11.3438 · Interpellanza · 2011-04-14
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Wortlaut
1. Quali fonti di petrolio non sono più nelle mani del governo Gheddafi?
2. Quanti barili di petrolio producevano queste fonti in passato?
3. La produzione di petrolio di queste fonti è stata interrotta o prosegue?
4. Chi possiede attualmente tali fonti? Chi ne detiene il controllo e chi le gestisce?
5. Se la produzione continua: dove va il petrolio? Viene immagazzinato o portato via per pipeline/nave ecc.? Chi controlla/organizza un eventuale trasporto?
6. Dove sono diretti gli eventuali flussi finanziari da quando le fonti di petrolio non sono più nelle mani del governo Gheddafi? Ci sono stati flussi finanziari da allora? Chi ha versato denaro e a chi lo ha versato? Se la produzione è continuata e non ci sono stati flussi finanziari, perché? Se la produzione del petrolio continua e non è ancora stato venduto: a chi appartiene attualmente questo petrolio, chi ha il diritto di venderlo e a quale prezzo?
Il Consiglio federale è invitato a rispondere alle stesse domande in materia di produzione ed eventuale vendita del gas.
Begründung
Le informazioni relative alla guerra in Libia sono diventate meno frequenti. Dai media si apprende che i ribelli controllano più o meno la zona orientale del Paese.
La Svizzera è coinvolta nella misura in cui segue la risoluzione ONU sulla Libia (UN Security Council Resolution on Libya) e ha autorizzato le truppe internazionali della coalizione ad attraversare il nostro Paese. Pertanto ha diritto di sapere come evolve il conflitto e chi trae profitto dall'intervento estero in Libia.
Stranamente, è stato annunciato a più riprese che le fonti libiche di petrolio nell'Est del Paese sono attualmente "liberate e in mano agli insorti", ma non è stato reso noto chi ne detiene ora il controllo e chi eventualmente vende il greggio e ne incassa i proventi.
Stellungnahme des Bundesrates
1. I campi petroliferi controllati dall'opposizione sono quelli appartenenti alla società Arabian Gulf Oil Company (Agoco), con sede a Bengasi. Agoco è attiva nel bacino di Sirte, dove secondo l'AIE si concentra l'80 per cento delle riserve e il 90 per cento della produzione di petrolio della Libia. Agoco sfrutta segnatamente i campi petroliferi di Sarir e di Messla, 500 chilometri a sud di Bengasi (Agoco gestisce anche il porto petrolifero di Marsa El-Hariga, vicino a Tobruch, la raffineria di Tobruch, 20 000 barili al giorno, e quella di Sarir, 10 000 barili al giorno). Agoco è una ex filiale della società National Oil Corporation (NOC), controllata dal colonnello Gheddafi, che capitanava l'intera industria libica degli idrocarburi fino alla ribellione di metà febbraio. Agoco si è schierata con l'opposizione poco dopo l'inizio del conflitto.
2. Fino al 2010, Agoco produceva circa 0,42 milioni di barili al giorno (mbg) di greggio, pari al 26 per cento della produzione petrolifera nazionale.
3. Secondo l'AIE, nel marzo 2011 la produzione di Agoco ha sfiorato 0,1 mbg, mentre la produzione complessiva della Libia è crollata a 0,45 mbg contro gli 1,6 mbg di prima dell'inizio del conflitto. Dopo gli attacchi delle forze del colonnello Gheddafi contro Messla (4 aprile) e Sarir (6 aprile), Agoco ha dovuto interrompere la produzione. Secondo il presidente di NOC, la produzione globale libica è così scesa a 0,25-0,3 mbg, il che corrisponde alla domanda interna.
4. I campi petroliferi di Agoco restano sotto il controllo dell'opposizione, che spera in una rapida rimessa in funzione degli impianti. L'industria petrolifera libica è disperatamente a corto di manodopera specializzata. Quest'ultima ha preferito sfuggire ai combattimenti, con la conseguenza che la produzione di greggio a Messla non dovrebbe riprendere prima della fine di maggio secondo Agoco, che teme soprattutto per la sicurezza degli impianti. L'opposizione ha fatto della protezione dei campi petroliferi sotto il suo controllo uno dei suoi obiettivi prioritari. Questi campi hanno una capacità di produzione complessiva di 0,4 mbg.
5. Attualmente, la produzione di Agoco è ferma o funziona appena. All'inizio di aprile, la compagnia ha noleggiato una nave cisterna al porto petrolifero di Marsa El-Hariga, vicino a Tobruch, per trasportare un milione di barili di greggio apparentemente a destinazione di Singapore o della Cina. Stando a una notizia Reuters del 16 maggio 2011, questa nave cisterna avrebbe tuttavia gettato l'ancora in alto mare nella regione di Singapore e la sua destinazione finale resta sconosciuta. Il governo libico ha denunciato il presunto sostegno del Qatar a questa operazione e, più in generale, il suo sostegno all'opposizione, definendolo un tradimento da parte di un altro Paese membro dell'OPEC. Il Qatar ha fatto sapere che continuerà a sostenere l'opposizione libica e la commercializzazione del petrolio di Agoco.
6. Le informazioni in materia sono difficilmente verificabili. La vendita di un milione di barili di greggio all'inizio di aprile avrebbe fruttato poco più di 100 milioni di dollari all'opposizione libica. Questo importo sarebbe stato versato su un conto bloccato di tipo "escrow fund" presso una banca del Qatar. Agoco disporrebbe di 2 milioni di barili di greggio a Marsa El-Hariga pronti per essere esportati. Agoco cerca di allacciare contatti con potenziali clienti. Oltre ai rischi legati al noleggio di una petroliera, le compagnie petrolifere occidentali esitano tuttavia ad acquistare petrolio dall'opposizione libica viste le incertezze della situazione militare. Attendono prudentemente un chiarimento delle condizioni legali a cui potranno riprendere le esportazioni libiche. Il 28 marzo, le autorità americane hanno espressamente autorizzato l'acquisto di petrolio proveniente dai giacimenti controllati dall'opposizione, a condizione che il governo del colonnello Gheddafi non intervenga in alcun modo nelle transazioni. Il 28 aprile, hanno dato il via libera ai loro concittadini per qualsiasi acquisto di petrolio e di gas libico commercializzato dalla compagnia Qatar Petroleum e dal gruppo Vitol, sotto l'egida del Consiglio nazionale di transizione, l'organo ufficiale di rappresentanza dell'opposizione.
Per quanto riguarda il gas naturale, la produzione libica è nettamente cresciuta a partire dal 2004, in seguito alla messa in funzione del gasdotto "Greenstream" (per le esportazioni di gas, per ora la Libia dispone di un solo gasdotto, Greenstream, che collega Mellitah a Gela, in Sicilia), che collega la Libia all'Italia. Nel 2010, ha sfiorato i 15 miliardi di metro cubo, di cui 9,5 sono stati esportati attraverso gasdotti verso l'Italia e 1,5 sotto forma di gas naturale liquefatto (GNL) verso la Spagna. Greenstream è bloccato già dalla fine di febbraio. Secondo alcuni osservatori, per la società Eni, che deve confrontarsi con un'eccedenza di gas russo a causa delle condizioni "Take-or-Pay" dei contratti di fornitura stipulati con Gazprom, questa chiusura cade a pennello. Nell'immediato non fa quindi vacillare la sicurezza dell'approvvigionamento in Italia, tanto più che all'inizio di maggio è stato rimesso in funzione il gasdotto di Transitgas. Per il momento è difficile stabilire se la Libia continui a produrre gas naturale o meno.
Risposta del Consiglio federale.