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19.482 · Iniziativa parlamentare · 2019-09-19

Parlamento

Liquidato

Wortlaut

Occorre modificare l'articolo 68 della legge sulla radiotelevisione (LRTV; RS 784.40) e, laddove necessario, i pertinenti atti normativi affinché soltanto le imprese con 250 o più lavoratori (a tempo pieno) siano assoggettate al canone per la radio e la televisione. Le ditte con meno di 250 collaboratori devono essere esentate. Gli apprendisti non sono computati come dipendenti.

Begründung

Il nuovo sistema entrato in vigore il 1° gennaio 2019 ha provocato grande malcontento e incomprensione per quanto concerne la nuova imposizione delle imprese da parte dell'AFC. Oltre alle lacune già riconosciute riguardo alla doppia imposizione delle concentrazioni di imprese (cfr. Iv. Pa. 19.413, 19.412, 19.411), dei consorzi eccetera, il canone in funzione della cifra d'affari è fonte di gravi difficoltà per le piccole e medie imprese (PMI) che fanno registrare elevate cifre d'affari ma esigui margini di utile. Si citi l'esempio di un'officina che per lo stesso apparecchio radiofonico si è vista aumentare il canone da 200 a 5 750 franchi, ossia di 26 volte. Occorre ora correggere questa ingiustizia. L'autore del postulato 19.3235 chiede al Consiglio federale di cercare alternative alla tassa sui media in base alla cifra d'affari.

Il limite di 250 lavoratori si fonda sulla definizione in uso di PMI, ossia sul numero massimo di lavoratori che un'impresa deve avere per essere considerata tale. Nell'ambito della revisione della legge federale sulla parità dei sessi (17.047; RS 151.1, nuovo art. 13a ), il Consiglio degli Stati e il Consiglio nazionale hanno recentemente previsto di considerare quale criterio il numero di lavoratori in una data di riferimento: i datori di lavoro che all'inizio dell'anno occupano 100 o più lavoratori devono eseguire un'analisi della parità salariale all'interno dell'azienda per l'anno in questione. Gli apprendisti non sono computati nel numero di dipendenti. Il fatto di far dipendere l'applicazione di una norma dal numero di collaboratori e non dalla cifra d'affari è una soluzione che è già stata avallata dall'Assemblea federale.

Rispondendo all'interpellanza 19.3028 il Consiglio federale annuncia inoltre che entro metà 2020 effettuerà in ogni caso un'analisi completa delle ripercussioni del canone a carico delle imprese e, qualora dovessero essere necessarie delle modifiche, intraprenderà i passi necessari.

Da un punto di vista prettamente materiale, soltanto le persone (intese come persone fisiche) possono fruire della radio, della televisione e degli altri mezzi di comunicazione, e non le imprese (persone giuridiche). La ragion d'essere delle imprese non è di far sì che i collaboratori trascorrano la loro giornata a consumare programmi radiotelevisivi. Determinate imprese hanno addirittura deciso di vietarlo e di bloccare talune portali TV, YouTube e accessi Internet. Vi sono poi delle imprese nelle quali i collaboratori, per motivi linguistici, non sono in grado di seguire programmi radiofonici, né tantomeno quelli televisivi. Le condizioni di lavoro non lo consentono affatto. Una ditta non accetterebbe mai che i suoi collaboratori guardino la TV durante il tempo di lavoro. Dal momento che i fruitori di media sono sempre persone fisiche, non si riesce a capire perché le imprese debbano versare una tassa sui media. Dal 1° gennaio 2019 quasi tutte le economie domestiche della Svizzera sono assoggettate alla tassa sui media. I titolari di aziende, i direttori e i collaboratori sono obbligati a pagare sia il canone a carico dell'economia domestica sia quello a carico dell'impresa. Il sistema attuale fondato su un obbligo generalizzato delle ditte con un fatturato di almeno 500 000 franchi ammette una doppia imposizione che è del tutto ingiustificata.