05.3401 · Interpellanza · 2005-06-17
Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni
Liquidato
Wortlaut
In Svizzera circa l'80 per cento dell'energia dipende da importazioni estere. Né l'uranio, quale materia prima per le centrali nucleari, né i vettori energetici fossili sono di origine svizzera. Inoltre, va sottolineato che ben il 71 per cento di tale quota è costituito da vettori energetici fossili, in prevalenza petrolio e derivati.
I carburanti e i combustibili destinati alla Svizzera provengono perlopiù dall'Africa (Nigeria, Algeria e Libia), dal Vicino Oriente (Penisola Araba, Golfo Persico) e dall'Asia Minore (Caucaso, ex Unione sovietica meridionale).
Queste regioni sono in parte poco sicure. Considerando tuttavia la forte dipendenza della Svizzera da queste regioni e vista l'importanza di queste materie prime per l'intera economia svizzera, sorgono le seguenti domande:
1. Cosa ne pensa il Consiglio federale del fatto di dipendere all'80 per cento da altri Paesi?
2. Come valuta la stabilità nei Paesi fornitori?
3. Quali strategie di politica interna ed estera ha sviluppato il Consiglio federale nel caso aumentassero in modo sproporzionato i prezzi dei vettori energetici summenzionati (p. es. dopo il 'Peak Oil')?
4. Quali accordi ha stipulato il Consiglio federale con i Paesi in questione?
5. Perché il Consiglio federale reagisce in modo titubante alle violazioni dei diritti dell'uomo in questi Paesi?
6. Qual è la linea adottata con i rifugiati delle regioni di cui sopra? Il Consiglio federale prende in considerazione di fissare dei criteri speciali per i richiedenti d'asilo provenienti dai Paesi in guerra, fornitori di materie prime?
7. La Svizzera esporta armi in queste regioni? Se sì, qual è l'entità di tali forniture?
8. Il Consiglio federale è disposto a fare intervenire l'esercito svizzero all'estero per difendere le ultime riserve di petrolio? La Svizzera agirebbe da sola o si alleerebbe con NATO, UEO, PfP ecc.?
9. Il Consiglio federale intende informare ufficialmente la popolazione svizzera sull'imminente 'Peak Oil', ovvero il picco della produzione petrolifera, indipendentemente dal fatto che lo si raggiunga tra 5 o 15 anni?
Begründung
A lungo termine, non è determinante sapere quando si raggiungerà il "Peak Oil" (picco della produzione petrolifera). L'importante è riconoscere che l'era delle energie fossili e nucleari sta per concludersi. In vista del futuro, è necessario riorganizzare in modo intelligente, lungimirante e sostenibile l'approvvigionamento energetico. Inoltre, occorre reagire tempestivamente per rimediare ai danni causati al clima del nostro pianeta dopo 200 anni di combustione di risorse fossili. Alla luce di questa situazione, perché la Svizzera non assume il ruolo di pioniere? In quanto piccolo Paese a misura d'uomo potrebbe fare grandi cose. È sufficiente ripassare la storia e ricordare l'ex consigliere federale Alphons Egli, che vietando l'utilizzo di fosfato nella produzione dei detersivi, lanciò una nuova sfida ai fabbricanti, che, in seguito, effettuarono esportazioni con cifre da capogiro. Il passaggio all'energia rinnovabile e la contemporanea riduzione del consumo grazie ad una maggiore efficienza potrebbero far ritornare la Svizzera nel gruppo di testa degli specialisti dell'energia.
Stellungnahme des Bundesrates
1. I mercati dell'uranio, del petrolio e sempre più anche del metano sono globali, vale a dire che l'equilibrio tra la domanda e l'offerta è regolato attraverso l'adeguamento dei prezzi. Circa il 65 per cento della domanda di petrolio svizzera è coperta con importazioni di prodotti di numerosi Paesi europei, i quali, a loro volta, attingono a diverse fonti di petrolio greggio. L'esperienza in questo campo dimostra che i fornitori di energie fossili sono interessati a rifornire in modo affidabile il mercato. La flessibilità e la diversificazione contribuiscono pertanto in modo notevole a garantire la sicurezza dell'approvvigionamento.
Contrariamente al petrolio, l'approvvigionamento di metano è assicurato mediante la stipula di contratti di fornitura a lungo termine. L'Europa e la Svizzera importano il metano da Paesi che per decenni hanno dato prova di affidabilità (Norvegia, Paesi Bassi, Russia, Algeria).
Negli ultimi decenni, grazie all'offerta eccessiva di elementi combustibili sul mercato, l'approvvigionamento delle centrali nucleari non ha presentato alcun problema. Di recente, si registra tuttavia una diminuzione dell'offerta, alla quale occorre reagire effettuando maggiori investimenti, in particolare nel settore delle miniere d'uranio.
Nonostante non si prospettino nell'immediato futuro problemi di approvvigionamento, occorre riconoscere che la dipendenza della Svizzera dalle importazioni energetiche rappresenta un notevole rischio, soprattutto per il settore dell'economia. Diversificando l'approvvigionamento energetico, vale a dire ricorrendo maggiormente a fonti energetiche indigene e rinnovabili, tale rischio diminuirebbe. Nel caso di gravi penurie, alle quali l'economia non riuscirebbe a far fronte da sola, si attuerebbero le misure precauzionali e di gestione previste dalla legge sull'approvvigionamento del Paese (LAP; RS 531) e dall'Accordo istitutivo di un programma internazionale dell'energia (RS 0.730.1). La Confederazione e i cantoni, nell'interesse di una sicurezza dell'approvvigionamento a lungo termine, continuano ad impegnarsi a favore di una politica energetica volta a rafforzare l'efficienza energetica e a promuovere le energie rinnovabili. Le esperienze finora raccolte nel quadro del programma SvizzeraEnergia dimostrano che i progressi raggiunti nel campo del consumo energetico, delle emissioni di CO2, degli investimenti e dell'occupazione sono incoraggianti, ma non del tutto sufficienti per raggiungere gli obiettivi prefissi. Con la legge sull'approvvigionamento elettrico, il Consiglio federale cerca di promuovere le forze idriche e altri vettori energetici indigeni.
2. La stabilità politica è molto importante per garantire un approvvigionamento energetico sicuro. Tuttavia, la crisi in un singolo Paese fornitore non automaticamente deve compromettere la relativa capacità di fornire petrolio o metano. Un esempio: durante la guerra civile in Algeria negli anni Novanta, le forniture non sono mai state compromesse. In questo contesto va ricordato che anche in Paesi politicamente stabili possono verificarsi panne produttive in seguito a scioperi o eventi naturali.
3. Attualmente, l'Ufficio federale dell'energia sta elaborando le prospettive energetiche per il periodo 2035-2050. Nel corso del 2006, basandosi su dette prospettive, il Consiglio federale si esprimerà sui principi in merito alla sicurezza dell'approvvigionamento. In questo contesto saranno analizzate anche le conseguenze di un rapido e forte aumento dei prezzi del petrolio. A lungo termine, il Consiglio federale continua a sostenere il progetto di una "Società a 2000 watt".
4. La Svizzera non ha stipulato con nessuno dei Paesi fornitori di petrolio un accordo che regola direttamente il commercio di questa materia prima. In Svizzera, l'approvvigionamento energetico è compito del settore dell'energia, lo Stato disciplina unicamente le condizioni quadro per garantire un approvvigionamento sicuro. Con molteplici Paesi esportatori di energia sono state però stipulate delle convenzioni per incoraggiare e proteggere gli investimenti. Inoltre, la Svizzera ha ratificato il trattato internazionale sulla carta dell'energia (RS 0.730.0), il cui obiettivo è di assicurare gli investimenti e l'efficienza in campo energetico e, in futuro, anche il transito energetico nell'area euroasiatica. I rapporti contrattuali con i vari Paesi sono assai diversi e non dipendono direttamente dal commercio del greggio.
5. Non è vero che il Consiglio federale reagisce in modo reticente alle violazioni dei diritti dell'uomo nelle regioni fornitrici di materie prime. La Svizzera lotta in modo attivo e impegnato contro ogni tipo di violazione dei diritti dell'uomo in tutto il mondo. E questo anche nei Paesi importanti per la Svizzera sotto il profilo dell'approvvigionamento energetico, ovvero l'Africa, il Vicino Oriente, l'Asia Centrale o la regione del Caucaso. In questo contesto, si potrebbero elencare numerosi esempi d'intervento.
6. Le autorità svizzere competenti in materia di asilo, dopo avere esaminato il singolo caso, offrono protezione alle persone che devono fuggire da una regione bellica o che sono perseguitate nel loro Paese. I richiedenti d'asilo devono avviare una procedura individuale che, se l'esito è positivo, porta al riconoscimento dello statuto di rifugiato e alla concessione dell'asilo. Per la decisione le autorità competenti applicano le disposizioni della legge federale sull'asilo. In linea di massima, ogni richiesta d'asilo viene valutata singolarmente, anche da parte dei richiedenti provenienti dalle regioni summenzionate. Indipendentemente dal Paese d'origine, la Svizzera accoglie i perseguitati politici come rifugiati e, se non vi sono motivi di esclusione, concede loro l'asilo. Per il riconoscimento dello statuto di rifugiato è determinate l'articolo 3 della legge sull'asilo che si basa sull'articolo 1 lettera a della convenzione internazionale sullo statuto dei rifugiati. Alla luce di quanto esposto, il Consiglio federale non reputa necessario fissare ulteriori criteri in questo campo.
7. Nel 2004 non è stato esportato materiale bellico nei tre Stati africani elencati nel presente intervento (Nigeria, Libia, Algeria) e nemmeno nelle repubbliche meridionali dell'ex Unione sovietica e del Caucaso. Il materiale esportato nella Penisola Araba e nel Golfo Persico corrisponde all'incirca al 6,6 per cento del totale delle esportazioni di materiale bellico nel 2004, pari a 402,4 milioni di franchi.
8. Spetta al settore dell'energia garantire l'approvvigionamento petrolifero. La Confederazione e i cantoni disciplinano le condizioni quadro per tutelare gli interessi comuni. Secondo il Rapporto sulla politica di sicurezza 2000 (Sicurezza attraverso la cooperazione), il Consiglio federale impiega l'esercito soltanto nel quadro di interventi per il mantenimento della pace all'estero commissionati dalle Nazioni Unite o dall'OCSE, contribuendo così a calmare la situazione nelle regioni in difficoltà. Non sono tuttavia previsti interventi militari per proteggere i giacimenti petroliferi.
9. Al momento, nell'ottica dell'approvvigionamento petrolifero non è necessario lanciare una campagna informativa. Non solo non si sa quando verrà raggiunto il picco della produzione petrolifera ("Peak Oil"), ma non è nemmeno possibile fare previsioni attendibili sul corso degli sviluppi o in merito alle ripercussioni su prezzi, domanda, evoluzione tecnologica ecc. Mancano pertanto le basi obiettive per procedere a un'informazione seria. Tuttavia, nel quadro del programma SvizzeraEnergia, la popolazione continuerà ad essere sensibilizzata circa la penuria delle risorse energetiche convenzionali e la necessità di utilizzare in modo razionale l'energia nonché di ricorrere a fonti rinnovabili.
Risposta del Consiglio federale.