24.3625
Islamistische Terroristinnen und Terroristen konsequent ausweisen
Quadri Lorenzo · Mit-M · Nationalrat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei
La mozione non è sconosciuta a questo consiglio e in realtà nemmeno alla Camera alta, perché infatti riprende una mozione precedente presentata nel 2016 dall'allora consigliere nazionale Fabio Regazzi, oggi consigliere agli Stati del Canton Ticino, che venne adottata da entrambe le Camere, nel settembre 2018 dal Consiglio nazionale e nel marzo 2019 dal Consiglio degli Stati, ma purtroppo venne tolta dal ruolo nel 2022, poiché la maggioranza fece retromarcia.
Negli ultimi anni la Svizzera ha compiuto passi significativi nella lotta al terrorismo, rafforzando sia gli strumenti preventivi, sia quelli repressivi. Sono state modificate diverse basi legali e introdotte nuove norme, che permettono di individuare e contrastare con maggiore efficacia le minacce di matrice jihadista. Tuttavia, resta ancora aperta una questione fondamentale, la possibilità di espellere dal nostro Paese individui condannati per attività terroristiche, anche se provengono da Stati considerati non sicuri. La prassi attuale, basata sull'articolo 25 capoverso 3 della Costituzione federale e sull'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, impedisce l'allontanamento di queste persone se nel loro Paese d'origine rischiano la tortura o trattamenti inumani o degradanti. È un principio importante, radicato nel nostro ordinamento e nella nostra cultura giuridica, ma che oggi, alla luce delle nuove minacce, richiede comunque un riesame ponderato.
La presente mozione, come già quella del 2016, chiede un cambio di paradigma. Chiede cioè che venga data priorità alla sicurezza interna della Svizzera, in applicazione dell'articolo 33 capoverso 2 della Convenzione sullo statuto dei rifugiati. Questo articolo prevede espressamente che il principio di non respingimento non possa essere invocato da un rifugiato che rappresenti un pericolo per la sicurezza del Paese ospitante o che, avendo riportato una condanna definitiva per crimini particolarmente gravi, costituisca una minaccia per la collettività. Non parliamo di ipotesi astratte. Negli ultimi anni, diversi jihadisti sono stati condannati in Svizzera. Si tratta di soggetti fortemente ideologizzati, non integrati e a rischio elevato di recidiva. Una volta scontata la pena, tornano in libertà in un contesto che non ha gli strumenti per garantire una sorveglianza costante ed efficace. Così facendo, mettiamo a repentaglio la sicurezza dei nostri concittadini. Altri Paesi europei, come Francia, Germania o Paesi Bassi, hanno intrapreso la via dell'espulsione verso stati come Irak e Siria, proprio invocando la necessità di tutelare la sicurezza nazionale. Quindi chiediamoci perché la Svizzera deve essere più realista del Re. Perché quando si tratta di armonizzarsi a norme internazionali o comunitarie che impongono vincoli, ci affrettiamo a recepire. Ma quando una Convenzione come quella del 1951 sui rifugiati ci offre una base per proteggere i nostri cittadini, improvvisamente ci blocchiamo.
La nuova legge contro il terrorismo non fornisce una risposta al problema dell'espulsione dei jihadisti, che devono essere certe e sistematiche. L'articolo 25 capoverso 3 della Costituzione, dal canto suo, risale ad un periodo antecedente alla diffusa minaccia terroristica attuale. Non è più sostenibile che in una valutazione degli interessi contrapposti il diritto all'integrità fisica di un terrorista straniero abbia la precedenza sulla sicurezza interna. La mozione propone quindi una modifica di prassi e, se necessario, anche costituzionale. Il diritto alla vita e all'incolumità delle nostre comunità non può essere costantemente subordinato al destino di chi ha dimostrato disprezzo per le nostre leggi e per la nostra società. È tempo di dare un segnale chiaro che chi minaccia la nostra sicurezza non può contare sulla nostra protezione, perché la Svizzera ha il dovere, non solo il diritto, di difendersi.
Invito pertanto a sostenere questa mozione.
Jans Beat · BR-M · Bundesrat · Basel-Stadt
Der Kern der Motion ist die Frage, ob Landesverweisungen und Ausweisungen trotz des Non-Refoulement-Gebots durchgeführt werden sollen. Diese Problematik wurde bereits im Bericht des Bundesrates vom 4. Mai 2022 zur Abschreibung der Motion Regazzi 16.3982 zum selben Thema ausführlich dargelegt.
Das Non-Refoulement-Gebot steht in unserer Bundesverfassung, in Artikel 25 Absatz 3, und es verbietet es, eine Person in einen Staat zurückzuführen, in dem dieser Person Folter oder eine andere Art grausamer und unmenschlicher Behandlung oder Bestrafung droht. Dieser Grundsatz ist auch in zahlreichen internationalen Übereinkommen verankert, denen die Schweiz beigetreten ist. Dazu gehören insbesondere die Europäische Menschenrechtskonvention, das UNO-Übereinkommen gegen Folter und andere grausame, unmenschliche oder erniedrigende Behandlung oder Strafe sowie der UNO-Pakt II. Das Non-Refoulement-Gebot gehört wie das Verbot von Folter, Völkermord und Sklaverei zum zwingenden Völkerrecht. Es lässt keine Ausnahmen zu. Das gilt auch bei einer ernsthaften Bedrohung der nationalen Sicherheit, einschliesslich des Terrorismus.
Der Bundesrat hat Verständnis für die Sicherheitsbedenken des Motionärs, und er ist ebenfalls der Auffassung, dass die Schweiz der Bedrohung durch den Terrorismus weiterhin entschlossen begegnen muss. Die Sicherheit der Bevölkerung hat oberste Priorität. Die vorliegende Motion überschreitet jedoch klar eine rote Linie, nämlich die Linie des zwingenden Völkerrechts. Als Rechtsstaat muss die Schweiz die Grundsätze der Bundesverfassung und ihre internationalen Verpflichtungen einhalten. Der Bundesrat kann und will keine Verfassungsänderungen vorschlagen, die gegen zwingendes Völkerrecht verstossen. Das geltende Recht erlaubt bereits heute die Ausweisung verurteilter islamistischer Terroristinnen und Terroristen in ihren Herkunftsstaat, auch wenn die betreffenden Länder nicht als sicher gelten. Die Vollzugsbehörde prüft im Einzelfall nach einer Risikobeurteilung, dass das Non-Refoulement-Gebot gewahrt ist.
Aus diesen Gründen beantragt der Bundesrat, diese Motion nicht anzunehmen.
Abstimmung
Präsidentin (Riniker Maja, Präsidentin): Der Bundesrat beantragt die Ablehnung der Motion.
Abstimmung - Vote
Für Annahme der Motion ... 89 Stimmen
Dagegen ... 99 Stimmen
(3 Enthaltungen)