20.3264 · Mozione · 2020-05-04
Dipartimento di giustizia e polizia
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale è invitato a imporre una moratoria sul rilascio di nuovi permessi per frontalieri (permesso G) per la durata di validità delle misure di lotta contro la pandemia di COVID-19.
Begründung
Il COVID-19 e più ancora le misure decise dal Consiglio federale per lottare contro questa pandemia hanno provocato una paralisi senza precedenti di tutto il Paese, facendolo sprofondare in una crisi economica e sociale anch'essa senza precedenti. Le prime vittime sono già e saranno ancora i lavoratori indigeni, sia svizzeri che stranieri. Infatti, a fine aprile 2020 un terzo dei lavoratori dipendenti del nostro Paese (1,85 milioni) era in disoccupazione parziale e oltre 150 000 erano in disoccupazione completa.
Per evitare che i nostri lavoratori siano abbandonati a loro destino, occorre imporre il rispetto del principio della preferenza nazionale che Popolo e Cantoni hanno accolto il 9 febbraio 2014 e che è iscritto nella Costituzione federale (art. 121a cpv. 3). Alla luce della mancata estensione ai frontalieri delle misure di chiusura delle frontiere (in proposito l'eccezione sancita dall'art. 3 cpv. 1 lett. b n. 1 dell'ordinanza 2 COVID-19), s'impone quindi una moratoria sul rilascio di nuovi permessi per frontalieri (permesso G) per la durata di validità delle misure di lotta contro la pandemia di COVID-19.
Questa limitazione temporanea non potrà che incoraggiare i datori di lavoro del nostro Paese, in particolare quelli pubblici e privati del settore ospedaliero, a trarre immediatamente nella loro politica di formazione e reclutamento del personale, in una prospettiva a lungo termine, una conseguenza che s'impone sin d'ora dalla crisi che stiamo vivendo, ossia che soprattutto in determinati ambiti strategici la Svizzera deve fare tutto il possibile per ridurre la sua dipendenza dalla manodopera frontaliera.
Antrag des Bundesrates
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.
Stellungnahme des Bundesrates
Dall'inizio della crisi, il Consiglio federale ha cercato di adottare una strategia equilibrata, che tenga conto delle esigenze sanitarie, di quelle economiche e degli obblighi internazionali della Svizzera.
In un primo tempo ha deciso di introdurre, dal 13 marzo 2020, tutte le restrizioni d'entrata e di soggiorno necessarie per impedire la diffusione del coronavirus e preservare le capacità del sistema sanitario svizzero. Le conseguenti restrizioni all'Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC; RS 0.142.12.681) sono compatibili con l'articolo 5 dell'Allegato I all'ALC. L'introduzione di una moratoria sul rilascio di nuovi permessi per frontalieri nel momento in cui si registra un miglioramento della situazione sanitaria sarebbe pertanto contraria all'ALC.
Il fatto che l'ALC non sia stato sospeso nonostante la crisi ha permesso in particolare al personale del settore della sanità di continuare a entrare in Svizzera per recarsi al lavoro nelle regioni di frontiera. Ai fini di un ritorno progressivo alla normalità, il 29 aprile, il 27 maggio e il 12 giugno 2020 il Consiglio federale ha deciso di allentare a tappe queste restrizioni, parallelamente alla riapertura dell'economia. Ogni tappa è stata preceduta da un'analisi dettagliata dei rischi che teneva conto della situazione sanitaria.
Il Consiglio federale ha inoltre adottato numerose misure al fine di mitigare lo choc economico conseguente alla pandemia. Il mantenimento dei posti di lavoro e la rapida ripresa dell'economia sono al centro della sua strategia. Per questo motivo ha in particolare adeguato le condizioni di ricorso al lavoro ridotto e previsto diverse forme di sostegno in favore delle imprese e degli indipendenti. L'economia svizzera continua a dipendere dalla manodopera straniera nei settori in cui non riesce a reclutare in Svizzera il personale necessario. Nel contempo, si tratta di provvedere affinché i datori di lavoro svizzeri continuino a utilizzare in maniera sistematica il potenziale offerto dalla manodopera presente nel Paese. Per questo motivo il Consiglio federale ha riattivato dall'8 giugno 2020 l'obbligo di annunciare i posti vacanti.
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.