05.3355 · Mozione · 2005-06-16
Dipartimento di giustizia e polizia
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale è incaricato di regolarizzare lo statuto delle persone prive di un permesso di soggiorno ("sans papiers") che esercitano un'attività lucrativa in Svizzera, quale misura collaterale urgente prima che sia approvata l'estensione della libera circolazione delle persone e come misura preventiva contro il dumping salariale.
Begründung
Il problema dei "sans papiers" non è nuovo; la loro regolarizzazione è già stata richiesta in numerosi interventi parlamentari (Fankhauser, Hubmann, Zisyadis, Mugny, Aeppli Wartmann e recentemente Vischer). Ogni volta il Consiglio federale ha respinto la richiesta adducendo che una regolarizzazione creerebbe un incentivo sbagliato.
Ora, in base a diverse nuove conoscenze, il problema andrebbe considerato da un punto di vista diverso: innanzitutto, l'Ufficio federale della migrazione ha incaricato l'istituto di ricerca gfs.bern di elaborare un rapporto finale sui "sans-papiers" in Svizzera. Tale rapporto, pubblicato nell'aprile 2005, ha rivelato quanto segue: in Svizzera vivono circa 90 000 "sans-papiers". Inequivocabilmente, essi si trovano nel nostro Paese per lavoro e non per motivi legati all'asilo. Vi sono "sans-papiers" in tutta la Svizzera, anche nella Svizzera tedesca e nelle regioni di campagna. Il fenomeno non va pertanto sottovalutato o considerato di secondaria importanza.
In secondo luogo, prossimamente entrerà in vigore la legge sul lavoro nero, che prevede sanzioni più severe sia contro i lavoratori che contro i datori di lavoro (multe e pene detentive più severe, esclusione dai mandati nel contesto di appalti pubblici, esclusione dai pagamenti diretti nell'agricoltura). La lotta al "lavoro grigio" minaccia di indurre un numero ancora maggiore di lavoratori dipendenti a entrare nella clandestinità, e i datori di lavoro a sostituire questa manodopera, come se niente fosse, con lavoratori a buon mercato reclutati nei dieci nuovi Stati dell'UE.
In terzo luogo, la situazione politica ed economica è caratterizzata momentaneamente dalla probabile estensione dell'Accordo sulla libera circolazione delle persone ai dieci nuovi Stati dell'UE. I "sans-papiers" lavorano sovente in condizioni precarie, guadagnando poco e dovendo accettare condizioni salariali e lavorative inferiori a quelle previste nei contratti collettivi di lavoro (ristorazione, settore alberghiero, costruzione, pulizia) o nei contratti normali di lavoro (agricoltura). Regolarizzando lo statuto di queste persone si potrebbe evitare il dumping salariale.
I lavoratori dipendenti in situazione irregolare si trovano spesso da molti anni nel nostro Paese; i loro figli sono sovente nati in Svizzera e vi frequentano le scuole. È quanto emerso al momento dell'espulsione di numerose persone ed è ciò che ci è stato segnalato dal movimento attivo nella Svizzera romanda a favore della regolarizzazione dei "sans-papiers". Tale movimento ha attirato l'attenzione dell'opinione pubblica sul fatto che numerose di queste famiglie sono ben integrate e godono del sostegno di chi sta loro attorno (vicinato, datore di lavoro, colleghi di lavoro, insegnanti). In base a un'attuazione estremamente restrittiva della circolare Metzler, solo poche di esse hanno potuto essere regolarizzate.
La durezza del Consiglio federale, che contrariamente alle esperienze effettuate in Europa - da ultimo in Spagna - rifiuta qualsiasi regolarizzazione, come pure la prassi più restrittiva prevista dalla legge federale sul lavoro nero e l'estensione della libera circolazione delle persone minacciano di spingere nella totale illegalità o di costringere alla partenza 90 000 persone che attualmente hanno un posto di lavoro e sono bene integrate. Tali persone sarebbero poi sostituite da manodopera proveniente dai nuovi Stati dell'UE. Nonostante il nuovo statuto giuridico garantito loro dall'approvazione dell'estensione della libera circolazione, queste persone rappresentano nuova manodopera a buon mercato, assai rapidamente vittima del dumping salariale. Sostituendo manodopera ben integrata con nuova manodopera, i datori di lavoro beneficiano di un grande margine di manovra e hanno la possibilità di esercitare pressione sui salari. Ciò concorre nel contempo a rafforzare le paure nei confronti degli stranieri.
La regolarizzazione dei circa 90 000 "sans-papiers" che lavorano in Svizzera rappresenta pertanto una misura collaterale urgente da applicare prima della votazione sull'estensione dell'Accordo sulla libera circolazione delle persone. Essa viene incontro ai bisogni attuali del mercato del lavoro e impedisce lo sfruttamento di manodopera non integrata che entra in Svizzera.
Antrag des Bundesrates
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.
Stellungnahme des Bundesrates
Il Consiglio federale è cosciente della problematica delle persone la cui presenza è illegale. Come detto nella mozione, esso ha illustrato in maniera circostanziata i motivi per i quali si rifiuta di concedere una regolarizzazione generale delle persone presenti illegalmente in Svizzera nel contesto del suo parere del 18 maggio 2005 in merito alla mozione Vischer (05.3158). Il Consiglio federale è a conoscenza dei risultati dello studio sulle persone presenti illegalmente nel nostro Paese effettuato dall'istituto di ricerca gfs. bern, su incarico dell'Ufficio federale della migrazione. In base a tale studio non vi è urgenza per una rivalutazione della problematica.
Regolarizzazioni generali sono state finora accordate soltanto in pochi Stati europei. In tale contesto è emerso che il numero delle persone presenti illegalmente che esercitano un'attività lucrativa non diminuiva in maniera significativa, per lo meno non a lungo termine. Il lavoro nero continuerà ad esistere fintantoché il padronato desidererà approfittare di salari modici e i lavoratori accetteranno tali condizioni. La nuova legge federale sul lavoro nero dovrà contrastare tale abuso. Nel contesto dei dibattiti sia sulla legge sul lavoro nero, sia riguardo alla nuova legge sugli stranieri, ambo le Camere hanno tuttavia respinto ulteriori proposte di legalizzazione ai sensi di quanto avanzato dall'autrice della mozione. Onde evitare i casi di rigore, in singoli casi debitamente motivati vi è sempre la possibilità di trovare soluzioni adeguate nel contesto della regolamentazione vigente.
Non vi è neppure un nesso immediato tra l'estensione dell'Accordo sulla libera circolazione delle persone e la problematica dei "sans-papiers". L'accordo relativo all'estensione della libera circolazione delle persone ai nuovi dieci Stati dell'UE prevede un'apertura controllata e graduale dell'accesso al mercato del lavoro per i cittadini di tali Stati. Il mantenimento, per la durata dei termini transitori, delle limitazioni esistenti dal profilo del mercato del lavoro (fino al 2011 priorità agli indigeni, controllo preliminare delle condizioni salariali e lavorative nonché contingenti) è una garanzia sufficiente contro un'offerta eccessiva di manodopera. Inoltre, le misure collaterali ulteriormente rafforzate nel contesto dell'estensione della libera circolazione delle persone consentono di lottare efficacemente contro il dumping salariale.
La manodopera proveniente dai dieci nuovi Stati dell'UE è pertanto ammessa sul mercato del lavoro svizzero solo nel quadro di rapporti di lavoro legali, alle condizioni salariali e lavorative in uso nel nostro Paese. È del tutto possibile che in tal modo vengano legalizzati rapporti di lavoro sinora irregolari. Ciò è conforme agli obiettivi della politica migratoria ed economica del Consiglio federale.
Per questi motivi il Consiglio federale ritiene infondata la mozione Huguenin e propone di respingerla.
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.