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Asyl. Auch die Schweiz soll das "Ruanda-Modell" anwenden
Quadri Lorenzo · Mit-M · Nationalrat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei
Il tema dell'asilo e della gestione dei flussi migratori rappresenta oggi una delle sfide più complesse per gli Stati europei e anche per la Svizzera. È sotto gli occhi di tutti, come l'attuale sistema sia diventato insostenibile sia in termini economici che sociali. In questo contesto si impone un nuovo approccio che superi modelli ormai inadeguati.
La presente mozione propone l'esternalizzazione delle procedure d'asilo in uno Stato terzo, sulla scorta del cosiddetto modello Ruanda, promosso dal precedente governo conservatore britannico. Il governo britannico era in buona compagnia. La Danimarca, ad esempio, è stata tra le prime nazioni a introdurre nella legislazione nazionale la possibilità di trasferire richiedenti l'asilo in Paesi terzi, ha firmato un memorandum di intesa con il Ruanda e continua a lavorare a soluzioni bilaterali che uniscano fermezza giuridica e rispetto dei diritti umani. Il governo danese ha avuto il merito di porre la questione sul piano europeo, prende avvio un dibattito franco e necessario. Anche l'Italia ha recentemente avviato contatti e accordi operativi con Stati terzi per la gestione esterna delle procedure d'asilo. L'accordo con l'Albania rappresenta un precedente importante.
Anche sul fronte generale dell'Unione europea il dibattito sull'esternalizzazione è ormai aperto. Numerosi Stati membri chiedono con forza che Bruxelles faciliti e legittimi accordi di partenariato con Paesi terzi per trattare le domande d'asilo al di fuori del territorio dell'UE e facilitare le espulsioni.
Il recente patto sulla migrazione e l'asilo, approvato nel 2024, prevede strumenti per una cooperazione rafforzata con Paesi d'origine e di transito e lascia spazio giuridico a forma di esternalizzazione concordata.
Nel frattempo, in Svizzera, continuiamo a spendere oltre 4 miliardi di franchi all'anno per un sistema inefficiente, inauguriamo centri federali lussuosi come quello di Pastore, manteniamo aperte strutture sovradimensionate e tolleriamo situazioni di degrado e criminalità in diverse località. In un'intervista pubblicata nelle scorse settimane sulla "NZZ" a proposito della criminalità straniera in Svizzera, lo psichiatra forense Frank Urbaniok ha citato nazionalità ed esempi: gli afghani commettono cinque volte più reati violenti degli svizzeri, i marocchini otto volte di più, i tunisini nove volte di più. L'esternalizzazione delle procedure d'asilo offrirebbe un duplice vantaggio. Da un lato, rappresenterebbe un deterrente efficace per le domande infondate, scoraggiando chi migra esclusivamente per motivi economici. Dall'altro, permetterebbe di garantire una protezione effettiva a chi ha realmente diritto all'asilo in un contesto ordinato e sotto controllo. Il Consiglio federale ha ora il compito di analizzare questa possibilità nel quadro del rapporto sul postulato Caroni 23.4490, ma non possiamo restare in attesa passiva, anche perché l'esito dell'analisi è prevedibile. Il governo si è finora opposto per motivi ideologici all'esternalizzazione delle procedure d'asilo, sarebbe ingenuo credere che cambierà atteggiamento dopo l'esame del postulato citato prima. Inoltre, sappiamo perfettamente che attorno a queste procedure c'è un'industria che fiorisce e lucra. Per cambiare le cose serve dunque una chiara volontà politica. Da parte del Parlamento, l'attuale modello è al collasso, la pazienza dei cittadini al limite. È tempo di restituire credibilità alla nostra politica migratoria. Tutti i Paesi europei stanno portando dei giri di vite - pensiamo alle recenti decisioni del nuovo governo tedesco - tutti, tranne la Svizzera e questo non è accettabile!
Invito pertanto a sostenere la mozione.
Jans Beat · BR-M · Bundesrat · Basel-Stadt
Zum Zeitpunkt der Einreichung der Motion mag es so ausgesehen haben, als habe Grossbritannien einen Weg gefunden, Asylverfahren nach Ruanda auszulagern. Inzwischen hat Grossbritannien das Modell aber vollständig aufgegeben. Auch kein anderes Land konnte bisher ein solches Modell erfolgreich umsetzen. Selbst Projekte mit wesentlich weniger anspruchsvollen Ausgangslagen, wie die Durchführung von Asylverfahren durch Italien in Zentren in Albanien, konnten bis jetzt nicht umgesetzt werden. Auch wenn die Gründe im Einzelnen unterschiedlich und sehr komplex sind, sind insgesamt die rechtlichen und gerade auch die praktischen Hürden für ein solches Modell sehr hoch. Auch die finanziellen Kosten sind nicht zu unterschätzen.
Aktuell wird in Brüssel jedoch über die Schaffung von rechtlichen Grundlagen für solche oder ähnliche Auslagerungsmodelle für die EU-Mitgliedstaaten diskutiert. Aber, wie gesagt, auch mit neuen Rechtsgrundlagen wäre ein solches Modell noch nicht umgesetzt. Es braucht einen sicheren und willigen Partnerstaat; es sind zahlreiche Hürden zu überwinden und Fragen zu klären, zum Beispiel die Frage der Kosten und die Frage der Zuständigkeit des Personals: Wer führt diese Zentren? Sind das Schweizer oder Schweizerinnen? Wer macht das? Bis jetzt ist das im Gesetz klar geregelt und kann nicht einfach so ausgelagert werden. Auch die Frage, wer diese Zentren im Ausland monitort, ist, wie alle anderen, zu klären.
Der Bundesrat hat letztes Jahr ein Postulat Caroni entgegengenommen. Dieses fordert eine Auslegeordnung zu Asylverfahren im Ausland und zum Wegweisungsvollzug von abgewiesenen Asylsuchenden in sichere Drittstaaten. Dabei soll die Vereinbarkeit mit schweizerischem Recht und den internationalen Verpflichtungen der Schweiz geprüft werden. Der Bericht ist in Erarbeitung. Er wird Anfang nächsten Jahres vorliegen. Und erst auf dieser Basis sollen dann allfällige Entscheidungen getroffen werden.
Der Bundesrat beantragt deshalb, die vorliegende Motion abzulehnen.
Abstimmung
Präsidentin (Riniker Maja, Präsidentin): Der Bundesrat beantragt die Ablehnung der Motion.
Abstimmung - Vote
Für Annahme der Motion ... 88 Stimmen
Dagegen ... 102 Stimmen
(1 Enthaltung)