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06.3249 · Interpellanza · 2006-06-08

Dipartimento degli affari esteri

Liquidato

Wortlaut

All'inizio di marzo sono state rese pubbliche notizie secondo cui alcuni funzionari degli sportelli dell'ambasciata di Svizzera a Islamabad avrebbero venduto in grande stile visti a cittadini pakistani contro prestazioni sessuali o finanziarie. Queste notizie giungono poco tempo dopo le rivelazioni di irregolarità nelle rappresentanze svizzere in Perù e in Russia come pure in un Paese arabo e uno Stato africano. La notizia più recente riguarda infine il presunto arresto di un dipendente dell'ambasciata svizzera in Gran Bretagna. In Svizzera da varie parti è stato chiesto di fare piena luce su questa faccenda, se necessario tramite una CPI. Nel frattempo il DFAE ha ordinato il rientro in Svizzera di tutto il personale dell'ambasciata a Islamabad e del consolato a Karachi e ha chiuso le due rappresentanze. A prescindere dal fatto che queste misure impediscono le indagini giuridiche e lo svolgimento regolare dei compiti sul posto, questa reazione può far sorgere il sospetto che si vogliano occultare alcuni aspetti dell'affare. Per questo motivo chiediamo al Consiglio federale di rispondere urgentemente alle seguenti domande:

1. Come è possibile che si sia arrivati a questo scandalo dei visti e in che misura sono colpite anche altre ambasciate?

2. Stando ad alcune fonti, l'ambasciata aveva ricevuto già nel settembre 2005 una segnalazione da parte dell'ufficiale di collegamento di polizia dell'ambasciata norvegese. In seguito, la Norvegia avrebbe addirittura espresso il suo stupore per il fatto che la Svizzera non avesse intrapreso nulla. La segnalazione non ha trovato conferma, oppure si è rinunciato a prendere le misure adeguate? Come mai l'opinione pubblica viene a conoscenza solo ora di questi fatti?

3. Come viene scelto il personale delle ambasciate? Si applica una procedura di selezione efficace? Il Consiglio federale non ritiene che sia un po' troppo semplice limitarsi ad addossare globalmente le colpe al personale estero e a chiedere più soldi e più personale svizzero?

4. Il Consiglio federale non ritiene che il rientro in Svizzera di tutto il personale dell'ambasciata e del consolato di Islamabad possa suscitare il sospetto che si vogliano occultare prove, senza contare i problemi vitali che ne derivano per gli Svizzera residenti in quel Paese?

5. Il Consiglio federale ritiene fattibile come misura di prevenzione della corruzione introdurre nelle ambasciate svizzere un sistema che garantisca l'anonimità del funzionario responsabile di una domanda di visto?

6. Come valuta il Consiglio federale il danno che è risultato da questo affare per l'immagine della Svizzera all'estero? Come potrà la Svizzera giustificarsi di fronte agli Stati membri dell'accordo di Schengen?

Stellungnahme des Bundesrates

L'ambasciata di Svizzera a Islamabad è stata oggetto di azioni criminali nell'ambito del rilascio di visti. Scopo di siffatte azioni era l'ottenimento fraudolento di visti per persone che non adempiono le condizioni richieste. Una procedura penale è attualmente pendente sia in Pakistan sia in Svizzera. Il DFAE ha inoltre preso misure tese a riorganizzare il rilascio dei visti.

Risposte alle domande:

1. Il rilascio dei visti è uno dei compiti più delicati delle rappresentanze svizzere nei Paesi caratterizzati da una forte migrazione. Non è facile lottare contro gli abusi. L'intensificazione dei controlli ha permesso di scoprire sempre più irregolarità da parte delle rappresentanze svizzere. Altri Stati europei sono interessati in misura equivalente e talvolta anche maggiore dagli stessi problemi.

2. Nell'ottobre 2005 un esperto di polizia di uno Stato amico ha trasmesso un avvertimento al capo della cancelleria della rappresentanza svizzera a Islamabad. Il capo della cancelleria ha quindi controllato le domande di visto del mese di settembre senza tuttavia informarne il suo superiore e la centrale a Berna. Questi sono giunti a conoscenza di tale avvertimento soltanto nel marzo 2006, in occasione di un'ispezione speciale. Nel corso dell'inchiesta sugli eventi è stato constatato che già nel 2001 la Fedpol aveva segnalato al DFAE possibili irregolarità senza tuttavia prendere misure.

3. Il DFAE desidera migliorare ulteriormente la scelta del personale destinato a posti particolarmente difficili. La procedura di selezione dei capi di cancelleria e dei responsabili dei visti è stata in tal senso nuovamente perfezionata. Il DFAE non intende in alcun modo svalutare interamente l'attività del personale locale. Al confronto con quello svizzero, tale personale è in ogni caso maggiormente esposto a minacce e a tentativi di ricatto. Va inoltre osservato che, rispetto ad altri Stati, gli effettivi del personale in seno alle nostre rappresentanze sono manifestamente limitati.

4. Il cambiamento del personale in ambedue le rappresentanze s'imponeva ai fini di assicurarne la protezione, anche in considerazione delle enormi pressioni cui era stato sottoposto in seguito alle informazioni pubblicate dai media. Il rilascio dei visti dovrebbe quindi essere attribuito a un nuovo effettivo. Naturalmente queste misure comporteranno una temporanea limitazione dei servizi forniti dalle rappresentanze; gli eventi verificatisi non sono comunque stati insabbiati. Gli incarti sono stati messi al sicuro ed è stata svolta un'inchiesta amministrativa. Il Ministero pubblico della Confederazione ha avviato nel frattempo un'inchiesta contro ignoti.

5. Riguardo all'organizzazione dei contatti con il pubblico vi sono due concezioni diverse. La prima mira a garantire la massima trasparenza affinché risulti visibile in ogni momento ciò che succede tra il richiedente del visto e colui che se ne occupa all'interno dell'ambasciata. In tal modo si vuole impedire, ad esempio, l'accettazione di denaro. L'altra concezione intende garantire l'anonimato della procedura di rilascio dei visti; un possibile provvedimento in tal senso consisterebbe nell'apposizione di vetri scuri agli sportelli al fine di evitare che gli impiegati siano riconosciuti e quindi sottoposti a pressioni o addirittura minacciati. Alcuni Stati occidentali hanno già assunto questo tipo di misure; il DFAE sta attualmente esaminando se esse sarebbero opportune anche per le nostre rappresentanze.

6. Quanto avvenuto nella rappresentanza svizzera a Islamabad e il modo in cui se n'è reso conto non hanno certo contribuito a migliorare l'immagine della Svizzera. I commenti sfavorevoli da parte di altri Paesi dovrebbero tuttavia rimanere contenuti, non da ultimo in considerazione del fatto che questi Paesi sono regolarmente interessati da questioni analoghe.

Risposta del Consiglio federale.