Misure per concretizzare la parità salariale fra donna e uomo nell'economia privata
06.3803 · Interpellanza · 2006-12-20
Dipartimento dell'interno
Liquidato
Wortlaut
Invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:
1. Condivide la preoccupazione per l'estrema lentezza con cui è attuata, stando ai dati della rilevazione della struttura dei salari, la parità salariale fra donna e uomo nonostante sia sancita nella Costituzione e nella legge sulla parità dei sessi e vi abbiano quindi diritto tutti i salariati?
2. Condivide l'opinione che per attuare la parità salariale entro questo decennio in tutti i settori siano necessarie ulteriori misure?
3. Quali misure propone per attuare in modo mirato anche nell'economia privata quanto previsto dalla Costituzione e dalla legge sulla parità dei sessi?
4. Quali misure prevede in particolare per imporre la parità salariale nei settori e nelle imprese senza contratto collettivo di lavoro (CCL) in modo che l'attuazione del principio delle parità fra donna e uomo non sia lasciata alla buona volontà dei datori di lavoro?
Begründung
Il Consiglio federale ha proposto di respingere il postulato 06.3391 affermando tra l'altro che è compito delle parti sociali "fare in modo che, nell'ambito delle trattative sui contratti collettivi di lavoro, vengano tematizzate e integrate anche misure concrete per la realizzazione della parità salariale". Tuttavia, in importanti settori non vi è alcun contratto collettivo di lavoro (CCL) o, se ve ne sono, la loro estensione è limitata. Nel commercio al dettaglio, ad esempio, un settore con salari bassi e un'elevata quota di donne, soltanto il 50 per cento del personale è sottoposto a un CCL.
Inoltre, l'esperienza dei sindacati insegna che è spesso molto difficile negoziare con i datori di lavoro provvedimenti vincolanti per verificare il livello salariale secondo il sesso e per imporre la parità salariale. In alcune imprese, ad esempio dell'industria alimentare, è stato possibile concordare contrattualmente la verifica del livello salariale secondo il sesso con un'analisi di regressione (Logib). Ma sono ancora molti i datori di lavoro che si ostinano a non riconoscere le disparità salariali fra donna e uomo e tanto meno a considerare vincolante il principio "salario uguale per un lavoro di uguale valore" sancito dalla Costituzione e quindi a contribuire alla sua attuazione nelle trattative con le parti sociali. Le catene di negozi al dettaglio Manor e Carrefour hanno recentemente sostenuto che in altri settori le differenze di stipendio tra i sessi sono molto più elevate e che pertanto le disparità del loro sistema salariale non sono poi così drammatiche.
Le rilevazioni periodiche della struttura dei salari condotte dall'Ufficio federale di statistica (UST) indicano che il superamento delle discriminazioni salariali dirette e indirette procede a rilento. Questo significa che senza l'adozione di ulteriori misure bisognerà attendere ancora diversi decenni prima che la parità salariale fra donna e uomo trovi ampia applicazione.
Stellungnahme des Bundesrates
1. L'eliminazione della disparità salariale media tra donne e uomini rilevata statisticamente procede effettivamente a rilento. Ciò nonostante, all'origine di questo divario non vi sono esclusivamente ragioni discriminatorie: l'allineamento dei salari medi di donne e uomini dipende anche dalla realizzazione della parità nella formazione, dalla posizione gerarchica delle donne nella vita lavorativa e dalla loro esperienza professionale. Il Consiglio federale sostiene gli sforzi volti a concretizzare la parità dei sessi in questi settori.
2. Nel quadro della valutazione della legge sulla parità dei sessi, il Consiglio federale ha constatato che, malgrado nella vita professionale tale principio non sia ancora un fatto acquisito, la legge in questione ha fondamentalmente prodotto buoni risultati. Ha quindi incaricato l'Ufficio federale per l'uguaglianza tra uomo e donna (UFU) di rafforzare il suo lavoro d'informazione e sensibilizzazione su questa legge e si è detto disponibile a esaminare ulteriori provvedimenti tesi ad attuare il principio di uguaglianza nella vita professionale (v. sotto).
3. Il DFI (UFU) è stato incaricato di verificare, congiuntamente con il DFE (SECO) e il DFGP (UFG) e in collaborazione con le parti sociali, la fattibilità di potenziali incentivi, ad esempio l'introduzione di un label per le imprese che promuovono la parità dei sessi. Il Consiglio federale ha inoltre incaricato il DFGP di studiare in dettaglio, insieme all'UFU e all'AFF, vari modelli di autorità dotate di competenze istruttorie ed esecutive, tenendo conto delle esperienze maturate all'estero e in Svizzera con provvedimenti di questo genere nonché della situazione delle imprese. Sulla base dei risultati che scaturiranno da questi lavori il Consiglio federale deciderà la procedura da seguire.
4. L'attuazione della parità salariale da parte delle imprese che ricevono mandati dalla Confederazione è già oggi oggetto di controlli puntuali. Gli aspetti pratici e le competenze esecutive per questi controlli verranno chiariti nel quadro della revisione del diritto in materia di acquisti pubblici. L'UFU provvede affinché sia garantito lo scambio istituzionalizzato di conoscenze tecniche ed esperienze in materia di esecuzione di controlli della parità salariale nel settore degli acquisti pubblici e vengano introdotte misure di sensibilizzazione appropriate.
Risposta del Consiglio federale.