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05.404 · Iniziativa parlamentare · 2005-03-17

Dipartimento di giustizia e polizia

Liquidato

Wortlaut

Fondandomi sull'articolo 160 capoverso 1 della Costituzione federale e sull'articolo 107 della legge sul Parlamento, presento la seguente iniziativa parlamentare:

La Confederazione elabora una norma penale che commina una pena per la mutilazione sessuale delle donne o l'incitamento a compierla in Svizzera. Tale normativa dev'essere applicata alle persone domiciliate in Svizzera anche se l'atto è stato compiuto all'estero.

Begründung

Per mutilazione di organi genitali femminili si intende l'asportazione parziale o totale degli organi genitali esterni della donna o qualsiasi altra loro mutilazione effettuata in assenza di motivi medici. Le forme più frequenti sono l'escissione e l'infibulazione. Tali pratiche sono considerate inumane dal Consiglio d'Europa, dall'OMS, dall'Unicef, dall'ONU e in particolare dal Fondo delle Nazioni Unite per le attività demografiche (UNFPA), poiché violano la dignità umana e il diritto inalienabile all'autodeterminazione. Queste mutilazioni si fondano su oscure tradizioni e il loro scopo è privare le donne di qualsiasi desiderio o piacere sessuale, al fine di esercitare un maggior controllo su di loro. Le mutilazioni sessuali sono inoltre particolarmente pericolose per la salute: durante gli interventi vi è il rischio di trasmissione del virus HIV, di complicazioni che possono causare la morte per emorragia e infezione, di conseguenze a lungo termine quali rischi in caso di parto o ripercussioni psicosessuali e psicologiche.

Le autorità elvetiche sono coscienti dell'importanza di lottare contro le mutilazioni sessuali, che concernono 130 milioni di donne nel mondo. La Svizzera è attiva in particolare in seno a organizzazioni internazionali impegnate in questa lotta. Nell'ambito della collaborazione allo sviluppo, il DFAE sostiene inoltre iniziative di organizzazioni locali, soprattutto in Africa, che tentano di porre termine a queste pratiche. Per quel che concerne il territorio svizzero, invece, la situazione resta poco chiara.

In seguito alla 4a Conferenza mondiale sulle donne, tenutasi a Pechino, la Svizzera ha elaborato un piano d'azione che prevede di chiarire se le mutilazioni sessuali vengono praticate anche nel nostro Paese e, se del caso, di predisporre misure adeguate. Secondo un recente studio dell'Unicef la Svizzera non è risparmiata da questo problema: il personale medico e i servizi sociali sono spesso confrontati con donne escisse. Ciò che più inquieta, però, è che secondo tale studio le mutilazioni sessuali sono praticate anche in Svizzera. Vista la situazione, occorre intervenire urgentemente.

Sempre più Paesi hanno adottato provvedimenti legislativi al fine di sradicare le pratiche di mutilazione sessuale, e l'ONU considera questa evoluzione come un importante progresso: tra tali Paesi non vi sono soltanto Stati africani, ma anche diversi Stati occidentali quali la Francia, in cui il fenomeno delle mutilazioni sessuali è diminuito in misura notevole da quando sono state comminate pene severe.

Nel 2000, nel suo parere relativo alla mozione Gadient sulla lotta contro l'escissione (00.3365), il Consiglio federale ha sancito tre principi fondamentali della sua politica estera che, a mio avviso, andrebbero applicati anche alla politica interna: tutela dei diritti dell'uomo, parità dei sessi e promozione della salute.

In Svizzera le mutilazioni sessuali costituiscono un reato contro l'integrità corporale e sono punite dall'articolo 122 del Codice penale (lesioni personali gravi). Anche se la legge sanziona già oggi questo tipo di pratiche, la creazione di una fattispecie specifica esplicherebbe un effetto educativo, soprattutto presso le persone più toccate da questo fenomeno, ossia i migranti.

Le esperienze condotte all'estero (Stati nordici, Francia ecc.) hanno mostrato che sotto la pressione comune esercitata dalla giustizia e dalle organizzazioni che lottano contro queste pratiche, il numero di mutilazioni sessuali è sensibilmente diminuito. In Francia, ad esempio, le sanzioni previste nel Codice penale hanno un chiaro effetto dissuasivo nei confronti delle famiglie economicamente e socialmente svantaggiate.

Si noti pure che in un rapporto redatto dalla nostra collega Ruth-Gaby Vermot-Mangold, il Consiglio d'Europa ha esortato i governi degli Stati membri a introdurre disposizioni legali specifiche che vietino le mutilazioni di organi genitali, dichiarandole violazioni dei diritti dell'uomo e dell'integrità corporale ("Mutilations sexuelles féminines", Doc. 9076, Rapport de la Commission sur l'égalité des chances pour les femmes et les hommes; relatrice: Ruth-Gaby Vermot-Mangold, Svizzera, 3 maggio 2001).

L'introduzione di norme penali severe in Svizzera non può tuttavia impedire che persone residenti nel nostro Paese si rechino all'estero per far praticare mutilazioni sessuali sulla loro figlia. Affinché la lotta contro queste pratiche illegali possa essere condotta in modo efficace, occorre creare una disposizione penale che punisca simili mutilazioni o l'incitamento a compierle in Svizzera, anche se l'atto è stato commesso all'estero. L'estensione del campo d'applicazione territoriale del diritto penale svizzero rappresenterebbe uno strumento per reprimere il "turismo dell'escissione e dell'infibulazione", sul modello dell'articolo 5 capoverso 1 CP, adottato dal Parlamento nel 2002, che consente di perseguire e punire i reati sessuali commessi all'estero ai danni di minorenni da persone che si trovano in Svizzera.

Visto quanto precede e considerato che le mutilazioni sessuali costituiscono un crimine, è assolutamente necessario intervenire sul piano legislativo.