15.3547 · Interpellanza · 2015-06-10
Dipartimento di giustizia e polizia
Liquidato
Wortlaut
Quest'anno saranno presumibilmente presentate in Svizzera circa 30 000 domande d'asilo. Una parte considerevole dei richiedenti proviene da Paesi con una forte attività terroristica. Il Consiglio federale prevede inoltre di accogliere 3000 siriani tramite contingenti di rifugiati. Sussiste un rischio da non sottovalutare che terroristi entrino in Svizzera facendosi passare per richiedenti l'asilo al fine di commettere attentati nel nostro Paese o di stabilirvisi come cellule dormienti (cfr. articolo della "NZZ" del 18 gennaio 2015 "Geheimdienst überprüft Asylsuchende" - I servizi segreti controllano il passato dei richiedenti l'asilo), come recentemente avvenuto in Norvegia (cfr. p. es. l'articolo apparso nel quotidiano "Die Welt" dell'1° giugno 2015 "Geheimdienst entdeckt Islamisten zwischen Flüchtlingen" - I servizi segreti individuano islamisti tra i rifugiati).
Il gruppo Liberali-radicali chiede pertanto al Consiglio federale come controlla il potenziale rischio terroristico rappresentato da richiedenti l'asilo e rifugiati accolti nell'ambito di contingenti.
1. Qual è la procedura per valutare il rischio che un terrorista si nasconda tra i richiedenti l'asilo?
2. Come è garantito che un terrorista non entri in Svizzera tramite un contingente di rifugiati attribuito dall'ACNUR, come avvenuto in Norvegia?
3. Come è impostata la cooperazione internazionale per garantire che persone pericolose non entrino in Svizzera in qualità di rifugiati? Alla luce della situazione di minaccia, il Consiglio federale intende adottare provvedimenti supplementari in tale ambito?
4. Le domande d'asilo sono controllate per campioni oppure singolarmente?
5. Quali sono le conseguenze se è individuato un rischio? Come è garantito che queste persone vengano respinte il più rapidamente possibile?
6. In che misura è possibile accedere a informazioni pertinenti sul passato delle persone?
7. Che cosa intende fare il Consiglio federale per tutelare la sicurezza della Svizzera in relazione a richiedenti l'asilo e rifugiati "contingentati" pericolosi?
Stellungnahme des Bundesrates
1./4. In linea di principio, tutti i richiedenti l'asilo sono interrogati al fine di individuare eventuali motivi di esclusione (ai sensi dell'articolo 53 della legge sull'asilo o dell'articolo 1 F della Convenzione di Ginevra sullo statuto dei rifugiati) che potrebbero deporre contro la concessione dell'asilo o il riconoscimento della qualità di rifugiato. I collaboratori della Segreteria di Stato della migrazione (SEM) sono periodicamente sensibilizzati su questo aspetto specifico nel quadro di eventi formativi.
Inoltre la SEM collabora con il Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC). I dettagli della collaborazione sono definiti dal SIC. La SEM gli trasmette i dossier di persone che chiedono asilo in Svizzera, se i loro dati personali o il loro dossier fanno supporre che potrebbero costituire un rischio per la sicurezza interna ed esterna della Svizzera. Per gli Stati in cui sono attive cellule terroristiche, come la Siria, il SIC esegue un controllo sistematico, valuta l'esistenza di eventuali indizi e intraprende i passi necessari. Tuttavia, dato che spesso i richiedenti sono sprovvisti di documenti, nulla impedisce loro di fornire false indicazioni sulla loro identità. Le autorità preposte alla sicurezza non possono accertare l'identità presso il Paese di origine o di provenienza. Pertanto esiste sempre un certo rischio.
2. Le ricerche condotte non permettono al Consiglio federale di confermare gli elementi addotti dagli autori dell'interpellanza in merito al rifugiato reinsediato in Norvegia.
Ogni dossier proposto per un reinsediamento è esaminato minuziosamente dall'Alto Commissariato dell'ONU per i rifugiati, dal SIC e dalla SEM. Se gli indizi emersi da tale esame lasciano presagire che la sicurezza sia in pericolo oppure che l'interessato abbia partecipato a violazioni dei diritti umani o che sia legato a una parte coinvolta nel conflitto, l'ammissione è rifiutata.
3. Le autorità preposte alla sicurezza si scambiano informazioni sul terrorismo entro i limiti delle possibilità offerte dalla legge. Le persone legate al terrorismo - tra cui anche richiedenti l'asilo - sono identificate e perseguite nell'ambito di indagini condotte in Svizzera e all'estero. L'Ufficio federale di polizia emana regolarmente divieti d'entrata nei confronti di terroristi noti, che quindi non possono più essere ammessi alla procedura d'asilo.
5. Se dalle audizioni o dagli accertamenti presso le autorità partner emergono indizi concreti secondo cui il richiedente avrebbe commesso un atto riprensibile o costituisce una minaccia per la sicurezza interna o esterna, la sua domanda d'asilo è respinta. In tal caso deve lasciare la Svizzera, poiché a causa degli atti compiuti non può beneficiare della norma umanitaria dell'ammissione provvisoria di cui all'articolo 83 capoverso 4 della legge federale sugli stranieri (LStr). Secondo tale disposizione, infatti, una tale ammissione è esclusa se uno straniero ha violato in modo rilevante o ripetutamente l'ordine e la sicurezza pubblici oppure costituisce una minaccia per la sicurezza interna o esterna della Svizzera (art. 83 cpv. 7 LStr). È fatto salvo il rispetto dell'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo.
6. Il SIC esamina approfonditamente i dossier trasmessi dalla SEM, consultando la propria banca dati e altre banche dati esterne della Confederazione. Se constata aspetti rilevanti per la sicurezza, esegue ulteriori ricerche, se del caso anche all'estero.
7. Gli organi di sicurezza della Confederazione e dei cantoni prendono molto sul serio l'eventuale minaccia alla sicurezza interna o esterna della Svizzera da parte di singole persone o gruppi, analizzano costantemente la situazione e adottano i provvedimenti necessari. Già dopo gli attentati dell'11 settembre 2011 l'allora Ufficio federale della migrazione (oggi SEM) aveva adottato varie misure per far fronte ai rischi per la sicurezza che potrebbero costituire i richiedenti l'asilo. In particolare, erano stati sensibilizzati i collaboratori ed era stata ampliata la collaborazione con le autorità partner. Negli ultimi anni le misure sono state adeguate alla situazione attuale e sono tuttora applicate in maniera sistematica. Nel quadro della task force TETRA - in cui sono rappresentati anche i cantoni - la Confederazione esamina ulteriori misure in questo ambito.
Risposta del Consiglio federale.