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Creare immediatamente centri d'identificazione in Africa per migranti economici illegali

17.3797 · Mozione · 2017-09-28

Dipartimento di giustizia e polizia

Liquidato

Wortlaut

Il Consiglio federale è incaricato di creare entro due anni almeno un centro d'identificazione in un Paese africano.

Begründung

La Svizzera continua a essere uno dei Paesi europei più attrattivi per migranti economici. Il numero delle domande d'asilo depositate in Svizzera è costantemente cresciuto negli ultimi anni: 15 567 nel 2010, 22 551 nel 2011, 28 631 nel 2012, 21 465 nel 2013, 23 765 nel 2014, 39 523 (!) nel 2015 e 27 207 nel 2016.

Dai colloqui da me avuti quest'estate con migranti economici subsahariani in Tunisia e Algeria è emerso chiaramente il persistere del desiderio di una vita migliore in Europa. Questi migranti non si lasciano scoraggiare dagli ostacoli che incontrano sulle loro rotte migratorie ma continuano a cercare nuove vie per giungere in Europa. Sorprendentemente, ora anche il numero di migranti economici provenienti dall'Asia (p. es. Bangladesh) che approdano in Italia è in aumento, tra l'altro perché Paesi come l'Australia applicano nei loro confronti un regime assai più severo rispetto a prima.

Invece di attendere l'UE, che pure intende creare centri d'identificazione (cosiddetti "hot spot") in Africa, la Svizzera deve avviare negoziati indipendenti con Paesi africani idonei. Stati che potrebbero ospitare simili centri d'identificazione sono il Burkina Faso - che da anni beneficia di un importante sostegno finanziario svizzero, il Ghana, la Costa d'Avorio, la Liberia, la Sierra Leone, la Guinea o il Senegal. Con quest'ultimo la Svizzera ha già sottoscritto nel 2003 un accordo di transito in virtù del quale i richiedenti l'asilo respinti con identità non accertata potevano essere rimpatriati nel continente africano via il Senegal.

La consigliera federale socialista Simonetta Sommaruga, dal 2010 a capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia, va obbligata - anche se ciò non corrisponde alla sua volontà personale - ad avviare immediatamente i passi necessari per rimpatriare in Africa, fra due anni, i migranti economici. Dato che questi ultimi sono perfettamente informati sulle prassi d'accoglienza degli Stati europei tramite il loro cellulare, già solo la creazione di un unico centro d'identificazione condurrà a un significativo calo della migrazione economica in Svizzera.

Antrag des Bundesrates

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.

Stellungnahme des Bundesrates

Il Consiglio federale constata che il numero di domande d'asilo depositate in Svizzera è diminuito sensibilmente negli ultimi due anni (2015: 39 523; 2016: 27 207; 2017 fino a fine ottobre: 15 444). Inoltre, nel 2014 la percentuale delle domande d'asilo presentate in Svizzera in rapporto a quelle depositate in Europa è scesa per la prima volta al di sotto del 4 per cento e dal 2015 è sempre stata inferiore al 3 per cento.

Negli ultimi anni la quota di protezione (proporzione di concessioni dell'asilo e ammissioni provvisorie in base a decisioni di prima istanza) è aumentata e dal 2014 oscilla tra il 48 e il 58 per cento. Ciò mostra che il numero di migranti che presentano una domanda d'asilo anzitutto per motivi economici non è aumentato, bensì diminuito.

I migranti asiatici provengono in primo luogo dal Bangladesh. Negli ultimi anni e decenni hanno lavorato soprattutto in Libia. Vista la catastrofica situazione in materia di sicurezza in questo Paese hanno cercato una via d'uscita. Secondo le informazioni del Ministero dell'interno italiano, dal 2015 ne sono giunti in Italia 22 000.

I negoziati con il Senegal e altri Paesi citati dall'autore della mozione sono falliti nel 2003. È impossibile creare unilateralmente un centro d'identificazione, a prescindere dalla sua impostazione, senza l'accordo dello Stato partner. Di conseguenza, sono finora falliti anche tutti i tentativi analoghi da parte di altri Paesi europei.

Non è chiaro che cosa intenda l'autore della mozione per "centro d'identificazione". Già oggi l'Alto Commissariato dell'ONU per i rifugiati (ACNUR) esamina le domande d'asilo in loco e si occupa dei rifugiati. Per i rifugiati particolarmente vulnerabili di cui nemmeno esso è in grado di garantire la protezione cerca uno Stato terzo sicuro. In sintonia con la tradizione umanitaria della Svizzera, negli ultimi anni il Consiglio federale ha autorizzato l'ammissione di parte di questi rifugiati. Con il sostegno finanziario dell'ACNUR (pari a circa 35 milioni di franchi per il 2017), la Svizzera contribuisce inoltre a proteggere e assistere i rifugiati nella regione. Appoggiando il lavoro dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni con un importo pari a circa 13 milioni di franchi per il 2017, aiuta i migranti arenatisi in Libia o in altri Paesi nordafricani a ritornare volontariamente in patria.

Nel suo rapporto in adempimento del postulato Pfister Gerhard 15.3242, "Ridefinizione di Schengen-Dublino, coordinamento europeo e ripartizione degli oneri", il Consiglio federale ha peraltro già esaminato a fondo l'idea di creare centri d'asilo al di fuori dello spazio Dublino.

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.