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Titoli del secondario II e prevenzione della povertà. Quali misure adottare?
Testo depositato
Dal Rapporto educativo svizzero 2026 emerge che l’obiettivo di un titolo del secondario II per il 95 per cento dei giovani sotto i 25 anni, stabilito da Confederazione e Cantoni quasi vent’anni fa, non è ancora stato raggiunto. Anzi: si assiste addirittura a una lieve regressione di tale quota, che a livello nazionale si attesta oggi al 90 per cento. Da notare che questo obiettivo (definito dalla CDPE «l’obiettivo politico più importante perseguito in modo congiunto da Confederazione e Cantoni nel settore della formazione») non è mai stato raggiunto.
Stando al Monitoraggio della povertà pubblicato dall’Ufficio federale delle assicurazioni sociali nel 2025, le persone che non vantano un titolo del secondario II sono molto più esposte al rischio di povertà. È però vero anche il contrario, ovvero che l’origine socioeconomica influenza fortemente la possibilità di ottenere un titolo di questo tipo. Si tratta di un circolo vizioso senza fine: la povertà riduce la possibilità di formazione e l’assenza di formazione fa aumentare il rischio di povertà.
Chiedo quindi al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:
Come spiega quanto riportato nel Rapporto educativo svizzero, ovvero che l’obiettivo politico sopra esposto non sia ancora stato raggiunto?
Quali misure supplementari intendono adottare Confederazione e Cantoni per raggiungere l’obiettivo?
Quali misure supplementari prevede la Confederazione nel quadro della prevenzione della povertà per poter spezzare il circolo vizioso della precarietà socioeconomica e dell’accesso alla formazione?
La futura strategia nazionale contro la povertà comprenderà anche il campo d’azione della formazione e della scolarità obbligatoria? In caso di risposta affermativa, tramite quali misure? In caso di risposta negativa, perché?
Parere del Consiglio federale
1./2. L’ottenimento di un titolo del secondario II per il 95 per cento dei giovani sotto i 25 anni rimane un obiettivo da perseguire. Da vent’anni la Confederazione e i Cantoni uniscono i loro sforzi per creare le migliori condizioni quadro possibili, come per esempio l’ottimizzazione del passaggio tra la scuola dell’obbligo e il livello secondario II e l’introduzione del Case management formazione professionale. Il raggiungimento dell’obiettivo dipende però da molteplici fattori, che spesso si influenzano a vicenda (situazione personale, fattori socio-economici, organizzazione dell’offerta formativa, importanza data alla formazione professionale nei vari Cantoni, ecc.), senza contare il fatto che gli attori sono fra loro molto eterogenei e, di conseguenza, hanno competenze legali diversificate.
In occasione della Giornata nazionale «Obiettivo 95%» tenutasi a Berna il 5 maggio 2026, gli attori sono giunti alla conclusione che per raggiungere l’obiettivo sono necessari un approccio globale e una collaborazione armonizzata fra tutte le parti coinvolte e per tutto il percorso scolastico. È inoltre stata discussa l’istituzione di misure di sostegno precoce per la prima infanzia ai fini dell’acquisizione delle competenze della scuola dell’obbligo e per il passaggio tra i vari livelli scolastici. A inizio 2027 la Conferenza svizzera degli uffici della formazione professionale e la Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione organizzeranno una tavola rotonda per discutere le diverse proposte.
3./4. Il primo rapporto sul monitoraggio nazionale della povertà (www.armutsmonitoring.ch) riporta le strategie di cui si discute al momento per rafforzare l’uguaglianza delle opportunità formative e l’efficacia delle conoscenze a disposizione. Le conclusioni vengono fatte confluire nell’elaborazione della strategia nazionale di lotta alla povertà. La competenza spetta ad attori e servizi statali sempre diversi a seconda del livello scolastico e del settore in questione, fatto, questo, di cui la strategia nazionale di lotta alla povertà deve tenere conto. Conformemente al mandato del Parlamento (mozione Revaz 23.4450), con la strategia il Consiglio federale deve «… sostenere, nel rispetto del principio di sussidiarietà, gli sforzi dei Cantoni e dei Comuni …», in particolare per quanto riguarda gli sforzi volti a promuovere l’accesso alla formazione.