16.3339 · Interpellanza · 2016-04-27
Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca
Liquidato
Wortlaut
Dal 2006 il gruppo chimico tedesco BASF gestisce la filiale BASF Metals GmbH con sede a Zugo. Secondo la statistica del commercio estero svizzero, in termini di valore il platino rappresenta di gran lunga la quota principale delle importazioni in Svizzera dal Sudafrica: tra il 2000 e il 2012 tale quota ha oscillato tra il 59,4 e l'87,4 per cento, per un valore compreso tra 300 milioni e 1,5 miliardi di franchi. È possibile che buona parte delle importazioni di platino, un metallo principalmente utilizzato per la produzione di catalizzatori, siano state commercializzate dalla BASF Metals.
Quando, ad agosto del 2012, gli operai della miniera di platino a Marikana, a nord di Johannesburg, avevano scioperato per ottenere migliori condizioni di vita e di lavoro, la polizia aveva aperto il fuoco uccidendo 34 persone. La Lonmin, la società che gestisce la miniera, si era rifiutata di discutere con i lavoratori e aveva invece represso lo sciopero con la violenza.
BASF, il più grande produttore di catalizzatori al mondo, è il principale cliente della Lonmin. Nel suo codice di condotta, il gruppo si impegna a far fronte alle proprie responsabilità lungo tutta la catena dell'approvvigionamento. Questo significa che anche i suoi fornitori dovrebbero rispettare le norme del diritto del lavoro e i diritti umani.
Nel suo rapporto di base sulle materie prime del 2013, il Consiglio federale ha riconosciuto che "alla luce del delicato contesto in cui operano, gli attori del settore delle materie prime si fanno carico di una particolare responsabilità, ad esempio per quanto concerne il rispetto dei diritti umani, la lotta alla corruzione o la protezione dell'ambiente".
Si chiede pertanto al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:
1. A quanto ammonta il valore del platino importato in Svizzera dal Sudafrica? Quale è la quota commercializzata dalla BASF Metals GmbH?
2. Quale è la posizione del Consiglio federale in merito al fatto che nel registro di commercio è iscritta la filiale di un gruppo che si impegna, a livello di politica aziendale, a rispettare i diritti umani lungo tutta la catena dell'approvvigionamento ma che non reagisce davanti al caso concreto, neppure quando un rapporto d'inchiesta ufficiale dimostra che uno dei suoi partner commerciali è corresponsabile dell'omicidio di 34 persone?
3. Come intende far fronte il Consiglio federale a eventuali danni di immagine e applicare le raccomandazioni 10 e 11 annunciate nel suo rapporto sulle materie prime?
Stellungnahme des Bundesrates
1. Secondo i dati della statistica del commercio estero svizzero, negli ultimi anni il valore delle importazioni di platino (grezzo, in polvere o semilavorato) dal Sudafrica in Svizzera ha notevolmente oscillato (ad es. 2000: 300 milioni di franchi; 2009: 1,4 miliardi di franchi). Dal 2013 queste importazioni hanno registrato un forte calo tendenziale (2013: 829 milioni di franchi; 2014: 320 milioni di franchi; 2015: 129 milioni di franchi). A tale riguardo, maggiori informazioni sono disponibili sul sito dell'Amministrazione federale delle dogane (https://www.swiss-impex.admin.ch/, voci di tariffa 7110.11 e 7110.19). Per ragioni di tutela dei dati personali, il Consiglio federale non è autorizzato a pubblicare la quota delle importazioni delle singole imprese.
2. Il Consiglio federale è consapevole che sussiste il rischio di violazione dei diritti umani nello svolgimento di attività economiche. Sono gli Stati ad avere in primo luogo l'obbligo di tutelare i diritti umani sul loro territorio e di assicurarne il rispetto, ad esempio da parte della polizia. Il Consiglio federale si aspetta che le imprese stabilite o operanti nel nostro Paese, nelle loro attività in Svizzera e all'estero, osservino le disposizioni legislative, gli accordi contrattuali e quelli stipulati con le parti sociali, rispettino i diritti umani e applichino norme e linee guida per la responsabilità sociale d'impresa (Corporate Social Responsibility, CSR) riconosciute a livello internazionale. Tra queste figurano le linee guida dell'OCSE destinate alle imprese multinazionali e i principi guida dell'ONU per le imprese e i diritti umani, che contengono, tra le altre cose, raccomandazioni riguardanti il dovere di diligenza delle imprese lungo tutta la catena del valore. In caso di mancato rispetto delle linee guida dell'OCSE, singoli e gruppi d'interesse hanno la possibilità di inoltrare richieste d'esame al competente punto di contatto nazionale. Anche in seno all'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) il Consiglio federale s'impegna per la promozione del lavoro dignitoso e il rispetto dei diritti dei lavoratori. In riferimento a quanto menzionato dall'autrice dell'interpellanza e alla Convenzione n. 87 sulla libertà sindacale ratificata dal Sudafrica, gli organi di controllo dell'OIL hanno inviato una presa di posizione al governo sudafricano.
3. Il Consiglio federale sta facendo molto per garantire la competitività e l'integrità della piazza economica svizzera e del mercato delle materie prime. Nel rapporto di base sulle materie prime del 27 marzo 2013 (https://www.seco.admin.ch/seco/it/home/Aussenwirtschaftspolitik_Wirtschaftliche_Zu-sammenarbeit/Wirtschaftsbeziehungen/Rohstoffe.html), il Consiglio federale indica quali sono gli ambiti in cui è necessario potenziare l'impegno.
La Svizzera nel quadro della raccomandazione n. 10 ivi contenuta, elabora un piano di azione nazionale per dare attuazione ai principi guida dell'ONU per le imprese e i diritti umani. Tali principi mostrano alle imprese come assumersi le proprie responsabilità in materia di diritti umani e contengono raccomandazioni relative alle misure da adottare per riparare a eventuali violazioni degli stessi. Nel contesto della raccomandazione n. 11 del rapporto, i rappresentanti dell'amministrazione federale, delle imprese che commerciano materie prime e delle organizzazioni non governative collaborano alla redazione di un documento per l'attuazione dei principi ONU per le imprese e i diritti umani nel settore del commercio delle materie prime. Di conseguenza, sulla base di una valutazione della situazione in questo settore e delle sfide specifiche che lo riguardano nel campo dei diritti umani, elaborano raccomandazioni concrete relative al dovere di diligenza e reporting delle imprese.
Risposta del Consiglio federale.