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04.3396 · Interpellanza · 2004-06-18

Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni

Liquidato

Stellungnahme des Bundesrates

Dopo il no delle Camere federali all'accordo aereo con la Germania nel marzo del 2003, Berlino ha emanato disposizioni che limitano l'utilizzazione dello spazio aereo della Germania meridionale. Nella loro forma originaria, queste disposizioni avrebbero portato a interruzioni dell'esercizio all'aeroporto di Zurigo, con gravi ripercussioni per la compagnia aerea Swiss. In occasione dell'incontro del 26 giugno 2003 con il ministro dei trasporti tedesco, si è riusciti a ottenere un regime di deroga che consentisse di effettuare i voli di avvicinamento sopra la Germania meridionale in caso di cattiva visibilità.

Nella Germania meridionale, inoltre, era stato chiesto di revocare la Skyguide la delega al controllo del traffico nello spazio aereo tedesco, da un lato poiché non si sarebbe attenuta alle disposizioni dell'ordinanza, e dall'altro perché dopo l'incidente di Überlingen erano sorti dubbi sulla capacità di Skyguide di garantire la sicurezza. Tutto ciò era molto preoccupante. Come noto, il controllo del traffico aereo su una parte della Germania meridionale è effettuato dall'organo di controllo svizzero (Skyguide). Ciò è di vitale importanza per l'aeroporto: infatti, è possibile garantire flussi di traffico ottimali e il massimo sfruttamento delle capacità solamente se il controllo del traffico nello spazio aereo circostante l'aeroporto viene effettuato da un unico ente. Per Skyguide, è inoltre necessario dal punto di vista dell'esercizio poter gestire il controllo del traffico in questa parte dello spazio aereo tedesco.

È stato tuttavia possibile evitare anche che la Germania riprendesse la gestione del traffico aereo sulle sue regioni meridionali. Nel protocollo del 26 giugno 2003 relativo all'incontro del ministro dei trasporti Stolpe con il consigliere federale Leuenberger si rileva che si intende ".... sviluppare e attuare un modello armonizzato per l'organizzazione del controllo del traffico aereo nella zona di confine, con le necessarie basi legali. Questo modello deve garantire la sicurezza del traffico aereo, consentire un flusso tecnicamente ottimale e tenere conto degli sviluppi a livello europeo. Indipendentemente da questo modello, ancora da definire, deve essere assicurata la partecipazione della Repubblica federale di Germania alle procedure di decisione". In tal modo la ripresa della la gestione del traffico aereo da parte della Germania era ormai fuori discussione.

Da allora sono in corso a livello tecnico i lavori per concretizzare queste intenzioni. Conformemente a quanto indicato dal protocollo, si stanno anche cercando soluzioni per consentire alle autorità tedesche di partecipare ai processi decisionali relativi alle questioni del controllo del traffico aereo. Nel frattempo, un dipendente dell'ente tedesco preposto al controllo del traffico aereo (DFS) è presente nella centrale di controllo di Skyguide a Zurigo. Questo cosiddetto "coordinatore dell'esercizio" ha il compito di assicurarsi sul posto che Skyguide effettui il controllo del traffico nello spazio aereo tedesco con i medesimi criteri di sicurezza adottati da DFS. Egli inoltre garantisce che Skyguide rispetti i criteri che consentono a questa società, in caso di scarsa visibilità, di derogare al divieto di sorvolo e di instradare sul territorio della Germania meridionale i velivoli in avvicinamento durante anche durante le ore di blocco.

La realtà dimostra quindi che il passaggio del protocollo citato nell'interpellanza riguarda esclusivamente questioni relative al controllo del traffico aereo. Il fatto che la "partecipazione" indicata nel protocollo si riferisca unicamente alla partecipazione ai processi decisionali relativi al controllo del traffico nello spazio aereo tedesco, non è mai stato messo in discussione dalla Germania.

Questo protocollo, del resto, non è un trattato internazionale, ma una dichiarazione d'intenti politica, come ampiamente documentato dal Consiglio federale nella sua risposta a un'interpellanza della Commissione dei trasporti e delle telecomunicazioni del Consiglio nazionale del 21 ottobre 2003 (03.3569; IP CTT-N; Uso dello spazio aereo della Germania meridionale).

1. Una conferma di questo genere non è assolutamente necessaria. La natura giuridica del protocollo è chiara. Né la Svizzera, né la Germania hanno mai interpretato questa dichiarazione come un trattato internazionale vincolante. Per contro esisteva, e continua ad esistere, per entrambe le parti la volontà politica di rispettare le dichiarazioni fatte nel protocollo. Se una delle parti non lo dovesse fare, non vi saranno conseguenze giuridiche di alcun genere. L'unica conseguenza sarebbe che, probabilmente, anche l'altra parte rivedrebbe la propria posizione.

2. La dichiarazione al punto 3 del protocollo, come già detto, si riferisce esclusivamente all'esercizio dell'attività di controllo del traffico nello spazio aereo tedesco.

3. Poiché il protocollo non è un trattato, non occorrerebbe neanche una disdetta formale nel caso in cui la Svizzera decidesse di non realizzare più quanto indicato. Per non compromettere le relazioni di buon vicinato, sarebbe comunque opportuno, in questo caso, informare preventivamente la Germania. Al momento siamo tuttavia molto lontani da uno scenario di questo tipo. Entrambe le parti hanno interesse a realizzare quanto concordato a livello politico.

4. Dopo il fallimento della procedura di mediazione, si sta cercando nell'ambito del processo di coordinamento del PSIA un modello a lungo termine per l'esercizio dell'aeroporto di Zurigo. Tutte le possibili varianti dovranno essere prese in esame. Fra di esse vi è anche l'avvicinamento da nord a gomito.

La Germania, attraverso le limitazioni imposte alle procedure di decollo e di avvicinamento dell'aeroporto di Zurigo nello spazio aereo della Germania meridionale, esercita un influsso, quantomeno indiretto, su tutte le opzioni, quindi anche sull'avvicinamento da nord a gomito. Senza dubbio, per la parte tedesca si tratta soprattutto di subire il meno possibile le immissioni transfrontaliere causate dagli avvicinamenti a gomito che si svolgono sul territorio svizzero.

Risposta del Consiglio federale.