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18.4109 · Interpellanza · 2018-11-26

Dipartimento delle Finanze

Liquidato

Wortlaut

Il processo di ratifica da parte italiana del nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri si è di nuovo arenato. Questa volta a seguito di una mozione di due deputati del Movimento 5 Stelle.

Si ricorda che l'accordo in questione, stando alle promesse dell'ex consigliera federale Widmer Schlumpf, avrebbe dovuto essere realtà da ormai quattro anni. La stessa ex direttrice del DFF nel 2014 aveva annunciato alla Deputazione ticinese alle Camere federali che, in caso di "reticenza" italiana, avrebbe proposto al Consiglio federale l'adozione di "misure unilaterali" nei confronti dell'Italia: segnatamente la denuncia della Convenzione del 1974 sui ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri.

Le nuove maggioranze politiche italiane appaiono - com'era ampiamente prevedibile: vedi al proposito la mozione 18.3155 di chi scrive - decise a tutelare i privilegi fiscali dei frontalieri.

Non è più possibile né ragionevole negare che, senza esercitare pressioni di tipo finanziario, ovvero senza interrompere il flusso annuo dei ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri - il cui ammontare è ormai lievitato a quasi 84 milioni di franchi all'anno! - la Svizzera non otterrà mai nulla dalla Vicina Penisola.

Il che significa: o il governo ticinese blocca il versamento dei ristorni, o il Consiglio federale disdice la sopra citata Convenzione del 1974 (oppure entrambe le cose, nell'ordine indicato).

Al proposito, va rilevato che la decadenza automatica dell'accordo contro la doppia imposizione con l'Italia in caso di disdetta della Convenzione è un'ipotesi, ma non una certezza. Ci sono esperti che sostengono il contrario.

Chiedo pertanto al Consiglio federale:

1. Il Consiglio federale, vista la fase di stallo permanente, è disposto a finalmente denunciare la Convenzione del 1974 sui ristorni delle imposte dalla fonte dei frontalieri, così come annunciato dall'ex consigliera federale Widmer Schlumpf nel 2014?

2. Nel caso in cui la maggioranza del governo ticinese decidesse di bloccare il versamento dei ristorni, il Consiglio federale sarebbe pronto ad appoggiare tale scelta, o per lo meno a non esercitare pressioni per ottenere il versamento?

3. Poiché il prezzo dell'accordo del 1974 è stato scaricato interamente sul Ticino: il Consiglio federale è finalmente disposto a distanziarsi dalla linea fin qui tenuta ed a riconoscere un risarcimento al Ticino?

Stellungnahme des Bundesrates

1. Il 14 gennaio 2019 il consigliere federale Ignazio Cassis ha incontrato il ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale italiano Enzo Moavero Milanesi. In questa occasione, facendo eco a quanto dichiarato dal ministro dell'economia e delle finanze italiano Giovanni Tria nel suo incontro con il consigliere federale Ueli Maurer del 5 ottobre 2018, il ministro Moavero Milanesi ha assicurato che il Governo italiano avrebbe presto trattato la questione della firma dell'accordo relativo all'imposizione dei lavoratori frontalieri, parafato nel mese di dicembre del 2015. A oggi non abbiamo ricevuto alcun parere ufficiale circa la conclusione dell'accordo da parte del nuovo Governo italiano.

2. Il Consiglio federale ritiene che si debba continuare a privilegiare la via del dialogo con l'Italia. Firmare al più presto il nuovo accordo è nell'interesse della Svizzera. Eventuali iniziative volte a sollecitare la firma dell'accordo parafato nel 2015 devono avvenire nel rispetto del quadro normativo vigente.

3. Il Consiglio federale conferma la posizione espressa in precedenza (vedi ad es. l'interrogazione 11.1043, l'interpellanza 11.3797 e la mozione 17.3639), secondo la quale un tale risarcimento a favore del Cantone Ticino costituirebbe una discriminazione nei confronti degli altri Cantoni che, in alcuni casi, si trovano confrontati con soluzioni meno vantaggiose anche rispetto all'accordo sui lavoratori frontalieri del 1974. Il Consiglio federale ritiene dunque che la richiesta dell'autore dell'interpellanza di compensare finanziariamente il Cantone Ticino non sia giustificabile né sotto l'aspetto giuridico né sotto l'aspetto politico.

Risposta del Consiglio federale.