03.3633 · Interpellanza · 2003-12-18
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Stellungnahme des Bundesrates
La Repubblica popolare Cinese è Stato Parte della Convenzione UNESCO concernente la protezione del patrimonio culturale e naturale mondiale (Convenzione del patrimonio mondiale), adottata nel 1972. Questo strumento concerne l'attuazione di misure efficaci di protezione, salvaguardia e promozione del patrimonio culturale e naturale situato sul territorio degli Stati Parte. Il Comitato del patrimonio mondiale, incaricato dell'applicazione e della vigilanza della Convenzione, gestisce la "Lista del patrimonio mondiale" sulla quale possono essere iscritti, su richiesta degli Stati Parte, beni culturali o naturali. La Repubblica popolare Cinese ha depositato una candidatura per il complesso storico del Palazzo Potala a Lhasa, iscritto nella Lista del patrimonio mondiale nel 1994. Su domanda della Cina, tale patrimonio è stato esteso al monastero del Tempio di Jokhang nel 2000 e al sito del Palazzo Norbulingka nel 2001.
In occasione della sua sessione del giugno 2002, il Comitato del patrimonio mondiale ha deciso di inviare a Lhasa una missione congiunta di esperti dell'UNESCO e dell'ICOMOS (Consiglio internazionale dei monumenti e dei siti) per verificare lo stato di conservazione della città storica di Lhasa e le misure adottate dalle autorità cinesi per proteggere e conservare questo complesso architettonico. Fondandosi sul rapporto di questi esperti, nel corso della sua 27 sessione del giugno/luglio 2003, il Comitato del patrimonio mondiale ha adottato diverse raccomandazioni invitando le autorità cinesi a porle in atto.
In questo senso, le autorità competenti sono invitate a lanciare una campagna di sensibilizzazione affinché la popolazione del posto ma anche le cerchie implicate nei processi di cambiamento, come gli urbanisti, gli architetti, gli imprenditori e i funzionari del governo, prendano coscienza del patrimonio culturale minacciato. È pure importante pubblicare il piano di sviluppo della città elaborato dalle autorità, che definisce segnatamente l'altezza massima dei nuovi edifici. Maggiore trasparenza permette agli urbanisti di applicare correttamente le disposizioni in materia di costruzioni. Occorre inoltre provvedere alla formazione dei restauratori e degli artigiani specializzati affinché siano in grado di restaurare e risanare gli edifici storici rispettando il contesto architettonico e i metodi tradizionali. Le autorità cinesi sono state invitate a consegnare nel febbraio 2004 al Comitato del patrimonio mondiale un rapporto sui progressi raggiunti. Decidendo di interrompere i lavori di demolizione nel quartiere di Shol, le autorità cinesi hanno dimostrato la loro disponibilità a collaborare con il Comitato del patrimonio mondiale. In questi ultimi anni, gli esperti constatano i segni di un cambiamento da parte della autorità cinesi nell'approccio della protezione dei monumenti. Prova ne siano le ingenti somme investite recentemente, grazie a fondi regionali e nazionali della Repubblica popolare Cinese, nella protezione e nella conservazione della città storica di Lhasa.
La Cina conosce attualmente una forte crescita economica, la quale pone anche determinate esigenze quanto a urbanizzazione. Le autorità della Città di Lhasa devono far fronte a un problema delicato: da un lato si tratta di preservare per quanto possibile gli edifici storici, di restaurarli e risanarli in modo professionale per permetterne l'utilizzazione e, d'altro lato, le nuove costruzioni indispensabili o che si situano nei quartieri adiacenti ai templi vanno concepite in modo che possano iscriversi armoniosamente nel paesaggio urbano storico.
In merito alle domande sollevate nell'interpellanza, il Consiglio federale risponde quanto segue:
1. La Svizzera sostiene appieno le raccomandazioni adottate dal Comitato del patrimonio culturale relative alla protezione e alla conservazione del centro storico di Lhasa. Attualmente la Confederazione non partecipa a nessun progetto di protezione dei beni culturali nella città tibetana. I mezzi di cui dispone per la conservazione del patrimonio culturale mondiale sono impegnati prioritariamente nella preservazione del patrimonio culturale minacciato in Afghanistan.
2. Con l'invio di missioni di esperti, l'UNESCO manifesta il suo grande impegno per la salvaguardia del patrimonio culturale mondiale di Lhasa. Per l'attuazione, in stretta collaborazione con le autorità cinesi, delle raccomandazioni formulate dal Comitato del patrimonio mondiale, l'UNESCO dipende dal sostegno finanziario degli Stati membri.
3. Il Fondo del patrimonio culturale permette all'UNESCO di finanziare le missioni di esperti, di sostenere partenariati e di organizzare conferenze (ad esempio, la Conferenza internazionale dei sindaci delle città storiche della Cina e dell'Unione europea, tenutasi a Suzhou nel 1998).
Per veri e propri progetti di conservazione e restauro a Lhasa, all'UNESCO mancano i mezzi del Fondo del patrimonio culturale, principalmente alimentato dai contributi obbligatori degli Stati parte. L'organizzazione dipende dunque dal sostegno finanziario facoltativo degli Stati membri e dai doni versati da privati o da istituzioni. Da qualche anno, la Repubblica popolare Cinese investe ingenti somme per la restaurazione sul posto, grazie a fondi locali e nazionali.
4. La Svizzera dispone di un eccellente patrimonio conoscitivo in materia di conservazione di tessili e di manoscritti antichi. Il Consiglio federale è disposto ad esaminare, insieme alle istituzioni competenti in Svizzera e in stretta collaborazione con l'UNESCO, le possibilità concrete di sostegno in questo ambito.
5. A tenore della Convenzione del patrimonio mondiale del 1972, l'UNESCO è responsabile della vigilanza sulle misure adottate dagli Stati Parte per la protezione e la conservazione del patrimonio culturale mondiale. Come rilevato in precedenza, il Comitato del patrimonio mondiale presta grande attenzione alla tutela del patrimonio culturale cinese e intrattiene a questo proposito un dialogo permanente con le autorità cinesi competenti. In questo senso può contare su un sostegno totale della Svizzera.
La ratifica da parte della Svizzera, il 1° ottobre 2003, della Convenzione dell'UNESCO del 1970 concernente le misure da adottare per impedire l'illecita importazione, esportazione e trasferimento di proprietà dei beni culturali costituisce per il Consiglio federale un'altra opportunità di sviluppo della collaborazione con le autorità cinesi nell'ambito della tutela del patrimonio culturale. Secondo l'articolo 7 della legge del 20 giugno 2003 sul trasferimento dei beni culturali (LTBC), il Consiglio federale può concludere con gli Stati contraenti accordi bilaterali sull'importazione e il rimpatrio di beni culturali. Un siffatto accordo tra la Svizzera e la Cina potrebbe migliorare la collaborazione nel campo della protezione del patrimonio culturale. La medesima legge prevede inoltre, all'articolo 14 capoverso 1 lettera b, che la Confederazione, una volta entrata in vigore la legge, può concedere aiuti finanziari per progetti destinati al mantenimento del patrimonio culturale in altri Stati contraenti.
Risposta del Consiglio federale.