Come giudica il Consiglio federale le conseguenze per l'economia nazionale della politica al ribasso della BNS?
18.4142 · Interpellanza · 2018-12-06
Dipartimento delle Finanze
Liquidato
Wortlaut
Dall'introduzione del tasso di cambio minimo a settembre 2011, la Banca nazionale svizzera (BNS) ha più che raddoppiato le proprie riserve valutarie, passate da 305 miliardi di franchi a 763 miliardi di franchi nello stesso mese del 2018, nonostante tale tasso ufficialmente non venga più imposto da gennaio 2015. Kurt Schiltknecht, ex capo economista della BNS, scrive sulla "NZZ" del 16 novembre 2018 che le banche centrali assumono sempre più compiti e adottano misure che sarebbero state ritenute impensabili al momento della formulazione delle leggi riguardanti le banche centrali e che dunque non sono state disciplinate in maniera esplicita. L'economista aggiunge che nessuno poteva immaginare in quel momento che le banche centrali avrebbero introdotto interessi negativi e nemmeno che la BNS sarebbe diventata uno dei maggiori creditori dei Paesi dell'UE o ancora uno dei principali azionisti di società quali Apple, Google o Nokia.
Il Consiglio federale è invitato a prendere posizione rispondendo alle seguenti domande:
1. Come giudica il Consiglio federale l'elusione da parte della Banca centrale europea (BCE) del divieto di finanziamento del disavanzo, in particolare il fatto che l'istituto ha acquistato un numero quasi illimitato di titoli di Stato di Paesi dell'UE?
2. Gonfiando i propri bilanci le banche centrali hanno accumulato pericolosi rischi. Come giudica il Consiglio federale l'acquisizione di enormi portafogli azionari da parte della BNS e la sua conseguente ingerenza nel libero mercato, rivestendo dunque un ruolo mai conferitole dalla legge?
3. Perché, dalla crisi del settore bancario nel 2008, la BNS non ha ridotto la liquidità e ha introdotto, invece, interessi negativi supplementari?
4. Il Consiglio federale condivide l'analisi secondo cui più la BNS tarda ad attuare la normalizzazione, minore sarà il suo margine d'azione in caso di una crisi futura?
5. Quali sono le conseguenze per l'economia nazionale della politica al ribasso della BNS? Il Consiglio federale condivide l'analisi secondo cui i risparmiatori sono coloro che risentiranno maggiormente di tale politica?
6. Il Consiglio federale condivide l'analisi secondo cui i numerosi uffici e appartamenti sfitti così come i prezzi eccessivi degli immobili, malgrado l'immigrazione di massa, sarebbero una conseguenza della politica al ribasso della BNS?
7. Secondo il Consiglio federale a quanto ammonta il danno finora arrecato dalla politica al ribasso della BNS ai patrimoni previdenziali dei risparmiatori?
8. Se la politica al ribasso della BNS perdurasse ancora a lungo, quali sarebbero le conseguenze finanziarie?
9. Il Consiglio federale è disposto a rivedere la legge del 3 ottobre 2003 sulla Banca nazionale (LBN) al fine di definire in maniera più chiara le attività della BNS a livello di legge?
Stellungnahme des Bundesrates
Nel suo rapporto del 21 dicembre 2016 sulla politica monetaria in adempimento dei postulati 15.3091, 15.3367, 15.4053 e 15.3208, il Consiglio federale ha esaminato attentamente le conseguenze della politica dei tassi d'interesse negativi sull'economia nazionale e delle misure espansionistiche non convenzionali della BNS. A suo avviso le conclusioni del rapporto sono ancora valide. In merito alle domande formulate, il Consiglio federale prende posizione come segue:
1. Il Consiglio federale non si esprime sull'acquisto di titoli di Stato da parte della BCE. Al riguardo rinvia alla più recente sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) dell'11 dicembre 2018, secondo cui gli acquisti di obbligazioni della BCE sono compatibili con il suo mandato di politica monetaria e non violano il divieto di finanziamento monetario degli Stati.
2. La crescita del bilancio della BNS dopo la crisi finanziaria è dovuta agli acquisti di valuta legati alla politica monetaria e finalizzati a impedire un ulteriore apprezzamento del franco. Ciò ha comportato un forte aumento del bilancio della BNS e quindi delle sue riserve monetarie. Nell'ambito del suo mandato legale di gestione delle riserve monetarie, la BNS ha investito tali riserve in prestiti e azioni. Con i suoi investimenti in azioni la BNS non persegue obiettivi strategici. Gestisce il suo portafoglio azionario passivamente e sulla base delle prescrizioni legali replicando indici rappresentativi del mercato borsistico; questa politica rispecchia pertanto i mercati nel loro insieme. In tal modo la BNS evita distorsioni del mercato e la discriminazione di determinate imprese o settori.
3. Il Consiglio federale condivide il giudizio della BNS secondo cui l'aumento della liquidità dopo il 2008 è stata una misura di politica monetaria necessaria per stabilizzare l'economia e i mercati finanziari e per impedire la deflazione. Negli ultimi anni si è evitato di ridurre la liquidità perché ciò avrebbe fatto diminuire l'offerta di moneta. Il franco avrebbe subito un'ulteriore pressione al rialzo con conseguenze negative per la stabilità dei prezzi e l'evoluzione congiunturale. Per limitare l'apprezzamento del franco, nel 2015 la BNS ha inoltre introdotto i tassi d'interesse negativi. Dato che da anni i tassi d'interesse sono molto bassi a livello internazionale, soltanto grazie a questa misura è possibile garantire per gli investimenti in franchi svizzeri un rendimento minore rispetto a quelli in valuta estera. Ciò rende meno interessante investire in franchi. Senza i tassi d'interesse negativi la nostra valuta subirebbe un forte apprezzamento. Tuttavia, un tale sviluppo aumenterebbe la necessità di interventi sul mercato delle valute e quindi la liquidità.
4. Il modo migliore di garantire un margine di manovra per eventuali crisi future è normalizzare la politica dei tassi d'interesse tenendo conto delle esigenze della politica monetaria. Nel contesto attuale la difficoltà risiede nel fatto che un aumento dei tassi d'interesse da parte della BNS, senza misure corrispondenti della BCE, renderebbe il franco una valuta di investimento più interessante e quindi di nuovo più forte.
5. L'effetto più importante della politica dei tassi d'interesse negativi della BNS consiste nell'impedire un ulteriore apprezzamento del franco. I tassi d'interesse negativi contribuiscono quindi alla stabilità dei prezzi e sostengono la congiuntura e il mercato del lavoro. Il franco è tuttora molto forte. Rispetto all'ultimo decennio, al netto dei diversi tassi d'inflazione registrati fino alla fine del 2018, la Svizzera è diventata più cara quasi del 10 per cento rispetto ai suoi partner commerciali e quasi del 17 per cento rispetto alla Germania. Visti i tassi d'interesse bassi a livello internazionale e il ruolo del franco quale valuta rifugio, i tassi d'interesse negativi servono a mantenere gli interessi più bassi rispetto all'estero e a ridurre in tal modo l'attrattiva degli investimenti in franchi. È però innegabile che la politica dei tassi d'interesse negativi abbia altresì conseguenze spiacevoli. Anche il Consiglio federale ritiene che tendenzialmente i risparmiatori siano danneggiati dalla minore remunerazione nominale dei loro investimenti. Al riguardo occorre però segnalare due punti: in primo luogo, la bassa inflazione degli ultimi anni, addirittura negativa nel 2015 e nel 2016, che ha attenuato la perdita di potere d'acquisto dei risparmi. In secondo luogo, senza i tassi d'interesse negativi il franco avrebbe subito un forte apprezzamento, la congiuntura un netto rallentamento e la disoccupazione un aumento, con effetti negativi anche per i risparmiatori.
6. Il persistere per anni dei tassi d'interesse bassi favorisce squilibri e tendenze al surriscaldamento del mercato immobiliare come quelli che si stanno attualmente manifestando in particolare nel settore delle proprietà abitative a reddito. Tuttavia, finché la BNS ritiene che i tassi d'interesse negativi siano necessari ai fini della politica monetaria, gli eventuali rischi per la stabilità finanziaria provenienti dal mercato immobiliare devono essere affrontati con altre misure, in particolare tramite strumenti macroprudenziali. Uno strumento importante è il cuscinetto anticiclico di fondi propri, che il Consiglio federale ha attivato su richiesta della BNS nel 2013 e aumentato nel 2014. Le autorità competenti in materia di stabilità finanziaria (BNS, Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari, Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali, Amministrazione federale delle finanze) continuano ad osservare con attenzione gli sviluppi sul mercato ipotecario e immobiliare e verificano regolarmente la necessità di adottare altre misure.
7. Gli istituti di previdenza sono tra i soggetti più colpiti dal basso livello degli interessi e dai tassi d'interesse negativi perché i loro patrimoni sono perlopiù investiti in valori a tasso fisso. Per ottenere rendimenti sufficienti a finanziare le prestazioni assicurate, questi istituti sono inoltre costretti ad assumere rischi importanti quando investono i loro patrimoni. Al contempo sarebbe tuttavia sbagliato ritenere che i tassi d'interesse negativi della BNS siano la causa principale della riduzione dei ricavi da investimenti degli istituti di previdenza. I tassi d'interesse negativi della BNS sono stati introdotti per reagire al basso livello degli interessi sul piano internazionale.
8. Se questa situazione caratterizzata da tassi d'interesse bassi dovesse perdurare ancora a lungo, le ripercussioni negative (rendimenti bassi degli investimenti, rischi di surriscaldamento del mercato immobiliare) potrebbero ulteriormente inasprirsi. Questi svantaggi devono tuttavia essere rapportati ai costi elevati per l'economia che sorgerebbero nel caso di una normalizzazione prematura della politica monetaria. In uno scenario di questo tipo si avrebbe una forte pressione al rialzo sul franco, con conseguenze negative sull'evoluzione dei prezzi e della congiuntura in Svizzera.
9. No. Il Consiglio federale ritiene che il quadro legale esistenze definisca chiaramente e univocamente il mandato di politica monetaria della BNS e che quindi non necessiti di adeguamenti.
Risposta del Consiglio federale.