Esercito e politica di sicurezza svizzera. Caos e confusione invece di un sereno dibattito strategico
09.4127 · Interpellanza · 2009-12-09
Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport
Liquidato
Wortlaut
Nel passato recente, la politica di sicurezza svizzera e l'esercito sono stati temi prioritari nella politica e nei media. Attualmente non vi è invece un dibattito strategico degno di questo nome sull'orientamento a lungo termine della politica di sicurezza. La mancanza di un simile dibattito va a discapito della credibilità della politica di sicurezza e dell'esercito. Gran parte della responsabilità va imputata al capo del DDPS in persona, il quale ha rilasciato ai media dichiarazioni che hanno contribuito a creare confusione e sono chiari sintomi della mancanza di idee e del disorientamento che regnano attualmente nella politica svizzera in materia di sicurezza e nello stesso DDPS.
In questo contesto, invitiamo il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:
1. Qual è il giudizio del Consiglio federale in merito allo stato attuale dell'istruzione e alla capacità d'impiego dell'esercito?
2. Qual è il giudizio del Consiglio federale circa le conseguenze della posticipazione della sostituzione parziale della flotta di Tiger per i piloti e la loro istruzione?
3. La strategia della "Sicurezza attraverso la cooperazione" si basa sul principio secondo cui la sicurezza non può essere realizzata autarchicamente. Qual è la posizione attuale del Consiglio federale rispetto alla strategia della sicurezza attraverso la cooperazione, così com'è definita nell'ultimo Rapolsic 2000?
4. Negli ambienti dell'esercito corre voce che in seguito a una modifica di un'ordinanza adottata in sordina il numero di ufficiali nei contingenti svizzeri all'estero dovrà essere gradualmente ridotto. Perché il Consiglio federale ha modificato l'ordinanza concernente l'obbligo di prestare servizio militare (OOPSM; RS 512.21, n. 8.3.4, 9.2.3, 9.2.3.1, 9.2.3.2) in modo da determinare "a freddo" una soppressione delle misure di promovimento della pace? Come valuta il Consiglio federale l'effetto di siffatte misure sulla motivazione degli ufficiali di professione?
Stellungnahme des Bundesrates
Il Consiglio federale ritiene opportuna e auspicabile un'ampia discussione sulla politica di sicurezza e di difesa; tale discussione rappresenta un passo imprescindibile per la creazione di un nuovo e ampio consenso in Parlamento e nell'opinione pubblica.
Il Consiglio federale risponde alle singole domande come segue:
1. Riguardo alla propria prontezza d'impiego, l'esercito svizzero è sempre stato adattato alla situazione di minaccia. Al momento non sarebbe in grado di respingere immediatamente un attacco militare; tuttavia, attualmente e nell'immediato futuro, ciò non rappresenta un'esigenza a livello di politica di sicurezza. L'esercito svolge tutti gli impieghi in patria e all'estero con piena soddisfazione della Confederazione e dei cantoni. Nel complesso, il Consiglio federale valuta positivamente lo stato dell'istruzione, come risulta dal rapporto fondato sull'articolo 149b della legge militare (08.021). Le lacune individuate e lo stato dei lavori relativi alla loro eliminazione sono stati illustrati alle Commissioni della politica di sicurezza delle Camere nei rapporti semestrali 2009 del DDPS sulle sfide dell'esercito ("elenco delle carenze").
2. Il Consiglio federale si occuperà del seguito dei lavori nell'affare relativo alla sostituzione parziale della flotta di Tiger nel corso della primavera 2010. Nel frattempo può concludersi regolarmente la valutazione dei tre velivoli in lizza. Per ora ciò non comporta alcuna conseguenza per i piloti e la loro istruzione.
3. Il rapporto del Consiglio federale sulla politica di sicurezza della Svizzera è tuttora in elaborazione. Tuttavia, si può sin d'ora constatare che la strategia di base della Svizzera in materia di politica di sicurezza contemplerà anche in futuro una componente nazionale e una internazionale: si tratta, mediante un'interazione efficiente ed efficace dei mezzi della politica di sicurezza di Confederazione, cantoni e comuni, di costituire una "Rete integrata Svizzera per la sicurezza" e di collaborare con altri Stati - per quanto utile politicamente o dal profilo dell'efficienza e dell'efficacia e per quanto compatibile con la neutralità - per prevenire, respingere e fronteggiare le minacce e i pericoli già riconoscibili o che si profilano per il futuro.
4. Il 19 agosto 2009 il Consiglio federale ha deciso, nell'ambito di un adeguamento dell'ordinanza concernente l'obbligo di prestare servizio militare, di rinunciare al presupposto, per i militari di professione, di un impiego all'estero per la promozione a determinate funzioni, per non far dipendere in misura eccessiva la gestione del personale militare di professione dalla disponibilità di funzioni adatte nell'ambito di impieghi all'estero.
In tutti gli impieghi all'estero, il numero di ufficiali è determinato dai compiti da adempiere, dalle dimensioni della formazione e dalle ulteriori funzioni di stato maggiore e di collegamento nei quartieri generali superiori. La ristrutturazione di un contingente (come già successo in Bosnia o come previsto prossimamente in Kosovo) comporta anche un cambiamento della quota di ufficiali nei contingenti interessati. Un maggior fabbisogno di ufficiali risulta dalle funzioni di osservatore militare e di ufficiale superiore che possono essere occupate nelle missioni dell'ONU, ma in questi casi la Svizzera può solo proporre, ed è l'ONU a decidere, se prendere in considerazione ufficiali svizzeri.
Il Consiglio federale sostiene la fondamentale necessità di una partecipazione del nostro esercito a impieghi all'estero e nel rapporto sulla politica di sicurezza esporrà le proprie intenzioni a tale riguardo.
Risposta del Consiglio federale.