17.4311 · Interpellanza · 2017-12-15
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Wortlaut
La Convenzione sul divieto dell'impiego, del deposito, della fabbricazione e del trasferimento delle mine antiuomo e sulla loro distruzione (Convenzione di Ottawa) vieta l'acquisto, la produzione, lo stoccaggio e l'uso delle mine antiuomo. Fortemente voluta dalla società civile, è stata adottata il 18 settembre 1997 e aperta alla firma il 3 e 4 dicembre 1997 a Ottawa. È entrata in vigore il 1° marzo 1999.
La Convenzione sulle munizioni a grappolo (Convenzione di Oslo) vieta l'impiego, la fabbricazione, il deposito e il trasferimento delle munizioni a grappolo, di cui prevede altresì la rimozione e distruzione. Promossa dalla società civile così come la Convenzione di Ottawa, il 30 maggio 2008 è stata adottata da 107 Stati ed è entrata in vigore il 1° agosto 2010.
Il Trattato per il divieto delle armi nucleari - volto a rafforzare il Trattato di non proliferazione nucleare - è un trattato delle Nazioni Unite che si iscrive nell'obiettivo generale di disarmo perseguito dall'Organizzazione. Grazie al ruolo fondamentale svolto dalla Campagna internazionale per la messa al bando delle armi nucleari - una coalizione di ONG che nel 2017 ha ottenuto il premio Nobel per la pace -, il 7 luglio 2017 il Trattato è stato adottato da 122 Stati, fra cui la Svizzera, in occasione dell'Assemblea generale dell'ONU ed entrerà in vigore non appena almeno 50 Stati lo avranno ratificato.
Sebbene non tutti gli Stati abbiano firmato le Convenzioni di Ottawa e Oslo - fra questi in particolare potenze militari come la Russia, la Cina e gli Stati Uniti - la Svizzera le ha firmate e ratificate poiché si iscrivono nell'obiettivo costituzionale del nostro Paese di contribuire alla coesistenza pacifica dei popoli.
Chiedo dunque al Consiglio federale:
1. Non ritiene che il bando delle armi nucleari rappresenti un passo importante verso il disarmo così come lo sono stati il divieto delle mine antiuomo e delle munizioni a grappolo?
2. Non ritiene un segnale importante il fatto che gli Stati abbiano adottato le Convenzioni contro le mine antiuomo e le munizioni a grappolo come pure il Trattato per il divieto delle armi nucleari sotto la spinta della società civile?
3. Alla luce della configurazione politica attuale, analoga a quelle dei tempi dell'adozione delle Convenzioni di Ottawa e Oslo, non reputa che sia necessario firmare il Trattato per il divieto delle armi nucleari e proporne la ratifica al Parlamento?
Stellungnahme des Bundesrates
Il Consiglio federale condivide l'obiettivo di un mondo senza armi nucleari. Ritiene inoltre che un divieto di tali armi rappresenti un importante passo per raggiungere questo traguardo, che coincide sostanzialmente con gli interessi e i valori centrali della Svizzera, nello specifico la tutela dei suoi interessi in materia di sicurezza, della sua tradizione umanitaria e del suo impegno per il rispetto, il rafforzamento e la promozione del diritto internazionale umanitario. Questo divieto si allinea anche al suo supporto dei diritti umani, per una convivenza pacifica dei popoli e per la salvaguardia delle basi naturali della vita.
Raggiungere questi obiettivi potrebbe però essere più complicato se gli Stati detentori di armi nucleari e i loro alleati, che non partecipano ai negoziati, non ratificheranno il Trattato nel prossimo futuro.
Inoltre il Consiglio federale ritiene necessario chiarire alcune importanti questioni tecniche, giuridiche e politiche. Ad esempio ha espresso dubbi sulla verificabilità di determinati obblighi e teme che il nuovo Accordo potrebbe minare l'incisività di standard, organismi o strumenti già esistenti, quali per esempio il Trattato di non proliferazione nucleare (NPT; RS 0.515.03). La Svizzera aveva già richiamato l'attenzione su questi punti durante il processo di negoziazione e in occasione della votazione sul testo del Trattato. Come già esposto nella risposta all'interrogazione ordinaria Friedl 17.5392, il Consiglio federale non ritiene opportuno firmare il Trattato prima di una valutazione approfondita. Nel primo semestre del 2018 saranno disponibili i risultati di un'analisi del Trattato e dei suoi effetti svolta a livello interdipartimentale. Il Consiglio federale deciderà su come procedere anche sulla base di questi risultati.
A prescindere da quanto emergerà da questa analisi approfondita, il Consiglio federale riconosce l'impegno e il ruolo della società civile nei vari processi di controllo degli armamenti e del disarmo. Le organizzazioni non governative che si battono per il disarmo nucleare hanno svolto un ruolo essenziale per l'avvio dei negoziati sul bando delle armi nucleari poiché hanno insistito sull'impatto umanitario di queste armi.
Riflessioni di natura umanitaria sono state anche la forza motrice all'origine della Convenzione sul divieto delle mine antiuomo e di quella sul divieto delle munizioni a grappolo. Rimane da chiarire la fondatezza di analogie più ampie tra le armi nucleari e le mine antiuomo o le munizioni a grappolo. Infatti, se ai negoziati concernenti le Convenzioni summenzionate erano presenti anche numerosi Stati che possedevano o addirittura impiegavano le armi indicate nell'Accordo, ai negoziati sul bando delle armi atomiche le potenze nucleari e i loro alleati non hanno partecipato. È fondamentale, a causa dell'impatto strategico e globale delle armi atomiche, che il nuovo Trattato non indebolisca, bensì consolidi, gli accordi e le norme esistenti, in primis il Trattato di non proliferazione nucleare (NPT; RS 0.515.03). Ed è proprio su questi e altri aspetti che si sta soffermando l'analisi interdipartimentale.
Risposta del Consiglio federale.