriamente a rischio dalle numerose predazioni dei lupi. Gli attacchi ai capi di bestiame come pecore, capre e vitelli provocano danni economici immediati e compromettono la sostenibilità delle aziende agricole stesse. I costi necessari per proteggere gli animali, come l'istallazione di recinzioni o l'impiego di cani da guardia, sono spesso insostenibili per gli agricoltori che già lavorano con margini di profitto piuttosto limitati. Questo porta molti di loro a considerare l'abbandono dell'attività, con il conseguente rischio di vedere scomparire la tradizione agricola nelle nostre zone di montagna. È una situazione inaccettabile che minaccia il tessuto rurale e la presenza dell'uomo in queste aree.
La mozione avanzata richiede la disdetta della Convenzione di Berna e la regolamentazione interna della protezione del lupo, e intende instaurare un maggiore equilibrio tra, da una parte, la necessaria tutela della biodiversità e, dall'altra parte, la salvaguardia del settore agricolo. L'attuale quadro normativo limita eccessivamente le azioni contro il lupo, lasciando i contadini in una situazione di impotenza e insicurezza. Adottare una regolamentazione nazionale più flessibile e reattiva consentirebbe di gestire in maniera più efficace la popolazione dei lupi, proteggendo il bestiame e garantendo la sopravvivenza dei contadini di montagna. Non si tratta pertanto di rinunciare alla protezione del lupo, ma di trovare un approccio equilibrato e pragmatico che tuteli sia la biodiversità che le attività rurali tradizionali. Solo così potremo assicurare un futuro sostenibile ai nostri agricoltori e preservare le comunità rurali, che sono il cuore della nostra tradizione e identità svizzera, oltre che una parte importante della produzione di alimenti del Paese.
Le modifiche apportate al quadro giuridico, come la recente revisione dell'ordinanza sulla caccia, hanno certamente fornito delle soluzioni migliori per mitigare il problema dell'eccessiva presenza del lupo, ma non sufficientemente adeguate a garantire che il settore dell'allevamento, in particolare quello di montagna, venga salvaguardato.
La situazione attuale è diventata insostenibile. In Ticino, per esempio, ma immagino valga lo stesso anche negli altri Cantoni, ogni settimana si leggono notizie di allevatori e aziende agricole di montagna che gettano la spugna a seguito delle numerose predazioni. Secondo uno studio effettuato nel mio Cantone, circa il 70 per cento degli alpeggi non può essere protetto con i mezzi indicati dalla Confederazione, vale a dire recinzioni e cani da guardia in particolare. Significa dunque che la stragrande maggioranza dei contadini e allevatori deve rassegnarsi ad assistere impotente alle predazioni del lupo. Pensate che alcuni di loro hanno persino passato molte notti nei recinti degli animali per cercare di proteggere i loro capi dal lupo.
Uscire dalla Convenzione di Berna non significa mettere in discussione la biodiversità. Significa salvaguardare un settore importante e fondamentale per la cura delle nostre montagne e per la produzione di prodotti sani e genuini che tutti noi apprezziamo. Oltre a questo, ricordo che dietro a questo settore ci sono famiglie contadine, persone che vivono di questo lavoro, ed è giusto che la politica si occupi anche della loro salvaguardia. Grazie dunque di sostenere la mia mozione.
Rösti Albert · BR-M · Consiglio federale · Berna
Mit der Motion soll der Bundesrat beauftragt werden, die Berner Konvention zu kündigen sowie den Wolf in der nationalen Gesetzgebung als "geschützt" einzustufen und nicht mehr als "streng geschützt".
Wir müssen hier bekannt geben, dass die Berner Konvention grundsätzlich alle wildlebenden Tiere und Pflanzen in ihrem Lebensraum betrifft und dass deshalb ein Austritt ein schlechtes Signal für die Biodiversität wäre. Eine Kündigung ist zudem für den zielführenden Umgang mit dem Wolf nicht notwendig. Die Berner Konvention verpflichtet zwar zum Schutz des Wolfs, sie erlaubt aber auch Massnahmen zur Verhütung ernster Schäden an Viehbeständen und Massnahmen im Interesse der öffentlichen Sicherheit. Die Massnahmen sollen den Bestand der betreffenden Population nicht gefährden. Dementsprechend ist ein Austritt für die Regulierung so nicht notwendig.
Die Unterscheidung zwischen "geschützt" und "streng geschützt" ist für unser aktuelles Recht nicht sehr relevant. Wie Sie wissen, hat der Ständige Ausschuss der Berner Konvention am 3. Dezember 2024, also erst gerade, einen Antrag zur Herabstufung des Schutzstatus beraten. Die Schweiz hat bereits früher einen solchen Antrag eingebracht. Der Antrag wurde mit der Unterstützung der Schweiz gutgeheissen. Von daher ist das Anliegen von Nationalrat Marchesi erfüllt.
Die notwendigen Massnahmen hierzu sind getroffen: Der Bundesrat wird demnächst, per 1. Februar 2025, die neue Jagdverordnung in Kraft setzen. Dort werden die nötigen Massnahmen zur proaktiven Regulierung des Wolfs und damit zum Schutz von Mensch und Nutztieren weitergeführt, dies entsprechend den bisherigen kurzfristigen Massnahmen, damit wir den Bestand stabilisieren bzw. senken und auch die Nutztierschäden drastisch reduzieren können. Das braucht es für die Akzeptanz der Artenvielfalt und dieses Tieres; das ist selbstverständlich. Wir arbeiten hier konsequent weiter.
Votazione
Präsidentin (Riniker Maja, Präsidentin): Der Bundesrat beantragt die Ablehnung der Motion.
Abstimmung - Vote
Für Annahme der Motion ... 80 Stimmen
Dagegen ... 108 Stimmen
(4 Enthaltungen)
Schluss der Sitzung um 12.55 Uhr
La séance est levée à 12 h 55