04.3289 · Postulato · 2004-06-09
Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale viene invitato ad esaminare la sospensione dell'acquisto e della vendita di armi e materiale bellico da/a Paesi del Vicino Oriente e la cooperazione tecnico-militare con essi, in quanto sono coinvolti nel conflitto tra Israele e il popolo palestinese, oppure hanno una connessione militare con questo conflitto, in quanto e fin tanto che questi Stati non adempiono ai loro obblighi sanciti dalle risoluzioni n° 242 e n° 338 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, dalle Convenzioni di Ginevra e dall'accordo internazionale sui diritti dell'uomo, che anch'essi hanno ratificato.
Begründung
Per uno Stato di piccole dimensioni come la Svizzera il rispetto del diritto internazionale costituisce un principio indispensabile di qualsiasi politica estera. Pertanto anche la politica del Consiglio federale nei confronti del Vicino Oriente si basa sul concetto dell'imposizione delle risoluzioni dell'ONU, delle disposizioni delle convenzioni di Ginevra e dell'accordo internazionale sui diritti dell'uomo. Tuttavia vari Stati del Vicino Oriente continuano ad opporsi all'attuazione del diritto internazionale.
La risoluzione n° 242 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU del 22 novembre 1967 esige da Israele il ritiro dai territori occupati. Chiede inoltre a tutte le parti in conflitto di rispettare la sovranità e l'indipendenza politica di ogni singolo Stato. I Paesi arabi coinvolti in maniera diretta o indiretta con il conflitto sono quindi tenuti a riconoscere a Israele il proprio diritto all'esistenza. La risoluzione n° 338 del 22 ottobre 1973 conferma le richieste della risoluzione n° 242.
Fino ad oggi queste risoluzioni non sono state applicate. Né Israele si è ritirato dai territori occupati, né gli Stati arabi - tranne poche eccezioni - hanno riconosciuto il diritto all'esistenza dello Stato d'Israele. Questi ultimi continuano a rappresentare per Israele almeno una potenziale minaccia militare. Nel conflitto in corso, soprattutto dallo scoppio della seconda Intifada nel 2000, Israele ha violato in maniera grave e ripetuta le disposizioni delle convenzioni di Ginevra già ratificate. Nella maggior parte degli Stati arabi si calpestano ancora i diritti umani fondamentali. In particolare non viene garantita la libertà d'opinione e gli arresti arbitrari di pacifici oppositori politici sono all'ordine del giorno. Torture e trattamenti disumani sono ampiamente diffusi in tutta la regione.
Parecchi Stati del Vicino Oriente sono partner della Svizzera in materia di armamento. La Svizzera continua a collaborare strettamente con Israele nel settore tecnico-militare. Sviluppano insieme armi, che Israele utilizza per esecuzioni extragiudiziali, proibite dal diritto internazionale, causando anche la morte di civili innocenti. Inoltre nel 2002 la Svizzera ha esportato armi leggere in Israele, seppure in modeste quantità. Tuttavia Stati quali Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Giordania, Egitto acquistano materiale bellico dalla Svizzera in maniera regolare e piuttosto cospicua. Nel 2003 è stato venduto materiale bellico agli Emirati Arabi Uniti per un totale di 18,2 milioni di franchi.
Considerate le violazioni del diritto internazionale e dei diritti dell'uomo da parte dei Paesi del Vicino Oriente, è indispensabile che la Svizzera esamini la sospensione delle esportazioni ed importazioni di materiali d'armamento e la collaborazione con essi. La Svizzera non deve sostenere né l'occupazione militare da parte di Israele, che viola il diritto internazionale, né la potenziale minaccia militare degli Stati arabi nei confronti di Israele e le azioni repressive all'interno di questi Paesi.
Antrag des Bundesrates
Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.
Stellungnahme des Bundesrates
Una sospensione generale del commercio di beni militari e della collaborazione tecnico-militare con i Paesi del Vicino Oriente comporterebbe notevoli conseguenze per la Svizzera a livello economico e militare. Ciò limiterebbe inoltre il margine di manovra del Consiglio federale nel contenimento delle tasse.
Attualmente le esportazioni di materiale bellico sono valutate singolarmente e in molti casi vengono anche respinte, in particolare per quanto concerne Paesi come Iran, Iraq, Siria o Israele. Sebbene non sussista un divieto totale, possono essere respinte per violazioni delle risoluzioni ONU, delle disposizioni della Convenzione di Ginevra o delle regolamentazioni internazionali sui diritti umani o per altre ragioni.
Nell'applicazione delle disposizioni legislative sul materiale bellico, in particolare dell'articolo 5 OMB (Criteri per l'autorizzazione di affari con l'estero), il Consiglio federale intende perseguire una prassi coerente, che tenga conto di tutti gli interessi in gioco. L'esame individuale delle domande presentate consente di trovare una soluzione tempestiva, a breve termine e adeguata alle circostanze, nonché di prendere in considerazione anche altri aspetti relativi a ogni singolo territorio, quali il tipo di materiale bellico, il significato economico della transazione, la situazione nazionale dei diritti umani. La sospensione globale di tutte le forniture di armi e di materiale bellico e l'interruzione di ogni forma di collaborazione tecnico-militare con un grande territorio di questo genere risulta troppo rigida e corrisponderebbe poco ai principi della politica estera svizzera, tanto quanto un'apertura illimitata a questi medesimi Paesi delle esportazioni di armi e di materiale bellico. Inoltre, secondo quanto risulta al Consiglio federale, nessun altro Stato che partecipa insieme alla Svizzera al regime di controllo delle esportazioni ha adottato una regolamentazione altrettanto restrittiva.
Per quanto concerne la collaborazione tecnico-militare con i Paesi del Vicino Oriente, in particolare con Israele, e l'importazione di materiale bellico da questi paesi, il Consiglio federale mantiene il riserbo. A causa delle esigenze specifiche dell'esercito e dell'offerta internazionale permane tuttavia la necessità di forniture militari puntuali.
L'autorità di rilascio delle autorizzazioni del Seco ritiene sbagliata l'osservazione sollevata nella motivazione del postulato, secondo cui la Svizzera sviluppa armi insieme a Israele, che quest'ultimo utilizza per esecuzioni extragiudiziali proibite dal diritto internazionale. Inoltre, per quanto riguarda le armi leggere esportate in Israele, si è trattato di armi singole per privati, acquistate a fini di autodifesa, collezionismo o sport (recentemente nel 2002 un'arma del valore di 6 000 franchi è stata venduta a un collezionista; informazioni più dettagliate sono contenute nella risposta del Consiglio federale del 24 settembre 2004 all'interpellanza Dupraz del 17 giugno 2004 [04.3363]).
La sospensione del commercio di armi e di materiale bellico con tutto il territorio del Vicino Oriente comporterebbe non soltanto una violazione della procedura d'autorizzazione seguita finora in questo ambito, ma anche una grave perdita della reputazione della Confederazione quale partner commerciale affidabile. Anche il rifiuto di singole domande comporta questo rischio, ma in misura molto più limitata.
Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.