Cittadino svizzero trattenuto ingiustamente in Arabia saudita. Che cosa intende fare il Consiglio federale?
19.3408 · Interpellanza · 2019-03-22
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Wortlaut
Invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:
1. Quali misure ha intrapreso o intende intraprendere per far sì che il cittadino svizzero bloccato ingiustamente in Arabia saudita possa tornare libero?
2. Accorderà all'interessato la protezione diplomatica?
3. È pronto a intervenire ai livelli più alti, sia nei confronti degli Emirati arabi uniti sia in quelli dell'Arabia saudita?
4. Il Consiglio federale non ritiene che sarebbe necessario allertare tutti gli imprenditori svizzeri che si recano o intendono recarsi negli Emirati arabi uniti o in Arabia saudita?
Begründung
Un cittadino svizzero (che possiede anche il passaporto libanese), diplomato al PFL, è trattenuto da oltre due anni e mezzo in Arabia saudita a dispetto di ogni regola per un procedimento equo.
Imprenditore attivo e di successo nella produzione di oggetti di uso domestico, in particolare di beni in porcellana (sanitari e stoviglie), si è occupato di supervisionare la costruzione e la gestione di fabbriche in numerosi Paesi, tra cui anche nel piccolo emirato di Ras al-Khaimah (che appartiene agli Emirati arabi uniti) e in Arabia saudita. In quest'ultima ha aiutato a creare duecento posti di lavoro.
Inoltre, è stato a lungo stretto consigliere dell'attuale emiro di Ras al-Khaimah, che però si è improvvisamente distanziato da lui per paura che le conseguenze della crisi finanziaria del 2008 avrebbero indebolito la sua posizione alla guida del Paese se non avesse trovato una persona su cui far ricadere tutte le responsabilità dei fallimenti finanziari (temporanei) di numerosi investimenti che aveva comunque approvato.
A questo scopo l'emiro ha intentato vari processi scandalosi - per via dei fatti addotti e per l'assenza di garanzie processuali minime - contro l'imprenditore, che è stato condannato da tribunali locali a numerose e pesanti pene detentive (quasi 70 anni).
Pene che per il momento non ha dovuto scontare sebbene, in virtù di una convenzione tra gli Stati del Golfo, nel settembre del 2016 l'emiro di Ras al-Khaimah sia riuscito a ottenere l'arresto del cittadino svizzero a fini di estradizione in occasione di un suo viaggio d'affari in Arabia saudita. Dopo circa un mese l'imprenditore è stato rimesso in libertà, ma gli è stato vietato di lasciare il territorio saudita e gli è stato confiscato il passaporto; per il momento la sentenza di estradizione non è stata pronunciata. Gli avvocati sauditi dell'interessato non sono ancora riusciti a far annullare la confisca del passaporto e il divieto di viaggiare.
Il cittadino svizzero ha moltiplicato, finora invano, il ricorso alle vie legali in Arabia saudita e in Svizzera per avere diritto a un procedimento equo; in particolare, non può neanche difendersi efficacemente di fronte al Ministero pubblico ginevrino (al quale l'emiro di Ras al-Khaimah ha ben pensato di rivolgersi per procedere contro di lui); le indagini sono in fase di stallo.
Questa situazione è umanamente intollerabile ed è causa inoltre di gravi perdite economiche per l'imprenditore, poiché gli impedisce di gestire correttamente i suoi affari in vari Paesi. Nonostante gli sforzi incessanti dei suoi avvocati, la reazione delle autorità svizzere è stata decisamente fiacca: in particolare, in questi ultimi anni, benché il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) fosse già a conoscenza del caso, due consiglieri federali si sono comunque recati in Arabia saudita per rendere più dinamiche le relazioni economiche con questo Paese mediorientale senza accennare minimamente alla preoccupazione della Svizzera per uno dei suoi cittadini.
Stellungnahme des Bundesrates
1. L'aiuto prestato dalla Confederazione ai cittadini svizzeri che si trovano in una situazione d'emergenza all'estero è disciplinato dalla legge e dall'ordinanza sugli Svizzeri all'estero (LSEst e OSEst). In caso di privazione della libertà, il sostegno viene fornito in particolare attraverso le seguenti misure:
- informando per scritto la persona privata della libertà sui suoi diritti a una difesa, sulla possibilità di un trasferimento in Svizzera, sulle questioni di assicurazione sociale e sui rischi sanitari;
- controllando che i suoi diritti a condizioni di detenzione dignitose, a garanzie di procedimento e a una difesa siano rispettati;
- facendo in modo che la persona detenuta possa ricevere la visita da parte del personale della rappresentanza.
Conformemente a questi principi, il DFAE ha continuato a garantire la protezione consolare al cittadino svizzero interessato da quando è venuto a conoscenza del suo arresto, avvenuto il 20 settembre 2016 in Arabia Saudita. A questo proposito è intervenuto varie volte presso le autorità saudite per sapere a che punto fosse il procedimento giudiziario in corso e per ottenere la restituzione del passaporto confiscato affinché il cittadino svizzero, che nel frattempo non è più detenuto, potesse lasciare il Paese mediorientale. Il DFAE è rimasto in stretto contatto con la persona interessata e con i suoi rappresentanti e continua a portare avanti i propri sforzi nel quadro della protezione consolare.
2. La concessione della protezione diplomatica sottostà a condizioni rigorose che, in questo caso, non sono date. Concretamente si tratta ancora di una privazione della libertà ai sensi della LSEst, visto che il cittadino svizzero non può lasciare l'Arabia Saudita. Il sostegno accordato s'iscrive quindi nel quadro della protezione consolare.
3. La Svizzera non è uno Stato parte della procedura di estradizione stabilita tra gli Emirati Arabi Uniti e l'Arabia Saudita e quindi il DFAE non può intervenire in questo procedimento. Ha però consigliato alla persona interessata di far difendere i suoi diritti da un avvocato stabilito negli Emirati. La situazione è diversa in Arabia Saudita, dove il DFAE sostiene il cittadino svizzero in virtù della base legale. Il DFAE discute di questo dossier con le autorità saudite ogni volta che l'occasione lo permette (l'ultima volta è stato il 20 marzo 2019) e continua a segnalare la dimensione umanitaria del caso.
4. Il Consiglio federale non condivide questa opinione e ritiene che non sia necessaria alcuna raccomandazione generale sulla base di questo caso particolare.
Risposta del Consiglio federale.