19.3679 · Interpellanza · 2019-06-19
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Wortlaut
Puntualmente è arrivato l'ennesimo ricatto dell'UE.
Ancora una volta Bruxelles esercita indebite pressioni sulla Svizzera per ottenere quello che vuole, ossia la firma in tempi brevi dell'accordo quadro istituzionale, dimostrando così che quest'ultimo è solo nell'interesse dell'UE e non in quello del nostro Paese.
L'Unione europea dimostra ancora una volta la propria totale mancanza di rispetto nei confronti della sovranità e della democrazia elvetica. Così facendo, conferma la volontà di non proseguire la via bilaterale con il nostro Paese: il suo disegno è infatti quello di metterlo in condizioni di sudditanza. Il destino che aspetta la Svizzera nella denegata ipotesi in cui l'accordo quadro istituzionale dovesse venire sottoscritto, è infatti quello di colonia dell'UE.
Bruxelles minaccia ora di non prolungare l'equivalenza della borsa svizzera oltre il 1° luglio, il che corrisponderebbe ad una palese discriminazione del nostro paese.
In occasione del dibattito sul contributo di coesione da 1,3 miliardi franchi svizzeri, a livello parlamentare è stato indicato che condizione per il suo versamento deve essere la non discriminazione della Svizzera ad opera dell'Unione europea.
Chiedo al Consiglio federale:
- In considerazione delle ultime dichiarazioni ricattatorie dell'UE nei confronti della Svizzera, in cui si preannuncia una discriminazione ai danni del nostro paese: è intenzione del Consiglio federale ritirare la disponibilità al versamento del contributo di coesione, dando così all'UE un "segnale chiaro"?
Stellungnahme des Bundesrates
Con un accordo istituzionale il Consiglio federale mira a consolidare la via bilaterale e l'accesso al mercato interno dell'UE, a garantirne il carattere duraturo e a consentirne l'ulteriore sviluppo. Dopo le consultazioni degli ultimi mesi, il 7 giugno scorso il Consiglio federale ha ribadito la propria valutazione nel complesso positiva della bozza dell'Accordo istituzionale. Come annunciato nel corso della conferenza stampa, il Consiglio federale intende chiarire tre interrogativi ancora aperti e cercare una soluzione con le parti sociali e i Cantoni.
Il Consiglio federale ha sottolineato più volte che la proroga dell'equivalenza borsistica non dovrebbe essere vincolata alla conclusione di un accordo istituzionale. La Svizzera continua a soddisfare tutte le condizioni per una concessione a tempo indeterminato dell'equivalenza delle borse. Il 30 novembre 2018 il Consiglio federale ha approvato una misura di protezione dell'infrastruttura borsistica svizzera nel caso di una mancata proroga dell'equivalenza. Il Dipartimento federale delle finanze ha attivato questa misura con decorrenza dal 1° luglio 2019 secondo l'ordinanza.
Il 28 settembre 2018 il Consiglio federale ha adottato il messaggio concernente il secondo contributo svizzero ad alcuni Stati membri dell'Unione europea (FF 2018 5617) pari a 1,3 miliardi di franchi. La decisione definitiva sul secondo contributo svizzero spetta ora al Parlamento.
Il Consiglio federale è del parere che il contributo svizzero autonomo costituisca un investimento nella sicurezza, nella stabilità e nella prosperità dell'Europa e sia quindi nell'interesse della Svizzera. È inoltre un elemento fondamentale per garantire relazioni regolamentate e costruttive tra la Svizzera e l'UE e i suoi Stati membri e contribuisce a rafforzarle e ad approfondirle. In occasione dell'adozione del messaggio il Consiglio federale ha stabilito che i futuri sviluppi delle relazioni complessive tra la Svizzera e l'UE possono confluire nel dibattito parlamentare sul contributo del nostro Paese.
Il Consiglio degli Stati e il Consiglio nazionale hanno inserito, nei progetti dei decreti federali sui relativi crediti quadro, una disposizione in base alla quale gli obblighi derivanti dai crediti quadro non vengono rispettati se e fintantoché l'UE emana misure discriminatorie contro la Svizzera. La Svizzera si assume obblighi giuridici su un contributo solo con la firma degli accordi bilaterali con i Paesi partner per l'attuazione del contributo stesso. Pertanto, anche dopo un'eventuale approvazione dei crediti quadro è chiaro che, in vista dell'attuazione di un secondo contributo, si tiene conto della situazione complessiva della politica europea.
Risposta del Consiglio federale.