13.3786 · Interpellanza · 2013-09-25
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Wortlaut
1. Può confermare la realtà dei fatti come riferito nella motivazione sottostante?
2. È prevista una protezione militare da parte dei caschi blu e un rapido trasferimento in un luogo sicuro al di fuori dell'Iraq di tutti gli ex abitanti di Ashraf?
3. Non sarebbe opportuno esigere che tutti gli ostaggi siano liberati, i feriti curati e i morti degnamente seppelliti, in virtù della quarta Convenzione di Ginevra e sotto l'autorità dell'ACNUR?
4. La Svizzera è disposta a mettere a disposizione i suoi buoni uffici per trovare una soluzione soddisfacente?
5. In che modo si possono punire debitamente gli autori di questi crimini?
6. In particolare, in che modo è possibile richiedere che sia condotta un'indagine indipendente per stabilire l'esattezza dei fatti e le responsabilità?
Begründung
Il campo di Ashraf in Iraq ha accolto per anni i profughi membri o vicini all'organizzazione dei mujaheddin del popolo iraniano (OMPI), movimento d'opposizione al regime che dirige l'Iran, il quale difficilmente sopporta l'idea che alcuni dei suoi cittadini, in particolare se affiliati a questa organizzazione, siano rifugiati in Iraq. Nel corso degli anni l'Iran ha esercitato forti pressioni affinché il governo iracheno prendesse di mira e chiudesse il campo. Ha ottenuto il trasferimento forzato dei residenti del campo di Ashraf al "campo Liberty", molto più distante dalla frontiera irano-irachena: il 17 agosto 2012 è stato firmato un accordo quadripartito tra i residenti, gli Stati Uniti, l'ONU e il governo iracheno che autorizzava un centinaio di abitanti a rimanere ad Ashraf fino al giorno della vendita o del trasferimento di tutti i beni e immobili. Ciononostante, nella notte tra il 31 agosto e il 1° settembre 2013 queste persone sono state il bersaglio di un attacco della milizia irachena e delle forze speciali del primo ministro dell'Iraq (SWAT). Prima, per preparare il terreno a un'aggressione, hanno tagliato l'erogazione di elettricità e di acqua al campo profughi e bloccato l'accesso alle derrate alimentari. Ci sono stati colpi di mortaio e in seguito le truppe hanno attaccato gli edifici, penetrando nelle stanze con l'utilizzo di razzi RPG, per poi mitragliare i residenti del campo di Ashraf e dare il colpo di grazia ai feriti sparando loro alla testa. Si può dire che si tratta di un'esecuzione collettiva. Prima di essere fucilate, alcune vittime avevano le mani legate dietro la schiena. Alla ricerca degli abitanti, gli assalitori si sono diretti verso la clinica, hanno sparato sui feriti che vi si trovavano e li hanno uccisi con un colpo alla testa. I sopravvissuti hanno affermato che il comandante di polizia della provincia di Diyala, il generale Jamil Chemari, alla vigilia dell'attacco aveva preso alloggio nei quartieri di Ashraf per poter partecipare all'aggressione in compagnia di ufficiali come il capitano Heydar Azab (già chiamato a comparire davanti alla giustizia spagnola per il suo coinvolgimento negli altri due attacchi ad Ashraf). Sono stati identificati i corpi di 52 degli abitanti di Ashraf uccisi ed è stata segnalata la scomparsa di varie persone. Gli assalitori hanno appiccato il fuoco a gran parte dei beni e un denso fumo nero ha coperto il campo. La televisione ufficiale iraniana ha indicato che durante l'attacco contro la popolazione e i djadisti iracheni alla base di Ashraf sono state uccise decine di membri dell'OMPI. I pasdaran iraniani dal canto loro, in un comunicato si sono dichiarati soddisfatti "della morte di 70 membri dei mujaheddin nel campo di Ashraf".
Stellungnahme des Bundesrates
1. Secondo le informazioni dell'Alto commissariato dell'ONU per i rifugiati (ACNUR) e della missione delle Nazioni Unite di assistenza in Iraq (UNAMI), il 1° settembre 2013 sono stati effettivamente uccisi 52 dei residenti ancora presenti nel campo. Inoltre, secondo l'ONU, sette persone risultano ancora disperse. A oggi è difficile ricostruire i fatti e accertare le responsabilità; è pertanto importante che le autorità irachene adottino tutte le misure necessarie per fare luce sui fatti e indagare su ogni presunta violazione del diritto, come richiesto dall'Alta commissaria per i diritti umani.
2. Fintanto che vivranno su territorio iracheno, la sicurezza degli ex abitanti del campo di Ashraf rimane responsabilità dell'Iraq. Il 12 settembre 2013 anche l'ONU ha rivolto un appello alle autorità irachene per accertarsi che la sicurezza di queste persone sia garantita anche dopo il trasferimento transitorio nel "campo Liberty". Inoltre, ha lanciato un appello alla comunità internazionale affinché sia trovato un luogo di permanenza definitivo per questi profughi. Dei quasi 3200 richiedenti l'asilo internati, finora 210 persone hanno trovato rifugio all'estero.
3. La Svizzera, come gli altri Stati Parte alle Convenzioni di Ginevra, deve effettivamente rispettare e far rispettare le norme umanitarie. Di conseguenza, si impegna affinché le regole in materia di diritti dell'uomo e di diritto internazionale umanitario siano osservate. Immediatamente dopo gli eventi del 1° settembre le autorità irachene sono state richiamate ai loro doveri attraverso un'azione diplomatica presso l'ambasciatore d'Iraq in Giordania, con la quale sono state chieste delucidazioni sui fatti e sulle intenzioni del suo Paese. L'Iraq ha confermato in quest'occasione la propria disponibilità a collaborare con l'ACNUR.
4. Il DFAE segue attentamente l'evolversi della situazione attraverso i suoi contatti con il CICR, l'ACNUR e la missione delle Nazioni Unite di assistenza in Iraq (UNAMI), oltre che con la propria rappresentanza ad Amman, che è in contatto con l'ambasciatore d'Iraq. Il DFAE ha espresso in più occasioni la propria volontà e disponibilità a sostenere l'ACNUR e l'UNAMI.
5./6. Ai sensi del diritto internazionale pubblico, tutte le violazioni del diritto denunciate devono essere oggetto di indagine affinché i presunti responsabili possano essere assicurati alla giustizia. La Svizzera non manca mai di ricordare questo obbligo tanto a livello bilaterale quanto multilaterale. Il governo iracheno ha dichiarato di aver ordinato un'indagine che consenta di ricostruire i fatti, mentre l'ONU ha inviato inquirenti sul luogo. La Svizzera continuerà a monitorare con attenzione la situazione. I risultati attualmente disponibili su questo complesso processo sono ancora insufficienti.
Risposta del Consiglio federale.